Come il TRC si sta mangiando il futuro della Mobilità Pubblica Riminese.

Il TRC è una patacata. Ora tutti stanno cercando di farselo andare bene e di trovare un modo di sfruttarlo al meglio, dato che ormai c’è. Il fatto contingente però rimane. Non è tanto che un autobus, in corsia protetta, per servire una tratta già coperta, rendendola tra l’altro meno agile, sia un simpatico modo per spendere inutilmente soldi pubblici. Il problema è che il Metromare, o trasporto rapido costiero, o la Melmopolitana, si sta mangiando il futuro della Mobilità.

Ce lo dimostra in questi giorni la diatriba tra START Romagna e i suoi dipendenti, che ha inevitabilmente coinvolto chi usufruisce del trasporto pubblico per muoversi, lavorare e andare a scuola. Avrete letto. I dipendenti protestano perché servirebbe più personale per coprire i turni, senza obbligare tutti a fare gli straordinari. Si parla di circa 10 persone. Come protestano? Ovviamente nell’unico modo che possa causare un disagio, facendo saltare le corse. E’ una protesta, mica una trattativa per che pizzeria prenotare dopo l’aperitivo.

A farne le spese sono anche gli studenti più giovani e così scatta la contro protesta delle mamme, che costringe Start a precettare i lavoratori. Attenzione però. La questione non deve diventare una lotta tra le mamme che, giustamente, vogliono garantito un servizio per minori promesso dal non tanto economico abbonamento, e il personale Start che, altrettanto giustamente, vuole garantito il suo diritto di non essere obbligato agli straordinari. Tra parentesi i nostri legislatori su questo tema sono colpevolmente indietro rispetto alle normative CE.

Il cortocircuito, il nodo da sciogliere, è la disponibilità di risorse che sono state destinate ad altro, mentre serviva che tutta la rete TPL si sviluppasse per le odierne esigenze. Se quei cento milioni di euro fossero stati indirizzati verso un adeguamento capillare e non verso una corsia a senso unico alternato che serve solo una tratta (già servita), forse oggi i lavoratori non dovrebbero lasciare a piedi i ragazzini per farsi ascoltare.

Il guaio, però, non è legato solo a questo periodo. Per gli inizi di Marzo il Comune, socio di Start, ha convocato un tavolo per trovare un accordo e qualche toppa la metteranno, immaginiamo. Sul trasporto pubblico locale incombe, tuttavia, anche l’altro braccio del TRC. E’ quello dalla stazione alla fiera, già servito da Trenitalia, che ruberà altri vent’anni d’investimenti (se ci mettono gli stessi tempi del TRC), per ovviare al drammatico traffico di quei 15 giorni (!) in cui la fiera lavora a pieno ritmo. Già perché gli eventi che ci mettono in crisi sono Ecomondo e Sigep, stop.

Come sottolineato in altre occasioni, su questo piccolo e incasinato pianeta, il Trasporto pubblico locale si sta indirizzando verso soluzioni piccole, modulabili e sostenibili. Navette elettriche, tra un po’ anche senza conducente, da assemblare, accorciare o intensificare a seconda dell’esigenza. Il piano di Rimini invece è lo stesso inaugurato da Bogotà vent’anni fa, solo che quella è una città di 8 milioni di abitanti servita in tutto il territorio. Per noi il futuro è il torpedone in corsia protetta, i trenini di Fiabilandia e la speranza che gli autisti non si stressino a guidare 10 ore al giorno. Auguri.

@DadoCardone

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La morte cerebrale dell’Erbetta Pensiero.

Alla fine è successo. L’hashtag  #Erbettapensiero ha tirato una linea dritta e il suo proprietario lascerà la valle di lacrime della Maggioranza Gnassiana per finire nell’Aldilà, ossia tra i banchetti della destra. Fra truci leghisti, saluti romani e prima gli italiani, finalmente il consigliere di Patto Civico potrà ricongiungersi alla sua sede naturale, tra i banchi dell’opposizione.

A farlo capitolare non è stato, come sarebbe stato logico aspettarsi, l’illegittimo taglio della siepe tramite partecipata pubblica, di cui è stato recentemente accusato. No. Galeotta fu la critica alla Molo Street Parade, perché la Destra Mimetizzata da Sinistra, creatura di Pizzolante, può ammettere tutto tranne che a Rimini turisticamente ci sia qualcosa che non vada. A Rimini non c’è Malavita Organizzata, non c’è lavoro nero e gli scarichi a mare buttano solo acqua di fonte, l’imprenditoria lo pretende.

La dipartita non è però inaspettata. Dopo la fallita sortita in Parlamento (voi scherzate, ma lui ci credeva) e il fattaccio della siepe, Mario Erbetta aveva cominciato a rispondere male, sulle pagine di Gaiofanando, a chi gli chiedeva conto della falciatura del parchetto… suo cavallo di battaglia. In breve è passato dal taglio dell’erba al taglio della corda, diretto (chissà perché!?) verso gli elettrodotti, argomento con lo stesso appeal della cardatura del ratto muschiato. Sempre più ombroso e distaccato aveva evidentemente già deciso di farla finita.

Vorremmo dire che ci mancherà, ma abbiamo come l’impressione che queste braccia rubate alla destra (e alla potatura delle siepi) si faranno sentire ancora. Per adesso, dal prossimo Consiglio Comunale, lo immaginiamo lì… ad insegnare gli Hashtag ai Leghisti.

 

@DadoCarodone

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La Gaiofana? Si merita una scuola da terremotati.

 

Il problema della fatiscenza delle scuole in Italia è un problema di risorse o di volontà? Non possiamo parlare delle altre Amministrazioni, ma a Rimini abbiamo dei punti di riferimento piuttosto precisi.

Negli anni siamo stati testimoni di allagamenti “eccezionali”, di pezzi di soffitto e finestre che lasciano autonomamente la loro sede naturale, di ambienti riscaldati con termosifoni elettrici portatili, di spogliatoi delle palestre devastati, di luoghi arrangiati per far posto ad alunni non previsti (nonostante il calo demografico).

Se tutto ciò fosse solo frutto di contingenza, come vetustà delle strutture e mancanza di fondi, logica vorrebbe che, quando si costruiscono nuove strutture, si cerchino di evitare i vecchi problemi. La scuola di Gaiofana, inaugurata nel 2013 ed esibita come uno dei fiori all’occhiello dell’Amministrazione Gnassi, sfugge a questa logica. Costruita in tempi record, non si sa se per fretta di sostituire la vecchia scuola pericolante o se per ansia da inaugurazione, manca di diverse necessità. La palestra, per esempio, prevista nel progetto originale, non è mai stata realizzata. Stessa sorte per la mensa.

Come in qualsiasi vecchia scuola, insomma, panino nello zaino e attività fisica da ospiti, in qualche luogo più fortunato. A tutto ciò si aggiunge scarsa lungimiranza, perché alcuni genitori già lamentano l’insufficienza dello spazio delle aule per il numero di alunni in arrivo. Si poteva prevedere? Certo. Basti pensare che solo il nuovo condominio Acer, inaugurato nel 2011, ospita una cinquantina di famiglie. Si poteva supporre che, prima o poi,  di sezioni ne sarebbero servite almeno due?

Il Consigliere Comunale Nicola Marcello ha tirato fuori la questione giovedì scorso, con un’interrogazione cui ha risposto l’Assessore alla Scuola Mattia Morolli. L’Assessore, il quale pare sia andato di recente a misurare gli spazi della scuola, tanto aveva in mente di cosa si stesse discutendo, ha risposto molto approssimativamente e con i soliti parametri dell’attuale Amministrazione.

In particolare, dopo aver inventato il sostantivo “Insoddisfacenza”, ci fa sapere che:

  • La nuova scuola, che si basa sui principi di costruzione post sismica dei comuni di Molinella e Camposanto, è meglio di quella di prima. Giacché quella di prima era (ed è) una struttura fatiscente, ormai non più a norma, che si affaccia solo sulla trafficata Montescudo, beh… esiste un’espressione un po’ volgare per ringraziare, che tutti conoscete e che qui non ripetiamo.
  • Una parete mobile trasforma parte della nuova struttura a volte in palestra, a volte in mensa. Cosa, consideriamo noi, che deve generare molta confusione, perché l’attività fisica si fa comunque alla scuola del Villaggio Primo Maggio e la mensa è usata solo per l’unico rientro obbligatorio nel pomeriggio. Per il resto panini.
  • E’ presto per parlare di aumento degli iscritti, bisogna aspettare un paio di mesi. Certo… un paio di mesi nei quali tutti quelli che non avranno trovato posto s’iscriveranno altrove.

Nicola Marcello, giustamente, si dichiara non soddisfatto e trasforma l’interrogazione in mozione. Anche perché, fa notare il consigliere, la palestra di una scuola, in una frazione popolosa come quella di Gaiofana, può servire anche ad altre attività che decisamente mancano.

Finita qui? Per l’Assessore Mattia “Meglio che Niente” Morolli sarebbe preferibile, ma, se pensa di placare gli animi con una supercazzola, sta certamente sottovalutando la caparbietà delle mamme. Grave errore. Moti carbonari già si agitano tra le chat di Wathsapp e la sua rabberciata risposta sarà utile solo come precedente di maldisposizione nei confronti del problema.

Si ritorna quindi alla domanda iniziale. Problema di risorse o di volontà? Tenuto conto che nello stesso bilancio in cui si stanziava la somma non sufficiente a dare una palestra e una mensa alla scuola di cui si discute, sono stati stanziati 17 milioni di euro per acquisire (non comprare) i diritti di superficie dell’ex seminario (scuole Marvelli) dalla Curia, diremmo che si tratta decisamente di un problema di volontà. Se nei quattro successivi bilanci non si è riusciti ad infilare risorse per completare la scuola, poi, possiamo sicuramente affermare che le priorità sono altre.

P.S.

“Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere.” [Piero Calamandrei]

 

@DadoCardone

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Fuori dalla Porta, dentro dalla Finestra – Come diventare vecchia politica in due elezioni.

Le Parlamentarie sono sempre state un mezzo contestato, ma danno quantomeno un’apparenza di costruzione dal basso. La gente “normale” (simpatizzanti iscritti e attivisti di vario grado operativo) avvisata da una mail, apre la sua bella paginetta del (fu) Blog, oggi Rousseau, ed esprime delle preferenze. Il fatto che i voti possano venire modificati è, a tutt’oggi, un’ipotesi non dimostrata.

Il caso di Carla Franchini da Rimini è se non altro prova che, anche se questa possibilità fosse praticabile, non è di così facile attuazione. Di fatto la Franka (così la chiama chi la conosce bene) non è avvantaggiata da un ritocco delle preferenze, quelle l’avevano esclusa dalle liste del plurinominale, ma è stata piazzata d’imperio nel collegio uninominale di Rimini. Tante grazie al Rosatellum Bis.

La Democrazia, per quanto incerta e zoppicante, è stata espressa da un voto online. Se la Franka avesse avuto qualche diritto ad esserci, derivato da un appeal o da un lavoro riconosciuto, sarebbe stato espresso da una delle tre (e sottolineo tre) preferenze che ognuno aveva a disposizione. Perché Carla Franchini buttata dalla porta, ha l’opportunità di rientrare dalla finestra? I meriti non sono certo quelli di un indefesso attivista. Quelli magari li ha Marco Croatti, che infatti è arrivato secondo nelle preferenze, subito dopo una Senatrice uscente.

Un’altra riflessione si rende poi necessaria riguardo all’opportunità politica di questa scelta. Sebbene questa legge elettorale faccia schifo, non è certo da “rivoluzionari” approfittarne nello stesso identico modo di tutti gli altri. Il PD di Renzi l’ha usata per premiare fedeli, punire contestatori e imbastardire le liste con gli Alfaniani (a Rimini con Pizzolante). Il Movimento, invece di lasciare alla democrazia diretta (così la chiamano) anche i posti dell’uninominale, ha scelto di calare candidature dall’alto e per questo ha cambiato il regolamento, consentendo anche ai non iscritti di candidarsi.

Una volta aperte le danze c’era la possibilità di cercare, a Rimini come altrove, esponenti della società civile dall’indubbio valore civico e dal consenso trasversale. A qualcuno risulta che a Rimini questo lavoro sia stato fatto? I De Falco, i Fioravanti, e i Paragone Riminesi dove sono? Non c’era niente di meglio che il personaggio più inviso agli attivisti di tutta la Romagna?

Sarebbe da chiedere agli attivisti se si rendono conto di cosa vuol dire questa cosa per le loro prospettive di cambiamento. Si può diventare vecchia politica per la durata delle elezioni e poi trasformarsi di nuovo nel Movimento dei cittadini? Ammesso che sia veramente mai esistito. Oggi si fa finta di non vedere la violazione di un principio fondante per la necessità di mettere dentro un’inutile fedelissima. Domani per cosa si metteranno da parte i principi? Per avere il controllo di una partecipata che se no è nelle mani degli “altri”? Per un’azione sui contratti di lavoro che piace a Confindustria e pompa indebitamente il PIL? Per un patto in segrete stanze che faccia vincere una votazione? Tanto vale rimanere con i mali conosciuti.

I personaggi senza meriti che occupano posti solo in relazione a quanto sono fedeli e malleabili, non rispetto al contributo di crescita che possono apportare, sono il primo male di questo Paese. Le altre cose, sprechi, malversazione, corruzione, inefficienza, abusi, peculati, concussioni, omissioni, traffici d’influenze, inadempienze, sono conseguenze.

P.S.

Per curiosità: ma una che va alle cene riservate alle mogli degli appartenenti al Grande Oriente d’Italia…. è la moglie di un Massone?

#MaiLaFrankaInParlamento

 

@DadoCardone

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Parlamentarie 2018 – La Franka vede allontanarsi il Senato.

Elezioni Politiche 2013

Svelate ieri sera le candidature del Movimento 5 Stelle Nazionale e quindi anche di quello Riminese. Una conferma, Giulia Sarti, una sorpresa, Marco Croatti, ed un candidato sopravvalutato che non ce la fa, Carla Franchini (detta Franka).

Per quanto la candidatura della Sarti fosse scontata, promozioni e bocciature degli altri protagonisti sono state evidentemente dettate dai diversi atteggiamenti sul territorio; nonostante un’immeritata visibilità offerta dai quotidiani locali, Franchini non supera la prova del territorio. Sembra infatti che ben pochi voti siano arrivati da chi ha avuto l’occasione di lavorare assieme all’ex Consigliera. Quanto sia profondo il distacco da Marco Croatti, che invece non si è mai risparmiato sul territorio, ce lo dirà il conteggio dei voti, se mai verrà pubblicato. Per ora ci basti considerare che, con ben tre preferenze a disposizione per ogni votante, la Franka è arrivata prima… dei non eletti.

Perchè il territorio ha abbandonato un’ex Portavoce con ben 5 anni di pratica nel Consiglio Comunale di Rimini? I motivi paiono essere diversi, compreso l’attacco a mezzo stampa verso la sua collega ormai in Parlamento Giulia Sarti. Nel corso del tempo la consigliera Franchini si è fatta notare per un’allergia verso il lavoro di gruppo e per una sostanziale incongruenza verso i valori del Movimento (famoso il tentativo di scalare il Consorzio di Bonifica usando attivisti dei 5 stelle locali). Come se non bastasse tutto ciò, pesa anche il comportamento ambiguo nei confronti della lista di disturbo alla vigilia delle amministrative 2016, per cui la stessa Ex di Grillo la accusò di “tenere i piedi ovunque”.

Il vero interrogativo pare essere non il perchè sia la prima dei non eletti, ma come mai non sia l’ultima. Evidentemente è riuscita a prendere voti dove non la conoscevano. Il pericolo non è ancora passato per il Movimento poiché, nonostante sia al momento fuori dai giochi, se la Senatrice Montevecchi passasse all’uninominale, vincendo, Carla Franchini potrebbe supplirla nel plurinominale[ Aggiornamento: la precedente affermazione è errata. In realtà i supplenti sono soltanto sostituzioni nel caso in fase di candidatura non venga rispettata la quota di genere.]. Lunga vita alla Montevecchi..

#MaiLaFrankaInParlamento

P.S.

“Puoi facilmente giudicare il carattere di una persona da come tratta coloro che non possono far niente per lui.” [Malcom Stevenson Forbes]

 

@DadoCardone

 

 

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Rimini, provincia razzista?

Sarà che le cose succedono tutte insieme. Sarà che l’informazione, per vendere, ha bisogno di amplificare e distorcere tutto in dramma. Sarà quel che sarà, ma negli ultimi giorni si sono infilate una dietro l’altra due notizie che generano raccapriccio e fanno sì che ci si interroghi seriamente sul tipo di comunità a cui si appartiene.

La prima notizia è quella del razzismo tra bimbi al cento estivo. La seconda è quella del tentato respingimento di 12 profughi dalle case popolari di Riccione. Queste due perle, che in un attimo ti sembra di abitare a Gorino invece che a Rimini, aprono ad un mare di considerazioni.

Il razzismo tra bambini di otto anni è qualcosa di agghiacciante, perché colpisce nell’idea stessa di un futuro senza questo tipo di aberrazione. Va da sé che un bambino di quell’età non ha sviluppato da solo l’avversione contro chi ha la pelle diversa da lui, ma una cosa è ripetere una frase che si sente in casa, un’altra è essere così incoraggiati al razzismo da generare pensieri in autonomia.

“Ti sta bene che sei caduta. A terra devono stare i negri.” E’ senz’altro prova d’interiorizzazione del concetto e siccome i bambini non ci nascono con certe patologie deve essere stato “ben educato” dal suo ambiente. Non ho idea di chi sia la persona che plagia un bambino di otto anni verso certe convinzioni, ma sarebbe bene indagare e prendere provvedimenti per evitargli un futuro di sociopatia.

Non meno gravi, ma penso ormai irrimediabili, le convinzioni di quei 4 probi cittadini, che hanno cercato di impedire l’accesso a 12 profughi nelle case popolari di Riccione. Da quanto si apprende dalla stampa sembra che gli Ivoriani non siano poi entrati nei locali assegnati solo per un disguido con l’addetta Acer che doveva portare le chiavi. Fatto sta che la protesta, di pochi o molti che fossero, si è accesa eccome. Senza contare poi l’inevitabile strascico sui social, dove pare sia concessa l’immunità plenaria a chiunque si senta in vena di manifestare bestialità.

Foto dal Corriere di Romagna

Mi si permetta una riflessione a margine, ma nemmeno troppo. Se vivi in una casa popolare, teoricamente, sei una persona in difficoltà che ha avuto bisogno dell’aiuto del comune. La prima cosa che ti viene in mente per manifestare gratitudine rispetto alla solidarietà ricevuta è negarla ad altri? E con che fermezza poi. Guardate con che fierezza le tre matrone si fanno fotografare dal Corriere di Romagna a guisa di barricadere. Che poi… se proprio vogliamo aiutare tutti a casa loro, il tratto somatico non sembra proprio riccionese, ma molto probabilmente mi sbaglio.

In cima alla catena delle responsabilità però va messa sempre la politica, perché è la politica che detta l’atteggiamento corrente. Le persone possono diventare piene d’odio come reazione a qualcosa che non capiscono, per basso grado d’istruzione o perché cresciuti all’ombra di un modello avariato. L’informazione, sempre in cerca di titoli con gente che “tuona” e di proteste che “esplodono”, fa la sua bella parte e non può proprio far a meno di riportare le dichiarazioni di scimuniti, che valutano a colpo d’occhio l’anno e il modello del cellulare nelle mani di chiunque abbia un’etnia diversa dalla loro (ma poi dimenticano che da noi i bambini di 12 anni viaggiano con smartphone che costano il doppio). Gli intellettuali, come d’abitudine, visto che tengono tutti famiglia, si fanno i fatti loro. A coltivare umanità rimarrebbe solo la politica; e qui sorge il grosso problema.

Non mi sto tanto riferendo a quella più oltranzista, tipo Forza Nuova. Dieci persone con venti bandiere, che cercano tutto il giorno l’occasione per azzuffarsi, dovrebbero essere un problema della Questura, più che della società civile… anche se poi proprio non si capisce questa tolleranza verso chi si dichiara apertamente fascista. Un po’ più pericolose sono le posizioni di leghisti e affini, perché il razzismo lo travestono da buon senso,  fornendo soluzioni senza costrutto, ma facili da ripetere. L’atteggiamento più pericoloso però è di questo centro sinistra in crisi d’identità, che formalmente amministra, ma non ha più idee e identità proprie che l’aiutino a capire da che parte si deve mettere.

Il caso di Rimini poi è fenomenale. Gloria Lisi, Assessore al Welfare, è talmente politicamente inadeguata da non riuscire a capire che, all’indomani di fatti del genere, non si va sui giornali a gridare basta profughi  (pur essendo dentro la quota stabilita) e ribadire l’altolà alla Prefettura, come fosse l’assessore di una giunta leghista. Questa è benzina sul fuoco. Lo capirebbe persino il suo Sindaco… non fosse occupato a far il PR per le due feste estive che lo fanno sentire quasi utile.

Amministrare una Comunità non è solo gestire i conti, fosse solo questo basterebbero degli amministratori condominiali. Ciò che si amministra in realtà sono i cambiamenti e i bisogni .  Il Sindaco è detto Primo Cittadino perché dovrebbe essere un esempio etico e morale, una forgia per tutti gli altri. Oggi ho cercato una sua dichiarazione sulla stampa, ma l’ho trovato, come al solito, a parlare di Notte Rosa.

P.S.

“Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto.”

[Nelson Mandela]

 

 

@DadoCardone

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La Commissione Antimafia a Rimini

Oggi lunedì 5 giugno 2017 la parlamentare riminese Giulia Sarti sarà in missione ufficiale a Rimini con la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle Mafie e sulle associazioni criminali, anche straniere.
Le Audizioni tenute dalla Commissione si terranno nel primo pomeriggio presso la Prefettura alla presenza del Prefetto, in carica dal primo marzo, Dott.ssa Gabriella Tramonti. Oltre alla padrona di casa saranno presenti il Questore, Dott. Maurizio Improta, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza e il Capo Centro DIA. Saranno auditi inoltre vari Procuratori distrettuali e circondariali.
Scopi e risultanze saranno resi noti, per la loro parte pubblicabile, nella successiva conferenza stampa. Pare ovvio però che quest’audizione, come l’istituzione di un osservatorio sul territorio riminese, siano riconducibili ad una necessità di mappare fenomeni che a Rimini, negli anni, sono stati presi un po’ sotto gamba.
Tristemente famosa fu l’uscita dell’allora Assessore Regionale Maurizio Melucci, ex vice sindaco di Rimini, ai microfoni della documentarista Michela Monte. La regista, che nel 2014 stava girando “Tre Stelle in contanti”, una ricostruzione giornalistica delle infiltrazioni mafiose nel business del turismo, raccolse la seguente dichiarazione:
“L’immagine che la riviera romagnola sia in mano alla mafia la ritengo una bella barzelletta”. A me non risulta infiltrazione mafiosa, nel senso classico del termine”.
Melucci, in seguito, dovette industriarsi in molte spiegazioni riguardo al suo “senso classico del termine”, ma la barzelletta, come la chiamò, non fece ridere nemmeno i compagni di Partito. Tra loro in special modo l’allora Presidente della Provincia Stefano Vitali, che ventilò di una certa “cultura della rimozione”.
Ora, dopo altre tre anni di crisi, che hanno fiaccato ulteriormente la tenuta etica della comunità, semplicemente aumentando il bisogno, urge maggiore consapevolezza. Rimini è una piazza fin troppo appetitosa per le criminalità organizzate, sia italiane che straniere. Lo suggeriscono le maglie nere nelle statistiche, ma anche le corpose retate come la Maxi operazione tra Rimini e San Marino che, nell’estate del 2015, portò ad elevare 29 misure cautelari e costrinse Maurizio Improta a chiudere il noto locale Coconuts per 30 giorni (poi ridotti a 15), decisione presa sulla base del Tulps per motivi di pubblica sicurezza.
Com’è oggi la situazione a Rimini? Forse l’audizione di domani pomeriggio potrà aggiungere qualche tassello in più alla conoscenza delle criminalità organizzate, perché che le maglie nere riminesi nelle classifiche sulla criminalità siano falsate semplicemente dall’afflusso turistico ci crede solo il Primo Cittadino.

@DadoCardone

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Casa Madiba mette in mora il Comune.

Abbiamo parlato più volte di quest’argomento e qualcuno degli abituali lettori (tutti e due) ci chiede spesso se vi sono state evoluzioni. Il tema è Casa Don Gallo e la questione, perlomeno una delle questioni, sono i denari che il Comune doveva corrispondere all’Associazione Rumori Sinistri per il servizio svolto nella contingenza dell’Emergenza Freddo.

Era il dicembre del 2015. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, gli stessi ponti da cui si sono potuti allontanare i senza tetto, trovando riparo per due inverni consecutivi. Casa Don Gallo, va detto, è tutt’altro che un basico dormitorio dedicato all’Emergenza Freddo, come nelle intenzioni di chi aveva redatto l’Istruttoria di assegnazione. Il luogo è diventato sopra ogni altra cosa un volano progettuale contro le politiche di mutualismo emergenziale.

Quello di cui vi rendiamo conto oggi però è la diffida ufficiale, redatta dall’Avvocato Giordano Varliero, nel persistere a non corrispondere la somma stabilita di 15 mila euro. Un rimborso (non una retribuzione), tra l’altro stabilito unilateralmente, mai pagato per il primo inverno e nemmeno ipotizzato per il secondo. Quando si dice fare i caritatevoli con l’impegno degli altri.

Di richieste d’incontro per dirimere la questione, come si legge nel comunicato delle associazioni, ce ne sono state diverse e diverse sono state le scuse per non considerare le proposte degli attivisti. La più memorabile delle affermazioni rimane però quella di Gloria Lisi, Vicesindaco e titolare del Welfare, che riportiamo per tramite di testimoni presenti, : “L’inverno scorso non ha fatto neanche così freddo” (disse quella col termosifone e una casa).

In ogni caso, dopo una prima diffida bonaria, è giunta l’ora dei carteggi legali ( Diffida-ad-adempiere) nei quali l’Avv. Verliero da dei riferimenti piuttosto precisi. A noi di Citizen non rimane che sottolineare come questo nuovo incontro tra Davide e Golia non faccia altro mettere in evidenza in brutto rapporto tra la politica e la cittadinanza, tanto più se sinceramente attiva.

Una nota a margine del comunicato, ma neanche troppo, riserva parole dure anche per quelli che dovrebbero essere i rappresentati direttamente eletti dai cittadini, che appoggiano i concetti, ma si dissociano dalle pratiche. Il riferimento è a Luigi Rancoresi e Kristian Gianfreda colti impreparati a parlare di Emergenza Abitativa.  Chi vi scrive la trasmissione l’ha vista e deve osservare che la preparazione sul tema era oscurata dall’eleganza di Camporesi (ho detto tutto).

I ragazzi del Network Casa Madiba, come in altre vicende, si trovano volutamente deformati da retoriche che parlano di anarchia e d’insurrezione, mentre tutto quello che fanno è praticare un futuro migliore. Protesta e Disobbedienza Civile sono mezzi leciti, come dimostrato dalle recenti assoluzioni a formula piena di attivisti proprio del Network. Il problema è che la gente e i politici che corrono dietro alla gente confondono la Legalità, senza tra l’altro considerane i principi evolutivi, con la Giustizia Sociale. Non sono proprio la stessa cosa.

Anyway. La questione è facile. Era stato concordato un rimborso per un lavoro. Di lavoro ne è stato fatto molto di più. Del rimborso neanche l’ombra. Qualsiasi altra considerazione è subalterna a questo semplice assunto.

P.S.

L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione.

[Erich Fromm]

 

@DadoCardone

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Gloria Lisi First.. e poi forse i progetti solidali per sport.

Non lo sapete? Nelle opere di mutualismo e solidarietà esistono le serie come nel calcio. Ci sono progetti di serie A, tirati a lucido dalla propaganda e conseguentemente finanziati, progetti di serie B, che si accontentano del finanziamento standard per mantenere in piedi una qualche tipo di struttura retribuita e progetti di serie C, che combattono i veri nodi, cercano di evidenziarli, ma vengono rimborsati in pagherò, accollandosi etichette da anarco-insurrezionalisti.

Della serie B non parleremo. Servirebbe una puntata di Report per discriminare tra tutte le situazioni che appartengono a questa fascia, perché ne esistono di buone pur nell’ottica emergenziale e di pessime, gestite nella crudezza di un’opportunità qualsiasi. Per quanto riguarda la serie A e la C, invece, possiamo far riferimento a due fulgidi esempi del territorio di Rimini.

Il primo esempio è l’istituzionale “Housing First”, la massima espressione della Pietas comunale, la copertina sulla quale v’è stampata la contrita Vicesindaco Lisi che apre le sue braccia in direzione della miseria umana. Il secondo è quello di Casa Gallo degli attivisti Madibers che, citando Gnassi, si occupano di senzatetto per sport o al massimo per vanità politica. Andiamo però ad analizzare come stanno in realtà le cose.

Housing First

Innanzi tutto bisogna specificare che il nome Housing First non è un’invenzione del Comune di Rimini, né dell’Associazione Papa Giovanni XXIII cui il progetto è affidato. Housing First è un network creato dalla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), entità che raccoglie sia elementi di Pubblica Amministrazione che di privato sociale. Lo scopo del Network è fornire una serie di servizi per aiutare gli affiliati a costruire un percorso per senzatetto “dalla strada alla casa”. Tra i servizi citiamo: supervisione, training (anche tramite webinar), pubblicazione sui social del Network, ma anche “Promozione di partnership in chiave nazionale ed europea avvalendosi dei fondi nella programmazione europea 2014-20 nelle proprie articolazioni.”. Insomma… finanziamenti europei.

Intendiamoci tutto perfettamente lecito e degno di lode, d’altronde stiamo parlando di un’associazione che si muove in questo campo da oltre 30 anni. Scendiamo però nel particolare e andiamo a vedere come Rimini ha saputo utilizzare questi strumenti.

Il Comune di Rimini, nello scorso dicembre, ha prorogato di altri tre anni (2017 – 2019) il contributo al progetto Housing First dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Il contributo, che nel triennio 2014 – 2016, fu di 202.500 euro, nella proroga aumenta a 210.000 euro, diviso in tre rate di 70.000 euro ciascuna. Per fare cosa?

La Papa Giovanni sarà capofila di un progetto gestito in collaborazione con la Coop. “Fratelli è Possibile”, che si occupa di manutenzione, la Coop. “Madonna della Carità”, che fornirà beni di prima necessità e l’Onlus “Donarsi”, che fornirà i volontari. Il progetto avrà la finalità di offrire ai senza fissa dimora, stanziali, la possibilità di un inserimento in abitazioni autonome che consentano loro di reintegrarsi riacquistando lo status di cittadini autonomi e responsabili. Detta così… soldi ben spesi!

Ci sono però alcune caratteristiche da considerare. I beneficiari del progetto sono 9 persone. Non 9 persone all’anno, nemmeno a triennio, proprio 9 persone, in quanto, ovviamente, un percorso di riabilitazione per una persona che ha vissuto in strada a lungo, magari con qualche risentimento psichiatrico, è difficile che duri tre anni, soprattutto nell’ottica di ottenere un’indipendenza “autonoma e responsabile”. Sembrerebbe che la spesa corrente, per il progetto riminese di Housing First, sia di 70.000 euro l’anno per nove persone in nove appartamenti, ma non è ancora corretto , poiché è prevista la coabitazione di due o anche tre soggetti. Non si capisce bene il perché, c’è solo un generico riferimento alla ghettizzazione, ma nel progetto si indica chiaramente che gli appartamenti vengono recuperati principalmente nel mercato privato e non nella disponibilità ERP, con relativo aumento dell’onerosità.

Non ho idea se, oltre al contributo del Comune, il Progetto Housing First riminese riesca ad accedere anche ai contributi europei di cui parla il manifesto del Network, ma suppongo che diverse risorse siano necessarie anche per l’assistenza vera e propria, poiché queste persone, magari inserite in percorsi protetti, quale reddito potranno mai produrre? 300 euro al mese? E’ evidente che questo tipo di progetti funziona  meglio nelle nazioni che posseggono un solido reddito di cittadinanza.

Nella redazione del progetto si dichiara anche che il Centro Aggregativo del Progetto Michel Roland si è già dichiarato disponibile ad offrire la possibilità di un percorso lavorativo (nei limiti della possibilità del soggetto). Andando a vedere cos’è il progetto Michel Roland si scopre che la capofila è sempre la Papa Giovanni e che il responsabile ha una mail della Capanna di Betlemme. Niente di male eh… ma un tantino autoreferenziale.

Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don)

Nonostante il Comune dichiari che Casa Don Gallo sia nata su propria iniziativa, la verità è che si tratta dell’angolo in cui l’hanno costretto gli attivisti (tra cui senzatetto) del Network di Casa Madiba. Forse qualcuno ricorderà che l’anno scorso, dopo una serie di sgombri ad altrettante occupazioni a fine abitativo, l’Amministrazione Gnassi era riuscita a mettere sul marciapiede una ventina di senzatetto proprio alle porte dell’inverno. Il contraccolpo mediatico fu duro e gli strateghi degli uffici welfare (chiunque essi siano) optarono per un’istruttoria, completamente priva di qualsiasi forma contributiva, a cui far partecipare anche gli “occupatori”, allo scopo di creare un dormitorio autorizzato in via De Warthema. L’unico rimborso previsto erano 15 mila euro ad oggi mai pagati. Capite bene che nessuna delle progettualità del territorio, nessuna delle quali pare possa scendere sotto i 50 mila euro l’anno di spese di personale, poteva permettersi di vincere l’istruttoria. I Madibers, che notoriamente si occupano di senzatetto per sport, arrivarono fino in fondo, accollandosi l’emergenza freddo e trasformandola in accoglienza tout court, per un anno intero, usando esclusivamente proprie risorse.

Non solo. Nel corso di quest’anno hanno offerto percorsi di riscatto, assistenza medica e alla persona come la cura di certa documentazione che un senzatetto, italiano o profugo che sia, è impedito a procurarsi. Questo è il progetto di serie C, quello incredibilmente sotto sfratto perché il Comune (Lisi/Gnassi) non ha risorse per queste cose. Se vi state chiedendo quante persone sono state aiutate, chiarisco che non è facile rispondere perché in pianta stabile sono sicuramente più di 40, ma ne sono passate molte (molte) di più. Le persone cui è stata offerta una doccia, una visita medica, un letto per una notte, un genere di prima necessità, un giubbotto, un paio di scarpe, un aiuto con il permesso di soggiorno…. Beh, quelle non le ha contate nessuno.

Concludendo.

Quest’ articolo non ha lo scopo di mettere in forse l’operato, né la legittimità, di realtà come Papa Giovanni & Friends, anche perché dubito che riuscirei a scalfire il monolitico assetto che occupa istituzionalmente tutti gli spazi disponibili. Per alcuni può essere addirittura una sicurezza, ma facendo una semplice comparazione tra un progetto che costa 70 mila euro l’anno ed aiuta 9 persone ed un altro che a costo zero (volente o nolente, ma sicuramente insolvente) ne aiuta più di 40, si capisce che c’è qualcosa che non va. Se poi consideriamo le veline del Comune con cui s’indica Casa Don Sfratto come uno dei luoghi deputati all’emergenza freddo, siamo automaticamente colti da un senso di confusione inestinguibile.

P.S.

Le persone che lavorano, anche nel sociale, devono essere sostenute per l’aiuto che danno, fosse anche con un semplice rimborso, dunque nessuno si stupisce che (ad esempio) il progetto Michel Roland, su un budget corrente di 167 mila euro, ne spenda 66 mila per il personale. Quello che stupisce è invece il trattamento per chi è costretto a mandare diffide al Comune, allo scopo di ottenere rimborsi stabiliti unilateralmente. Il fatto poi che siano addirittura avversati nello svolgimento di un compito per cui non sono nemmeno retribuiti è veramente un paradosso amministrativo.

(Per chi volesse visionare il progetto presentato: housing first)

 

@DadoCardone

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 Grillo e la Giuria Popolare.

[Perchè anche il successo non indica necessariamente che tu sappia cosa stai facendo]

 

Che bisogno c’è? Il Partito Democratico, l’unico ostacolo tra il Movimento 5 Stelle e il governo, sta facendo qualsiasi cosa per suicidarsi. La sola azione che riesce a fare davanti ad una contingenza, fosse anche un rubinetto che perde, è conferire incarichi agli untori e raccontare (raccontandosi) un sacco di balle. Renzi, il messia dei comunicatori, il Frank Underwood della svicolata, l’uomo ch’era riuscito a convincere se stesso di saper parlare inglese, è attualmente nascosto in un angolo buio, sperando che i votanti si disintossichino dall’overdose di nulla che i renziani hanno cercato di somministrare.

Che bisogno c’è di invocare giurie popolari contro l’informazione?

Sì, ci sono problemi con la Raggi da considerare, ma ad oggi, a quanto pare, i romani la rivoterebbero perché non si sono dimenticati di chi se li è mangiati un boccone alla volta. Il problema, semmai, è che Virginia, oltre a trovarsi nel mezzo di una faida, ha dovuto avvalersi delle persone disponibili, quelle con un minimo di conoscenza della materia, senza avere altra possibilità di scelta. Il motivo è chiaro. Nessuno con un nome spendibile, portatore d’innovazione tecnica o culturale che sia, si legherebbe mai ad una realtà di gente che non sa stare a tavola, guidata da un fomentatore di pance. Non so a quante persone, libere dal mal della tifoseria, sia sfuggito che il massimo esperto pentastellato di amministrazioni inguaiate, Federico Pizzarotti, è stato trattato come un miserabile, mobbizzato fino a provocarne il rigetto. Meglio impacchettare il cervello e contrabbandarlo all’estero, piuttosto che giocarselo nell’arena con chi ancora non ha superato la fase anale.

Queste sono le cose che non permettono al Movimento di crescere e creare una propria cultura politica, perlomeno non fondata sulla rivalsa. Mentana, abbandonando il TG5 di Berlusconi, ha fornito prova di essere reattivo alle pressioni del potere ed oggi, giustamente, rivendica la sua professionalità, assieme a quella dello gruppo che dirige. Querela e rimarca il fatto che, in attesa della “giuria popolare”, ve n’è una istituzionale che serve a difendersi anche da certe affermazioni qualunquiste, nonché diffamatorie.

Il giorno dopo “il verbo”, dal sacro Blog, da una pacca sulla spalla al Direttore: “Non se la prenda direttore, è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi”. Mentana non procede, non gli serve, ha già dato una lezione di “mestiere” al più quotato comunicatore oggi in circolazione.

Grillo è veramente un comunicatore? Bisognerebbe mettersi d’accordo sul termine. E’ certamente bravo a far ribollire sentimenti intestinali, ma non tanto a controllare gli effetti dell’agitazione messa in campo. Nel caso specifico, ad esempio, alcuni si sono precipitati a spiegare che la “giuria popolare” era una metaforica contrapposizione al comitato antibufale web, proposto proprio in questi giorni. Siamo proprio sicuri che i supposti dieci milioni di votanti 5 stelle l’abbiano capita così? A me sembra, leggendo qua e là le pagine Facebook dei vari Meetup, che sia stata intesa più come l’ora delle purghe grilline. Come diavolo si fa a contare sul buon senso di un insieme di milioni (che siano 2, 4, 8 o 10) di persone? Non lo si fa, non si può fare ed è per questo che bisognerebbe ponderare, se ci si è presi una certa responsabilità. Della “Giuria Popolare” passa il concetto fascista, così come fascista è pensare di poter vagliare ogni post sui social pretendendo una verità ufficiale.

La comunicazione umana è sempre stata così. Che siano Baruffe Chioggiotte o liti su Facebook, la gente dice e riporta cazzate. Non c’è scampo. Aristotele, uno di cui mi fido, soleva dire: la gente preferisce credere che giudicare. In altre parole… date alle persone uno slogan convincente da ripetere e non si preoccuperà d’altro.

Un filtro a tutto ciò, oltre alla consapevolezza personale? Beh filtri dovrebbero essere l’etica e la deontologia di chi pratica il mestiere dell’informazione, ma il problema non è quello che rileva Grillo, ossia le notizie false. Parliamoci chiaro. Un giornalista non ha bisogno di falsificare niente per far danno, perché gli è sufficiente riportare qualcosa e far finta di non vedere altro. Il problema impellente dell’informazione di oggi, invece, è che deve vendere, dunque si fa suggerire, consapevolmente o meno, il taglio di ciò che scrive. Soldi, sesso e sangue.. il resto viene dopo e, nel caso sia noioso, si mette un po’ di pepe con un bel titolo pruriginoso. Tra le cose che vengono dopo, molto dopo, c’è anche la politica, che se non fa scandalo non interessa manco al gatto (altro che partecipazione). Così si riportano pari pari le veline di partito, stando attenti, magari, a non irritare troppo chi fa parte di quel giro.. che garantisce tutta quella pubblicità … che etc. etc. Certo, se poi c’è una parte politica fuori dai salotti giusti, i Direttori si esibiscono anche in lezioni di savoir vivre.

In sintesi: la stampa in Italia non è libera, deve vendere. La soluzione, forse impraticabile, non sono le liste di proscrizione, ma diventare noi dei lettori (o spettatori) più intelligenti e spostare la nostra attenzione dalla polemica all’informazione puntuale. Mentana in questo eccelle, forse perché la sua carriera e la sua professionalità sono già garanzia di prodotto venduto.

P.S.

L’ultima cattiveria, innescata da questa cosa della giuria popolare, raffigura il Direttore del TG la 7 senza coscienza, come tutti gli “altri”, perché il figlio è entrato nelle liste PD. A parte la stupidità incommetabile della contestazione, questo è proprio il tipo di reazione provocata da chi, ottenuta l’autorità, sputa considerazioni a caso nell’etere, senza considerare le conseguenze. Fateveli 36 anni di mestiere come quelli di Enrico Mentana.

 

@DadoCardone

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Trattare il Referendum nel merito? E perché mai?

renzincul

[Su come, all’improvviso, la Politica voglia tutti i cittadini esperti di Diritto Costituzionale.]

 

Parliamoci chiaro, così tante possibilità non le dai nemmeno alle persone che ti vogliono bene, a meno che non si instauri uno di quei rapporti malati in cui ci si intesta una missione infermieristica. Per primo fu lo stesso Matteo Renzi a fare del Referendum Costituzionale una questione di parte: “o vince il sì o me ne vado a casa”, un messaggio non certo per le opposizioni o per i generici sostenitori del NO. La dichiarazione era un avvertimento per tutto il sistema di precari della politica, grazie al quale gli si permette di stare dov’è, continuando a spadroneggiare.

Una Boschi, un Alfano, una Lorenzin, di quale altro Governo potrebbero essere ministri? Persino persone come Padoan, che teoricamente, dovrebbero avere competenze superiori, vengono appiattite ed umiliate cercando di spiegare il nulla di questo esecutivo. E vogliamo parlare dei parlamentari?

Tutta questa gente ha degli interessi di non poco conto da tutelare, oltre alla rendita da parlamentare. Nell’ultimo rimpasto, made in PD, è bastato mettersi dalla parte di uno così ben coperto da prendersi sia la segreteria, che il posto da Primo Ministro. Saltare sui carri è molto più semplice ed economico che affrontate una campagna elettorale nazionale.

Nonostante la direzione del messaggio “il Bomba” Renzi ha dovuto suo malgrado constatare che i suoi avversari sono provvisti delle medesime capacità di comprensione dei suoi pedanti soldatini e allora, improvvisamente, il Referendum va trattato nel merito. Come no, fidati.

Quest’anno, tra le altre cose, è stato caratterizzato dalla pubblicizzazione della teoria dell’analfabetismo funzionale. L’Italia è un Paese in cui una grande maggioranza non è in grado di affrontare anche la più bassa delle incombenze burocratiche, leggere e capire una fattura di consumo telefonico. Come si può pretendere che un elettore si applichi a capire, nel merito, la modifica di più di 40 articoli della Costituzione Italiana e le leggi che poi dovranno rendere pratiche queste trasformazioni?

E’ ovvio e naturale che una modifica Costituzionale così importante e con così poco consenso parlamentare, divenga una questione di giudizio personale su chi sostiene la proposta. Non si può pretendere che improvvisamente la popolazione s’interessi di Costituzione, come non si possono chiedere competenze in campo di economia di Stato, Riforme Sociali o chissà che altro. La collettività capisce solo un parametro: le cose o vanno bene o vanno male. Se vanno bene puoi continuare, se vanno male avanti il prossimo.

Fortunatamente per esprimere un giudizio, ma sfortunatamente per effetti pratici, parametri per valutare il Governo ne abbiamo molti. E già! Perché nonostante non si riesca a governare, senza queste indispensabili modifiche alla Costituzione, loro di danni sono riusciti a farne parecchi. Si sono marchiati da soli con hashtag altisonanti e con la loro supposta capacità di storytelling. La #BuonaScuola e il #Jobsact, sono solo due degli immani disastri in cui si sono adoperati, ma sono molte altre le manovre che, consapevolmente o meno, stanno trasformando l’Italia in una penisola basata sul precariato.

E allora incito i miei lettori (tutti e due) a non farsi venire troppi sensi di colpa. Se avete tempo, energie e capacità, informatevi pure sul merito, malgrado a scuola non vi sia stato offerto nessun percorso civico per comprendere la vostra Costituzione. Al contrario, se non ne avete la possibilità, fregatevene del merito e date il vostro giudizio di Popolo Sovrano a quello che vi hanno fatto vedere fin’ora. Il mio giudizio, non certamente importante quanto quello di un primo ministro che ha partecipato alla Ruota dellaFortuna, sarà un sonoro NO. No alle modifiche costituzionali, No alla Buona scuola, No al ponte sullo stretto, No al Jobs Act, No ai tagli della Sanità, No alle privatizzazioni selvagge, No all’annichilimento della rappresentanza popolare, ma soprattutto NO a Renzi.

P.S.

La politica è la lotta per la felicità di tutti”. [Pepe Mujica]

dado

 

@DadoCardone

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La Compassione al tempo dei Social [di Moreno Neri]

 

Tra il grigio delle pecore si celano lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti.

(Ernst Jünger, Trattato del ribelle)

 

Il più pratico politico riminese di lungo corso sciorina su Facebook i suoi stereotipi sentimentali, dopo aver visto nel suo salotto Fuocammare, dichiarando di avere infine conosciuto una realtà drammatica, raccontata in modo diverso dalle notizie di cronaca, e quindi lamentandosi di come, al contrario, in Europa si facciano e referendum per non accogliere chi sopravvive da questi drammi e si costruiscano muri. Con l’ostentazione del suo stato d’animo tragico e stupefatto dà ad intendere che conosce bene il problema e che sa come ci si deve rapportare con chi innalza steccati. In realtà ha solo il lusso di avere un’emozione senza doverla pagare, perché nell’animo di chi non ragiona e non sperimenta la realtà dei muri c’è sempre spazio per i grandi sentimenti.

Al palchetto approntato della banalità dei sentimenti in occasione del recente discorso del vescovo per la festa del civico patrono si saranno accomodati pure sindaco e vice-sindaco. Si impancano come pubblico esempio del welfare e ne sono la pietra tombale. Commuoversi o rappresentarsi con la propria apparenza illusoria, la propria superficie è molto facile: basta metterci la faccia e affidarsi alle moltiplicazioni di questa ostentazione che affollano i media, omettendone la reale essenza.

È incontestabile che il sentimentalismo, sotto tutte le sue forme, predisponga sempre ad una certa “ignavia” da un lato e dall’altro provveda ad ammantare l’oscena nudità del proprio tornaconto personale nella parodia della solidarietà, questione che richiede invece una speciale unificazione di mente e cuore.

Di fronte a gente così ambiziosa da fingere di essere buona, diventa una medaglia al valore fingere di essere cattivi. Al giorno d’oggi tutti nella nostra città – nella sinistra da poltrona, da terrazza o da istituzione e cooperativa sociale, in quella Rimini a volte così attiva e a volte così in comune – sono così buoni, tutti Cappuccetti Rossi, che quasi quasi si vorrebbe che ci fosse rimasto ancora qualche cattivo, dei lupi.

Quei lupi che sanno l’amore e la compassione non sono un sentimento o un’emozione, come di solito si ritiene, ma è un’intenzione, una capacità, un potere: quello di dare un pizzico di gioia e di provare a rendere felici gli altri.

Si pensa che esternare su Facebook le proprie coraggiose condivisioni buoniste (o cattiviste nell’eccezione che ne conferma la regola) o condividere, in un ritaglio di tempo, una protesta, una proposta, una indignazione, una discussione, un dialogo, una denuncia sia abbastanza per dire del proprio impegno sociale e finanche della propria rettitudine morale.

Nel tempo in cui si va globalizzando tutto, compresa la disperazione dei senza-tetto e degli immigrati che ci parlano attraverso la loro presenza, qui nella nostra stessa città la loro perturbante invadenza fisica, rappresentata da Casa Gallo e da Rimini People, tenta di rompere l’ottundimento da rumore di fondo che tanti avvolge (li scalda, li illude e li manipola con il loro carico di menzogne e sciocchezze) e che si chiama comunicazione di massa o informazione di regime, determinando negli stessi tanti il loro sostanziale silenzio passivo, la loro indifferenza, tra una sciatta e ottusa esistenza e tra un proclama nichilista dell’insensatezza di ogni gesto della vita.

È ben rappresentata nella nostra città la più o meno benestante moltitudine del pianeta – quella che in questo momento non sta morendo di fame, di sete, per un tifone o un terremoto, non sta per annegare su un barcone, non si sta scannando nella macelleria di una qualche sporca guerra santa. Quella maggioranza, che ogni giorno si fa erodere un pezzetto di libertà e di senso, non è capace di scendere in piazza e di ribellarsi. Dunque nulla facendo, non avrebbe assolutamente neanche nulla da dire, ma su Facebook e sui media questo nulla da dire riesce a dirlo almeno una decina di volte al giorno postando nella propria pagina e navigando ognuno per contro proprio o diramando comunicati dal loro irraggiungibile palazzo, insieme solo nella forma, ma separati nella sostanza. Ognuno, in Facebook, dentro un mondo lontanissimo, il proprio, dimentico del prossimo, se non degli “amici”, anch’essi immaginari, cui esprimere un’indignazione, una ricetta o un insulto o la foto di un tramonto o i risultati di un sondaggio o l’istantanea della figlia preadolescente obesa, ma così intelligente: indifferentemente.

Ma la virtualità, l’immaterialità che lo avvolge non è e non sarà senza conseguenze. Sono molto preoccupato per il politico di lungo corso, parecchio per quasi tutti i suoi sodali e più o meno complici, moltissimo per la maggioranza che sostiene – alcuni con le proprie opere e i più con le loro omissioni – questo sistema criminale e criminogeno, che non si sana discutendo della bontà di un sondaggio che forse nel nostro paese ci colloca al primo posto di questo sistema, ma forse al quarto. Sono molto preoccupato per questa cieca confraternita, cui non faccio alcun rimprovero ma un’esortazione: venite a vedere. Fate la conoscenza con la condizione umana, prima che il tappeto vi scivoli dai piedi: meglio vivere che dormire, sapere piuttosto che non sapere.

L’illusione li sta rendendo tutti beati babbei, sempre più fragili – più stupidi e specialmente più spaesati – come lo sono quei turisti da crociera o da villaggio turistico che credendo di viaggiare per il mondo e conoscerlo stanno fermi in un suo simulacro e ne conoscono solo una pallidissima parvenza addomesticata. Loro sì, coloro che hanno e spesso hanno troppo, sono i veri stranieri, estranei all’umanità, clandestini nella realtà, ma protetti dall’aria climatizzata o dal riscaldamento, cullati dal ronzio del pc, lavati e nutriti, difesi da ogni intrusione della vita reale.

Non dobbiamo farci incantare dall’osservazione dell’indifferenza che in questo esangue Occidente della quantità e del neoliberismo sembra caratterizzare la maggioranza. Non può continuare e non continuerà. Se nel mondo 62 persone hanno la stessa ricchezza di 3 miliardi e 600 milioni di poveri, se in Italia la nuova generazione è la più povera dai tempi grami della II guerra mondiale e ci sono 4 milioni di persone che versano nella povertà assoluta, prima o poi il mondo vero verrà addosso a questa presunta maggioranza. Toccherà a questa “maggioranza”, se ne sarà capace, affrontare con gli occhi di nuovo aperti questo mondo così reale che non sparisce con un clic o si annulla con un dislike. Non è la nostra, la solitudine: è la loro, per quanto social sia o per quanto sia incistita nei gangli del potere. È l’isolamento di un mondo vecchio destinato a finire e ad essere travolto, fatto di un potere sempre identico e autoritario che gira le spalle all’umanità in nome della legalità, del profitto e dell’egoismo, della comodità e dei pareggi di bilancio.

Casa Gallo si oppone a tutto questo. Rappresenta il mondo nuovo, quello di nuove istituzioni nate dalla gente per la gente che sta costruendo, passo dopo passo, tra enormi difficoltà e avversioni, tra mille sgambetti burocratici e politichesi, nuovo welfare e servizi per chi è escluso da tutto, servizi che producono sicurezza sociale e un sostegno concreto a chi non ha nulla. La sua forza è quella di essere il luogo, per noi riminesi a km 0, in cui brilla la libertà di chi sceglie di agire malgrado tutti i rischi che invoglierebbero ad agire altrimenti o, facilmente, a optare per quell’inerzia che, alleata della viltà, rappresenta uno degli opposti del coraggio.

Perché il coraggio della verità è l’essenza dell’impresa filosofica e del “dire di no” della critica politica: essere contro significa avere il coraggio dell’indocilità ragionata, della propria dissonanza rispetto all’esistente, avere la forza di rifiutare l’ingiustizia, l’iniquità e lo squallore, esercitare la possibilità di porre rimedio alla bruttezza, all’umiliazione e alla perdita di dignità. E infatti è anche la via per la bellezza e la sapienza: altro che i corsi di autostima, in grado di espandere il nostro ego, peraltro infinitesimale! Solo questo è il modo di essere, noi per primi, il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

Spesso, oltre allo sconforto per sentirci isolati si accompagna la rabbia. Nasce dal fatto che la realtà non è bella, né buona, non è come vorremmo che idealmente fosse. Possiamo manifestare la nostra rabbia, lo facciamo, ma occorre incanalarne una buona parte nel realizzare l’ideale attraverso i mezzi che la stessa realtà ci offre. Se abbiamo un’Idea del Bello e del Buono in sé dobbiamo, senza farci troppo prendere da un’azione disordinata dallo sconforto e dalla rabbia, materializzarla nel piano del sensibile.

Cosa opporre allora a tutte queste regole e abitudini uniformanti? Prima le persone. Le persone sono quelle che ci impediscono di ridurre questa immensa tragedia a un mucchio di cose, concetti e numeri (un rapporto sulla povertà), fogli di carta (un certificato di residenza o un permesso di soggiorno o un rendiconto di progetto), le liberano dalla banalità e dall’imprecisione della loro reificazione, dall’annullamento del sentimentalismo a buon mercato. Dietro la loro misurabilità burocratica o finanziaria, dietro questa massa confusa di dati, c’è la singolarità ineludibile, l’unicità di ogni esperienza personale. Allora non sono più una massa confusa di poveri, di immigrati, di senzatetto, ma esseri umani, liberi, affamati di dignità, in cerca di felicità. Un po’ come tutti noi. Può sembrare incredibile, ma è in luoghi come Casa Gallo che oggi stiamo decidendo, concretamente e faticosamente, che cos’è un essere umano. La dignità e la libertà dei suoi ospiti misurano le nostre: più le neghiamo, più sprofondiamo in un abisso di vergogna e crudeltà, e più il benessere e la libertà che viviamo ogni giorno suona come un insulto, un insulto soprattutto a noi stessi, perché questo paradigma sociale prima o poi ci toccherà se non comprendiamo che viviamo in una casa comune e che ci accomuna il desiderio di restare umani. La possibilità per gli ospiti di Casa Gallo di avere un futuro, in breve, misura il nostro.

Mi dicono che tutto fa, comunque. Anche un sentimento espresso, seppur contraddetto dai fatti. E che qualcosa a lungo andare si sposta. Se davvero è così, per carità, meglio di niente. Però sarebbe bello ogni tanto vedere qualcuno deviare la rotta, pagare un prezzo per i suoi errori, correggere una direzione di marcia, scendere di uno scalino per la sua inadeguatezza, sarebbe bello che gli intrecci più o meno mafiosi sparissero, che un brutto progetto venisse arrestato, che un corrotto ammettesse la colpa e pagasse, che un incapace si facesse da parte e rifondesse i danni fatti. Mi accontenterei persino che qualcuno mettesse da parte i pregiudizi e i dissensi preventivi e si disponesse a cambiare idea, che fosse almeno disponibile a sostituire quei grumi basati sul sentito dire, sul preconcetto ideologico e sulla costruzione delirante di un nemico, che pensasse un po’ di più, che amasse un cincinino il rischio e la piantasse di frequentare idee che ha già, rifiutando idee che non vuole avere.

Ci piglia lo sconforto perché ci sembra di essere relegati a una marginalità estrema. Ma poi pensiamo che l’Occidente, paese della sera, dovrà prima o poi tornare all’aurora. Che ci sono persone e cose belle. Che sono, poeticamente, come i bucaneve, le primule e i primi fiori dei mandorli che, coscienti della loro debolezza, timidamente annunciano la fine di un tempo. E che è proprio quando tutto sembra perduto che tutto sarà salvato. Lenimento dello scoraggiamento potrebbe essere l’enigmatico e usatissimo avvertimento, ricordato anche da Heidegger, di Hölderlin, in Patmos, l’isola in cui fu scritta l’apocalisse: Vicino e difficile ad afferrare è il Dio. Ma dove è il pericolo, là cresce anche ciò che salva.

Moreno Neri

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Mobbizzare Pizzarotti.

pizzaitalia

Come impedire all’unico che ha cambiato qualcosa di partecipare alla festa del Cambiamento.

 

Sapete cos’è il Mobbing? E’ l’insieme di tutti quegli atti quotidiani, di emarginazione sociale e violenza psicologica, attuati sul posto di lavoro, quando si vuol far fuori qualcuno da un’attività. Indipendentemente dal rendimento una persona, che evidentemente non può essere allontanata con mezzi leciti, viene emarginata e sottoposta a comportamenti passivo aggressivi in modo che, esasperata, getti la spugna e si allontani di sua sponte.

Federico Pizzarotti e il Movimento di Parma sono sottoposti a Mobbing, non saprei come altro chiamarlo. L’ultimo atto di quest’azione vigliacca è stato non concedere a Parma uno spazio sotto i Gazebo nell’edizione Palermitana di “ Italia 5 Stelle”. Alcuni, troppi, obbietteranno che nessuno ha vietato ai Parmigiani di andarci lo stesso a Palermo, ma questa è ipocrisia.

Chiunque abbia partecipato alle ultime edizioni della Festa dell’Unità versione 5 Stelle sa benissimo che il gazebo è un richiamo alle origini del Movimento e dei suoi banchetti informativi, onnipresenti in ogni stagione della politica cittadina, non solo sotto le elezioni.  Avere o non avere un Gazebo informativo ad Italia 5 Stelle equivale a esistere o non esistere. Se hai il Gazebo sei lì a dire cosa hai fatto, se non ce l’hai … sei un turista in visita, ma Parma non è certo un realtà trascurabile nella storia del Movimento 5 Stelle.

Ci srà poi l’obbiezione per via della sospensione, procedimento indefinito da regolamento, che si applica o non si applica a seconda delle necessità di chi tiene le fila del gioco.. Grillo, Casaleggio ereditario (o ereditato?), Direttorio che sia. Secondo le regole (?), non scritte, ma egualmente soggette a soventi deroghe, un Sindaco del Movimento, onesto e produttivo, dovrebbe rivelare di essere sotto indagine preliminare, pur che sia da dimostrare la sussistenza di un’accusa del tutto strumentale.  Questo, s’intende, per quella grande fame di trasparenza che ha il popolo pentastellato. Parametro importante? A volte sì, a volte no. Sì, quando si tratta di Pizzarotti, ma non quando si tratta delle mail che Di Maio non ha “letto”  o quando, in maniera proditoria, non si permette ad un gruppo locale, come quello di Rimini, di presentarsi alle Comunali per non far dispetto all’ex moglie di Grillo.

Va detto, se no non si capisce il quadro della situazione, che Federico Pizzarotti è sotto ostracismo da ben prima che quest’accusa, archiviata già nelle indagini preliminari perché infondata, facesse puntare il dito contro di lui. Da molto tempo chiede un confronto con i vertici del Movimento, riguardo metodi e prospettive. Da altrettanto tempo viene sistematicamente ignorato. Perché? Semplicemente perché l’indipendente Federico rappresenta un pericolo per la leadership dei Brancaleone delle battaglie ancora non combattute. Pizzarotti, attualmente, è l’unico con un’esperienza amministrativa di un certo rilievo e risultati che lo classificano come meritevole.

Non ha spento l’inceneritore? Sciocchezze, l’ha affamato. Non ha detto di essere indagato? Se questo è un comportamento sbagliato per lui lo è anche per Di Maio, che a Roma, per la seconda volta dopo Quarto, si deve giustificare rispetto a quello che sa, ma non dice. L’unico dato incontrovertibile e di cui il Movimento dovrebbe andare fiero è rappresentato proprio dai risultati del Sindaco di Parma: abbattimento del mostruoso debito, rilancio del turismo e un primato nella raccolta differenziata  che varca i confini italiani. Per citare i successi più clamorosi.

Come sono stati ottenuti questi risultati? Con l’Onestà? Quella ci vuole senz’altro, ma l’onestà, quella vera, non è una cosa che urli in giro come un invasato. No. E’ quella di quando rinunci alla famosa “occasione che fa l’uomo ladro”. Senza responsabilità e poteri amministrativi, senza milioni di euro che ti girano per le mani…. non è che la tua rettitudine sia messa poi così alla prova.

Secondo il mio parere (per quello che vale ovviamente) Pizzarotti e i suoi collaboratori hanno avuto l’intelligenza di capire che l’indirizzo politico è nullo, se usi l’ottusità contro il sistema che vuoi migliorare. Beh certo… c’è sempre la rivoluzione, ma a quella si è rinunciato quando Grillo ha temuto per il suo Status Quo e si è prestato a calmare gli animi della folla che gridava “Rodotà!” fuori da Montecitorio, mentre molti di più stavano scaldando i motori per raggiungere Roma . Se dunque ti siedi al tavolo per giocare a poker.. poi non è che puoi seguire le regole del Ramino. Allo stesso modo, se accetti di amministrare una città, ci sono molte cose di cui devi tenere conto, anche se la tua stella polare è l’onestà, tipo: penali che non si possono aggiungere ad un enorme debito ereditato e, magari, la necessità di fare rete con alcune realtà, anche se non appartengono alla tua “fede”. Non ultimo, tra altri innumerevoli esempi,  il rapporto , da cui proprio non ci si può sottrarre, con le persone che lavorano da decadi negli uffici comunali, che non possono essere mandate a casa senza un dolo grave, ma che possono fare una seria ostruzione senza uscire di un millimetro dal lecito. Un ottimo esempio dell’interpretazione di questi parametri è proprio la differenziata da record di Parma, il cui sistema è stato organizzato sull’infrastruttura IREN già presente.

Per concludere. Ad Italia 5 Stelle Federico Pizzarotti dovrebbe essere uno dei principali relatori perché, checché se ne dica, lui la “bestia” (intesa come Sistema)  l’ha cavalcata, non si è limitato ad urlargli parolacce da dove non poteva essere raggiunto. Tra l’altro mantiene la performance anche sotto un vergognoso fuoco amico. Invece non ci sarà e molti, anche tra quelli che stanno facendo bene, dovranno far finta che l’assenza sia normale o addirittura giusta. Questo è proprio quel genere di piccolo e pernicioso compromesso che incrina il Principio che ti vorrebbe diverso dagli altri. La verità è tale sempre, non solo dopo una valutazione del danno: se ammetti che vi possano essere delle sfumature, sono valide le tue come quelle degli altri.

P.S.

“Mentre cambiamo le cose possiamo commettere degli errori, ma sempre in buona fede” [Luigi Di Maio nell’apologia di se stesso]

dado

 

@DadoCardone

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Terremoti italiani. Convivenza difficile, ma non impossibile.

senza-nomeL’ultimo terremoto, quello di Amatrice, così come quello dell’Aquila, dell’Irpinia e del Friuli ha scatenato polemiche, accuse sulla vetustà del patrimonio edilizio italiano, sulla inadeguatezza delle costruzioni e sull’incapacità di realizzare edifici e città più sicure.

Vorrei a questo proposito fare alcune considerazioni per chiarire alcuni aspetti legati alla sismicità del territorio italiano e sulle caratteristiche delle costruzioni.

Il nostro territorio, soprattutto lungo la dorsale appenninica dalla Calabria sino all’estremità della Liguria è oggetto di eventi tellurici periodici dal 1500 circa, esiste quindi una consuetudine delle popolazioni ad affrontare questi drammatici eventi.

La storia come sempre, ci aiuta a comprendere ed osservare come l’ignoranza o forse l’ignavia sono una costante della nostra giovane Repubblica.

Nel 1783 dopo il disastroso terremoto che colpì la Calabria i governanti del Regno delle due Sicilie scrissero:

“ Il terremoto è un evento durissimo sia socialmente che economicamente per il nostro governo. Oltre alla sofferenza per le perdite di vite umane, per le difficoltà e lo stato di povertà in cui restano i sopravvissuti, anche per le casse del Regno e le attività economiche gli effetti sono devastanti.”

Venne così incaricato un ingegnere, per studiare un codice antisismico per rispondere alla sicurezza delle costruzioni, l’incolumità degli abitanti e la tutela del territorio e dell’economia.

Venne redatto un codice antisismico: “IL CODICE BORBONICO”.

Sfruttando la ricchezza boschiva dei territori collinari e montani, un’economia circolare ancora attuabile, Il sistema antisismico borbonico, muratura rinforzata da una rete di elementi lignei, fu sistematizzato in Calabria immediatamente, a soli tre mesi dal sisma. “L’invenzione” è dell’ingegnere La Vega che con abilità di sintesi unisce le più avanzate teorie antisismiche dell’Illuminismo e una diffusa e antica tradizione costruttiva lignea presente in Calabria.

ll governo borbonico fu particolarmente tempestivo e tra le altre iniziative per la riparazione e la ricostruzione, emanò, a solo tre mesi dalla prima terribile scossa, il primo regolamento antisismico d’Europa. La normativa obbligava ad attuare la ricostruzione seguendo diverse raccomandazioni che, oltre all’aspetto urbanistico e quindi istruzioni relativamente alle distanze, altezze degli edifici e dimensioni delle strade, davano indicazioni circa il sistema costruttivo da utilizzare, muratura «…con ossatura di grossi travi … legati con altri travi trasversali…»

Curioso sapere che gli edifici realizzati con questa tecnica costruttiva, hanno resistito ai terremoti succedutisi in Calabria e Sicilia (XI grado mercalli su XII) nei primi del novecento, tra i più forti mai registrati in Europa.

L’imponente patrimonio boschivo Calabrese trova una corrispondente tradizione, relativa alla presenza di strutture di legno, consolidata e di antica memoria.

Ulteriore impulso alla diffusione in Calabria di strutture di legno si ebbe nel periodo di inizio della dominazione romana allorché, come riportato da Vitruvio, erano ancora in uso costruzioni ad intelaiatura lignea. Tuttavia è nell’influsso normanno da ricercare uno sviluppo maggiormente estensivo in Calabria di tali sistemi costruttivi.

All’indomani del terribile terremoto Ferdinando IV di Borbone con notevole efficacia almeno in una prima fase, attua una serie di misure per ristabilire l’economia e soprattutto per la ricostruzione dei paesi distrutti.  Tra le altre disposizioni istituisce la Giunta per la per la Riedificazione con la funzione di sorvegliare la ricostruzione e divide, con un carattere di forte novità, anticipatore di misure di moderna protezione civile, l’area colpita in 5 ripartimenti, Reggio, Gerace, Palmi, Catanzaro e Monteleone, con lo scopo di meglio organizzare la distribuzione degli interventi.

La domanda che ci sorge spontanea è la seguente: Le distruzioni dei centri storici con caratteristiche costruttive antiche avvengono per l’imperizia con cui sono state ristrutturate? E di conseguenza, l’eccessiva fiducia nelle caratteristiche strutturali e prestazionali dei materiali non sono sufficienti all’adeguamento sismico. La tecnica ed il rispetto dell’edificio, visto come un unico organismo che si sostiene mutualmente, e la conoscenza del manufatto sono indispensabili per garantire l’incolumità e la sicurezza degli abitanti.

L’impoverimento delle conoscenze artigianali e della formazione di muratori e carpentieri può essere con buona ragione la causa di tale devastazione. La riduzione dei tempi di costruzione, la scelta di luoghi sulla base di ragioni esclusivamente speculative ed economiche, e non sulla loro idoneità, richiedono una riflessione seria sul vantaggio effimero di un guadagno che tale poi non si rivela.

Gli annunci e le promesse che si rincorrono dopo ogni sisma risultano un po’ ipocrite e irriverenti, se abbiamo certe notizie storiche ed esempi di edifici realizzati con questa metodologia ancora in vita a più di due secoli di distanza. Il concetto Vitruviano di Firmitas dovrebbe essere alla base di ogni normativa e queste più che specifiche e numerose dovrebbero essere sintetiche e chiare.

A chi giova avere revisioni normative quando un manuale, un regolamento, un codice esiste da più di 230 anni e viene ignorato?

Perché invece di una seria politica di silvicoltura e di artigianato, che potrebbe sviluppare un’economia circolare di tutto rispetto lungo tutta la dorsale appenninica italiana da Ventimiglia a Villa San Giovanni, si insiste sull’utilizzo di materiali e tecniche costruttive “povere di qualità ed estetica” a discapito delle popolazioni colpite in maniera devastante da eventi che invece di essere subiti potrebbero essere gestiti?

C’è bisogno di trasmettere valori permanenti di cultura e senso civico, la crescente scarsità di energie fossili, imporranno un ritorno prossimo a una tecnologia costruttiva ecologica, legata a modelli insediativi tradizionali e a risorse locali.

Le costruzioni torneranno così ad essere elementi costitutivi di una civiltà stabile e duratura.

N.B.    Il Palazzo di Mileto è studiato dal CNR per decretare scientificamente la validità del sistema costruttivo del Codice Borbonico. 230 anni di collaudo non sono sufficienti?

P.S.

“Osservate con diligenza le cose dei tempi passati, perché fanno lume alle future e quello che è e sarà è stato in altro tempo”

(Luigi Guicciardini)

Alessia Gattei e Fausto Battistel Architetti

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Prendi questa microarea… Zingara.

cons-comunale-2016_gal7758Come ridurre un Consiglio Comunale nel posto che non vorresti mai tuo figlio frequentasse.

 

Così come anticipato, in tempi non sospetti, il Consiglio Comunale di Rimini si sta dimostrando una fucina di spettacoli, che non saprei come altro chiamare se non politico-horror-demenziali. Politici, perché nostro malgrado il contesto è quello. Demenziali, perché solo la demenza può tracciare simili parabole di ragionamento ed infine Horror perché il nostro destino, in mano a questa gente, mette paura.

A proposito, sono curioso di vedere se il “graffiante Nando Piccari, orfano dei nullafacenti “grullini” (come soleva chiamarli) , scriverà un bell’articolo sull’imbecillità politica del figlio, il quale arringa alla folla incazzata insinuando che  anche loro, come gli zingari, sono in difetto con le tasse. Non solo, tenta anche di riparare con un “mi ci metto anch’io”.

A cosa è dovuto l’improvvido intervento che ha determinato una sospensione del Consiglio Comunale, nonchè un bestemmione a microfoni aperti partito da uno dei banchi della giunta? La questione è quella delle microaree in cui delocalizzare e frammentare  famiglie Rom e Sinti, attualmente concentrate  nel campo di via Islanda. Un’azione necessaria quella di cercare di risolvere in qualche modo una situazione fuori norma, persino per l’elasticità di una vita nomade. Stiamo parlando di scolarità, di problemi igienico sanitari e di stile di vita sopra le righe di quelli che, per prescrizione di legge, sono cittadini italiani.

Un concetto condivisibile, ma portato avanti nella maniera più sbagliata, ossia senza coinvolgere gli abitanti dei luoghi interessati nella redazione del piano che porterà a questo dislocamento. Il risultato, prevedibile in questo contesto, è (ed è stato) il rifiuto. In fondo, se non viene fatto il minimo tentativo di consultazione come comunità, la reazione del singolo non può essere altro che quella in difesa del  proprio backyard, da minacce come il  deprezzamento dell’abitazione e il calo della sicurezza, vere o presunte che siano.

Questa la reazione da minimo sindacale, senza stimoli aggiunti. Poi però, come scrive il consigliere Simone Bertozzi (PD) nel suo profilo “professionale” (al secondo mandato ha diviso le foto degli aperitivi da quelle del lavoro in Consiglio), durante il Consiglio in cui si discuteva il problema si è sentito anche un: “Bruciamoli tutti”. Va da sè che se qualcuno si è sentito così in confidenza da urlare la proposta di un omicidio durante un Consiglio Comunale qualcuno l’ha invitato a fare come se fosse a casa sua. Chi è il colpevole?

Dato un parterre d’eccezione come quello descritto gli indiziati sono molti. L’invito può essere partito dalla Lega che di aeroporti non ne capisce, come dimostrato dal loro candidato, ma se parliamo di campi Rom… levati che arriva la ruspa! Può essere stato qualcuno del gruppo di Rancoresi? Un buon maniaco del complotto ci proverebbe. Gioenzo Renzi? Anche se l’idea gli si confà la sua sfera d’influenza si limita a Marina ( e tra un po’ dovrà andare a chiedere i voti alla Moschea). Chi altri…?

Un altro buon indiziato della sobillazione risiede invece proprio tra le fila della maggioranza. Il consigliere Erbetta, infatti, a dispetto di una presentazione consigliare, mi dicono “tecnica”, ha vissuto un mese di passione facendo il porta a porta in quel di Gaiofana con istanze piuttosto di Destra, d’altronde è sempre stato un uomo di Destra . Non è un mistero che il tema abbia portato ad uno scontro importante anche nelle riunioni di questa maggioranza a dir poco ecumenica.

Il quadro non è lusinghiero. Un Consiglio Comunale con la convergenza che pende decisamente a destra, con Consiglieri del partito di Maggioranza che accusano i cittadini per poi confessare essi stessi di non pagare le tasse, con un pubblico che incita all’omicidio manco fosse ad una riunione delle S.S. e assessori che bestemmiano a microfoni aperti. Siamo sicuramente di fronte  ad un’involuzione : abbiamo abbandonato politica normale, in vero logora, per avvicinarci però al modello “Pianeta delle Scimmie”… a quando l’obbligo per i minori di essere accompagnati dai genitori per assistervi?

Per tutto questo dobbiamo ringraziare il PD, che si muove come se avesse un ritratto in soffitta che ne assorbe le cazzate, nonché il Movimento, prematuramente sacrificato sull’altare del peggior vizio politico: le paturnie dell’ex moglie del leader (almeno nella politica classica erano le amanti a provocare i colpi di testa.)

P.S.

“Annamo bene!!! Annamo proprio bene!!!.” [Sora Lella]

dado

 

@DadoCardone

 

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Inopportunamente Errani.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi abbraccia Vasco Errani,

Come riproporre con convinzione un modello fallimentare e poi dire che stiamo cambiando.

Su queste pagine si è disquisito diverse volte sull’oggettiva difficoltà dei membri del Partito Democratico di capire il concetto di opportunità politica. Esisteva un tempo la necessità di salvaguardare il proprio partito e chi lo vota assumendosi la responsabilità politica, ancor prima di quella legale, delle contingenze attraversate. Questo perché se un buon avvocato e “mezzi” che una persona fuor di politica si sogna ti possono togliere dall’imbarazzo di un’azione legale, nulla può invece toglierti di dosso le responsabilità che ci si assume assieme ad un ruolo istituzionale … al di là delle effettive colpevolezze. Da quest’onere, fatalmente, ti libera solo l’opinione di quel pubblico che dovresti amministrare.

Sembrava conoscere bene questo principio Vasco Errani quando, ai tempi del processo per la faccenda Terre Emerse, si era dimesso da Presidente della Regione, dopo una condanna in primo grado per falso ideologico. Condanna che cadrà revisionata in Cassazione con la formula “il fatto non costituisce reato”.

I fatti, per chi non li conoscesse, partono da un’indagine per truffa nei confronti di Giovanni Errani, fratello di Vasco. Nel 2006 la Cooperativa Terre Emerse ottenne un milione di euro dalla Regione per la costruzione di una Cantina vinicola a Imola. Per trattenere legittimamente quei finanziamenti i lavori dovevano terminare entro un termine temporale preciso, ma, secondo il Pubblico Ministero Antonella Scandellari, ciò non avvenne e la Cooperativa di Giovanni Errani certificò una falsa chiusura dei lavori, continuando in realtà la loro esecuzione.

Questa prima parte dell’accusa è caduta in prescrizione già in primo grado. V’è una seconda parte d’accusa, relativa allo svincolo nel 2008 da parte della Regione di una fidejussione lasciata in garanzia per ottenere il finanziamento. La Regione, sempre secondo l’accusa, svincolò il titolo tratta in inganno dalla falsa certificazione di cui sopra. Va da sé che se la prima parte del dolo cade in prescrizione per la legge tutto ciò che ne consegue non esiste e di conseguenza, secondo i giudici della terza sezione penale della corte d’appello di Bologna, “il fatto non sussiste”.

Cosa c’entrava Errani? Egli produsse spontaneamente una relazione sulla vicenda che presentò sia in Procura, sia in aula in Regione, in reazione ad un articolo apparso su “il Gionale. Secondo il giudice, il politico avrebbe spinto due funzionari a scrivere un dossier falso per depistare le indagini. Falso ideologico.

Come premesso, sono tutti innocenti. Una prescrizione in primo grado per Giovanni e una conseguente assoluzione in secondo grado per fatti correlati. Per Vasco invece ci pensa la Cassazione, nessuno è colpevole di fatti che rappresentino reato. Concedetemi però di pensare che se fosse successo a me ora sarei chino a sbucciare arance in una cella.

Opportunità politica s’invocava all’inizio dell’articolo. Nel caso appena raccontato si svolse tutto come da manuale. Il politico condannato, anche se non in via definitiva, rimette le sue dimissioni, il partito chiede di ripensarci, ma il politico si dichiara irremovibile. L’onorabilità delle persone e del Partito sono salve, non resta che fare il solito richiamo al garantismo (siamo tutti innocenti fino al terzo grado) e il Partito rimane al potere anche nelle successive elezioni.

Sì da il caso, però, che la gestione dell’opportunità politica non sia un singolo test da superare una tantum e decretare così una sorta di immunità. La prova è proprio la notizia di questi giorni secondo la quale Matteo Renzi avrebbe nominato commissario straordinario per la ricostruzione, dopo i terremoti di questi giorni, proprio lo stesso Vasco Errani. Cosa c’è che non va? Errani, nel 2012, fu commissario per la ricostruzione dopo il sisma Emiliano. Aveva anche un motto: “Teniamo botta”.

Nessuno può certo attribuire all’ex Presidente di Regione la responsabilità diretta di quello che successe dopo, ma dalla ricostruzione in Emilia venne fuori il più incredibile caso d’infiltrazione mafiosa che l’Italia settentrionale possa annoverare. In concreto un secondo terremoto che, nel 2015, portò all’arresto di 117 persone tra politici, giornalisti e imprenditori reggiani, accusati a vario titolo di aver avuto contatti o di aver preso parte alla cosca ’ndranghetistica che faceva riferimento al boss di Cutro Nicolino Grande Aracri. Un’indagine che solo con i riti abbreviati (seguendo i quali si ottiene un terzo di sconto della pena) ha totalizzato prime sentenze per 300 anni di carcere.

Errani, ripeto, non è colpevole di niente, ma può essere il modello Emiliano, nella sua evidente inidoneità alla prevenzione delle infiltrazioni, qualcosa da ripetere? Ecco un altro caso in cui Vasco, per non esporre il Partito all’inevitabile attacco, dovrebbe considerare l’opportunità politica di rifiutare.

In questi giorni, pieni di dolore, lacrime e tanta solidarietà umana, si sente ripetere in continuazione che questa dev’essere l’ultima volta, che dev’essere un’occasione per non soccombere più ai soliti vizi dell’Italianità, soprattutto in relazione a tutto ciò che succede dopo il dramma di un sisma così potente. Direi che si può cominciare a concretizzare questa intenzione con l’assegnazione di un ruolo, quello del Commissario Straordinario per la Ricostruzione, che sia per competenza e non per quello che sembra essere un calcolo politico.

P.S.

“Un congedo opportuno lascia dietro una porta sempre aperta.”

[Erri De Luca]

dado

 

@DadoCardone

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Giornalismo che fine hai fatto?

accreditostampa

Emilia Romagna: Giornalisti messi nel conto spese a loro insaputa. Analisi della debolezza costituzionale del fu Quarto Potere.

 

Un milione di anni fa (o forse due) facevo l’apprendista presso il Resto del Carlino di Pesaro. Sebbene il Giornalismo, universalmente inteso, non si è certo inventato adesso i suoi vizi e le sue virtù, quella volta v’era un certo prestigio nel praticarlo, anche solamente da apprendista. Ricordo ancora le calorose strette di mano e i cadeaux per la stampa collezionati in quel periodo, sebbene nessuno avesse la minima idea di chi fossi. Non per richieste di qualche tipo, intendiamoci… solo per un tributo dovuto al mestiere.

Una volta, ad una pallosissima conferenza, fui omaggiato di una cartellina di pelle con block notes e stilografica. Avevo fatto fatica a mettere insieme le lire di benzina necessarie per arrivarci a quell’evento e, nel parcheggio, ingranando una retromarcia mi rimase il cambio della 127 in mano.  Capite bene che il regalo, seppur una sciocchezza per le spese dedicate alle pubbliche relazioni a quei tempi, acquisiva un certo peso per uno prendeva saltuariamente 70 mila lire a servizio facendo il cameriere nei catering. Ne fui quasi imbarazzato. Scrissi malissimo della conferenza e, se non ricordo male, non fui nemmeno pubblicato.

Fino ad oggi provavo quasi tenerezza per la mia personale epica giornalistica, ma il fatto che nessuno mi abbia mai messo a mia insaputa come casuale di una fattura per giustificare un rimborso spese… beh, me l’ha fatta rivalutare.

Mi riferisco ovviamente all’articolo del Corriere di Bologna scritto da Anna Budini, quello in cui si descrive il tentativo di Fabio Grassi di coprire illegittimi rimborsi spese. La confessione del capo ufficio stampa, responsabile della comunicazione dell’Apt Servizi, e il conseguente tentativo di mettere tutto a tacere con un paio di bottiglie di vino, avviene come conseguenza di una semplice operazione portata avanti da Raffaella Sensoli in Regione: chiedere un controllo incrociato di spese e causali per gli Educational Tour. Mica i rimborsi Somali di Carmen La Sorella eh, solo soggiorni di lusso per far parlare bene i giornalisti della Riviera.

Una denuncia che, oltre a provocare la minaccia di provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine dei Giornalisti, ha messo in evidenza, come ammette lo stesso Grassi, “una zona grigia” perché “[…]in tutto il mondo funziona così perché le pierre le fai in questo modo. Se i giornalisti li inviti, li devi ospitare. O no?”. Certo.. tutti in hotel di lusso con famiglia a seguito.

Budini scrive l’articolo, Fabio Grassi viene fatto (auto) dimettere, l’Assessore Corsini giura che APT è trasparente e intransigente. E i giornalisti? A parte chi ha scritto l’articolo per ora non si legge di nessuno che condanni apertamente la pratica. Garantismo? Non svegliare il can che dorme? Non saprei. Dall’articolo non ho capito nemmeno se gli altri giornalisti, quelli seduti allo stesso tavolo di Budini e Grassi nel momento della richiesta, hanno accettato le bottiglie oppure no.

Mentre aspettiamo di capire chi, quando, cosa, come e perché, come si usava una volta nel giornalismo, a me, che poi giornalista vero non lo sono mai diventato, non resta che condividere una riflessione. Certamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma trovo che oggi vi siano un po’ troppi campioni di cattivo mestiere, tanti da minare i fondamentali del fu Quarto Potere. Dalle piccole redazioni locali in lotta per la sopravvivenza, ai leccaculo da massimo sistema (tipo l’Unità), passando per i giornalacci come Libero e il Giornale, che giocano a stimolare i peggiori istinti dei loro lettori con titoli vergognosi, finendo per quelli che si fanno pagare lo status raggiunto con soggiorni gratuiti con consorte e figli a seguito: perché un ragazzo oggi come oggi dovrebbe ambire a fare il mestiere del giornalista? Sicuramente professionisti come Travaglio, Gabanelli, Mercalli e Berlinguer risollevano la reputazione generale lottando contro la rimozione sistematica di qualsiasi tema non faccia piacere all’esecutivo, ma le loro esperienze sono riproducibili a livello amatoriale, con mezzi totalmente gratuiti, senza rischiare di essere inconsapevolmente piazzati nel rimborso spese di qualche carrozzone regionale. Chi oggi  parla con onestà di temi contingenti quali ambiente, immigrazione e lavoro? Blogger, dilettanti della notizia magari, ma tutta gente che si è dovuta inventare uno sfogo per fame di verità. Badate bene, non sto parlando di complotto, perché se il prezzo del silenzio sono delle bottiglie di vino va da sé che i disegni sono piuttosto semplici. Sto parlando di ignavia.

Alla politica come guida abbiamo rinunciato da tempo ed ora al giornalismo, che doveva essere il cane da guardia, hanno dato un guinzaglio corto e una ciotola con il Chappy. Il colpevole? Ce n’è più di uno. Da una parte noi, con il nostro voto (o non voto) e le nostre preferenze di lettura. Vorrei sottolineare che se Tassi del QS si è sentito tranquillo nel titolare “Cicciottelle Azzurre” un motivo c’è. L’altro colpevole è il giornalismo che bada a pubblicare solo cose che è sicuro di vendere, rinunciando ad una propria precisa funzione, il ruolo culturale guadagnato con la Storia e perso miseramente in  nome del “teniamo famiglia”. In sintesi: meglio il culo della Minetti che i risultati di Casa Madiba. Cherchez la femme.

‘Sto cane a forza di mordersi la coda è rimasto solo con le gengive.

P.S.

In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: “scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?” Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono.

(Daniele Luttazzi)

dado

 

@DadoCardone

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Exit

ExIt [alia]

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (qualsiasi cosa essa sia) è un capolavoro di superficialità politica senza pari e la toppa che gli si vuole mettere è peggio del buco.

L’Inghilterra, che per inciso non produce quasi nulla ed importa praticamente qualsiasi cosa, si è trovata dalla sera alla mattina ad avere una moneta notevolmente meno pesante, con tutto ciò che ne consegue. Il motivo oggi è chiaro, la classe dirigente ha pensato che fosse scontato anche per l’elettorato l’appartenenza ad un ordine politico economico, sebbene nessuno si fosse preoccupato di spiegarlo. Dall’altra parte politici con della fame vera, come Farage, sono partiti da una considerazione diversa e sono scesi tra la gente a spiegare il loro punto. Done.

Molti vedono nel voto avverso all’Europa del popolo inglese la risurrezione di una identità sciovinista, fenomeno anche continentale, che si vuol chiudere nei suoi confini. In parte è vero, poiché tra le leve usate v’è sicuramente l’immigrazione, ma questa analisi rischia di rimanere solo in superficie. Infatti la Scozia, che pure ha votato a suo tempo per rimanere in Europa, usa gli errori di Cameron per un’istanza nazionalista.

La recrudescenza delle estreme destre europee è senz’altro un dato reale, ma assegnare loro un parametro di crescita indipendente dal malgoverno di questa Europa delle banche private è riduttivo. Le persone, la maggior parte delle persone, non si interessano di politica, né di economia e neppure dello Stato Sociale. La logica dei popoli risponde al semplice percorso empirico: non sto bene? Cerco di cambiare e lo faccio dando fiducia a chiunque proponga un cambiamento. Frente Amplio, Podemos, 5 Stelle, tutte entità che, dove presenti, con successi alterni, arrivano a contendere la guida dello Stato. Dove però non ci sono è ormai chiaro che prendono forza  ideologie nazionaliste, per quanto gravate da zavorre storiche.

Se in Inghilterra l’Europa e gli europeisti avessero dato meno per scontata un’appartenenza mantenuta con i colpi dei Bazooka di Draghi, magari considerando con meno distacco le istanze basilari della popolazione, oggi staremmo parlando d’altro. Invece sembra che la vera campagna pro Europa sia partita solo dopo il voto. Cameron non vuole formalizzare la richiesta d’uscita, si raccolgono firme per annullare il Referendum e tutti si affannano, come non avevano fatto prima, a spiegare gli svantaggi dell’uscita.

Questo atteggiamento è un altro problema. Gli Inglesi, sebbene risultino sostanzialmente spaccati a metà, hanno detto la loro usando uno strumento democratico previsto, non certo improvvisato. Squalificarlo non farà bene alla misura dell’ autodeterminazione che i britannici ritengono di avere. C’è poi la raccolta firme che è addirittura ridicola. Di chi sono le firme? Brexit pentiti o degli stessi che volevano rimanere? No perché se sono degli stessi la raccolta firme c’è già stata ed era appunto il Referendum.

Non sembrava un referendum all’Italiana. Le domande erano semplici, Leave or Remain, ma in fin dei conti quando si parla democrazia diretta, o quantomeno consultazione diretta, l’insofferenza dell’esecutivo verso gli stupidi votanti dà sempre lo stesso risultato: se ha ragione il Governo è una festa per la Democrazia, altrimenti la gente non ha i mezzi per decidere.

Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle, ma per certo saranno tutti tentativi di mantenere lo status e non di correre al riparo nelle questioni che stanno veramente minando l’unità dell’Europa. L’incapacità di gestire il flusso migratorio probabilmente riuscirà dove non osano nemmeno gli euroscettici più incalliti, basta guardare che fine hanno fatto i modelli di accoglienza della Socialdemocratica Svezia, un esempio virtuoso sovraccaricato fino all’esplosione dall’ignavia degli Stati Membri.

L’Europa delle Banche non è un’invenzione delle Destre, anche se fin’ora sono le più propense a cavalcare quest’onda. Avemmo bisogno dell’Europa dei Popoli, ma se consideriamo che nel Parlamento di Bruxelles il Partito Socialista Europeo è tenuto in quota dal PD di Renzi… direi che siamo abbastanza inguaiati.

P.S.

“Non siamo più inglesi né francesi né tedeschi. Siamo europei. Non siamo più europei, siamo uomini. Siamo l’umanità. Non ci resta che abdicare dal più grande degli egoismi: la nostra patria.” [Victor Hugo]

dado

@DadoCardone

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Ancora la nipote di Melucci? Veramente?

01826801Una piccola riflessione estiva ad uso e consumo dei lettori di Citizen. Il Secondo mandato di un Sindaco, offre, ovviamente, vantaggi e svantaggi. Meno ovvio è identificare la rilevanza degli uni e degli altri. Di getto si potrebbe considerare che una riconferma, ad esempio con i numeri realizzati a Rimini, dia l’agio di una popolarità che annulla le contestazioni spicce e permette di operare con più tranquillità.

La popolarità però è un valore effimero e, da queste parti, si nutre dell’overdose di eventi, soprattutto per l’insostenibile leggerezza dell’Homo Aperitivus. Questo Andrea “Party” Gnassi l’ha interiorizzato nella maniera più convinta, infatti quest’anno ha concentrato in soli 15 giorni tutti i suoi assi. Al Meni, La Molo Street Parade e la Notte Rosa.. (pare che abbia tentato di spostare anche Ferragosto, ma la maledetta burocrazia non l’ha permesso). Un’esaltazione, a beneficio degli autoctoni, che permetterà di passare sopra tutti i divieti di balneazione, nonostante il preannunciato miracolo delle Fogne tardi ad avverarsi.

Poi però arriverà settembre, si ricominceranno a fare i Consigli Comunali e i problemi irrisolti si presenteranno tali e quali, senza che l’atteggiamento sia cambiato di una virgola. Qualcosa di diverso però ci sarà: difficile passare per quelli appena arrivarti, che tentano di risolvere guai ereditati.

Rimini, c’è da scommetterci, presenterà il conto degli investimenti considerati prioritari secondo logiche di speculazione politica. Lo farà con nuovi e più veementi allarmi, primo fra tutti quel bisogno abitativo rimasto fuori da ogni programmazione che non sia emergenziale. Gloria Lisi, Vice Sindaco riconfermata, che con la lista Rimini Attiva ha ribadito la sua area di potere, è un’entità reazionaria, funzionale al sistema così com’è, dunque la creatività nel Welfare è da escludersi a priori. C’è da dire che l’Assessora dirige con polso fermo le idiosincrasie dello Stato di Diritto Riminese. Guardate ad esempio come appare del tutto naturale che uno stesso dirigente sia usato per gli Affari Sociali e la Polizia Municipale. Un bel corto circuito.

Altri insostituibili riconfermati sono Brasini, solo lui può far quadrare i conti di Gnassi, Jamil “Ringhio” Sadegholvaad e Massimo Pulini. Questo il quadrato del fortino. Gli altri assessorati, che come hanno dimostrato le mai sostituite Rossi e Visintin, nonché i facilmente ignorabili Biagini e Imola, non servono e possono essere usati come merce di scambio.

A proposito di scambio. C’era chi affermava che la pace tra Gnassi e Melucci sarebbe costata un’assessore. Noi non ci crediamo, ma oggi si parla di un possibile assessorato a Roberta Frisoni. Come chi è Roberta Frisoni!? E’ la solo incidentalmente nipote di Melucci a cui era stata affidata Agenzia Mobilità. Dopo la fuga a gambe levate da quel compito… come non apprezzare un suo coinvolgimento nella nuova Giunta?

Nell’altra parte della lista, da giocarsi in overbooking, troviamo anche Anna Montini, Assessore in quota Patto Civico, Lorena Fonti per Rimini Futura e Francesco Maturo. Di questi, se confermati, la mia preferita sarebbe la Fonti… laureata con una tesi sul Piano Strategico di Rimini.  Mi è sempre piaciuta la fantascienza.

Abbiamo aspettato un po’ per questa Giunta, ma sembra che il peso specifico sarà pressoché uguale a quello che abbiamo imparato a conoscere nello scorso mandato. Gnassi comanda color… Il tutto ovviamente facilitato da un consiglio comunale inerme. E’ vero che dall’opposizione promettono “sorci verdi”, ma quella gara lì si vince mediaticamente e Rancoresi, per esempio, ha l’unica capacità accertata di rendere noioso l’inoppugnabile. Al Primo Cittadino è stato già dimostrato che le sue Vision non tengono aperti gli aeroporti, ma è ancora lì. Il discorso della Lega poi non vale nemmeno la pena di affrontarlo.

P.S.

La politica è il governo dell’opinione”. [Carlo Bini, Manoscritto di un prigioniero, 1833]

dado

 

@DadoCardone

 

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Effimera

effimeraIl Pd perde Roma e Torino. A Bologna e a Napoli la Sinistra tiene con Sindaci che non sono pro Renzi. Posti piccoli, ma con tradizione, interessi e legami di Centro Sinistra, si risvegliano sotto un’altra bandiera (vedi Cattolica). Che cosa sta succedendo?

Succede, non da adesso, che il Partito Democratico sta costruendo la sua sconfitta più dura e lo sta facendo culturalmente. Una volta c’erano l’opposizione e l’alternanza, oggi ci sono solo vittorie e sconfitte, tra l’altro in assenza totale di un vero confronto.

V’è un solo modello di precariato universale da applicare a qualsiasi ambito, non solo nel lavoro. Anche chi si occupa di politica oggi è un precario, sebbene di lusso, che poi è l’unico motivo per cui Matteo Renzi, Presidente non eletto di un Governo nato fuori dalle Urne, è ancora in piedi. Se questo Governo dovesse cadere, in quanti sarebbero sicuri di esserci anche nella prossima legislatura? Un Alfano, per esempio, potrebbe mai più sognarsi di fare il Ministro?

Precariato politico, ma anche Caporalato da Consesso Assembleare. Il modello è quello di Presidente, Sindaco, Preside padrone, mentre tutti gli altri sono seduti sullo strapuntino, dunque è meglio alzare la mano e dire sempre sì. Sì alla gestione privata dell’acqua, sì alla cessione delle reti, sì al finanziamento pubblico di opere che producono solo guadagni privati, sì alla riduzione dei Diritti, sì al sistematico annullamento dei corpi intermedi. Sì a tutto, finché dura, bravi noi e demagoghi gli altri.

Quello che è successo in queste elezioni amministrative è realizzazione, senza ancora sublimazione, di un meccanismo che va avanti da tempo. Alle ultime Regionali in Emilia Romagna l’astensione dal voto è stata paurosa, una congiuntura nella quale il PD ha perso quasi due milioni di votanti ed ha anche fatto finta di dispiacersene. Una recita per nascondere le mani che si sfregavano l’un con l’altra, prima di accarezzare con voluttà i trappoloni delle Aree Vaste, ultimo atto delle politiche liberiste pronte a svendere tutto: Sanità, Trasporti, Camere di Commercio. Un giochino da miliardi, per cui vale la pena di essere il migliore sul fondo del barile.

La politica non si occupa della realtà, la realtà non si occupa della politica, una scissione nucleare tra l’etica e i significati per cui vale tutto e il contrario di tutto. Basta guardare Rimini. Un Sindaco di Centro Sinistra vincitore a tavolino per ritiro dell’avversario che, comunque, per governare ha bisogno d’infiltrati civici del centro destra e altre liste che mal celano l’interesse specifico, dunque le implicite promesse. Se questa nuova stagione durerà più della vita di un’effimera  sarà solo per l’ininfluenza dell’opposizione, anch’essa caduta nel delirio della politica da ammazzacaffè, quando non nel rancore personale. Gente per cui (tranne un paio di eccezioni) Giolitti poteva anche essere stato la quinta delle tartarughe ninja.

Quando poi per chi sta dentro il momento migliore della giornata è: “ve l’abbiamo fatta tappare quella buca”, sugli spalti il clima non può essere migliore. Il disinteresse assume i tratti di un atto di benevolenza, se paragonato all’onanismo dei commentatori politici che si dividono sommariamente tra adoratori di natica e vorrei, ma non posso. A completare il quadro la Sinistrina squalificata, che s’aspettava l’investitura divina, evidentemente meritata per essere stata capace di essere contraria, senza dare troppo fastidio. La discrezione sarà pure un merito, cribbio!

Questo dunque il quadro sia nazionale che locale. Il PD perde male e vince peggio, mentre il Movimento 5 Stelle raccoglie cocci di destre e sinistre, competendo solo a margine con la Lega, baluardo dello sciovinismo, progettata per l’inutilità politica. In tutto questo sistema Italia (ma non solo) è stato messo alle corde. Ciò di cui avremmo bisogno sono nuovi modelli di sviluppo sociale, economico ed energetico, ma la politica si è persa guardandosi allo specchio ed anche la partecipazione si è caricata di troppa retorica.

P.S.

Una mosca effimera nasce alle nove d’una mattina di piena estate, per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la parola notte? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte.

[Stendhal, Il rosso e il nero, 1830]

dado

 

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Un consiglio senza Sinistra.

beatrice lorenzin - patto civico per gnassi - pizzolante-2Più di una persona (due) mi ha intimato di scrivere al più presto un pezzo Citizen sui risultati elettorali di Rimini. Visto che senza i miei due lettori non potrei sopportare la carriera di corsivista amatoriale (vita dura), ho deciso di comporre un articoletto, nonostante il mio coinvolgimento politico-emotivo. Tra l’altro non essendo un giornalista licenziato, né un pubblicista accreditato, me lo posso permettere.

Parto da lontano, da Bologna precisamente. Se a Rimini non si è presentato il Movimento 5 Stelle molti dei ringraziamenti di  Andrea Gnassi dovrebbero essere recapitati a Massimo Bugani che, tramite la sua agente locale, Carla Franchini, ha potuto creare lo sconquasso. Quel minimo di conflitto, quel tanto che basta, per poter anonimamente sostenere che “dove ci sono conflitti non si presenta nessuno”, a meno che non si parli di Bologna ovviamente. Certo che l’uomo cui nessuno può fare ombra, ma che non arriva manco al ballottaggio, è stato enormemente facilitato da alcune incrinature già presenti sul territorio quali: il megafono dell’ex moglie di Grillo, caricata a molla dai suoi complessi d’inferiorità, un assortimento di mignatte vanitose e un gruppo che “stiamo buoni, se no s’incazzano”.

Comunque sia, questo risultato elettorale è figlio dell’assenza del Movimento, dato penso incontestabile. Il problema è che la proditoria eliminazione dell’Yin ha fatto ribaltare lo Yang e, attualmente, il Consiglio Comunale di Rimini si appresta ad essere occupato da un coacervo di entità neoliberiste che mette i brividi e per cui l’unica forma di partecipazione è quella agli utili. Welfare State addio.

La Maggioranza è tenuta in piedi dalla lista di Pizzolante, Patto Civico e Città Metropolitana per Gnassi, che ha piazzato 5 seggi, tra cui non c’è il fido Vincenzo Gallo, il più parziale Presidente del Consiglio Comunale di sempre. Vale a dire che le politiche di Sinistra, se mai fossero destinate ad esserci, dovranno passare per il setaccio dell’Onorevole, per non parlare poi degli Assessori che gli sono dovuti secondo le più classica applicazione del Manuale Cencelli.

La Minoranza invece è completamente privata di qualsiasi espressione non dico di sinistra,  ma manco di centro. Riconfermati: Nicola Marcello (recordman con 1237 preferenze), Gennaro Mauro  e Gioenzo Renzi. Riconfermato anche Luigi Camporesi che dopo aver mollato gli amici (?), insultato il mondo, millantato primati nel Movimento, costruito liste poi accorpate perché vuote, infiltrato liste di disturbo, minacciato denunce, è tornato (come avevo predetto qualche pezzo fa) esattamente dove era partito. Con il vantaggio di non avere più la Franka tra le scatole, ma con lo svantaggio di non avere più Tamburini a coprirgli le spalle. Grosso problema…. Perché il secondo era l’unico a possedere una cultura politica tra i tre e praticare la politica solo per rancore non è mai auspicabile.

Tutto nuovo invece il comparto Pecci, il quale, secondo me, è passato in chiesa ad accendere un cero a San Pinocchio per non essere costretto a dimostrare in che modo si riempie l’Aeroporto Federico Fellini di Milioni (e milioni) di passeggeri in arrivo. Da lui mi aspetto un bel po’ di materiale per raccontare della tragicommedia Consiliare…. Può battere la Franka se s’impegna.

Fuori dal Consiglio in molti, ma non tutti i mali vengono per nuocere, come si suol dire. La prima degli esclusi è la lista Rimini People, che mi asterrò dal commentare in quanto mi troverei in conflitto di interessi, ma che vi invito a seguire nelle sue attività, anche ora che si è fuor di candidatura. Dietro, di poco, la lista dell’Assessore uscente Sara Visintin. Un vero peccato non poter vedere in azione il suo Sindaco della Notte ruolo ideato, pare, da Luca “Tourette” Santarelli (8 voti); come se non bastassero tutti i sindaci che lasciano girare di giorno. Sono anche addolorato di non poter vedere in Consiglio Addolorata, Di Campi, che, con il suo Popolo della Famiglia, ci ha regalato la magia di una piazza gremita da un uomo solo: Mario Adinolfi. Indifferenziabile. Non posso dirmi addolorato invece per il penultimo posto di Ottaviani Prima gli Italiani, anche se non sono riuscito a capire chi caspita è che nel 2016 vota ancora simulacri del fascio, quando sono disponibili così tante alternative scioviniste. Un po’ demodé. Ultima Marina Mascioni con il Fronte Nazionale per l’Italia. Sugli ultimi non s’infierisce.

P.S.

Al Seggio:

Presidente: “ma qui c’è scritto solo Ricci, come facciamo a sapere se è la femmina o il maschio”

Rappresentante di lista Roberto: “è femmina glielo dico io”

Presidente: “ma come fa a dirlo?”

Roberto: ”come faccio? Sono il suo babbo!!”

dado

 

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Volevo lanciare un segnale.

coperIn una intervista contenuta nel libro “La felicità al potere”, José Mujica, da molti definito il miglior Presidente del mondo, parla quasi con invidia dei progressi europei nel campo dello Stato di Diritto. In effetti il secolo scorso ha visto partire dalle scuole, dalle fabbriche e dai rappresentanti della cultura europea una serie di rivoluzioni e sommovimenti che hanno prodotto un’idea d’avanguardia rispetto al Welfare. Certo i prodotti di queste lotte sono alquanto eterogenei. Lasciando perdere gli ultimi tentativi di annessione, che non hanno partecipato a questa lunga storia e dove la polizia fa irruzione nelle redazioni dei giornali d’opposizione, la Comunità Europea vanta risultati come quelli della social democratica Svezia, ma anche l’aberrazione del Jobs Act italiano… il sonno della coscienza che sta producendo la Generazione Voucher.

Che fine hanno fatto in Italia le spinte verso l’evoluzione del Diritto? Ieri chi vi scrive è stato messo di fronte al canto del Cigno di quella che fu (siccome immobile, dato il mortal sospiro) la mejo gioventù studentesca italiana. Una ventina di ragazzi misti assortiti, rappresentanti loro malgrado dell’annichilita coscienza studentesca riminese, hanno improvvisato un’assemblea su di un marciapiede, circondati dall’indifferenza degli insegnati/impiegati che guardavano, passavano e non si curavano di loro.

I fatti che hanno portato a questo sono noti. Il Preside del Serpieri, inorgoglito dalla considerazione che #labuonascuola gli vorrebbe assegnare, senza motivo alcuno, perlomeno derivante da un’operazione senziente, ha chiamato nel suo liceo un controllo antidroga con tanto di cani. Risultato.. una canna.

“Volevo lanciare un segnale”, si difende sul Corriere, come a dire: normale amministrazione, nessun tentativo autoritario fine a se stesso ed infatti il giorno dopo nega l’Aula Magna agli studenti che vogliono parlare della questione. Noblesse oblige.

intSi dirà, si è già detto, che l’aula non si poteva assegnare per regolamento, perché c’era gente da fuori, perché un aula magna non si assegna così da un giorno all’altro. Vorrei vedere se ti venisse Renzi in visita cosa faresti da un giorno all’altro. Fatto sta che, nello scoramento generale e nella frustrazione di una giusta istanza, un manipolo di ragazzi intelligenti ha creato sul marciapiede fuori dalla scuola un momento di riflessione sulla realtà. Che poi è quello di cui dovrebbe preoccuparsi la scuola, invece che di lanciare “segnali”.

Badate bene. I discorsi su quel marciapiede, sono stati tutti contro l’uso di sostante psicotrope a scuola, nessuno ha sostenuto che farsi le canne a scuola sia una cosa giusta. Il contraddittorio si è sviluppato invece sui controlli e sul significato di repressione o meno ch’essi rappresentano. Una discussione appassionante, che sarebbe stato giusto incoraggiare e supportare. Al tempo della Post-Democrazia però non c’è spazio per occuparsi del proprio futuro, quello lo hanno già deciso altri.

Venti persone su quante? Un migliaio? Il 20 per mille è la percentuale della voglia di consapevolezza riminese. Zero % è invece la percentuale degli insegnanti che, vedendo quel venti per mille fuori dalla scuola, in lenta maturazione sotto il sole cocente, hanno sentito il dovere/bisogno di comprendere cosa stesse succedendo e capire se potevano dare un contributo da educatori.  Ha da passà ‘a nuttata (cit.)

P.S.

O capitano! Mio capitano!

dado

 

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Su Rimini – La presa in giro di Di Maio.

A volte non serve nemmeno andare con lo zoppo per imparare a zoppicare, basta frequentare la stessa Bouvette. Il giovane Luigi Di Maio non sarà un politico di lungo corso, ma ha imparato presto e bene l’arte di dissimulare una situazione imbarazzante. Tipo quella dell’ex moglie di Grillo che si mette di traverso, contro il benvoluto candidato sindaco del Meetup storico di Rimini. Certo non lo fa con un ragionamento che possa almeno sembrare condivisibile, ma con l’autorità che gli deriva dalla sua “predestinazione”.

Mi riferisco alla recente dichiarazione riportata dall’Ansa:

“Noi dobbiamo essere onesti con i cittadini, a Rimini e Ravenna non siamo pronti. Noi non chiediamo ai cittadini un voto per una lista per cui non siamo pronti, continuiamo a lavorare per essere pronti la prossima volta. Abbiamo sempre scoperto che i sindaci degli altri partiti non erano pronti il giorno dopo le elezioni. Noi abbiamo, per coerenza, preferito dirlo prima”.

Eh già, sarebbe proprio il caso di essere sinceri con i cittadini e dire loro chiaramente che il problema fondamentale del Movimento a Rimini deriva da una mancanza di mezzi, ma andiamo con ordine.

Allo spuntare della seconda lista, quella improvvisata usando la visibilità dell’ex di Grillo, i referenti di Rimini si sono ovviamente mossi per spiegare, a chi di competenza, cosa stava succedendo. La situazione è stata presentata nei minimi particolari a tre dei 5 membri del Direttorio: Fico, Di Battista e Di Maio. La faccenda è stata esposta in diverse occasioni da Giulia Sarti, Raffaella Sensoli e Marco Affronte, com’era naturale agire vista la mancanza di feedback da Roma.

Solo più tardi l’amara realtà ha fatto capire a tutti che non ci si doveva riferire a Roma, ma a Milano dove, per carica ereditaria, il figlio di una persona mai eletta può decidere vita e morte di Meetup con dieci anni di storia, facendo apparire due righe non firmate su un Blog, gestito non si sa da chi.

Decisione senza appello, ma non, come si potrebbe pensare, senza motivazione. E’ stato lo stesso Davide Casaleggio ad ammettere (non vi dico con chi) che il Movimento 5 Stelle non ha le risorse per gestire le controversie, sebbene semplici come quella di Rimini. Che risorse? Di due ordini principalmente: risorse finanziarie e risorse umane. Gli ottomila comuni italiani non andranno tutti assieme ad elezioni amministrative, ma anche quando ce ne vanno 1370 la spesa per gestire le candidature online non è indifferente. La soluzione potrebbe essere demandare un po’ di decisioni agli eletti, che a dire il vero ne prendono migliaia all’anno per conto del Movimento. Questo però vorrebbe dire demandare “potere” e per i NON eletti di Milano sono pochi i fedelissimi a cui lasciare libertà in cose del genere.

C’è ad esempio Massimiliano Bugani di Bologna, contestato come (se non più) gli eliminati, ma che, oltre al privilegio di un’investitura dall’alto, ha potuto contare sulla mannaia del Blog, che si è abbattuta sui suoi rivali. Tra l’altro la benedizione e le investiture continuano, visto che oggi Di Maio ha visitato i luoghi delle stragi di Bologna insieme al fedelissimo Max. Ci sarà da ridere se Bugani non dovesse nemmeno arrivare al ballottaggio, com’era ormai destino annunciato per  Candidato Riminese.

Caro Luigi, se senti tutta questa necessità di essere onesto con i cittadini potevi cominciare con Sarti e Sensoli che, un mese prima dell’eliminazione senza appello, erano nel tuo ufficio a Roma a spiegarti per filo e per segno la situazione di Rimini. Potevi sinceramente ammettere che tu in queste decisioni non c’entri niente.. altro che Direttorio.

P.S.

Sempre a Giggino. Se ti va di visitare luoghi di strage passa anche per Parma e Rimini, lì la strage è di voti . A Rimini in particolare l’attentato è alla volontà dei cittadini, che si stanno ancora chiedendo che cosa Diavolo sia successo. Non  meritavano anche questa supercazzola da politicante navigato. Cornuti e mazziati.

dado

 

@DadoCardone

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22 Sfumature di Lista

Qualcuno sa se Rimini è un caso Nazionale? Se non lo è, dovrebbe esserlo. Ventidue liste sono tante e, se la maggior parte sono liste che non esprimono nemmeno un candidato sindaco, sono un po’ troppe.

Le origini del giochino sono da ricercarsi nel vizio reazionario di aggiustare le regole, per continuare a governare. Ad esempio nelle passate amministrative Bertino Astolfi, lo sceriffo in canottiera, non avrebbe potuto presentarsi per l’ennesima volta nella formazione PD ed allora, dato che tra sgradellate e pitturate racimola un sacco di voti, gli è stata costruita una lista su misura. Rimini per Rimini si chiamava e, una volta assolto il compito, è stata malamente abbandonata all’autogrill delle liste ad capocchiam.

Ora però la tecnica ha trasceso se stessa ed è diventata una vera e propria raccolta di figurine. L’esegeta del teorema “più liste più voti” è Luigi Camporesi, che, a guardare i bollini,  dovrebbe essere alla guida di circa 200 persone, ma in realtà la gente nelle foto è sempre quella ed è sempre pochina. Ecco l’inventario:

  • Vincere per Rimini: all’inizio gli prestavano il banchetto e contemporaneamente partecipavano alla formazione della lista farlocca del Movimento, per poi calare le scialuppe al momento opportuno. Lisi e Zilli sono stati addirittura ospiti di casa Ex moglie di Grillo (ha anche un cognome suo, ma non lo ricordo).
  • Obbiettivo Civico: Camporesi, quando si è sentito pronto ad allontanarsi (di pochi cm) dal banchetto di cui sopra, si è fatto il suo logo… anche se i fustini del Dash avrebbero qualcosa da ridire in proposito. Non solo, si è fatto anche un video di presentazione. Vi confesso che non ho mai ascoltato cosa dice, è troppo divertente guardarlo senza audio… sembra il trailer di uno andato al porto per fare a botte. Tra social e stampa si descrive come il  rappresentante dei veri principi del Movimento, tipo quello di allearsi di Forza Italia (?!), e dice di aver portato molti Grillini con se. Solo che… io li conosco tutti e nelle foto di “Grillini” ne vedo sempre e solo due o tre.
  • Movimento Libero Rimini: nel punto sopra ho detto una bugia… i Grillini sono 4. Ora c’è anche il Consigliere Marco Fonti. Certo, sempre si possa definire grillino uno che si è dissociato da Grillo il suo primo giorno di Consiglio Comunale e che vorrebbe una legge per poter sparare impunemente a chiunque gli entra in casa. Fatto sta che, dopo aver fallito nell’impresa di portare il Meetup Grilli Pensanti tra le braccia di capo, ha mollato tutto (tranne il posto di Consigliere) e sia lui che la sua mail hanno fondato una nuova lista, con tanto di simbolo taroccato del Movimento.
  • Noi per la Romagna: non so se sia la stessa lista rappresentata da Marco Casadei, una volta uscito dalla Lega, in Consiglio Comunale, ma viene venduta come creatura dell’Ammiraglio Aleardo Cingolani. Il suo scopo è scindere la Romagna dal resto del mondo, ma soprattutto dall’Emilia.
  • Insieme per Rimini: nonostante il nome banale e i miseri 54 like sulla pagina Facebook è in realtà la sola cosa interessante della “corazzata” Camporesi. Infatti, oltre alla presenza dello scafato Eraldo Giudici, pare vanti tra le sue fila Daniela Montagnoli. Presidente per Rimini di Confabitare , la Montagnoli è anche la portavoce ufficiale del Comitato V Peep, raggruppamento di centinaia di cittadini in rotta con il Comune, per maggiori oneri di esproprio che sono loro stati chiesti. Insomma, mica un Pistillo.
  • Fare!: (il punto esclamativo non l’ho messo io perché sono contento che si sono presentati eh!) Questo è il Fare! di Flavio Tosi da Verona, una lista così in voga che se scrivi Fare! sui social viene ancora fuori Fare per fermare il declino di Oscar Giannino. Che cosa ci fa a Rimini una lista di uno di Verona che si è rotto le balle della Lega? Non lo so, però è un bollino che non si era mai visto, tanto basta a Luigi che sta per finire l’album, anzi… ha un sacco di doppie se volete fare “ a scambio”.

Sono già sei e sono solo quelle di Camporesi, poi ce ne sono parecchie di sciolte e anche quelle dell’attuale Primo Cittadino, ma di queste e delle altre vi racconto nella seconda puntata. (to be continued…)

dado

 

@DadoCardone

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Il resto del Grillino.

Come passeggiare tranquillamente sulle macerie, dopo il  terremoto.

 

Pensate alla vacanza più bella della vostra vita. Pensate al primo giorno dopo essere tornati a casa. Pensate poi a quando, aprendo la porta dell’abitazione, avete sperato di trovarvi ancora di fronte quella spiaggia, quel monte, quel bosco. Riuscite a ricordare come vi siete sentiti, pur sapendo di essere in tutt’altro posto, nell’aprire quella porta e trovandovi di fronte al cane del vicino che, guardandovi di sbieco, fa pipì sul palo della luce, nel frastuono del traffico?

Per il Movimento di Rimini la vacanza è finita. E’ stato un lungo viaggio alla scoperta dei luoghi incontaminati della Democrazia, ma è terminato nel peggiore dei modi… senza nemmeno una casa cui tornare. I fatti sono noti.

Il Meetup dei Grillini Pensanti, dieci anni di vita e molti successi, è stato messo sulla stessa bilancia con lista improvvisata “Onestà e partecipazione”, nome evidentemente scelto a contrasto, per sabotare le Amministrative del 2016. Missione perfettamente riuscita, anzi un esempio per chi volesse boicottare delle liste a cinque stelle. Gli ingredienti: Assessori dell’ancien régime, l’ex di Grillo, un paio di poliziotti a prometter poltrone, figli, sorelle, talpe e un candidato sindaco a caso. Può essere anche balbuziente.. tanto conta poco, perché l’importante non è essere credibili, ma rappresentare un ostacolo.

A quel punto il salomonico Davide Casaleggio (se Grillo si è preoccupato della faccenda lo ha fatto in maniera estremamente distaccata) non taglia a metà il bambino, semplicemente lo termina assieme alle madri, vere o false che siano. Perché? Semplice pragmatismo.

La verità che nessuno vuol dire è che agli Ayatollah Casaleggio dei Comuni non importa nulla. Dalla municipalità, per bene che vada, nascono rompiballe come Pizzarotti, teste pensanti che si specializzano rapidamente ed efficacemente in amministrazione. Meglio, molto meglio, scimmie urlanti che si scatenano all’unisono con le dirette streaming di Di Battista. Partiti e Movimenti che superano il 20% non possono essere fatte d’altro che di massa e la massa si gestisce solo in due modi: addormentandola o savraeccitandola, mai facendola pensare. Otto milioni di persone che hanno realmente consapevolezza di un qualsiasi problema basterebbero per risolverlo. La politica invece non vuole risolvere nulla, vuole solo gestire e il Movimento in questo non è diverso da nessuno. I fatti di Rimini lo dimostrano inequivocabilmente: nessuna risorsa impiegata per risolvere il problema, il brand può sopravvivere a dispetto delle persone e del loro lavoro. Molti si sono chiesti perché non usare gli eletti per sciogliere nodi come quelli nati all’ombra delle mura malatestiane, giacché parlano ogni giorno a nome del Movimento. La risposta è la stessa. Le persone non sono importanti e non lo devono diventare… come gestisci il potere che acquisiscono dei referenti territoriali con un anonimo e sovra impiegato ufficio di Milano? Meglio lasciare fare al brand, la massa segue le bandiere, non i poveracci che le sventolano. Certo ci sono di Di Battista e i Di Maio, ma sono come il Babbo Natale e l’Orso Bianco della Cocacola, con la bevanda non c’entrano nulla.. però sono tanto simpatici.

Quello che la pragmatica di massa però non considera è la devastazione del Principio. Un terremoto del X grado della scala Mercalli che lascia in piedi solo rivalse, odi e meschinità. Basta guardare quello che rimane di Rimini. Legulei con la lingua a penzoloni e poco più. Un nuovo Meetup è stato creato alla fine di Marzo dalla lista Gerovitalizzata, quando ormai la certificazione era spacciata. All’inizio, quando erano in 15, nella foto di copertina spiccava una foto di Grillo e dell’ex, dei tempi di quando ancora non si era ritirata a vita cartomante. Ora che sono in 20, crescita esponenziale secondo quanto dichiara Italo “la Talpa” Carbonara, hanno optato per una più sobria piazza piena di gente. Loro sono quelli che hanno rifiutato la mediazione con il gruppo storico, i Grilli Pensanti, che aveva trattenuto i conati nella speranza di dare una seconda possibilità all’elettorato a 5 Stelle. Niente da fare, il Movimento, dichiarano, sono loro. Il Movimento è dunque Carla “la Franka” Franchini che, per una qualche strana alchimia, riesce ad essere consigliere del Movimento 5 Stelle e, contemporaneamente, a fare gli interessi di una Giunta di Centro Destra. E’ Italo “la Talpa” Carbonara, che chiedeva tempo in assemblea per permettere all’altra lista di trovare un candidato. E’ l’Ex di Grillo, che non sapeva niente della lista fantasma, però la sponsorizzava pesantemente stalkerizzando l’Ex, Milano e il Direttorio di marzapane. Non solo. Sono anche gli Ivan Paolo Bolognesi, candidato rifiutato della prima ora, che sembra l’unico lettore del Carlino, tante sono le volte che riesce a farsi pubblicare con le sue rancorose invettive contro gli eletti. I Luigi Camporesi, che del Movimento non ne vuole sapere più niente, ma va alle riunioni dei comitati presentandosi come ex candidato pentastellato. Sono i Vincenzo Cicchetti che si doveva dimettere, invece no e poi va a finire che a sua insaputa il Meetup di Riccione lancia comunicati contro Rimini….

Basta così. C’è altro, ma per il momento penso di aver dato un’immagine sufficientemente indicativa di quel che Rimane del Grillino a Rimini. Il brand, come previsto dai noleggiatori del marchio, sopravvivrà. Non c’è dubbio che il prezzo sia già stato pagato.

P.S.

“Magari, Critone, la gente fosse capace di fare i mali peggiori! Sarebbe allora capace anche del più gran bene, e sarebbe bello. Ma non sono capaci né dell’una né dell’altra cosa, non sanno far diventare un uomo né saggio né stolto, e si muovono invece come capita.” [Platone – dialogo tra Socrate e Critone]

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@DadoCardone

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Conferenza Stampa: Casa Madiba risponde alle accuse.

A seguito dell’accusa di aggressione premeditata, nei confronti dei Militanti di Forza Nuova, Manila Ricci e i ragazzi di Casa Madiba dicono la loro sulla provocazione, sulle armi e sulle prossime iniziative contro le spinte fasciste e leghiste.

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Gangs of Rimini

⇒Come ti porto Via Dario Campana negli anni ‘70

 

Pezzo difficile questo. Lo devo assolutamente scrivere perché l’informazione online ha già dato prova di essere “leggermente” sbilanciata, visto che ci sono di mezzo i Madibers, figuriamoci quando esce la carta. Necessita però di due premesse. La prima è che chi vi scrive ripudia ogni atto di violenza fisica. La seconda è che una provocazione cosciente è anch’esso un atto di violenza. Bene. Ora possiamo proseguire con la ricostruzione dei fatti.

Nella mattinata del 26 marzo militanti di Forza Nuova, sotto la sigla Solidarietà Nazionale, si sono organizzati per raccogliere derrate alimentari fuori dal Conad di Via Dario Campana, sotto lo slogan “Prima gli Italiani”. Cosa c’è di male?  In generale niente. Solo che a neanche 400 metri ci sono le due strutture affidate ai ragazzi di Casa Madiba, che applicano la loro azione in un welfare di segno opposto, senza distinzioni.

I problemi sono scaturiti proprio da questa vicinanza, sembra infatti  che alcuni ragazzi di nazionalità diversa da quella italiana, nel quartiere per affidarsi ai servizi di sportello sanitario  di Casa Don Gallo, siano stati insultati e siano andati a riferirlo. I Madibers, che in quel momento stavano pulendo uno spazio di Casa Madiba usato per una manifestazione la sera prima, già che avevano in mano scope, secchi e stracci, hanno pensato di andare a manifestare il loro dissenso lavando il marciapiede occupato da Forza Nuova.

421831301_90579Chiaro che, da qui in poi, è abbastanza inutile attribuire diritti d’autore alla prima mossa. Fatto sta che FN, tanto non si aspettava succedesse qualcosa, era già pronta a rispondere con catene e ammennicoli vari. (come si può vedere nella foto).  Poi Polizia e Carabinieri hanno messo tutti in stato di fermo, sciolto già in serata. Attraverso il web hanno cominciato a girare foto e video di due prodi Forzanovisti sorridenti e ostentanti i segni della battaglia. Tra l’altro sembra che la ferita più scenografica e sanguinolenta sia stata in realtà autoprodotta dal proprietario della catena nel tentativo di guadagnarsi il titolo di Bruce Lee de noialtri. Direi che, se è così, l’ha vinto.

Questi i fatti, poi ci sono le considerazioni e le inevitabili domande. Situazione premeditata, agevolata, o semplicemente frutto di leggerezza?

La storia tra Forza Nuova e i Madibers, nelle loro varie declinazioni, non è certo di primo pelo. In particolare è utile ricordare il tentato assalto e il tentato incendio ai danni del Laboratorio Paz nel 2007, con la conseguenza di un processo per il quale Mirco Ottaviani, uno dei 4 “filantropi” coinvolti nella rissa di ieri, ha totalizzato in appello una pena di 2 anni e cinque mesi. Si fa veramente fatica a considerare il Conad di via Dario Campana una scelta casuale, alcune piazze vengono negate per situazioni che producono molta meno tensione. A proposito, ieri non si è visto il presidio dell’onnipresente Digos, almeno prima che si degenerasse.

Le considerazioni però non riguardano solo la sottostima di una situazione potenzialmente pericolosa. C’è da sottolineare anche la reazione dell’Amministrazione, molto pilatesca. Una condanna generica della violenza, che avrebbe un suo senso, non fosse per i precedenti. Non si è visto ne sentito, infatti, Gnassi, noto come il Quarto Martire, che si lancia personalmente all’arma bianca ogni volta che vede una bandiera di Forza Nuova nei pressi di Palazzo Garampi e che chiama in causa niente popò di meno che il Governo se vede un souvenir fascista in una bancarella … non vi dico le dirette con Mentana che vorrebbe ogni volta che gli attaccano un volantino sulle porte del Comune. Vien da pensare che questa generica condanna della violenza, in vista della scadenza dei termini per Casa Don Gallo, faccia un po’ comodo. Magari mi sbaglio, non tarderemo a saperlo.

Termino queste poche righe con un invito ai Madibers. Non raccogliete le provocazioni. Nella Rimini di oggi voi avete un ruolo importantissimo. Con le vostre azioni di solidarietà e mutuo soccorso contribuite ad alleviare un peso sociale, che non può essere più gestito con la canonica redistribuzione dei fondi welfare. Le 40 persone che grazie a voi hanno un tetto e le altre 40 in attesa ne sono la dimostrazione. Questo è un successo che avete ottenuto rompendo gli schemi, ma è anche una grossa responsabilità da difendere sciogliendo altrettanti luoghi comuni, che vi dipingono come non siete.

P.S.

Via Caduti di Nassiriya, 20 –   Viale Amerigo Vespucci, 131 – Via Pintor, 7, –  Via Alessandro Serpieri, 12 – Via Euterpe, 3 – Via Castelfidardo, 15 – Viale Tiberio, 32, –  Via della Fiera, 2 – Via Libero Missirini – Via Marecchiese, 262 – Via Ennio Coletti, 57 – Via Caduti di Marzabotto, 130.

Questi sono dodici indirizzi di Conad alternativi. Poi ci sono Le Coop, i Lidl etc. Per beccare l’unico Conad in 135,71 km² dove poteva succedere qualcosa bisogna essere bravi, per sapere addirittura che sarebbe stata utile una catena bisogna essere dei paragnosta.

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Politic Badoo – Appuntamento al buio con la Politica Riminese.

34odnrdSe c’era una cosa che si sarebbe dovuta capire, soprattutto dopo le ultime Elezioni Regionali, è quanto la gente sia stanca della politica. I due milioni di votanti persi dal Partito Democratico dovevano essere stimolo per i Dem, ma non meno per gli altri, nel comprendere che qualcosa di profondo si è rotto. Così non è stato. Ora siamo alle soglie di nuove elezioni, con gli stessi vizi e gli stessi cortocircuiti.

Rimini non vive più la politica e questo non si può negare. Per vedere più di cinquanta cittadini, in assemblee dove si discute di Res publica, deve sussistere una condizione che colpisca direttamente le tasche o che retribuisca con crediti di qualche tipo … per tutte le altre questioni c’è l’onanismo di Facebook. E’ normale, se la relazione non è importante ci si sfoga con delle sveltine; tra i Riminesi e la politica non si può pretendere più di cinque minuti, comprese doccia e sigaretta.

Visto che ci sono, se non vi disturba troppo, vorrei proseguire ad usare il termine di paragone di cui sopra e descrivere la relazione tra il cittadino e  le forze politiche in campo usando la metafora dell’appuntamento a scopo di copula. Andiamo dunque a vedere nel sito d’appuntamenti delle Amministrative che genere di appuntamento ci si prospetta.

Movimento 5 Stelle: L’appuntamento virtuale. Sulla rete è bellissima. Ci scambi qualche messaggio e ti accorgi subito che è persino brillante, anche se mette un po’ paura. Quando entri in confidenza, ti fa capire che le piacciono cose che nessuno ti aveva mai prospettato. Non che tu non ne sia attratto… ma ti chiedi se ne sarai all’altezza, almeno fino a quando scopri che il tutto è destinato a rimanere virtuale. Il marito, Gianroberto, sa delle sue passioni virtuali e la lascia sfogare… arriva anche a farle prendere appuntamento, ma poi le impedisce di presentarsi. La vittima del raggiro, di solito, rimane seduto nel locale dell’appuntamento per diverso tempo, mentre gli amici gli bombardano wathsapp con messaggi tipo :”Cosa ti avevo detto? Pirla!”. Poco male, un bidet in più non ha mai fatto male a nessuno.

Partito Democratico. L’appuntamento machiccazzomelohafattofare. L’avevi già vista in giro e non ti aveva fatto una bella impressione. Anzi, per dirla tutta, la consideri bruttina, prepotente e vestita male. All’improvviso però, come succede ogni 5 anni, comincia ad interessarsi a te. Vuole sentire la tua opinione su tutto e si offre di fare un sacco di cose a tuo vantaggio. Quasi quasi, se ti distrai, te la trovi ad imbiancarti la facciata di casa. Così… perché le va. Alla fine cedi e la inviti a cena. Lei arriva tirata da gara, mettendo in risalto doti che non avresti sospettato. Una volta a tavola però comincia a mangiare tutto lei, anche il tuo cibo, per non parlare poi di quello che ruba dal tavolo degli altri non appena si assentano alla toilette. E l’acqua!? Quella poi… il ristorante la dava gratis, ma lei l’ha sequestrata tutta e se hai sete o se ti devi lavare le mani gliela devi pagare. Sembra non saziarsi mai, tra l’altro fuma come un inceneritore. Quando proprio non ne puoi più e cerchi di attirare la sua attenzione, per spiegarle che hai intenzione di andartene, lei ti guarda come se non sapesse nemmeno chi sei ed emana un sonoro rutto. Delle volte conviene dar retta alla prima impressione.

Il Centro Destra (qualsiasi cosa esso sia). L’appuntamento psicopatico. Te l’avevano detto che era affetta da personalità multipla, ma non ci credevi e hai voluto provare. In principio fa dei grandi sorrisoni, che però non riescono a nascondere quanto sia razzista e che vada in giro armata… anche perché se ne vanta. I suoi punti di riferimento nella vita sono Berlusconi, Giovanardi e la famiglia tradizionale, quella cioè che puoi andare con i trans solo se sei sposato, arriverebbero a pagarti per vederti coniugato. Ti confessa che avrebbe voglia di un duo lesbo con quella che si è mangiata tutto nel precedente appuntamento, ma sempre sottolineando quanto siano importanti i valori. E’ convinta che la politica si faccia al ristorante, anche 5 volte al giorno, tanto mette tutto nelle spese. La cosa che però ti fa letteralmente scappare è che non ti dice il nome, o meglio… te ne dice troppi. Paola da Rimini, Franca per Rimini, Susy su Rimini. Per non parlare poi del fatto che ogni volta che ti dice un nome cambia camicia. Ne ha una nera, una verde, una bianca… ha anche una felpa per capire dove cazzo si trova. Per gestire le personalità multiple ci vuole una specializzazione, non basta la buona volontà.

(L)A Sinistra (?). L’appuntamento radical chic. E’ impegnata con un altro, ma, per esibizionismo e noia, vuol uscire con un poveraccio radicale. Ti racconta aneddoti dove si descrive come una persona alla mano. Fa il bagno nuda e coltiva patate, la verità è però che se c’è da sparecchiare non alza un dito. Usualmente, per interesse, esce in coppia con quella dell’appuntamento machiccazzomelhafattofare, comunque sotto elezioni finge di litigarci per non far capire che è della stessa pasta. E’ evidente quanto lo sia, ma non riesce ad essere così spudorata,  dunque millanta disprezzo per il denaro, lotte ambientali, pena per i diseredati, comprensione dell’universo  gay.  In quest’appuntamento l’impresa non è arraparsi… ma rimanere sveglio.

Chi manca nel Politic Badoo Riminese? Manca l’appuntamento che non ti aspetti, quello che ti cambia la vita. Una bellezza autenticamente progressista, in quanto unica modalità che può cambiare veramente le cose. Una che non ha pretese per il ristorante;  l’importante non è ostentare, ma stare insieme. Oltretutto è sinceramente interessata agli ultimi e al bene comune. Dove la si trova ? Purtroppo ancora non si è iscritta al Social Politico de noialtri, ma non si sa mai.

P.S.

Spero mi scusino le donne se ho scelto il loro sesso come protagonista dei pessimi appuntamenti. Il gioco si sarebbe potuto fare anche invertendo i generi, forse sarebbe venuto addirittura meglio, ma ho banalmente ceduto ad un meccanismo di identificazione con la vittima.

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@DadoCardone

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Il Gatto, la Volpe e la lista fantasma.

⇒Le cose non dette sul provvedimento disciplinare ai due poliziotti Riminesi.

Sarà sfuggita a pochi la notizia del procedimento disciplinare aperto nei confronti dei due Agenti in servizio a Rimini. Riassumendo, da quello che si può leggere sulla stampa locale, due agenti, uno in forza alla Digos e l’altro alla Questura, avrebbero convocato un attivista del Movimento 5 Stelle di Rimini per proporre aggiustamenti  necessari alle imminenti elezioni e, addirittura, si sarebbero spinti ad avvicinare Davide Grassi (che nell’occasione era assieme ad un altro attivista), candidato sindaco scelto dal gruppo storico di Rimini. Per chiedergli cosa? Per suggerirgli un passo indietro a favore di Luciano Baglioni, sostituto Commissario della Squadra Mobile di Rimini, prospettando un posto da Vice Sindaco nel caso di positivo esito delle elezioni.

Va detto e sottolineato che Baglioni di questa storia non ne sapeva nulla, ma il suo nome è ugualmente saltato fuori come candidato della lista fantasma, quella della Gerontopolitica in scalata affannosa. Resistete, tra qualche riga sarà più chiaro il perché.

Grassi, avvocato penalista con un curriculum di tutto rispetto per quanto riguarda l’impegno civile contro Mafie e Racket, rimane basito. L’istinto immediato è di segnalare l’accaduto, ma ha un rapporto cordiale con molti esponenti delle Forze dell’Ordine e preferirebbe non mettere in imbarazzo la Questura. Chiede informalmente consiglio ad un conoscente. In un attimo la notizia arriva ai superiori dei due agenti. Dopo questo episodio Grassi e un attivista vengono ascoltati come persone informate sui fatti, i due poliziotti diventano oggetto di un provvedimento disciplinare,  che sembra corrispondere in prima istanza ad un trasferimento.

Questo è quasi tutto quello che la stampa ci riferisce. C’è anche una parte più fumosa, che riguarda un’attività di dossieraggio contro Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini, e contro lo stesso Grassi, suo più quotato avversario alle prossime Amministrative. Il Resto del Carlino nomina dei dossier, il Corriere invece  li nega categoricamente, entrambi senza citare la fonte della loro certezza. L’unica cosa certa è che nè Grassi, nè l’attivista ascoltato, hanno mai riferito nulla del genere a chi  si è mosso per ascoltarli.

Ora parliamo però della parte divertente. Alcune persone, perlomeno quelle che leggono gli articoli, oltre ai titoli, si sono chiesti: ma i due agenti … a nome di chi mediavano e proponevano candidature? I giornali, in particolare il Corriere, hanno raccontato quasi tutta la storia, senza fare l’ultimo passo.  Mettere in chiaro il collegamento finale. I due sono descritti come appassionati di politica e in parte è pure vero, infatti l’agente della Digos  si informa senza sosta delle dinamiche politiche locali e l’altro è addirittura attivista in forza al Meetup di San Giovanni. A volte però le passioni degenerano. Facciamo un piccolo passo indietro per capire come.

Cattura3Vi ricordate che poco più sopra abbiamo citato la lista fantasma, quella montata da Massimo Attilio Lugaresi, per scalare il logo del Movimento 5 Stelle? Ebbene, il caso (o la stupidità) ha voluto che uno dei collaboratori dello scalatore, quello completamente impedito con le mail, fosse anche l’incaricato proprio delle comunicazioni. La Talpa, come viene goliardicamente chiamato da chi è informato dei fatti, ha sbagliato più volte a spedire delle mail con le quali aveva missione di relazionare sui lavori di formazione delle lista fantasma e…. indovinate un po’ a chi le ha mandate? Tenetevi la pancia. Le ha spedite anche a un’attivista del Movimento regolare! A parte la dabbenaggine del misero tapino, la cosa importante è che  in una delle mail, quella con l’annuncio del completamento della lista, tra un gruppo ristretto di destinatari si possono leggere i nomi e gli indirizzi mail proprio dei due poliziotti.

Si comincia a capire qualcosina di più? Per quale motivo i due agenti ricevono mail della lista avversaria a quella di Grassi? Oltre alla mail esistono concomitanze che suggeriscono un impegno  oltre il semplice interesse professionale, che magari l’agente Digos avrebbe potuto avere per ordine di servizio. Una di queste, la conoscete già, è proprio la proposta di Baglioni Sindaco e la supposta mediazione a suo nome. La voce di un importante candidato “in divisa” aveva cominciato a girare subito dopo il ritiro del secondo “sindaco fantasma” e il consiglio d’inciucio a Grassi era stato dato poco prima che il Carlino ne bruciasse il senso sulle sue pagine.  Un’altra concomitanza, non da poco, è il fatto che nella lista carbonara di abituali frequentatori del Movimento non ce n’è, tranne per tre eccezioni (oltre alla Talpa): due attivisti di San Giovanni e la sorella di un altro del loro gruppo. Ricordate chi altro è attivista di San Giovanni?

Ricapitolando. Due agenti di polizia, uno dei quali in forza alla Digos, s’interessano del Movimento al punto di collaborare con la lista che vuole scalzare gli attivisti storici e di proporre un papabile candidato sindaco proveniente dal loro ambito professionale. Tutto questo non avrà sicuramente rilevanza penale, ma che debba passare per normale … proprio no.

Esiste una prassi, rivelata dallo stesso Baglioni il giorno dopo essersi letto sui giornali come eventuale candidato, che prevede il trasferimento e l’aspettativa per gli agenti di polizia che vogliano impegnarsi in politica. E’ intuibile che il motivo risieda nel legame che ogni poliziotto ha e deve avere con il luogo dove esercita il proprio mestiere, relazione di cui sarebbe molto facile approfittare. Non sembra sia necessario spiegare il perché.

P.S.

Quanta fretta, ma dove corri; dove vai? Se ci ascolti per un momento, capirai, lui e il gatto, ed io la volpe, stiamo in società di noi ti puoi fidare...” [Edoardo Bennato]

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@DadoCardone

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La verità sulla Festa della Donna.

Ladies_tailors_strikersStamattina, appena sveglio, ho indugiato un po’ sull’idea di fare uno di quei post cazzoni con le mimose e gli auguri alle Donne. Non che un omaggio, ancorché frivolo, non sia lecito. Infondo le Donne, che ci governano facendoci credere di aver libera scelta, hanno voluto educarci così… ci sentiamo dei geni solo per esserci ricordati una data e festeggiamo allo scampato pericolo concedendo (o credendo di concedere) una serata tra amiche alla nostra compagna. Certo, sperando che non la passi a gridare oscenità all’indirizzo di un ragazzotto in perizoma tigrato, unto come un Bratwurstel. Volevo fare di più. Ho pensato di rievocare il vero significato dell’8 Marzo, che per inciso non è una serata di caccia aperta a mandrie di femmine disinibite, aspettando che la più debole resti isolata dal gruppo.

La Storia sente nominare per la prima volta il Woman’s Day nel  1908, quando Corinne Brown, esponente del Partito Socialista di Chicago, sostituisce l’oratore ufficiale nella solita assemblea domenicale e invita tutte le donne a partecipare. In quell’assemblea si discute dello sfruttamento delle operaie, della discriminazione sessuale nei loro confronti e del diritto di voto alle donne. L’effetto non fu immediato, ma già alla fine di quell’anno il Partito Socialista Americano raccomandò a tutte le sedi locali “di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile”. La prima giornata ufficiale della donna venne dunque festeggiata il 23 febbraio 1909. Di lì grandi sommovimenti come lo sciopero delle 20 mila camiciaie, dal novembre 1909 al febbraio 1910, che tanto significò per la storia dei diritti delle donne.

Una storia americana? Non proprio. Ciò che successe negli Stati Uniti stava accadendo anche in tutta Europa. Già prima, nel 1907, gli 885 delegati delle venticinque nazioni della II Internazionale Socialista, riunita a Copenaghen, votarono una Risoluzione per cui  si impegnavano “lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne”.  Ovviamente tutto questo doveva succedere senza allearsi con le femministe borghesi, che reclamavano gli stessi diritti, ma non tutti furono d’accordo, a cominciare dalla Corinne Brown di cui sopra.

In Germania, Austria, Svizzera e Danimarca la prima giornata ufficiale della donna si tenne il 19 marzo del 1911, in base alla scelta del Segretario Internazionale delle Donne Socialiste. La data, secondo le testimonianze, fu scelta per commemorare il Re di Prussia, il quale mancò alla promessa di suffragio universale, fatta durante la rivoluzione del 1848. La Francia scelse il 18 Marzo, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi, la Svezia il 1° Maggio, in concomitanza delle manifestazioni della Giornata del lavoro.

Dopo il 1911 però la ricorrenza non si consolidò, fu ripetuta sporadicamente a causa di varie spinte contrarie ed anche per l’incombere della Prima Guerra Mondiale. Finché a San Pietroburgo, l’8 marzo del 1917, le donne della Capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Quest’atto, data la scarsa incisività dei cosacchi chiamati a reprimerlo, decretò nei fatti il primo passo verso la fine dello Zarismo.  Così, nel 1921, la Seconda Conferenza Internazionale delle donne Comuniste, fissò per l’8 di Marzo la “Giornata Internazionale dell’operaia.

Comprensibilmente una connotazione politica così inequivocabile della ricorrenza ha generato negli anni molta resistenza e molte bufale. La più famosa di tutte vuole l’8 marzo come data di commemorazione della morte di centinaia di operaie, in una fabbrica di camice di New York. Tesi ampiamente confutata da almeno 40 anni. Fatto sta che nel dicembre del 1977 L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una Risoluzione con cui si riconosceva il ruolo delle donne nella lotta per la pace e l’urgenza di porre fine alle discriminazioni nei loro confronti.  Fu chiesto anche un giorno dell’anno da dedicare alla “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale“. Molte nazioni festeggiavano già l’8 Marzo e la scelta fu quella.

In Italia la prima celebrazione dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’8 Marzo 1946, vide anche la comparsa del simbolo ufficiale, la mimosa. La preferenza potrebbe sembrare cosa da nulla, visto che la pianta fiorisce i primi giorni di Marzo, ma a fare questa scelta furono Teresa Noce, Teresa Mattei e Rita Montagnana. Donne impegnate politicamente, ma soprattutto combattenti partigiane.

L’8 marzo è una data importante, che può essere festeggiata anche con leggerezza senza incorrere in nulla di sconveniente. L’importante però è che chi dona la mimosa, come chi la riceve,  sia consapevole del significato di quel gesto. Più di cento anni di lotta per diritti che, ad oggi, sono ancora distanti dall’essere compiuti.

P.S.

Le quote rosa sono una grave forma di discriminazione. L’obiettivo dovrebbe essere un valore espresso in una situazione di pari opportunità, contrariamente, assegnando posti per quota, ci si pone di fronte ad un limite. Perché negarsi un 100% rosa?

P.P.S

Auguri.

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@DadoCardone

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Garante dei detenuti: the winner is… nessuno.

gerusalemme_liberata2Stasera Giovedì 18 Febbraio 2016, dopo oltre 7 mesi dalle dimissioni del precedente, si doveva votare per la scelta del Garante per le persone private della libertà personale. E si è votato. Peccato che la votazione sia stata invalidata dalla mancanza di una maggioranza assoluta.

Si doveva scegliere tra due pretendenti provenienti dall’Associazione Madonna della Carità, ricadente sotto l’egida del Vicesindaco Lisi, ed una che non lo era. Scelta difficile. Il dibattito, un po’ sottotono a dire il vero, ha stancamente preceduto la votazione con qualche piccola schermaglia e un esotismo alla Galvani che ricorre sempre ai massimi sistemi per non dire nulla. Proporre a Rimini il sistema carcerario della Norvegia saltando a piè pari il sistema carcerario italiano, non cambia il fatto che, nella locale Casa Circondariale,  continua ad esserci un direttore a mezzo servizio.

Tra le schermaglie citiamo ad honorem la stilettata che di è inflitto da solo Allegrini. Convintamente in campagna elettorale ha deplorato l’azione di Davide Grassi, ex garante e attuale candidato del gruppo storico del Movimento 5 Stelle di Rimini. Peccato per Allegrini che la sua vis polemica non sia supportata dalla una necessaria solidità di pensiero. L’accusa, di aver abbandonato i detenuti al loro destino, è ritornata come un boomerang sui denti Dem del Consigliere, che poi non ha saputo spiegare come tanta preoccupazione si sia risolta in 7 messi di latitanza nelle scelta del nuovo garante. Tra l’altro il Consigliere Tamburini gli ha anche ricordato che la Garante Regionale, Desi Bruno, citata dallo stesso accusatore, non avesse in realtà gradito il comportamento dell’Amministrazione che aveva portato alle dimissioni Davide Grassi.

Comunque sia… la cosa che la grande preoccupazione di tutti per lo stato dei detenuti non ha portato è stata l’elezione di un nuovo Garante. Tutto rimandato alla prossima votazione.

P.S.

Stasera anche le interrogazioni per chiedere una fermata d’autobus in via Venerin, dove i disabili devono farsi 1 km e 400 metri per un pezzo di pane, se rimangono a piedi. L’Assessore competente non c’era. Ha lasciato detto che risponderà… forse alla domanda dell’anno scorso protocollata dai cittadini.

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@DadoCardone

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La vita, la lista e le talpe.

_RImini_ItalyHo meditato a lungo sull’opportunità di usare o meno Citizen in questa situazione, perché i suoi lettori (tutte e due) considerano questo Blog un mezzo per capire le dinamiche nascoste della politica da operetta Riminese e non volevo fosse accusato di essere strumento di parte, sebbene sia chiaro che una parte l’ha sempre rappresentata: la mia e quella di tutti coloro a cui non piace essere presi in giro.

Necessaria premessa al discorso è che il logo del Movimento 5 Stelle fa gola. Molti lo criticano, tanti cercano di sabotarlo, ma quel simbolo vale alla peggio un 10% di una base elettorale che, con motivi e consapevolezze eterogenee, entrerà in cabina e ci metterà una croce sopra senza porsi ulteriori dubbi. Chi pratica anche di striscio la politica è consapevole che questo è l’equivalente di un bazooka, mentre molti altri son costretti a palline di carta intrisa di saliva, sparate dal fusto vuoto di una Bic.

Chi è legittimato a usare questo trampolino? Il Movimento 5 Stelle  dice che questo potere non è di nessuno…  può essere solo rappresentato in qualità di Portavoce e da quello che viene chiamato comunemente “Attivismo”. Aggiungerei con sacrificio. Operare per il Movimento oggi vuol dire essere posizionato sostanzialmente all’opposizione, ma ricevere più critiche e ossessive attenzioni giornalistiche di qualsiasi forza di Governo… basti considerare come le infiltrazioni mafiose siano praticamente apparse la prima volta sulla terra con Quarto, prima per il PD era solo nei libri di Leonardo Sciascia.

Per preservare il principio della rappresentatività esiste la regola della certificazione, secondo me giustissima, che evita a liste poco rappresentative d’intestarsi diritti a dispetto di entità più significative (che non identificherei propriamente con un club di figli di ex assessori). Il Caso di Rimini è emblematico ed è uno dei banchi di prova della tenuta di questa regola. Non dico chi vive in Provincia, ma in Italia, e s’interessa del Movimento di certo non lo identifica con Lugaresi, Baschetti e vari usati poco garantiti. Pensa a chi da dieci anni resiste a qualsiasi tempesta, come Gianluca Tamburini, persona stimata e rispettata da tutti, persino da chi gli si oppone. Pensa ad un gruppo che ha espresso una Portavoce in commissione Antimafia, un Portavoce in Europa che partecipa ai lavori della Conferenza Mondiale sul Clima, una Portavoce Regionale che in un anno di lavoro è già punto di riferimento per la Sanità Regionale.

Cattura1Fatto sta che l’ex moglie di Beppe Grillo, al secolo Sonia Toni, per motivi che forse mi pregerò di raccontare una volta finita questa storia, ha avocato a se la regola, dopo aver descritto coloro che avversa poco democratici e inefficaci sul territorio. Alcuni si sono fatti questa  domanda: posto che Sonia Toni, per quanto riguarda il lavoro del Movimento 5 Stelle di Rimini, se non ce l’hai tra gli amici di Facebook non l’hai mai vista: come dovrebbe fare costei a conoscere il lavoro sviluppato sul territorio dal gruppo locale? Dai suoi post, quasi tutto materiale istituzionale 5 Stelle, non si direbbe una grande frequentatrice dei temi Riminesi. Anzi, per dirla tutta, sembra molto preoccupata per lo spreco di denaro destinato alle statue di Padre Pio nel Cilento, ma per trovare un post che riguardi Rimini (a parte gli ultimi orgasmi) bisogna arrivare al ….. non lo so. Mi sono fermato all’inizio aprile del 2014 data in cui, con il #noncifermatetour, una pattuglia di parlamentari pentastellati atterrò con i celeberrimi camper sul tracciato del TRC. Neanche quello fu un avvenimento da riportare nella propria bacheca. Considerato che riesce a ripostare link dove si parla di assorbenti interni,  in cui è stato rilevato pesticida Monsanto, concederete che sia piuttosto indicativo.

Un semplice ragionamento deduttivo porta (oggi) a capire che le principali fonti d’informazioni sono state Carla Franchini e Maximus Attulius Lugaresi. L’una ripetendo cose di cui è sinceramente convinta, vista la poca partecipazione alle martorianti iniziative con i cittadini. L’altro nella visione politica che l’ha portato dal Partito Comunista alla Lega, per finire folgorato dalla bellezza del Movimento.. o perlomeno dal simbolo, vista la considerazione che ha delle persone.

Che cosa hanno partorito cotante menti? Una lista dal nome “Onestà e Partecipazione”, con la quale hanno contestato la Democraticità della scelta del candidato Davide Grassi. Non  hanno trovato modo migliore di farlo che in totale segretezza, con modalità che hanno fatto scappare quattro potenziali candidati sindaci e raffazzonando una lista su cui ora diciamo due parole. Altro che Circo Cardone. Siete pronti con i voti alla Citizen? Via!

Le Eminenze Grigie

Persone incandidabili, non per volgare pregiudizio legale come lo sono io, ma per essere stati tra i fautori della Rimini come la vedete ora. Fa sorridere che Lugaresi abbia capito di non potersi candidare solo alla secondo giro tra gli attivisti del Movimento di Rimini. Infatti, a dispetto della denunciata poca attinenza con la Democrazia, è stato accolto una seconda volta fra loro, nonostante avesse millantato di essere stato cacciato una prima volta. Poi è riuscito a capire che dopo due mandati per il Movimento si è incandidabili, figuriamoci dopo 6. Ricordo ancora l’espressione che gli ha procurato l’illuminazione. Non era di beatitudine. Che fare? Unica soluzione: ricomporre il “Dinamico Duo” Lugaresi-Baschetti per far vedere al mondo come si scala un movimento, con l’alleanza di Sonia Toni. Voto: 10 – La Spectre gli fa una pippa.

I Figli delle Eminenze

Sì, ci sono anche i figli. Penso sia importante sottolineare che stiamo parlando di una reazione della vecchia politica e dunque le modalità sono le medesime: piazzaci un figlio. Come già i vari Gnassi, Morolli, Piccari e Bertozzi sono espressione di continuità con i loro genitori, anche in questo caso lo schema si ripropone. Barbara Baschetti ed Enrico Lugaresi portano il sigillo di famiglia nella lista nata dalla partecipazione (dei genitori e pochi altri). L’oligarchia ha i suoi doveri, speriamo che non comincino a far accoppiare giovani rampolli per potenziare i casati. Voto 10 – mica facile riproporre il Medio Evo.

Le Talpe

In mezzo a questo casino c’è anche l’effetto collaterale della Democrazia Partecipata: la gente che tiene i piedi in due staffe, almeno fino a che non ha deciso come fare danno.  Primo fra tutti tale Italo Carbonara. Mentre sedeva e votava tra gli attivi di Rimini, gruppo di cui faceva parte da anni,  operava da collettore per raccogliere i nomi della lista Wannabe, ma non solo. Il prode infiltrato ha persino rallentato i lavori dell’Assemblea sostenendo di avere un candidato Sindaco che doveva ancora “sciogliere le riserve”… ha solo omesso il fatto che le riserve le doveva sciogliere per chi stava tramando nell’ombra, non certo per quelli a cui lo comunicava. Altro silente osservatore Giuseppe Ciavatti. Trattasi però di figura inconsistente, persino triste da descrivere. Più interessante la figura invece di Carla Franchini che, non appena ha intuito il favore dell’Assemblea verso Davide Grassi, ha cominciato a chiamare elezioni in modalità che avrebbero potuto favorire l’infiltrazione del gruppo segreto in via di formazione. La prova è che due persone della lista “congiurata”, Fiorella  Casadei e Clelia  Santoro (Consigliere dell’ordine degli Avvocati) erano state precedentemente proposte  dalla  Franchini al gruppo storico, ma, ritirate dalla stessa, le troviamo ora nell’altra lista. A  dispetto delle dichiarazioni, una scelta è stata fatta. Voto sottozero – Efialte prima o poi fa sempre la fine che si merita.

Il Cuore di Rimini

Ricordate quelli che hanno appoggiato Gnassi alle scorse amministrative? Rieccoli in campo. Perlomeno due di loro: Leonardo Carmine Pistillo e il candidato Sindaco Fabio Lisi (rimediato dopo la fuga di quelli svegli).  Come dite?  Se volevano portare gli obiettivi del Cuore di Rimini in politica potevano provarci  con la formazione di cui fanno parte? Eccerto, con lo 0,83% al primo turno ne raggiungi molti di obbiettivi. Così mentre Paolizzi, il Frontman, annuncia che voterà Gnassi senza “se” e senza “ma”, due di loro chiedono il permesso al CDR di fare le vacanze alternative nella lista ombra. E’ indicativo che Pistillo, quando doveva trovare la via del Movimento per piazzare qualche interrogazione (legittima per carità) non si perdeva mai, chissà come mai sto giro la bussola l’ha guidato direttamente fra le braccia del lato oscuro della Forza. Forse e dico forse, perché tra i disperati il suo peso, seppur minimo, significa qualcosa o forse perché Gnassi quest’anno si merita almeno un tondo 1%. Voto: 2 – Al Cuor non si comanda, ma qualche promessa gli si può fare.

Le Starlette

Eliana rosanna Elia
Eliana di Blase, Elia Mirashi e Rosanna Carbonara

Ultime, ma non ultime, le star di questa lista. Eh già perché non avendo nulla a 5 stelle hanno pensato bene di procurasene tre. La prima è Rosanna Carbonara (sì la figlia del Carbonara Bifronte, giusto per non rompere lo schema) Fashion Blogger,  che qualcuno ci ha raccontato essere stata tirata giù dal cubo a forza per sopraggiunti limiti d’età… la concorrenza in Disco è spietata. La seconda star è Elia Mirashi non solo Miss Italia in Miniatura, come possiamo leggere su Rimini 2.0, ma anche fidanzata del PR Federico Indino, figlio del più famoso Gianni Indino, Presidente della Confcommercio. Ma quanto è piccola Rimini? Infine la personalità più eclettica, Eliana di Blase.  I conoscenti la descrivono come  esoterica e paragnosta, ma quello che sappiamo di sicuro è che fa canta con piglio lirico e che è fidanzata con il Sosia di Renato Zero… non nel senso che gli somiglia, proprio nel senso che lo fa di lavoro. Voto 10+ – Non metto 11 solo perché non hanno rispettato le quote azzurre.. un mago ci stava dai!

P.S.

“La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.” [Charles Bukowski ]

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@DadoCardone

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Il mio amico Gnassi.

imageHa detto proprio così: “il mio amico Gnassi”. Supposto che essere identificati come amici da Matteo Renzi sia un pregio e non una iattura politica, una volta si diceva che per considerarsi amici il minimo sindacale era perlomeno aver mangiato della pasta e fagioli insieme. Oggi non serve, soprattutto se sei del PD, il Partito occupato nella narrazione di una realtà che non esiste. Sì.. si vede anche da queste sciocchezze, ma il fenomeno è ovviamente più vasto, con tendenze patologiche alla mitomania. Non solo a livello Nazionale dove il Premier ha la fantasia di definire l’Italicum un “Capolavoro parlamentare”, ma anche nelle mica tanto semplici questioni locali.

Ne abbiamo parlato spesso negli articoli di Citizen, poiché il Primo Cittadino ne ha dato ben donde. Dalle guerre al cemento, che nessuno voleva gittare, passando per le lotte immaginarie atte ad ottenere un Federalismo Demaniale già in programma per tutta Italia e finendo con gli attacchi alla Democrazia portati dai souvenir fascisti delle bancarelle. Ultimamente però la “narrazione” sta pretendendo una frequenza preoccupante. Per citare le più gettonate:

  • Il Parco del Mare che, non so se avete notato, è stato elevato a livello di addobbo natalizio in Piazza Cavour, passa da venti a duecento proposte di adesione in un solo fine settimana. Tra l’altro sarebbe da capire il senso di uno striscione che ripete un nulla di 50 cm per venti/trenta metri.
  • Le Fogne, pagate dal Comune di Rimini col suo bilancio e da tutti i cittadini della Provincia con i prossimi dieci anni di bollette dell’acqua, ma che chiediamo solo ad Hera di riprogettare, ringraziandola poi con la capitolazione sulla distribuzione dell’acqua pubblica.
  • Le classifiche del degrado in cui saliamo inesorabilmente solo per colpa della popolazione turistica, dicono, ma poi la verità è che turismo cala e il degrado aumenta.
  • Il Capodanno più lungo del mondo, che però se guardi il calendario è, come tutti gli altri, composto dai due giorni di fine anno e se un intero albergo di svizzeri, già allegrotti alle 22.00, ti chiede cosa c’e’ da fare il 29 sei costretto a rispondergli: “Che ne dite di andare al cinema Tiberio a vedere in differita Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky che fanno a Londra?”.

Queste ed altre realtà romanzate, con condimento di cantieri elettorali a tutto spiano, sono un pesante debito per una città che rinuncia quotidianamente allo studio di soluzioni vere. Ne cito un’altra poiché si tratta di un tema che deve essere raccontato nella maniera giusta. Pena la perdita di un contatto basilare con il vero significato di una Comunità e del suo rapporto con gli ultimi.

Brevemente. Per togliersi dall’impiccio dei 15 senzatetto, che da questa primavera vengono continuamente tolti alle loro occupazioni abitative e restituiti al marciapiede, l’Amministrazione ha aperto un’istruttoria per affidare un immobile del Comune a chi ne avrebbe fatto un dormitorio. Viene invitata anche l’ Associazione Rumori Sinistri (Casa Madiba) che ottiene l’assegnazione e decide che il progetto non riguarderà un semplice dormitorio, ma una Casa dell’Accoglienza, con le modalità che sperimentate da tempo. Improvvisamente sulla stampa irrompe la “narrazione” che vuole quello come un progetto nelle intenzioni dei gestori del Welfare. Certo, come no. Poi vai a vedere e scopri una situazione che sarebbe puramente emergenziale, se non fosse per i soliti noti che ci mettono un po’ di umanità. Quaranta brande modello Protezione Civile e un boiler elettrico da 80 lt che deve bastare per 40 persone. Più impersonale del cesto di frutta che il Sindaco, con fotografo a seguito, ha voluto portare con sé all’apertura.

Sarebbe forse il caso che la politica e le comunità riconquistassero il senso della realtà. Cercare di raccontare al meglio, tramite artifici di dialettica e marketing, percorsi presi per reazione e non per programma, porta inevitabilmente al regresso. Il senso della realtà è lo stesso principio che ci porta nell’età adulta, contrapponendosi al “voglio tutto ad ogni costo” dell’infanzia. I Costi della narrazione politica stanno cominciando a diventare troppo alti… è ora di una rivoluzione nella Municipalità.

P.S.

Siedo in giardino con un filosofo. Quello dice ripetute volte: “Io so che questo è un albero”, e così dicendo indica un albero nelle nostre vicinanze. Poi qualcuno arriva e sente queste parole, e io gli dico: “Quest’uomo non è pazzo: stiamo solo facendo filosofia”. [On Certainty – Ludwig Wittgenstein]

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@DadoCardone

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Homeless Christmas

don_andrea_gallo_morto_oggi-630x365Dopo l’assegnazione dell’Ex Caserma dei Pompieri in via Dario Campana i ragazzi di Casa Madiba Network, o per essere formalmente più corretti l’Associazione Rumori Sinistri, ottengono l’assegnazione di un’altra istruttoria lanciata dal Comune. Questa volta il progetto da presentare riguardava l’emergenza freddo, ossia la predisposizione di un ricovero notturno dove accogliere una quarantina di senzatetto da qui ad aprile.

Per fare questo è stato messo a disposizione un immobile in via De Warthema, facente parte del patrimonio comunale ed un contributo complessivo di 15 mila euro . A quanto c’è dato sapere hanno partecipato all’Istruttoria la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Associazione Madonna della Scala e, come già detto, l’Associazione Rumori Sinistri.

Fino a qui quello che si può ricostruire dai comunicati ufficiali. Poi però c’è qualcuno, tra i quali noi di Citizen, che si fa delle domande… per cui ci perdonerete se ci addentriamo in una ricostruzione un po’ più completa.

Come mai viene ripresa quella che è senz’altro una necessità, ma abbandonata ormai due anni orsono? Il fatto che l’anno scorso, in un inverno non certo freddo, siano morte in giro per Rimini più di sei persone, senza una casa, avrà avuto il suo peso (almeno speriamo che sia così). Ci sono però anche altri fattori che potremmo definire più… mediatici.

Da questa primavera il “Carrozzone Rosa” ha una spina nel fianco, una in più. Si è scoperto che l’Emergenza Abitativa non riguarda solo le canoniche ridistribuzioni di contributi per combattere la Povertà. Ci sono persone che, incredibile ma vero, non hanno una residenza, né un domicilio e, di conseguenza, non possono accedere a ciò che l’Amministrazione riceve e ridistribuisce. Sono gli Homeless, i senzatetto e i motivi per cui sono in strada sono sì svariati, ma riconducibili ad un sistema inadeguato ai tempi.

Come si è fatta questa scoperta? Quei pazzi di Casa Madiba si sono messi ad occupare immobili abbandonati per metterci dentro gente presa dalla strada. Giusto? Sbagliato? Il tema è stato sollevato. Le politiche emergenziali non bastano più e ora l’argomento sono diventati i programmi a medio e lungo termine da mettere in campo.

Ora. E’ evidente che l’Amministrazione è rimasta indietro su questo argomento e, nonostante i fondi che ha a disposizione, per risultati che non manca mai stucchevolmente ribadire, continua a rispondere in perenne emergenza e con politiche di puro assistenzialismo. Lo si vede anche in quest’occasione. L’occupazione” illegale” di Villino Ricci, con i suoi programmi di riscatto sociale e le sue raccolte di mezzi gestite dagli stessi senzatetto è stata sgombrata. I suoi 15 abitanti hanno preso il posto di altri 15, che avrebbero usufruito delle strutture canoniche, vivendo giornate di nulla, aspettando l’incombente momento in cui sarebbe arrivato il tempo di tornare a dormire in un treno… o chissà dove altro.

Non lo sarà, ma questa istruttoria sembra tanto il tentativo di parare il nuovo rovescio mediatico, causato dal ritorno in strada (per la terza volta) proprio di quei 15. Che fare? Un Dormitorio: Minima spesa massima resa.  Quindicimila Euro, un po’ di brande e magari s’invita alla partecipazione quei rompiballe di Casa Madiba. Se non accettano glielo si rinfaccia, se accettano legittimano il progetto del Comune.

C’è da scommettere che però non andrà così liscia. Già il nome che Rumori Sinistri ha dato alla nuova assegnazione fa intuire che non sarà così. Chiamare un dormitorio “Casa Accoglienza Andrea Gallo (Don)”, fa capire che il progetto sarà diverso dalla semplice risposta ad un’emergenza.

Un’ultima nota. La preoccupazione di rovescio mediatico è abbondantemente segnalata del comunicato consegnato a News Rimini, prima ancora di dare la notizia agli interessati, che hanno dovuto aspettare un giorno oltre la data prestabilita.

P.S.

La Casa Accoglienza Andrea Gallo (Don) accoglierà i suoi ospiti il 24 di Dicembre. Se volete andarli a trovare non seguite la Stella Cometa… magari vi va meglio se date un occhio ai fumogeni.

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Cantieri Elettorali

piazza mazziniIl Cronoprogramma è stato perfettamente rispettato. Dopo quattro anni a dipingere righe gialle per terra l’ultimo anno del governo Gnassi è esploso in un bombardamento di cantieri a grappolo. I debiti sono stati  ricontrattati e allungati al 2040, aumentando così gli interessi che gravano sulla cittadinanza. Che dire… siamo pronti per essere nuovamente lardellati e messi a rosolare.

Oggi la cronaca annuncia 27 milioni di opere in arrivo. Ovviamente i soldi spesi non saranno proprio quelli, poiché alcuni lavori sono ad integrazione dei lavori della terza corsia (vedi rotonda Statale – Via Montescudo) ed altri oltrepassano il confine elettorale di maggio, cercando fidelizzazione dell’elettorato… come il muratore che se non lo paghi ti lascia le macerie in casa.

Attenzione però perché non è solo una questione di soldi. V’è anche il pericolo della compromissione di un equilibrio urbanistico già precario. Friburgo (vi ricorda qualcosa?) dagli anni ’70 investe risorse e impegno amministrativo nella mobilità, l’energia, il verde, l’urbanistica. Noi vorremmo cambiare l’urbanistica in un anno e senza un piano? Per quanto bravi a progettare nuove soluzioni possano essere gli uffici del Comune queste risentono del gap dell’errato sviluppo urbano  Riminese, dell’assenza di un vero piano urbano del traffico e di un sindaco che se dice ciclabile… beh, ciclabile deve essere.

Per essere chiari. Chi vi scrive vorrebbe non il centro, ma un mondo ciclabile. Purtroppo però la realtà è fatta di esigenze e se non si è in grado di coprirle la pista ciclabile diventa solo un atteggiamento, nulla più. Per essere ancora più chiari: se una madre che deve portare i bambini a scuola, andare a fare la spesa, assistere il suocero che in mattinata deve fare una colonscopia, riprendere i figli a scuola e preparare da mangiare entro l’una, trova sulla sua strada una ciclabile che sembra calata dall’alto come una punizione di Dio all’automobilista… beh… c’è caso che faccia una strage di ciclisti. Una ciclabile veramente utile dovrebbe accoppiarsi, perlomeno nell’intento, con la copertura delle altre esigenze.

CatturaSento però di non essere stato abbastanza chiaro ed allora faccio un esempio reale. Borgo S.Andrea, via Saffi. Superata la chiesa quella strada era normalmente un caos, perché un divieto di transito (fatto rispettare solo il sabato) e un semaforo troppo veloce incolonnavano tutti quelli che cercavano un varco dalla Statale alla circonvallazione interna. Prima, però, via Saffi era a due corsie e chi doveva aggirare la Parrocchia si disponeva sulla sinistra e proseguiva. Oggi non si può più. Habemus ciclabile.

IMG_20151214_161514Senza piani della mobilità a lunga scadenza, ma anche senza il necessario supporto culturale per certe operazioni, tutto ciò che si ottiene è un’improvvisazione. Una via come quella dell’esempio attraversa un Borgo con la sua vita e le sue piccole imprese che, formalmente, sono nel cuore di tutti, ma quando il mondo cambia sono i primi a pagarne il prezzo. Se oggi in prossimità del semaforo di via Saffi mettessero una centralina Arpa per il controllo dell’aria.. morirebbe. Strana conseguenza per una pista ciclabile, ma non l’unica. Il Commercio ne è gravemente ingiuriato poiché è stato inibito il passaggio occasionale e scoraggiato quello intenzionale. Tra l’altro la ciclabile non può essere nemmeno completa nella sua funzione, poiché viene usata come sosta veloce da spedizionieri, operatori ecologici e furbetti lastminute.

Insomma. Gli ultimi mesi della giunta Gnassi, con tutta l’ansia di un brutto risveglio dopo un letargo di 4 anni, potrebbero diventare un’ecatombe per una città come Rimini, che già parte con un enorme gap da disarmonico sviluppo.

P.S.

Se in Olanda, all’improvviso, scendessero tutti insieme dalle biciclette, credo che il paese sprofonderebbe. [Gino Bramieri]

@DadoCardone

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La Maglia Nera

C’era una volta una presa in giro che faceva più  o meno così: “Sei così scemo che se facessero una gara per stabilire chi è più scemo arriveresti secondo.”

Sembra quasi il caso di Rimini e le classifiche della criminalità del Sole 24 ore. Siamo secondi e non possiamo nemmeno vantarci di essere il posto più criminale d’Italia.. ci si potrebbe fare del turismo e verremmo citati anche nelle pubblicità del Pampero: “…. Nei peggiori bar di Rimini, altro che Caracas!”

La maglia nera è di Milano, a noi spetta quella grigetta che rispecchia molto la nostra situazione. Migliaia di metri quadri di edificato abbandonato, sfratti come se piovesse, inquinamento a livelli di allarme, operazioni turistiche che raschiano il fondo del barile, economia in caduta libera e politica legata a doppio filo con le peggiori decisioni strategiche che un territorio possa conoscere. Rimini, nonostante i mille cantieri elettorali aperti (o forse anche per quelli), è in una situazione di degrado, basta essere onesti perlomeno con se stessi per capirlo. A Rimini sud potrebbe morirci  Godzilla, ce ne accorgeremmo l’estate prossima per quanto è abbandonata a se stessa. Rimini nord non versa il condizioni migliori, l’entroterra è terreno fertile per un futuro di quartieri dormitorio. In Centro chiudono negozi importati e tanti altri, grandi e piccoli, aprono e muoiono in una girandola che si spegnerà forse al completamento del 3° ipermercato, quello  che tutti si ostinano a chiamare Aquarena.

In giro ci sono un sacco di cartelli spergiuranti che: “qui la città cambia”.  Invece una  triste considerazione si lascia alle spalle anche il vecchio adagio secondo cui “tutto deve cambiare per rimanere esattamente com’è”. Tutto peggiora e ce lo dicono i posizionamenti in certe classifiche,  i cartelli pop con data fine lavori al 2018 non portano rimedio.

Il mea culpa non lo fa nessuno. Tutti leggono i dati a modo loro e trovano scuse per non prendersi responsabilità politiche. Il Primo Cittadino, ad esempio, afferma che i risultati di Rimini sono falsati dai grandi numeri di una città turistica (la “fu” Capitale del Turismo). La giustificazione sembra avere una logica, ma se andiamo a prendere per esempio Jesolo , una città turistica che passa dai 26 mila residenti a flussi turistici di 4,5 milioni di persone all’anno, non è neppure citata e Venezia, la provincia di cui fa parte, si attesta al 13° posto. Non un bella posizione in classifica, ma tant’è.

Cattura3Che dire poi di chi si vanta, in perfetto stile  “zero virgola Renziano”, del calo delle denunce di un “sostanzioso” 0,41%? Che facciamo lo stappiamo lo Champagne? Io aspetterei, anche perché una flessione del genere nelle denuncie può voler dire anche che la gente al terzo, quarto,o  quinto reato subìto si è stufata di denunciare. Succede. Se poi vogliamo proprio fare i pignoli a Milano il calo è stato del 2,41% portando la differenza dei reati con Rimini, per ogni 100 mila abitanti, a 143. I numeri, a leggerli tutti, ne dicono di cose…

P.S.

Questa cosa di essere ottimisti in maniera completamente sganciata dalla realtà ha già fatto abbastanza danni, ve lo ricordate Berlusconi e i ristoranti pieni? No? Non c’è bisogno, basta che vi ricordiate Gnassi e il milione di passeggeri.

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@DadoCardone

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Rimini: La Città che cambia. (Ma anche no.)

1436431416_Maurizio-Cattelan-Saluti-da-Rimini-2Questo post è a tutti gli effetti il proseguimento  del precedente riguardante la candidatura Gnassi Bis. Dopo aver sviscerato la natura delle personalità che hanno decretato l’inutilità delle Primarie PD per Rimini, ora andremo ad analizzare la motivazione: il cambiamento che il Primo Cittadino avrebbe portato sulle rive di questo puntino sull’asse dell’Adriatico.

Cambiamento ce n’è, non lo si può negare. Dopo quattro anni in cui la “Capitale del Turismo”, sotto regime di Salvaguardia, sembrava fosse stata messa in cantina a marcire, nell’ultimo anno è esploso un pot-pourri di cantieri. Sì, è vero, i cartelli sono più grandi delle buche che fanno i lavori, ma bisogna capire un concetto fondamentale. L’Amministrazione Gnassi è stata così attenta a vendersi mediaticamente, che di tempo per idee proprie non ne ha trovato ed è stata costretta a continue mani di colori pop sul niente. Meno male che in questi anni ci sono state le idee degli altri.

Andremo ora a stilare una lista di fonti di approvvigionamento idee, non completa perché non vogliamo approfittare del tempo dei nostri lettori, ma esaustiva per quanto riguarda il concetto.

  • Le cose che ci sono già. L’idea originale fu di Santa Madre Chiesa. Prendere tutte le feste pagane, principalmente solstizi, e brandizzarle con il simbolo della croce. Questo, oltre a dimostrare che il marketing è praticato da millenni, è di grande ispirazione per la politica degli annunci. Così il primo fine settimana di luglio, che si riempirebbe anche se a Rimini scoppiasse la peste, diventa: la Notte Rosa. Allo stesso modo la festa della Marineria diventa Molo Street Parade e i chioschi non sono più roba da sagre e feste di paese, ma Street Food. Tutto molto più trendy e quando dico tutto intendo proprio tutto, anche le panchine e i cestini della mondezza, basta una spruzzata di colori pop.
  • Le cose che decidono gli altri. Diciamo le cose come stanno. Se sei un candidato del Partito Democratico a Rimini non diventi Sindaco se non sei propenso a garantire gli interessi preminenti. Non sto parlando di malaffare, ma dei poteri economici i cui interessi premono forte su qualsiasi Primo Cittadino. In campagna elettorale si possono firmare patti per l’acqua pubblica e promettere moratorie ai teleriscaldati, salvo poi guardare bene chi pesa più sulla bilancia. Teleriscaldati o SGR? Hera o un Comitato? E’ sotto gli occhi di tutti. Puoi anche promettere lo stop al cemento, ma se Cagnoni ha bisogno di ossigeno per il mutuo del Palas appaiono varianti delle varianti che consentono il sorgere di centri commerciali e palazzine sovietiche. Come la volgi a tuo favore? Beh per esempio il “dovere verso Cagnoni” è diventato Acquarena, la piscina che il riminese non aveva. Ma il colpo di genio (tanto di genio da essere stato senz’altro imposto e non pensato) è la liaison con Hera. Un bel pacchetto chiavi in mano per il problema delle Fogne. Hera, attingendo dalle bollette dell’acqua di tutta la Provincia per la prossima decade, si prende carico del lavoro con un bel progetto che le garantisce anche la futura espansione. Il fatto che, nonostante il piccolo particolare della forza di gravità, sia stato raddoppiato il depuratore a monte, invece che quello a mare, la dice lunga. Il risultato? Gnassi, mette mano alle fogne. Le conseguenze sono per chi verrà dopo e sicuramente a discapito della ripubblicizzazione dell’acqua.
  • Le cose già decise. Questa è una fonte particolarmente florida e si basa su determine di enti sovra ordinati, a cui la gente è generalmente poco attenta. Da qui scaturiscono finanziamenti normalmente distribuiti, ma che nelle parole dell’amministratore diventano abili lavori di bilancio etc. Gli esempi sono molti, ma ci piace riportare, per quanto è lampante, il caso del Federalismo Demaniale. Era già stato deciso da tempo che lo Stato affidasse al controllo diretto dei Comuni alcuni beni demaniali. Per Rimini, oltre ad altri, è stato anche il caso del lungomare che tutti dicevano intoccabile perché di pertinenza del Demanio. Cosa buona, cosa già decisa. In fase di definizione però qui a Rimini leggevamo titoloni nella Cronaca Locale, descriventi un agguerrito Primo Cittadino che andava direttamente a Roma per minacciare di conseguenze legali l’ufficio del Demanio, se non gli avessero dato immantinente il lungomare. Capito il giochino?
  • Ultima, ma non ultima, la fonte delle idee… degli altri. Chi segue i Consigli Comunali l’ha visto fare innumerevoli volte. La Minoranza presenta un’idea che viene automaticamente bocciata, per poi essere ripresentata con altro nome, a volte solo per farci un titolo di giornale. Gli esempi sono tantissimi a cominciare dal ponte di Via Coletti, che una delibera di Giunta aveva già deciso essere un pontaccio di Ferro, ma in Consiglio Comunale, di fronte ad un centinaio di cittadini incazzati, si è tramutato miracolosamente nel rendering di un ponte normale. Una fonte di idee particolarmente gradita è il Movimento 5 Stelle, alla faccia della polemica che non lo vorrebbe forza propositiva. Elenchiamo solo i plagi più evidenti. Il Parco giochi per bambini disabili, strumentale in Consiglio, poi diventato atto di civiltà semplicemente cambiando il proponente. Le celeberrime delibere sull’urbanistica, approvate persino dalla Maggioranza, ma sparite per un anno e sei mesi, tornate (almeno nei termini) sui giornali come intuizioni del Sindaco, mentre per i consiglieri che le avevano proposte erano impraticabili. Ultimo “appoggio”, in ordine cronologico, un pezzo del progetto per cui i 5 stelle si erano avvalsi della collaborazione di Ettore Maria Mazzola e il gruppo del suo Master in Urban Design. L’intuizione geniale di quel lavoro era ricucire la città al mare tramite la zona morta della stazione. Gnassi, nonostante non si fosse degnato di presenziare né alla mostra né alla conferenza, pare a causa di un impegno da aperisindaco, non ci ha pensato due volte a fare sua quell’intuizione annunciando una Vision istillatagli dallo Spirito Santo.

In conclusione nel manuale del perfetto amministratore PD, nell’introduzione, potete trovare scritto: che sia un’idea di altri, una cosa che sei costretto a fare, una cosa che c’è già o un regalo dello Stato… cambiagli nome e dì che si tratta di una tua idea (almeno sui giornali). Bisogna capirli. Con tutto il tempo impiegato a far credere di saper fare le cose, dove lo trovi il tempo per farle veramente.

P.S.

Ovviamente, come suggeriscono gli stessi cartelli pop, tutte le buche aperte alla fine di questa legislatura rappresentano un lavoro che si concluderà solo nella prossima, a Gnassi rieletto. Lui ne è sicuro…. Infatti ci ha già intestato mutui per 40 anni.

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@DadoCardone

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Gnassi Bis. Mica te lo volevi far mancare…?

E così, nonostante l’indagine a carico e contrariamente alla pratica delle primarie, Andrea Gnassi si ricandida a Sindaco di Rimini per il PD. Sarebbe carino sapere cosa ne pensa il Partito Democratico, ma bastano i 70 della non altrimenti specificata direzione comunale per decretare che non serve consultazione popolare. Pare che in questa occasione, come in altre future coonvenienze nazionali, si farà a meno dell’unica vera pratica simil democratica che il PD avesse mai usato.

Ai giornali locali è stata rappresentata come una decisione “plebiscitaria”. Così la chiamano loro, infischiandosene del fatto che nel Diritto moderno questo termine viene usato per indicare una volontà popolare. Forse intendevano il plebiscito dell’antico Diritto Romano, dove alcune leggi avevano valore solo sulla plebe e non si fa fatica a credere che il senso sia questo, vista la dichiarata intenzione di spargere per Rimini statue di Imperatori Romani.

Comunque, giusto per non sottolineare la preminenza del reuccio (aka Gnassi) rispetto ai “Tribuni” che si sono plebiscitati addosso, andiamo ad elencare i più importanti:

Tiziano Arlotti, detto anche “il Nuovo che avanza”. C’è sempre stato e sempre ci sarà. Il metodo è semplice, basta essere uomo di partito senza dubbi. Nessun dubbio sull’aeroporto, nessun accenno al TRC, nessuna intromissione nelle partite più stringenti dell’Amministrazione Comunale. Il resto è un 99,99% di presenze in Parlamento, che se rimani buono e zitto si sta al caldo e non ti disturba nessuno. Ovviamente la base elettorale va curata e allora nel weekend si va “in zir par la Rumagna”, soprattutto quella dell’entroterra, a stringere mani e a confidare che “il Ministro mi ha assicurato…”. Il problema di tutto ciò è che si addormentano i riflessi. Amiamo ricordare l’occasione in cui, per star dietro alla Deputata Sarti, uscì prima il titolo di giornale, che annunciava un’interrogazione sui Casetti come fatta, dell’interrogazione stessa che venne protocollata qualche giorno dopo. Voto: 5 e ½ fa il suo, ma non gli chiedere troppo. Modesto.

Emma Petitti, altrimenti conosciuta come: “il miracolo delle poltrone”. Evidentemente il basso profilo tra i Demokrat paga. Non ci sono altre spiegazioni al motivo per cui una persona, che politicamente ha meno da dire di un cartone animato di Peppa Pig, sia passata dal Consiglio Comunale al Parlamento, per poi atterrare su un Assessorato in Regione.. in soli 4 anni. I più cattivi sostengono che tanta fortuna politica sia dovuta alle spinte di Tonino Bernabè, suo compagno, tra i fondatori del PD Riminese e Presidente di Romagna Acque dal Pleistocene. Queste però sono cattiverie… noi preferiamo credere ai miracoli. Voto: 4dimmi quello che devo fare ed io lo faccio”. Milite ignoto.

Juri Magrini e Alberto Vanni Lazzari. Oggetti misteriosi. Sicuramente un segretario PD Provinciale, o Comunale che sia, è un’entità che esiste, lo dimostrano i rari titoli di giornale e qualche seduta spiritica. Se dovessimo giudicarli da quello che conosciamo di loro…. Ma sì facciamolo.  Juri Magrini lo ricordo messo sotto a San Patrignano da una ancora acerba Sensoli, che però non ebbe difficoltà a sbertucciarlo su alcuni slogan pronunciati con troppa sicumera. Lazzari non lo ricordo per nessuna ragione, ma il virgolettato che leggo oggi sui giornali mi suggerisce anche il perché. “Non possiamo essere subalterni alle vicende giudiziarie”, subalterni non è proprio l’aggettivo che avrei usato.  Voto 6 (in due). Se ci sei batti un colpo. Ectoplasmatici.

Nadia Rossi. Se mi chiama un Ci.Vi.Vo ditegli che sono a Bologna. I soldi spesi in casette Civivo cominciano a tornare sotto forma di un Consigliere Regionale, Assessore mai rimpiazzato, che vota in favore di chi l’ha mandato in Regione. Sembra molto più complicato di quello che è, si tratta semplicemente di gratitudine, che in regione si ripaga leggendo in Aula quello che ti scrivono, a casa invece basta alzare la mano e dire: sì. Voto: Boh! Meglio un Ci.Vi.Vo oggi che una gallina domani? Frittatina.

Queste, in sintesi, sono le figure più rappresentative del sedicente plebiscito, vi lascio immaginare gli altri. Se il Partito Democratico stava cercando un modo per allontanarsi ancora di più dalle persone, pare abbia preso la strada giusta, ma, si sa, la qualità più necessaria tra quelle nella disponibilità di un reazionario è l’indifferenza verso la plebe, che ha dato la sua delega, quindi deve tacere. Una delega è per sempre.

P.S.

A corollario della candidatura automatica del Primo Cittadino c’è il cambiamento che avrebbe portato a Rimini. Anche su questo ci permetteremo di esprimere la nostra opinione, ma non basterà un solo post.

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@DadoCardone

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Ritorno al Passato.

Nei giorni in cui in Italia si torna a discutere animatamente del diritto di legittima difesa, a Rimini torna in auge Casa Madiba Network, che si occupa di chi una difesa non ce l’ha contro nulla, nemmeno contro la negazione dei più elementari diritti. L’Ex Caserma dei Pompieri abbandonata in Via Dario Campana viene riassegnata, o meglio riconsegnata, a chi ne aveva fatto un faro nella nebbia per molti.

Forse non tutti ricorderanno che, in piena emergenza abitativa, con Rimini prima in Italia nella classifica degli sfratti, erano state sgombrate due occupazioni a fine abitativo, mettendo 17 persone in mezzo alla strada senza altra alternativa che una nuova occupazione, quella del Villino Ricci.

Il tema della legalità, o meno, di un’occupazione, anche se a fini abitativi, scosse la coscienza di molti Riminesi, fino ad allora inconsapevoli che gli immobili abbandonati della loro città erano comunque abitati dall’umanità invisibile, quella che si preferisce non vedere.

Se proprio vogliamo dirla tutta (e noi di Citizen abbiamo questo vizio) esistono anche dei precedenti giudiziari che smontano, a determinate condizioni, l’illegalità di un’occupazione. Ad esempio la sentenza n. 35580  del 26 settembre 2007, in Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, proprio per un caso di occupazione abusiva ha decretato che:

«Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona».

Sempre parlando di legge e legalità poi il 2 luglio scorso veniva rigettata la richiesta di sequestro del Villino Ricci in quanto la Dottoressa Sonia Pasini, lungimirante Giudice per le Indagini Preliminari, considerò gli occupanti in effettiva trattativa con l’Amministrazione. Il che vuol evidentemente dire che, pur riconoscendo il fumus delicti, esistono contingenze per cui la legge prevede alternative a se stessa. Se lo segni chi fa finta di non saperlo.

Chi ha fatto molto finta di non sapere le cose è stato il prode Primo Cittadino che ha allargato le braccia in Consiglio Comunale affermando di non poter far nulla per assegnare l’immobile a chi ne aveva bisogno, dopo che la sua amministrazione ne aveva incoraggiato il defenestramento. Improvvisamente si è persino preoccupato della Corte dei Conti, entità di cui non sembrava curarsi prima di redigere la lettera di comarketing per Aeradria o di assegnare il generoso contratto C a Sergio Funelli, capogabinetto senza laurea. Situazione per cui proferì la sibillina frase:

“teatrino in cui rispettare la legge non garantisce che non la si violi”

Per il caso della Caserma in via Dario Campana, si diceva, in prima istanza fu ritenuto necessario persino un bando.. cosa che avrebbe fatto diventare Rimini detentrice di un primato: la prima città al mondo dove dei disgraziati senza una casa, ne la possibilità di affittarne una,  hanno partecipato ad un bando (magari europeo) per riprendersi l’occupazione abusiva da cui erano stati cacciati. Della serie ho visto cose che vuoi umani….

Fortunatamente una robusta pressione politica da parte della Minoranza ha ricondotto l’Assessorato competente a più miti consigli. E’ stata infatti predisposta un’Istruttoria a cui hanno potuto partecipare anche i ragazzi di Casa Madiba Network, tramite l’associazione Rumori Sinistri. Sempre per dirla tutta: l’intenzione non era proprio di riassegnarla ai precedenti occupanti, infatti al primo turno dell’istruttoria si sono presentate tutte le associazione “allineate” di Rimini e provincia. Che poi, una volta capito che il progetto oltre a presentarlo bisognava autofinanziarselo, siano spariti tutti… beh di sicuro non sembrava essere nelle speranze dell’Assessore Lisi.

Nel pomeriggio del 21 settembre, alla vigilia dei 30 anni di Ritorno al Futuro, Casa Madiba Network, legittimata dalla legge oltre che dal cuore, ha ripreso possesso del suo passato. Senza nemmeno dover indossare una pettorina CIVIVO.

P.S.

Una nota a margine. Noi di Citizen eravamo presenti alla consegna delle chiavi e abbiamo fatto un giro per i locali. Se i 50 mila euro li avessero dati a chi si è sempre occupato della caserma forse si sarebbero visti di più. Una pitturata, un impianto elettrico a norma e un dispendioso impianto a condizionatori d’aria, senza predisposizione per fonte rinnovabile, sembrano serviti più che altro a dissimulare la confusione procurata.

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Air Riminum: Chi controlla il controllore?

CatturaQuesta mattina Giulia Sarti,  Deputata del Movimento 5 Stelle, ha sottoposto in Parlamento, con un’interpellanza urgente, il caso dell’Aeroporto Federico Fellini. Come molti  ormai sapranno questo settembre ha portato con se la notizia che, in aprile, il TAR dell’Emilia Romagna ha giudicato il bando di assegnazione non valido, poiché mancante di una specifica richiesta di requisiti tecnici.

Lo so, abbiamo saputo a settembre una cosa decisa 5 mesi prima, ma pare che le fortune temporali del Dott. Corbucci e la della Dott.ssa Fincato non siano tutte qui. Oltre ai 5 mesi di parto la sentenza, ad oggi, non è stata ancora notificata ad Enac, di conseguenza il bando è ancora valido e in seguito, quando verrà consegnata, si potrà disporre una sospensiva, dato il ricorso al Consiglio di Stato. La legge ne dà facoltà.

Bene. Aspettando che le vie legali facciano il loro lungo e provvidenziale corso, oggi, dopo una miriade di interrogazioni sullo stesso tema bellamente ignorate, il Sottosegretario al Ministero dei Trasporti Umberto Del Basso De Caro ha risposto a nome del Governo. Avete presente chi è? Se lo cercate su google foto probabilmente lo trovate seduto a fianco di Laura Fincato nella conferenza stampa di Air Riminum, quella con il divieto di far domande, in cui la stessa Fincato leggeva al pubblico presente le scuse di Vito Riggio (Presidente Enac) che non era potuto venire.

Giulia ha ripercorso minuziosamente la storia dell’Aeroporto e del fallimento di Aeradria, facendo ben intendere come le interferenze politiche siano state fatali alla struttura, per poi arrivare all’attuale società e a tutti i dubbi che confondono chi ha interesse ad avere un aeroporto vivo, funzionale e funzionante. Infine ha chiesto (riassumo) cosa intendesse fare il Governo allo scopo di assicurarsi una situazione di legittimità per la struttura, visto che corrisponde ad un grosso pezzo dell’economia di un territorio.

La linea di difesa del Sottosegretario, non posso chiamarla altrimenti, è stata quella di affermare che le certificazioni le dà ENAC in quanto autorità aeroportuale, di conseguenza non possono che essere legittime.

Ma chi è che controlla il controllore? Questa domanda l’ha fatta anche la Sarti in Aula, non mancando di far notare che Laura Fincato non fa nulla per nascondere l’amicizia con il Presidente Enac, ne  la collaborazione con chi proprio in Aula è chiamato a rispondere per il Governo.

A questo punto devo aprire una breve parentesi. Amicizia e rapporti di collaborazione non sono indizi di colpevolezza, ne di malaffare, esiste però un problema di opportunità politica riconosciuto anche tramite regolamento nelle amministrazioni. Anche nel più piccolo dei Consigli Comunali, per esempio, se una persona ha direttamente a che fare con l’oggetto della votazione, per economia o parentela, si alza e non partecipa. Il problema dell’opportunità politica è più che mai presente a Rimini e raggiunge uno dei suoi massimi conflitti proprio sull’aeroporto, dove continuano a parlare, tra gli altri, persino gli indagati del precedente fallimento. Il territorio necessitava di trasparenza e tranquillità, non di ulteriori dubbi.

Il dubbio poi aumenta quando, nella rassegna stampa di oggi, leggo il Dominus dell’affare Air Riminum che fa lo spavaldo, nonostante vi sia una sentenza esecutiva indicante l’illegittimità del bando con cui è stato assegnato l’aeroporto. Corbucci ha  una conoscenza tale delle dinamiche legali che relega qualsiasi addebito a “chiacchere da bar”, nega fino a bisticciare con la stampa che l’aeroporto gli possa venir tolto e, nonostante i risultati peggiori di sempre, dice che l’aeroporto prima era una piadineria e oggi con lui diventa un ristorante “quasi” a cinque stelle. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che ha Rimini ci sono piadinerie che guadagnano molto più dei ristoranti.

Come detto le incertezze, soprattutto dopo atteggiamenti che sembrano tutto tranne che ponderati, sono tante, ma abbiamo anche qualche certezza. L’aver preferito (anche se fosse in maniera legale) una società che non aveva mai avuto a che fare con un aeroporto ha determinato un ritardo nella presa in carico della funzione, che l’annuncio di un  milione di passeggeri (o forse erano due?) non è stato in grado di colmare. Oggi nell’evidenza di un traffico peggiore non solo della “piadineria” da cui si prendono le distanze, ma anche con risultati inferiori del curatore fallimentare della piadineria stessa, i numeri sono molto calati e  si parla di 500 mila passeggeri.. che poi è il traffico fisiologico da sempre e da più parti identificato per lo scalo di Rimini. Non una grande innovazione, ma aspettate che l’aeroporto si trasformi in un Cine – Disco – Casinò e vedrete che risultati.

P.S.

Se il bando fosse stato fatto con una vincolante richiesta d’esperienza gestionale adesso staremmo parlando d’altro, sicuramente di altri numeri. Il calo passeggeri, nell’estate metereologicamente migliore da quattro anni a questa parte, ha sorpreso molto i “creativi della Finanza” che, non avendo mai gestito un aeroporto, avevano fatto piani contando su risultati completamente diversi. A quanto pare AiRiminum SPA dovrà aspettare ancora un po’.

Qui sotto il video integrale dell’Interpellanza e della replica dopo la risposta:

 

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Me lo ha detto Brigitte.

fantasyAspetta un attimo. Mi sembra… non lo sentite anche voi? Sembra proprio… beh come potrebbe non essere la puzza di aria fritta che si percepisce distintamente ad ogni fine stagione?

Il fatto è che, al quarto anno di gestione Gnassi, nella stagione meteorologica più bella che si sia vista da diversi anni a questa parte, la nostra città ha fatto segnare un segno meno nei pernottamenti. Lo spiego meglio: l’anno scorso, con l’aeroporto in gestione commissariata e minacce di denuncia che partivano alla volta di quel fetentone di Meteo.it, che faceva sempre piovere, si è fermata più gente.

Questa è una dura verità, soprattutto in considerazione del fatto che rileva l’assenza di una vera programmazione, che non sia lo sforzo verso la coltura intensiva dell’immagine Gnassiana. Come si reagisce ad un colpo così? In un solo modo: dissimulando.

Questa volta la sponda viene fornita dal mensile tedesco Brigitte che, dopo un tour pagato da APT, frequentato a maggio da una sua giornalista, si prende la responsabilità di dichiarare: “Rimini è tornata”. Per intenderci sul target, Brigitte non è certo Capital, o Der Spiegel. Anzi leggendo rubriche come ” wie bekomme ich eine orgasmus” (come faccio ad avere un orgasmo) mi viene in mente “Cioè“, ma non voglio essere cattivo in maniera gratuita e diciamo che si avvicina al nostro “Amica“. Tra l’altro curiosando sul web si scopre di più  anche sulla qualità dei suoi lettori. Nel 2010 aveva cercato di promuovere una linea editoriale senza modelle professioniste ed ha rischiato di chiudere i battenti, perché “se spendo 2,60€ per un giornale pieno di cose che conosco già voglio che a raccontarmelo siano almeno donne a cui voglio somigliare.. non come me.”

Ringraziamo la giornalista per la marchet…. hem… per fiducia  e per la pubblicità, ma forse avrebbe dovuto fermarsi oltre maggio per capire che il “ritorno” a cui fa riferimento, non è neanche lontanamente paragonabile a quando i tedeschi ci venivano davvero in Riviera. Soprattutto avrebbe capito che la Stagione, in questa Rimini che il suo Sindaco si affanna a rappresentare come rinnovata, non comincia prima del primo fine settimana di luglio.

Il fallo però non è della giornalista, che sicuramente ha raccontato quello che le hanno rappresentato nel tour primaverile organizzato da APT.  Insopportabile e pericoloso è invece l’atteggiamento di chi dovrebbe amministrare e che, invece di rendersi conto del problema, coglie l’occasione per decantare i propri successi a Fantasilandia. Mi riferisco al Primo Cittadino che ha il coraggio di parlare di un successo dovuto ad un territorio rinnovato e all’Assessore al Turismo Regionale Corsini che illustra efficaci azioni di promozione.

A questo punto la domanda la devo fare, ammetto la possibilità di essere prevenuto e di non essere obbiettivo. Chiunque legga questo post mi può cortesemente indicare in cosa consiste questo rinnovamento? Giuro che non lo vedo.  In 4 anni e passa ho visto tanti rendering, quelli sì. Ho visto persino rendering che rinnovano rendering (che fine a fatto l’erbetta di Piazza Malatesta?), ho visto tentativi di spacciare l’ordinaria amministrazione per idea innovativa, ma di innovazioni vere, magari perché no sbagliando, non ne ho viste. Vogliamo parlare poi della promozione Regionale? Rimini e la Riviera si reggono ancora su imprenditori che lavorano una clientela costruita in decadi di trincea turistica e che  sono costretti a tappare gli enormi buchi con contratti d’agenzia. Tra parentesi le agenzie, oltre ad ottenere prezzi stracciati, portano clienti che piuttosto di spendere per una bevanda dal bar dell’albergo fingono di svenire per farsi buttare dell’acqua in faccia.

Per l’essere umano e per tutte le sue attività il primo passo verso il cambiamento è ammettere la realtà, senza la consapevolezza non si va da nessuna parte. Mi pare si possa affermare senza troppi patemi che chi fa riferimento agli anni’80 parlando della Rimini di oggi o è matto o prende per il culo. Negli anni ’80 se volevi venire in vacanza o anche solo fare la stagione a Rimini dovevi preoccuparti per Aprile, perché già a maggio non si trovava più nulla. Oggi Rimini deve fare i conti onestamente con quello che ha, altrimenti ripartire diventa una chimera. Abbiamo visto nel corso degli anni dove sono andate a finire le innovative intenzioni di tutti i faraoni che sono passati per Palazzo Garampi. Guardiamo al lungomare per esempio. Project della Madonna di Dubai, Rendering così belli che sembrano il lungomare di Misano (ma più grosso) e alla fine in 50 anni siamo riusciti a dipingere 4 panchine e fare una striscia di pittura da 600 mila euro per terra.. con la pretesa di chiamarla ciclabile.

P.S.

Giusto perché se no poi parlano di lamentele senza proposte. Un lungomare normale, ma nuovo. Più sicurezza. Eventi meno costosi, ma più numerosi e diffusi. Niente tasse a chi rinnova completamente. Bolkestein come opportunità per attirare investitori stranieri. Spazio alle idee, anche di chi non appartiene al Consorzio del Porto. E ognuno si paghi i suoi selfie con Cattelan.

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@DadoCardone

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Bücherverbrennungen

Delle volte ci si prova a credere che siano delle persone normali, come te, che non agiscano guidati dalla cattiveria. Poi ti cancellano il murales di casa Madiba alla vecchia caserma dei pompieri e allora ti chiedi cosa vuol dire un’azione del genere.

Vuol dire che sono contro i Murales? Di sicuro no, visto che ne abbiamo di enormi al cantiere del Teatro, a Borgo San Giuliano in memoria di Fellini, lungo il Porto Canale e chi più ne ha più ne metta. Forse vuol dire che nella loro distrazione istituzionale non riconoscano cosa rappresenta un murales e non lo identificano come forma d’arte? Anche questo è poco probabile giacché si stimano di avere un Eron tra i loro concittadini. Che sia perché il murales in oggetto trasmetteva un messaggio sbagliato, magari discriminatorio? Non può essere nemmeno questo, visto che erano rappresentate delle case, un simbolo il cui significato non può essere equivocato nemmeno impegnandosi.

Personalmente un’idea di cosa significa un atto del genere me la sono fatta. Significa che sono proprio stronzi. Dietro la scusa “come prima non va bene, riqualifichiamo e facciamo le cose in regola”, si nasconde il desiderio di cancellare qualsiasi cosa li metta in ombra. E’ evidente.

11863339_873146812766605_4311909976182615834_nNon avrei questa sicurezza se avessero lasciato il murales, ma così è troppo palese. Casa Madiba era una vecchia caserma dimenticata, come innumerevoli altre proprietà del Comune. I ragazzi di Casa Madiba Network l’hanno elevata all’uso per il quale è stata istruita quest’ultima istruttoria …. E tu cosa fai? Cancelli il simbolo della riqualificazione morale di quel luogo? Volevi proprio sterilizzare eh! Volevi mettere in chiaro che a Rimini il business dell’ospitalità è roba tua.

Questo è anche un brutto segno riguardo all’assegnazione dello stabile riqualificato … che poi vorrei proprio capire quali sono queste opere di riqualificazione visto che l’unica cosa vista fin’ora, la mala pittata, ha più che altro squalificato. E’ un brutto segno perché sembra già indizio della forte volontà di cancellare quell’esperienza e non di riassegnare a chi aveva lasciato il segno in quel posto (se no il segno lo lasciavi).

Devo dire che, come al solito, è stata usata scarsa intelligenza politica, ma questo è un fatto usuale per chi è cresciuto politicamente nell’assenza del confronto. Assessore Pulini, lei non dice niente? A quando un bel falò di libri che dicono cose diverse da quello che sostiene il PD?

P.S.

«Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini » [Heinrich Heine]

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@DadoCardone

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Gnassi contro gli ambulanti.

IMG-20150712-WA0009Apro questo pezzo, che poi è solo un breve aggiornamento di quanto già pubblicato ieri, precisando che: se fosse dipeso da me la scena dell’oggettistica da mare in Consiglio Comunale non sarebbe andata in onda. Scrivo questo non tanto per rispetto dell’Istituzione, ampiamente e drammaticamente vilipesa dall’assenza di decoro politico del Partito Democratico, quanto per il fatto che qualcuno qualcosa nel merito lo aveva da dire, ma così va a finire che si ricorderà solo il secchiello di Gennaro Mauro.
Questo Consiglio poteva essere ricordato per la totale assenza di consapevolezza della Maggioranza, che non ha prodotto alcunché, perlomeno nessun intervento che facesse intendere la minima consapevolezza di ciò su cui si apprestavano a deliberare … ma questa non è una novità. Degni di nota (negativa) i balbettanti interventi del Consigliere Bertozzi, in evidente confusione con la sua vita su Facebook. Se ci fossero annali che raccolgono cazzate di politici in erba sarebbero introdotte dalla sua frase di oggi: “Le amministrazioni devono parlare con le categorie, non con i comitati di protesta”. Un signore del pubblico, commerciante, non ambulante, dopo l’enunciato si è girato verso di me stupito esclamando:“Ma chi è che fanno parlare … questi sono ragazzini!”. Certo, nulla a che vedere con la maturità politica del Consigliere Tamburini che, ancora una volta, mette in fila tutti i nodi della questione, facendosi rimbalzare addosso le bambinesche invettive di chi ha fatto della pochezza il suo credo politico.
Questo Consiglio, forse, poteva essere ricordato per il feroce scontro tra un Sindaco arrogante e dei cittadini esasperati, che avranno pure il loro interessi particolari da difendere, ma non per questo sono meno degni di essere rappresentati. Se in Consiglio si fossero fischiati i falli di reazione Gnassi sarebbe stato espulso immediatamente. Fortunatamente per lui c’è un pessimo Presidente del Consiglio Comunale, Vincenzo Gallo, a coprirgli le sclerate.
Questo Consiglio Comunale doveva essere ricordato sicuramente per la sua illegittimità. Nessuno ha saputo definire quale fosse la natura dell’urgenza della convocazione, neanche la Dott.ssa Chiodarelli, Segretario Generale, che ha semplicemente chiosato sul fatto che la decisione avesse carattere di merito e non di legittimità. Come dire … decidiamo noi quello che è urgente.

Insomma, ce ne erano di cose da ricordare piuttosto che un po’ di ammennicoli da turismo marittimo. Qualcuno sostiene che anche così si portano alla ribalta le proprie questioni, forse avrà ragione, ma domani (oggi) sul giornale ci saranno titoli tipo “Spiaggia Garampi”, “Bagno Garampi”, o chi sa che altro invece che doverosi: “Folla urla Buffone al Sindaco” e “Maggioranza a pezzi, Consigli d’emergenza per avere i numeri”.
P.S.
A beneficio d’archivio. Galvani, fresco d’opposizione, si è astenuto e poi ha votato “sì” all’immediata eseguibilità … proprio non ce la fa a votargli contro al PD. Dovrebbe essere più accorto, il capo ultimamente scrive a proposito d’impiccagioni.
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@DadoCardone

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Nessuna garanzia per il Garante.

Doveva succedere. Dopo mesi di tira e molla Davide Grassi, il Garante dei Diritti dei Detenuti, ha dato forfait a causa dell’impossibilità di compiere il suo lavoro.
Nessun rimborso, nessuna ufficio che garantisse la privacy, nessuna mail e nessuna carta intestata. Ora… chi si intende, anche in maniera spicciola, di informatica sa benissimo che assegnare una nuova casella di posta è un’operazione che necessita veramente di pochi minuti, dunque non sarà, ma… quello che sembra è proprio Mobbing.
C’è poi un’accusa, piuttosto personale, che stride. Alla critica del Garante, rispetto all’impossibilità di operare secondo le prerogative del suo ruolo, l’Assessore Gloria Lisi risponde con un’insinuazione di lucro. Infatti, notoriamente, gli avvocati che fanno da Garanti ai diritti dei carcerati, togliendo ore al proprio lavoro, per clienti senza parcella, fanno soldi con la pala. E’ un’accusa stizzosa e cattiva, che tradisce lo stimolo di un nervo scoperto. Qual è? Proviamo a fare qualche ipotesi.
Davide Grassi è stato una scelta inevitabile e largamente condivisa per competenza e contingenza. Questo non vuol dire che fosse anche gradito. L’infantilismo amministrativo Demokrat  (che se non si gioca come dicono loro scappano con la palla in preda ad una crisi isterica) rende indigeste le figure autonome e Grassi autonomo lo è stato fin da subito. Difficilmente il PD poteva perdonargli la visita alla Casa Circondariale con Giulia Sarti che, in fin dei conti, era normale amministrazione. La questione dei Casetti era però intestata al Deputato “piuttost che nientArlotti (almeno nelle fantasie piddine). Scippo di titolo giornalistico: Peccato Mortale.
I carcerati difficilmente votano e alla gente non interessa dei dritti dei reclusi, Infatti l’episodio non è rilevante tanto in sè, quanto per il fatto che diversi interessi ruotano attorno all’assistenza del carcerato. Per essere chiari stiamo parlando della Giovanni XXIII, che sicuramente opera in maniera legittima, ma sulla cui esclusività degli affidamenti, beh …. forse qualcuno potrebbe avere qualcosa da dire. Un Garante indipendente, adeguatamente fornito di strumenti, potrebbe cominciare a raccogliere istanze scomode.
Questa chiaramente è un’ipotesi, ma l’Assessore in questione è un proprio un rappresentante del mondo delle cooperative bianche (che le cronache ci dicono aver poco da invidiare alle rosse in quanto a fantasie gestionali). Gli ostacoli prima e l’attacco personale poi non danno proprio un bel messaggio. Sembra (e dico sembra) che Grassi fosse una scelta troppo congrua da avversare subito e si sia optato per logorare il rapporto poi, o perlomeno di non dargli nessuna possibilità operativa. Modalità del premiato poltronificio PD.
Poco male. O meglio… male per il fatto di aver perso una figura che poteva distinguersi, bene per gli attestati di stima che paiono piovere da ogni dove sull’avvocato , ma non sull’Assessore. Segno che ormai la società civile è talmente satura di imposizioni da riconoscerle a colpo d’occhio, anche senza aver esperito l’argomento. I penosi tentativi di far sembrare gli altri meschini si ritorcono frequentemente contro gli ideatori. Rimane però poco consono che un’Assessore, rappresentante delle Istituzioni, con il potere che ne consegue, si diletti in attacchi di natura diffamatoria per aver mal sopportato una critica collettiva. Sarebbe forse la Lisi a doversi dimettere, ma non siamo così fortunati… bisogna aspettare maggio prossimo quando tutti insieme prenderanno armi, bagagli e cartelli da rotonda per andare a proporre trasporti rapidi costieri a chi non li conosce. Consiglierei il Congo Belga.

P.S.

Chi caca sotto ‘a neve, pure si fa a buca e poi a copre, quanno la neve se scioje la merda viè sempre fori.” [Er Monnezza]

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Il Coraggio della Giunta Riminese.

IMG_9078I primi giorni di Luglio portano una bella sorpresa agli abitanti del Villino Ricci Pazzaglia. L’Atto Dovuto, quello sbandierato dal Primo Cittadino, durante il famoso Consiglio Comunale degli sgomberi di Casa Madiba, non era poi così dovuto. Il Giudice Sonia Pasini ha infatti rigettato la richiesta di sequestro per la nuova occupazione perché, sebbene sia innegabile si tratti di illecito, è comunque stata aperta una trattativa informale con l’Amministrazione Riminese.
In tempo record l’Assessore Sadegholvaad è uscito con una nota in cui nega qualsiasi trattativa, formale o informale che fosse. Attenzione perché questo è un punto importantissimo ed è necessario fermarsi un attimo per porsi una domanda: come diavolo è possibile che dinnanzi ad una decisione del genere esca una nota immediata dell’Assessore alla Sicurezza del Comune, mentre per la retata del Coconuts non si sia sentito null’altro che un fischiettio imbarazzato? Insomma… da una parte un’azione che tutto sommato fornisce un tetto a diversi indigenti, che in questo modo evitano di occupare le panchine della Notte Rosa, al solo costo di un luogo abbandonato. Dall’altra organizzazioni criminali, cocaina a chili, armi e denaro falso. Forse bisognerebbe dare una registrata alla soglia di tolleranza di questa Amministrazione che dimostra un coraggio da leone contro le occupazioni a scopo abitativo, ma se la fa addosso contro la vera criminalità che insozza la Riviera.

Questione di scelta o di opportunità? Non sta a noi deciderlo, ma a quanto pare mentre la “buriana Coconuts” è passata senza quasi lasciare traccia, se non nella consapevolezza di pochi essere senzienti, per le occupazioni non c’è speranza di ravvedimento nemmeno mediatico. Tutti, ma proprio tutti, compresi Procuratore Capo e Pubblico Ministero, affermano la loro intenzione di continuare nelle indagini… ai tempi del TRC la parola del Giudice per le Indagini Preliminari valeva decisamente di più.

Anche il mondo giornalistico ci mette del suo con il Frustratone (Aka il Pungiglione) di quel che rimane del Carlino che ne ha fatta una questione personale. Lui proprio non può digerire che dei senzatetto non paghino Tari e Tasi…. non gli vogliamo augurare nulla, ma un bel Febbraio di notti alle Colonie Murri, a difendersi da ratti e tossici, svegliandosi con delle cacate di piccione in testa, potrebbero servigli a riconsiderare certe posizioni.

Fa anche molto piacere (leggasi con tono ironico) l’immediata apertura dell’Assessore alle Politiche Sociali Gloria Lisi. Visto che ora l’atto non è poi così dovuto, tesi su cui si basava la presa di posizione della Giunta, avrebbe potuto “cristianamente” smorzare il conflitto e lasciare che i senzatetto continuassero a provare l’ebrezza di un tetto sulla testa. Pare però che analizzando i dati di uno studio partito nel lontano 29 aprile 1863, l’University of Massachusetts abbia stabilito che: al cristiano medio degli ultimi non freghi un beneamato e che dovendo sceglie tra uno stile S. Francesco e uno stile Cardinal Bertone, si buttino con gioia sul secondo. D’altronde quel tale aveva pur detto ”gli ultimi saranno i primi”? Perché rovinare tanti primi posti?

Rminesi non vi preoccupate, è tutto apposto. C’è una Giunta di ferro che vi protegge dai senzatetto e un giornale che conduce una battaglia affinchè anche loro paghino la TASI. Queste sono le cose importanti. Per il resto, criminalità, droga, degrado, politiche economiche e turistiche inesistenti, sono tutte sciocchezze.

P.S.

Non è strano che gli uomini combattano tanto volentieri per una religione e vivano così malvolentieri secondo i suoi precetti? [Georg Lichtenberg]

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Su Alexis, l’Euro e il Popolo Sovrano.

2A1A03F500000578-0-image-a-9_1435648572098Parliamoci chiaro. Il problema della Grecia non sono i soldi.
L’Euro e l’Europa non sono la stessa cosa. L’Europa è un Continente in cui si parlano più di trenta lingue diverse, molte di più le culture e le tradizioni. La cosa che in epoca moderna ne fa una comunità è il proponimento fondante di non essere più vittima dei conflitti che l’hanno percorsa lungo tutta la sua storia. Un Italiano e un finlandese non si sentono certo parte della stessa Comunità per il fatto di avere la stessa moneta in tasca.
La propaganda filo bancaria di questi ultimi anni ha investito grandi risorse per far passare il concetto che l’Euro e l’Europa sono imprescindibili l’una dall’altra. Nulla di più falso. L’Euro, secondo quanto promesso inizialmente, doveva essere un facilitatore per gli scambi commerciali, come se prima non si fosse commerciato lo stesso e magari più armonicamente rispetto alle proprie esigenze territoriali. L’Italia, che praticamente ha sempre prodotto tutto, con estrema qualità, non ha mai avuto interesse in una moneta forte, visto che la sua principale vocazione era (e sarà se ci riprendiamo) l’esportazione di alta qualità. Al contrario una nazione che importa tutto, ad esempio l’Inghilterra, ha interesse nel mantenere una moneta pesante. Italia e Inghilterra sono i due estremi, nel mezzo una miriade di realtà normalmente gestite dai meccanismi d’inflazione… certo avendo la proprietà della propria valuta.
Oggi pur sotto l’Euro parificatore, gli scambi interbancari sono profondamente iniqui, l’unica cosa di cui si fa gran commercio sono  titoli di Stato e il debito pubblico è diventato un business per quelle due tre Nazioni per cui l’Europa Economica è stata cucita a misura. Aexis Tsipras, cercando di dimostrare che si può campare anche senza Euro, fa un grosso dispetto a chi specula sull’annullamento delle sovranità Nazionali.
Ribadiamolo. L’Euro e l’Europa non sono la stessa cosa. L’Europa è un Continente in cui si parlano più di trenta lingue diverse, molte di più le sue culture e tradizioni. La cosa che in epoca moderna ne dovrebbe fare una comunità è il proponimento fondante di non essere più vittima dei conflitti che l’hanno percorsa lungo tutta la sua storia. Un Italiano e un finlandese non si sentono certo parte della stessa Comunità per il solo fatto di avere la stessa moneta in tasca.
Il rifiuto greco all’omologazione crea un pericoloso precedente contro cui è partita un’offensiva mediatica in grande stile. Ormai anche la casalinga di Voghera ripete come un mantra che i greci sono causa del loro male perché vanno in pensione troppo presto e truffano la previdenza sociale. Nessuno dice però che, con le riforma del 2010 prima e del 2012 poi, sono state tagliate le tredicesime e che il 45% dei pensionati vive sotto la soglia della povertà. Le riforme che l’Europa vorrebbe, lo stiamo provando anche sulla nostra pelle, sono totalmente inefficaci e l’Austerity è ormai dichiaratamente una forma di gestione recessiva. Per quale motivo la Grecia vi si dovrebbe volontariamente sottoporre?
L’Europa sta morendo della stessa medicina che vorrebbe obbligatoriamente somministrare alla Grecia, tanto è vero che Mario Draghi, con il suo Quantative easing, sta cercando di riprodurre, per il continente intero, il meccanismo che una volta garantiva il bilanciamento delle economie statali. 1.140 miliardi (60 miliardi al mese fino a settembre 2016) trasferiti alle banche centrali nazionali, che acquistano titoli di stato sul mercato secondario, nel tentativo di far salire al 2% un’inflazione attualmente attestata su un valore medio dello 0,3%. Il tutto, secondo l’intenzione, dovrebbe far deprezzare l’euro e garantire maggior liquidità per le imprese.
Non è così, almeno non finora. Contrariamente a quanto auspicato dalla manovra si sta assistendo ad una stretta del credito. In Italia 22 miliardi in meno di prestiti alle imprese e, di contro, ci sono 190 miliardi di rate non pagate, valore in crescita. E’ estremamente chiaro che il danno non è certo provocato dai greci, un popolo di soli 12 milioni di persone, che vanno in pensione a 61 anni come ci si va in Germania. Il danno è una generazione di politici che pensa a tutto, tranne che agli interessi del Popolo Sovrano, titolo che farebbe ridere solo a pronunciarlo se non fosse proprio per il referendum lanciato da Tsispras.

P.S.

Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione. [Henry Ford]

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Rimini Calling – Pulire il cielo con un mocio.

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Foto di Eleonora Della Vittoria

Entro a Villa Manzi che è tardo pomeriggio. Municipale e Questura si sono appena ritirati augurando buon proseguimento. Sulla porta c’è Vera, una bambina bionda di 5 o 6 anni, che punta un mocio verso le nuvole e afferma di voler pulire il cielo. Lei è una delle cose che ricorderò di Rimini Calling e alla domanda “What for?” risponderò: per pulire il cielo con un mocio. Non è sterile romanticheria, è proprio la dimensione dell’impresa.

A Rimini, bisogna ribadirlo onde evitare di prendersi per il culo da soli, la legge non è uguale per tutti. O meglio, lo sarebbe anche, ma bisogna ricordare che è uno strumento e, come tale, può essere usato in maniere diverse a seconda delle convenienze, delle pressioni e delle abilità degli avvocati.

Nella modesta attività di osservatore amatoriale mi è capitato più di una volta di vedere completamente ribaltate situazioni che davano speranza di legittimità a ricorrenti non potenti. Ricordo con particolare fastidio il caso dell’abitazione di Walter Moretti. Il Tar aveva sentenziato che parte della sua proprietà non potesse essere demolita per il fatto di trovarsi in una occupazione di provvisoria di cantiere, ma il GIP ritenne che il firmatario di quella sentenza non voleva dire quello che aveva detto e venne buttato giù tutto per far spazio al TRC. Non sfuggì a nessuno dei coinvolti l’ingiustizia di quell’atto, come pure improvvisamente fu molto chiaro quanto potesse essere prevaricante una pressione politica.

La cronaca ci mette in questi mesi di fronte ad un caso dissimile per dinamiche, ma non meno perplimente. Due fatti in realtà. Entrambi molto noti all’opinione pubblica, anche se poi magicamente invertono il loro valore  nella percezione e nelle somministrazioni di pena. Il Coconuts, la cui soglia ci viene raccontata come approdo di tre diverse organizzazioni criminali e Casa Madiba occupata per esigenze di Emergenza Abitativa. Per il locale notturno un provvedimento elevato chiamando in causa l’articolo 100 del TULP viene dimezzato da 30 a 15 giorni dal TAR, mentre per il Centro Sociale, dopo uno sgombero a tempo record, un mese di presidio di Polizia fino al dissequestro. Fuori dal Coconuts (le indagini chiariranno se anche dentro) un kg e mezzo di cocaina a notte, dentro Casa Madiba assistenza ai senzatetto. Pare solo a me una stortura?

Di sicuro sembra una cosa strana che Gnassi e la sua  Giunta, pronti ad intestarsi anche le giornate di sole, sulla grande operazione antidroga abbiano fatto scena muta. E’ evidente che pur di non mollare l’osso della Molo Street Parade, manifestazione per limitrofi che occupano più la macchina che le stanze d’albergo, si è disposti a sopportare anche l’accostamento al malaffare più pernicioso in assoluto: il Narcotraffico. D’altronde fu lo stesso Primo Cittadino a paragonare Rimini ad una Miami dell’Adriatico… per quanto riguarda il traffico di stupefacenti ha proprio indovinato.

L’impressione è che anche Rimini faccia fatica a scegliere, inibita da un malinteso amor per l’indotto turistico, senza contare che sono proprio questo genere di situazioni ad affossare una Riviera in curva negativa da tempo immemore. Sappiamo per certo, se n’è parlato anche in un apposito Consiglio Comunale Tematico, che vi è una massiccia infiltrazione delle Mafie nel panorama degli  Hotel della costa. Sappiamo anche, proprio grazie all’operazione “Titano“, che la vendita e l’uso di droghe ha superato il livello di guardia e che, probabilmente, questo commercio è finanziato dall’altrettanto visibile sfruttamento della prostituzione. La gente si muove per contare gli stranieri nelle case Erp e poi va a mangiarsi  piada e sardoncini nella piazza dello spaccio, facendo finta di niente.

Ecco perchè l’iniziativa Rimini Calling appare una fatica improba. Intendiamoci, questo non significa che non abbia effetti. Anzi.  L’occupazione di Villa Manzi, meglio definita come TAZ (Zona temporaneamente autonoma), è stata principio di reazioni a catena su più livelli. Molti hanno tentato di leggerla senza peraltro fare la cosa più ovvia, andando in apprensione. Se fossero semplicemente andati ad assistere avrebbero scoperto cose interessanti ed evitato di ipotizzare attentati alla Molo [Tanti Selfie per Gnassi] Parade. Rimini Calling è stato un laboratorio di condivisione, discussione, performance, ma soprattutto una fucina per ragazzi che hanno parlato di lavoro, di scuola, di Europa ed hanno trovato il loro modo produttivo di esprimersi. Questo ovviamente avrà delle conseguenze.

Personalmente ho molto gradito la performance dei Pippatori con centoni giganti fuori dal Coconuts, un modo efficace per dire che non tutto può passare sotto silenzio o, ancora peggio, sotto la perniciosa stupidità per cui si va a protestare contro l’extracomunitario, ma se ti infarinano la stagione chissenefrega.

P.S.

“Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica.” [Salvador Allende]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

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