Fontana Malata

Inaugurata la fontana in piazza Malatesta. Al posto del fossato originale si è scelto di sminuire il Castel Sismondo con una piscina per il pediluvio.

Come avrete notato, pochi ed affezionati lettori, è da un po’ che non scrivo sulla Città di Rimini. Non lo faccio semplicemente perché affrontare temi politici non porta altro che polemiche inutili, non si aprono vere riflessioni. Si favorisce tuttalpiù un gioco delle parti e si finisce per rimanere inscatolati sotto una bandiera che non ci appartiene.

Sullo scempio che è stato fatto in piazza Malatesta però qualcosa la devo dire. Non che la mia opinione possa essere messa su qualche bilancia, pesa poco, tuttavia una ferita del genere richiede l’unico contributo che sono in grado di dare, la mia testimonianza. Lo devo a me stesso.

Cominciamo da principio. Rimini ha la fortuna di essere colma di tesori storici, cose di cui la maggior parte del turismo che l’attraversa non sa, né si interessa. Tra queste ineguagliabili eredità c’è Castel Sismondo, un castello della metà del 1400. Pare che alla costruzione, voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta, abbia partecipato anche Filippo Brunelleschi.

Per molto tempo si è discusso di come comportarsi con l’edificio che, nella costruzione originale, era dotato di un fossato asciutto. Tra l’altro scoprire il fossato avrebbe rivelato di più del progetto originale, non un semplice fosso, ma “un vuoto definito da un’architettura” (come spiega con ampia letteratura il Prof. Rimondini da Rimini).

L’amministrazione di Rimini, seguendo logiche d’arredamento che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni, ha scelto però di rinunciare a questa unicità e di proporre una versione come dire… più facile da capire per tutti. Prima ha circondato il Castello con un praticello IKEA e poi gli ha inferto un colpo finale con una fontana aquafan. (Non che io abbia qualcosa contro Aquafan, ma li le piscine dove rinfrescarsi i calcagni svolgono una funzione coerente con il luogo.)

Ora. Come da sempre, in tutte le discussioni che riguardano Rimini e il mandato dell’Arredatore, abbiamo a che fare con l’unica superficiale constatazione: “ma è bella”. E qui mi prende lo sconforto…. Però cercherò lo stesso di spiegare un concetto che pare semplice, ma alla riprova dei fatti non lo è.

Avete presente il detto: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”? Ebbene, questo modo di dire non sta a significare che tutto ciò che ci piace, anche se vittime di lobotomia, è automaticamente giusto. Al contrario sta ad indicare quanto il valore della “bellezza” sia aleatorio.

Ciò che è bello oggi, non lo sarà tra dieci anni, figuriamoci tra cento. E’ per questo che esistono dei canoni di classicità che le soprintendenze dovrebbero difendere. A quanto pare per Rimini questa cosa non vale, come abbiamo già avuto modo di notare per la passerella che hanno aggrappato alle Mura Malatestiane, sfondandole con un centinaio di buchi.

Questa fontana poi, non so se inconsciamente o volontariamente, risponde al desiderio di consumo compulsivo della nostra società e guardate che questa non è una critica al sistema economico in quanto tale. E’ una critica allo svuotamento dei livelli di percezione della realtà. 

Un’opera d’arte, un patrimonio paesaggistico, un’eredità culturale, non sono solo buoni sfondi per i selfie. Sono cose da contemplare, su cui riflettere, in cui coltivare i nostri pensieri. Cose che addirittura provocano stati di confusione, come con la sindrome di Stendhal, ma non lo fanno perché sono semplicemente belle. Bello, di per sé, non vuol dire un cazzo (scusate il francese).

Se guardo il David del Caravaggio mi appassiono alla scena, mi turbo per la violenza, cado nel suo buio, ma non è che mi vien voglia di farci un buco per mettere la mia faccia al posto di quella di Golia e farmi un selfie (magari con il segno storto di vittoria come si usa) . E questo è esattamente quello che fa la “fontana malata” di piazza Malatesta. A chi importa veramente di essere di fronte ad un castello costruito 500 anni fa con il contributo di Brunelleschi ?

Lui sarebbe veramente contento, mi pare di sentirlo. “Ne è valsa la pena. Il mio genio coperto di prato Ikea e gente che inzuppa cani e pannolini mentre si ritrae con alle spalle il famosissimo Castello de Sticazzi. Ne è valsa proprio la pena.”

La gente, manco a dirlo, ha colto al volo l’invito a consumare la cartolina. E il Comune ripara con un regolamento che vieta quello per cui la fontana è stata costruita. Perchè a me non risultano altri motivi per fare una fontana con acqua alla caviglia e spruzzi. A Cattolica, da una vita, ci sono le fontane danzanti. La gente capisce qual è lo scopo. Ci si mette davanti e le guarda, non si butta dentro. Sul lungo mare invece ci sono quelle con gli spruzzi. La gente capisce lo scopo. Ci si mette sopra e si rinfresca le pudenda. A Rimini abbiamo fatto l’unica fontana per rinfrescarsi la uallera da guardare. Però bella eh!

P.S.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

(George Bernard Shaw)

@DadoCardone

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AmaScord

Amarcord_outtakes_Fellini_ciak_01La novità del 2016? La Notte Rosa. Delusi? Ve la racconto meglio.

Amarcord di Fellini, orgoglio della riminesità, come direbbe qualcuno, restaurato grazie alla Cineteca di Bologna con i soldi di yoox.com, è stato presentato a Venezia. La Riminesità dove è finita? Sembra essercene poca perchè, come dimostano anche le vicende della Fondazione Fellini, a Rimini il grande Maestro è bello citarlo…. ma per il resto.

Non vi preoccupare però perchè un rappresentante della riminesità, quella attuale perlomeno, ha raggiunto la Prima della pellicola restaurata. Il Primo Cittadino, quando ha saputo che c’era da fare un giro in gondola con Tornatore, non se l’è fatto ripetere due volte. Vuoi mettere che Selfie? Fuori tema: ci dicono che al Rimini MotorSoul ha fatto il pieno di pose disturbando chi in quel momento voleva vedersi la mostra.

Gnassi a Venezia dicevamo. A seguito della gita in gondola, approfittando di un nuovo palcoscenico, ha trovato il tempo di buttare lì un po’ di Visions. Come perdere l’occasione, ospiti di un Sindaco della propria compagine politica? Si lo so. Luigi Brugnaro è stato eletto in una lista di centro destra, ma con l’aiuto di Pizzolante

Dopo aver strigliato gli imprenditori Riminesi per il fatto di non investire in cultura, ha proposto una joint venture di Aeroporti e Notti Rosa, tra Venezia e Rimini. Ora. Già che un indagato nel primo fallimento dell’Aeroporto faccia proposte di collaborazione tra gli improvvisati di Air Riminum e la Save, gestore dei redditizi aeroporti del Nord Est, è abbastanza inquietante. E’ vero che Laura Fincato un tempo faceva parte anche del CDA della citata società, ma ai tempi dell’acquisizione ricordiamo una nota che smentiva così:

ogni coinvolgimento diretto o indiretto di qualsiasi sorta nell’operazione che riguarda l’assegnazione della gestione dell’aeroporto di Rimini alla societa’ AirRiminum. SAVE ribadisce con fermezza che non ci sono mai stati contatti con AirRiminum e i suoi rappresentanti

Una bella presa di distanze.

Venezia - 18 luglio Festa del Redentore.
Venezia – 18 luglio Festa del Redentore.

Il colpo di classe (leggasi con tono ironico) è però senz’altro il voler coinvolgere Brugnaro nella vetusta ed obsoleta Notte Rosa, che a Rimini ha ancora una parvenza di funzionamento poichè si svolge nel weekend del primo fine settimana di Luglio, che si riempie anche se non li vuoi i turisti. Forse che Rimini voglia insegnare il turismo a Venezia, città da 25 milioni di visitatori all’anno? Capisco le imposizioni di etichetta e di ospitalità tra sindaci, ma forse l’ex Presidente di Confindustria, doveva invitare il suo “pari” alla Festa del Redentore, più che alla prima di Amarcord. Chi vi scrive c’è stato diverse volte e vi posso assicurare che farebbe venire l’avvilimento a qualsiasi fan sfegatato della Notte Rosa (con i pinguini o senza).

Poco male. Un altro po’ di marketing alla rinfusa da parte di chi ha recitato “a braccio” un’intera legislatura. Citizen Rimini riporta solo per dovere d’archivio.

P.S.

Federico Fellini soleva dire che “il visionario è l’unico realista“, forse doveva aggiungere che se poi non sei capace di progettare nella pratica i passi che ti porteranno alla realizzazione della tua visione… sei un realista inutile.

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@DadoCardone

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Trovate tracce di Riminesità nel sangue.

italia_germaniaCon questo post si apre un nuova rubrica di Citizen che potremmo chiamare “Combattere la Fuffa”, ma visto che denunce non ne vogliamo chiameremo il Commento del Giorno. Invitiamo tutti i nostri lettori a segnalarci le solenni cazzate che si nascondono tra le righe dei nostri quotidiani locali.

Per il Commento del Giorno oggi abbiamo scelto la storia di Marcello Fabbri, Riminese di nascita, chef stellato in Germania. Sia chiaro, questo non è un pezzo contro Marcello, al quale anzi va il nostro plauso per la determinazione con cui ha conquistato il suo ruolo nel ristorante Anna Amalia,  una Stella Michelin e desco dell’importante Elephant, hotel a 5 stelle in quel di Weimar.

Più che altro vorremmo sottolineare l’ennesimo attacco di sloganite del Primo Cittadino di Rimini che, come un esperto della polizia scientifica, va cercando DNA riminese in qualsiasi cosa si muova, pur di rappresentare una Rimini che non esiste più.

Marcello (Grande Marcello) è uno che, proprio per le sue ambizioni di cuoco, da Rimini è scappato presto, subito dopo la scuola. Prima di approdare in Germania è passato anche da Gualtiero Marchesi a Milano. Può darsi che, sì, il giovane Fabbri abbia fatto un paio di stagioni prima di tagliare la corda, ma solo chi ha fatto la stagione vi può dire quanta poca aria da Gourmet si respiri in quelle cucine. Per carità, non mi capite male! Piada e Tagliatelle (dove ancora non c’è la sottopagata cuoca dell’Est) sono alimenti di tutto rispetto e di gusto totale, ma sembra chiaro che il cammino del citato cuoco abbia preso altre direzioni. E anche Rimini… visto che quello che si mangia nel 90% degli alberghi è congelato MAAR.

Vi risparmio tutte le dichiarazioni di SpiderGnass in arrampicata libera, tutte cose che riguardano le gente che si distingue nel mondo per il solo fatto di essere riminese e possedere la riminesità, caratteristica che a quanto pare approfondisce l’anima e accende la passione di fare le cose “e di raccontarle“. Sì.. direi soprattutto di raccontarle.

Il citazione clou secondo me è quella in cui si vanta della scuola che ha fatto Marcello Fabbri perché  ha a che fare con i ruoli di Sindaco, Presidente della Provincia e riminese. Dice: “Marcello Fabbri che ha cominciato la sua carriera di cuoco all’Istituto per il Turismo di Marebello“. Dove? Siamo sicuri che non fosse l’Alberghiero invece? No, perchè il Marco Polo è un’Istituo per Operatori Turistici e, a meno che il nostro portatore sano di riminesità non si sia formato in qualche fornello a gas delle bidelle, è estremamente improbabile che abbia cominciato lì.

Diciamo però che si tratta di un errore di citazione, un errore da poco per carità. Diciamo che in realtà volesse citare l‘Istituto Alberghiero Malatesta. Qui si apre un altro capitolo che lo coinvolge come Presidente della Provincia, sotto l’egida di cui ricadono gli Istituti Superiori. Lo sa il Presidente della Provincia come sono ridotti i corsi di cucina nella Rimini della (e cito) “grande scuola di cucina riminese“? Non a causa degli insegnanti, che mettono passione e amore, ma a causa delle risorse e dei programmi i ragazzi si trovano a fare pochissime ore di cucina anche nell’ultimo anno della specializzazione che hanno scelto. Una volta l’Istituto Alberghiero portava settimanalmente eccellenze del mestiere a contatto con gli studenti in occasione di formazione supplementare e da lì non dubito che di ispirazioni ne siano nate tante. Oggi non è più così, ma mi rendo conto che parlare di scuola a rappresentanti del PD è un po’ rovinare i loro piani di lobotomia collettiva.

Parlare di eccellenza riminese, senza avere cura dei luoghi dove quell’eccellenza dovrebbe essere coltivata, da la misura di quanto questi continui slogan siano perniciosi. Vengono spacciati per promozione, ma nella realtà dei fatti tolgono l’opportunità della consapevolezza. Alla fine però si faranno i conti con la realtà e Rimini pare abbia già cominciato a farli… continuate pure a chiamarla California se vi aggrada.

Ricapitolando Marcello Fabbri, ventenne emigrato da Rimini, passato per la cucina di Gualtiero Marchesi, impiantatosi da 23 anni in Germania, oggi, a 45 anni, va a fare lo chef stellato all’Expo’ per una regione della Germania… non certo per Rimini. Ch’egli sia un Riminese di nascita deve essere sicuramente motivo di vanto, ma dovrebbe essere molto di più occasione di riflessione.

P.S.

Qualcuno le deve pur dire ‘ste cose.

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@DadoCardone

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