Va a finire che è colpa della pioggia.

10968547_10203638980316700_179762982311750524_nNota bene: questo è un post sicuramente controcorrente rispetto alle versioni ufficiali per quanto riguarda gli allagamenti di questi giorni. Perciò se rimanete male quando “papino e mammina litigano”… non leggetelo.

In questi giorni si sono lette sui social molte reazioni di alluvionati e non. Inevitabile il formarsi di due fronti. Quello di chi, avendo subito i danni maggiori,  pretende un sacrificio umano in cambio dei suoi guai e quello di chi sceglie di dare la colpa alla Natura, entità non meglio specificata che comunque risulta molto comoda per chi il proprio dovere non è capace di farlo. Praticamente il “piove Governo ladro” degli amministratori.

Chi vi scrive è da sempre convinto che definire la realtà osservando un singolo fatto è un po’ come spiare dal buco della serratura, con tutti i limiti e i fraintendimenti del caso. Molto più proficuo applicare un grandangolo che permetta di considerare ogni aspetto. Certo una combinazione di vento e acqua come quella di venerdì mattina è difficile da contrastare mentre si sta scatenando ed è per questo che bisognerebbe fare delle cose prima.

Conoscete la Commissione De Marchi? Forse solo pochi dei nostri lettori sanno di cosa si tratta e probabilmente hanno tutti una certa età. Negli anni ’70, all’indomani dell’Alluvione di Firenze, venne istituita una Commissione che predisponesse un piano per la protezione idrogeologica di tutto il Paese.  La Commissione De Marchi appunto. Il dato interessante è che i lavori della Commissione stabilirono che, per mettere in sicurezza l’Italia, ci sarebbe voluto un investimento di quello che attualmente sarebbero 40 miliardi di Euro da distribuire in 15 anni. Sapete quali sono le stime odierne? Le stesse. Sapete com’è la condizione del territorio? Peggiore.

Sembra già un po’ meno colpa della pioggia, ma proseguiamo. Venerdì seguendo la mia amatoriale passione per l’informazione senza filtri, quella che mi posso procurare da solo, ho fatto un giro per il territorio. E’ singolare come in uno dei posti più colpiti, Vergiano, l’acqua non provenisse dal Mavone alle spalle dell’agglomerato urbano, ma dalla Marecchiese. Non so se, come mi ha spifferato qualcuno a mezza bocca, dipenda dal fatto che il fiumiciattolo è stato malamente intubato poco più su delle abitazioni, fatto sta che quel territorio non riceve un paio d’ore di pioggia, per quanto forte. In altre zone mi è stato detto che i fossi interpoderali erano sporchi e che era stato chiesto di pulirli giorni prima dell’evento meteorologico.  La percentuale di colpevolezza della pioggia scende ancora un po’.

A Gaiofana, ormai ribattezzata Gaiofango, questo è il quarto allagamento consecutivo in due anni. Dubbia lungimiranza nell’opera di cementificazione, fossi sporchi, deficit strutturali degli stessi e un quartiere costruito più basso della sede stradale, che ha il vizio di diventare perfetta per il rafting, sono stati gli oggetti di diverse interrogazioni. Al terzo allagamento un dirigente comunale aveva ammesso pubblicamente, con tanto di slide, che vi si poteva porre rimedio con 200.000 euro di lavori comprendenti ristrutturazione dei fossi, canali ed altre cosette. A questo punto il delitto della pioggia comincia a sembrare preterintenzionale.

Questo è quello che si può capire andando un po’ in giro a chiedere. Poi ci sono deduzioni che, pur necessitando di mente un pochino aperta, sono in realtà piuttosto semplici. La prima considerazione è che l’acqua, nonostante quello che millantano con dei cartelloni pop alle rotonde, non va “D’insù”. I liquidi, come tutte le altre cose con un peso specifico su questo pianeta, subiscono l’effetto della forza di gravità. Roba che ti cominciano a spiegare alle elementari… avete presente no? Il tale che gli è caduta la mela in testa… Beh il sistema fognario di Rimini pretende che l’acqua ignori le forze gravitazionali ed infatti è basato interamente su pompe di rilancio e sul fantastico sistema Hera che chiude depuratori  “a mare” per raddoppiarli  “a monte”.  Con situazioni normali la cosa regge, ma non appena succede quello che è successo… ca va sans dire. Sembra quasi che questa pioggia sia vittima di un complotto.

Sarei disonesto se affermassi che, a cose fatte bene, non sarebbe successo niente. La mareggiata, quella sì, ha avuto dimensioni straordinarie. All’altezza di Ravenna dicono  si siano viste onde di quattro metri infrangersi sulla costa. E’ vero che da 30 anni (o più)  ci avvertono che il riscaldamento del Mediterraneo avrebbe portato allo scatenarsi di improvvisi eventi meteorologici di questo tipo, ma ciò riguarda più che altro il comportamento dell’umanità e non della singola amministrazione. Anche se due scogli davanti alla battigia avrebbero forse potuto alleviare il danno nella posizione in cui siamo. A Cattolica, per esempio, non è successo quello che è successo a Rimini.

Ricapitolando. Dissesto idrogeologico certificato da almeno 43 anni e per il quale non si è fatto assolutamente nulla. Cementificazione selvaggia tutt’ora in corso, basti pensare al TRC e alla zona dell’ex Fiera che poteva essere ridonata al verde invece che sacrificata per i bisogni di Cagnoni. Gestione inadatta e cura superficiale delle criticità del territorio. E’ colpa della pioggia? Lo sappiamo tutti che, come affermato dalla solita schiera di pataca via Social, il vento non si può fermare con le mani. A ben guardare però ci sono diverse cose da fare prima che il vento cominci a soffiare e una di queste è far diventare il dissesto idrogeologico una priorità imprescindibile. L’erba inglese sotto le mura è carina, ma non serve a un cazzo.

P.S.

Ai segnaposto comunali che ieri hanno annunciato via Facebook la loro volontà (dalle 13 alle 15) di visitare i luoghi degli allagamenti per (cito) “ vedere cosa è avvenuto – sul posto, non solo su fb – e per capire cosa potrebbe non aver funzionato.” Non so sappiamo se siete stati in qualche altro luogo, ma a Gaiofana avete fatto bene a non farvi vedere. A qualcuno sarebbe potuto venire in mente di fare l’esempio pratico di cosa sia un dissesto.

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@DadoCardone

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La campagna elettorale delle primarie vista da un ambientalista

 

Diamo uno sguardo alla campagna elettorale per le primarie.

Il candidato “alternativo” della sinistra per le elezioni 2014 della regione ER, usa l’inceneritore e l’ambiente come leva per la campagna elettorale.
Ma non è una sorpresa per nessuno.

il POST INCENERIMENTO
il POST INCENERIMENTO

Così come hanno fatto i tanti suoi predecessori in altrettante occasioni, sia per il trattamento rifiuti, denunciando le problematiche, promettendo grandi opere e interventi puntuali di cui chiunque ha sotto gli occhi gli esiti, così per il referendum dell’acqua, salendo sul carro del consenso a pochi minuti dalla fine della campagna elettorale del 2011, così per le fognature, idem per qualunque altro problema noto, relativo ai servizi e che ci trasciniamo nel tempo da decenni.

Oggi sarebbe finalmente giunto il momento che qualcuno raccontasse la verità, perlomeno risulta facile dirlo visto che la quasi totalità del mercato dei servizi riconduce alle multiutility dell’Emilia-Romagna, HERA ed IREN. É anche più semplice di così in realtà, visto che il Gruppo HERA è la prima multiutility italiana nel settore ambientale, nell’idrico, nel gas e nell’energia, con oltre 8500 dipendenti in un vasto territorio da Trieste a Modena, fino a Pesaro.
É anche facile saperlo visto che il logo è ovunque, nelle scuole, nelle banche, nei campi sportivi, nella miriade di proprietà sparse in tutto il nostro territorio. Se poi qualcuno fosse anche avvezzo alle quotazioni azionarie avrebbe sicuramente notato una delle società italiane che un bonus di dividendi allettante, anche in periodi come questo.


Capitale sociale azionario di Hera nel 2013
Capitale sociale azionario di Hera nel 2013
Capitale sociale azionario di Hera nel 2014
Capitale sociale azionario di Hera nel 2014

 

Questo colosso, dagli utili interessanti e dividendi remunerativi anche in tempi di crisi come oggi, ha in mano la gestione quasi totale della raccolta rifiuti, del trattamento delle acque, della manutenzione delle tubature di gas, dell’acqua, dei liquami, delle telecomunicazioni terrestri ed aeree, delle fognature, dei forni di incenerimento, delle connessioni internet di banche, enti locali ed amministrazione, chissà cos’altro.
Parte di tutto ciò viene demandata a piccole cooperative o ad istituti territoriali, attraverso bandi specifici. Il grosso rimane quasi tutto in capo a questa società che, importante dirlo, per il 61% è in mano al patto di sindacato dei comuni della regione. Ossia, per capirci bene, la maggioranza percentuale di questa società è stata in mano al PD negli ultimi 15 anni!

Ora, che il candidato regionale alternativo della sinistra venga a fare la morale, o anche solo si permetta di parlare su questi temi, è a dir poco incoerente. Direi immorale se non fosse che non è una sorpresa. Non dimentichiamo che il suo “compagno di partito”, no forse è meglio definirlo “capo politico”, il presidente del consiglio, è colui che ha tacciato di terrorismo una nota oncologa, La Dott.ssa Gentilini di Forlì presidente dell’associazione Medici per l’Ambiente, la cui unica colpa era lo stare informando i cittadini sui danni provocati dalle nano polveri, diossine, furani, PM10, PM2.5, provocati dalla combustione e in netto avanzamento come dimostrato dai dati di tutte le agenzie regionali dell’ambiente d’Italia. La stessa dottoressa che è andata da lui quando era Sindaco di Forlì per avvisarlo del grave danno. Lo stesso sindaco che ha ricevuto la visita dell’ordine dei medici della provincia, chiamati da una raccolta firme del MoVimento, per avvisarlo della gravità della questione. Lo stesso sindaco che, vistosi alle corde, ha costituito il comune parte civile contro la società di cui era socio lui e tutto il suo partito, nonostante come comune ne percepisse i dividendi.
Capito, ci stiamo autodenunciando pur di salvare la poltrona.
Infatti il compagno di partito dopo mesi di preparativi ha appena lanciato un DEF #sbloccaitalia #salvaitalia #sfasciaitalia che propone di riclassificare gli inceneritori come investimenti strategici. Logico no: siamo allo sfacelo, camminiamo su un piede solo e pure malandato, che cosa facciamo per agevolarci? Fumiamo una sigaretta! Certo.
Un altro esempio di civatiano di più fulgida stoffa morale che, come lui, sputerebbe nei 15.000 euro mese in cui mangia, pur avendo contributo al menù.

Ci vuole della coerenza, perlomeno in politica, quella Politica che dovrebbe significare Polis Etica ossia Etica Pubblica, ma oggi pare che invece stiano giocando con il buon senso. Questa non può che essere monotica, neologismo che rappresenta il contrario di politica.
Come puoi continuare a parteggiare per una delle parti, il partes, o il partito, a lavorarvi contemporaneamente dentro? Come puoi esserne capace e parlarmi di etica quando sai per certo [da amministratore non puoi non averlo capito], che è la causa stessa che combatti.
Coerenza signore, coerenza ed etica.
Non mi si venga a dire che può benissimo farlo da dentro. No, non è così.
Per dirla con un termine calcistico, non puoi tifare l’Inter se sei portiere della Juve.
Per fare un altro esempio, non puoi solidarizzare con i magistrati se fai parte della Mafia.
Non puoi. Semplicemente è un conflitto troppo grande, insensato. O sei infiltrato e prima o poi ne esci o contribuisci ai loro crimini.
Ma sappiamo che quella che loro si ostinano a chiamare politica ci ha mostrato anche di peggio.

Non dimentichiamo che questo è il paese dove gli insabbiamenti fanno la loro parte. La memoria del cittadino inconsapevole impegnato a sbarcare il lunario contribuisce a tutto ciò e la disinformazione la fa da padrona.
Per esempio. Hanno tutti dimenticato che fino al 2011 la Famiglia Cosentino era socia al 49,99% con HERA Comm grazie alla società S.C.R. [Società Cosentino Rifiuti], le cui sedi risultano ancora a Caserta. I vari amministratori interpellati sparivano alla minima domanda su questa questione, oppure facevano la parte dell’inconsapevole vittima del sistema. Non dimentichiamo inoltre che a coprire questa società con il segreto fiduciario vi era la Monte dei Paschi Società fiduciaria, altro argomento celato nelle ombre della memoria.

Una questione così grave in un paese non dico solo civile, ma addirittura normale, avrebbe scatenato un putiferio. Oggi siamo talmente abituati agli scandali che una svista del genere è ritenuta comprensibile. Basta questo a farci rendere conto della gravità della situazione?

Dopo fatti del genere parlare d’altro risulta impossibile. Andrebbero attivate delle commissioni, si dovrebbe richiedere l’intervento di tutte le componenti giuridiche del territorio per far si che innanzitutto una cosa del genere non accada più, poi avviare tutte le tutele del caso per difenderci da questi incompetenti che hanno consegnato i sacrifici di 3 generazioni in mano alla malavita organizzata… a tal punto da essere comodamente seduta nel nostro salotto. Come puoi parlare ancora e far finta di niente?

• Non dimentichiamo che il referendum sull’acqua è ancora lontano dall’essere rispettato. Non sorprende. Se poi si legge quanto sopra con un minimo di spirito critico, tutto torna.
• Non dimentichiamo che ci sono intere regioni in Italia che hanno sfruttato i rifiuti come risorsa economica e come occasione di offerta di lavoro, portando la raccolta differenziata a livelli vicini al 91% [Ponte nelle Alpi e il consorzio Priula in Veneto, sono campioni del mondo], mentre da noi si fatica ad arrivare al 60% di riciclaggio, in cui è compreso anche il recupero energetico [incenerimento]. Non sorprendono più le scelte dei nostri amministratori se si guardano attraverso il caleidoscopio dei fatti.
Ora, diamo un’occhiata a ciò che non va intorno a noi, poniamo la mano sul mento o il mento tra le mani e ragioniamo… torna tutto?
Il partito che si candida a queste elezioni con il candidato “alternativo” è lo stesso responsabile che sta provocando questi guai nel nostro territorio. Attenzione quindi a ciò che si considera “responsabile”, almeno prima date un’occhiata ai valori dell’inquinamento del grafico sottostante, in salita in tutta la regione.
Ne denunciano le problematiche proprio perché le conoscono attentamente, sanno bene di essere loro i responsabili.

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[Fonte: stefanomonti.net]

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Ennesima avanzata del T.R.C. alias eravamo in guerra e non lo sapevamo

Lettera Aperta ai riccionesi.

Carissimi rappresentanti del partito democratiko, altre forze politiche, concittadini tutti.

Abbiamo compreso di essere in piena strategia. Un’aurea quasi militaresca è scesa in ogni angolo di questa città, dove si sente forte odore di generali e colonnelli. Ma è un odore acre, forte, puzza.
Lo stesso clima di tattiche e contro tattiche lo si vede in tutta la provincia ed a livello nazionale. Annunci farsa e poi boom, la verità arriva impietosa sulle enormi balle delle forze politiche che hanno governato queste lande [feudi?] negli ultimi 40 anni.

Avrete quindi sicuramente notato che alla cittàed ai suoi abitanti la si racconta sempre; prima che l’inceneritore sarebbe stata un’opera strategica; anche l’area del Marano è divenuta improvvisamente strategica per il suo indotto; è diventato strategico pure il Palacongressi; così lo è divenuta la terza corsia dell’autostrada; idem Aeradria era strategica [bada bene Aeradria e non l’aeroporto Fellini]; così le tante piscine sono state a loro modo strategiche; lo è stata la cementificazione selvaggia che ha visto protagonista anche l’ultimo consiglio comunale; oggi lo è il T.R.C. e anche la statale 16.

Apparentemente la vostra opera è sbagliata su tutta la linea, perlomeno, dagli intenti ai risultati sembrerebbe che i vostri generali e marescialli abbiano fallito in ogni opera che siano riusciti a toccare: dei Re Mida al contrario.
Molti di loro si chiedono quali saranno le maledette sfortune che li perseguitano e che imperversano nel nostro territorio?
Noi lo sappiamo, tutti le temono e nessuno le menziona, al solo accenno i marescialli si toccano per scrupolo: si chiamano Procura della Repubblica e Tribunale Amministrativo Regionale!
Provate anche voi cittadini, entrate in un luogo di consistente presenza politika e pronunciate l’anatema… a breve noterete defilarsi i primi marescialli timorosi e in men che non si dica il luogo rimarrà vuoto.
A giudicare dai numeri hanno fallito, ma imperterriti sono ancora arroccati nelle segrete stanze a parlare di tattiche e strategie. Ad un occhio attento potrebbe anche risultare che determinati interessi siano invece stati salvaguardati.

Eppure siete stati tutti avvisati per tempo. Sono anni che ci si confronta su questi temi, ma anche nell’ultimo consiglio comunale è emerso chiaramente il rifiuto di affrontare il volere di 7.500 firme dei cittadini contro le attuali politiche dei rifiuti, pari al rifiuto di indire un referendum corredato di 4.000 firme sul TRC, portato sui banchi del consiglio negli anni passati.

Ora, prima che ci raccontiate dell’ennesima mirabolante impresa a cui vorrete assoggettare questo territorio ed i suoi già provati abitanti, vorremmo parlarvi noi di strategie.

Riguardate i risultati;

  • la strategicità dell’inceneritore è diventata utile netto per una società privata, maggiori costi per la comunità, probabilmente ulteriori aggravi per la salute dei cittadini e un oscura ombra data dalla possibilità di bruciare maggiori rifiuti “stranieri”, questo qualora la raccolta differenziata funzionasse ancor di più con il porta a porta;
  • se l’A14 doveva ridurre enormemente l’impatto ambientale e la quantità delle micro polveri [PM10 e PM2.5] in sospensione nella nostra aria, è anche vero che i dati forniti dagli enti preposti ci assicurano che l’inquinamento è aumentato enormemente;
  • il Palacongressi vuoto per buona parte dell’anno e con costi di gestione astronomici riesce a malapena a coprire le sue spese, ma il debito rimane da estinguere a carico di tutta la cittadinanza;
  • il Marano è rimasto uno spettacolo indegno e anzi è diventato un concentrato di criminalità, prostituzione, spaccio, degno dei peggiori quartieri romanzati;
  • Areadria è fallita con un debito di 52 milioni e probabilmente ancora non abbiamo visto la fine della coda, visti i recenti indagati illustri;
  • le piscine sono tutte lì, inutili, a dimostrare l’inefficienza e la corruzione;
  • il T.R.C. è oggi sotto gli occhi di tutti e vedremo ben presto il conto amaro di questa mirabolante opera strategica se noi tutti non adotteremo una controtattica;
  • lasciamo perdere la SS16 affiancata alla A14 che per quanto evidentemente dannosa sarà soggetta ad approvazioni di difficile esito.

La vostra strategia è quindi a noi chiara: aumentare il cemento e l’accentramento del potere economico in quest’area.

La nostra strategia è notevolmente diversa, vorremmo infatti chiedere ai politicanti di ordinare ad A.M. [Agenzia Mobilità] l’interruzione delle ostilità, ehm, di interrompere l’avanzamento del cantiere T.R.C., anche in virtù delle dichiarazioni fatte dai candidati sindaci e dalle possibilità di intervento date dalle loro conoscenze ( vedi i renzisti e i lupisti presenti nel territorio ).
Questo almeno fino alla prossima tornata elettorale, in modo da dare alla prossima giunta a 5 stelle la possibilità di verificare l’entità del danno e quindi chiedere ai cittadini, tramite apposito quesito referendario, l’esito del TRC sulla base di dati certi e di un processo divulgativo.

Chi è d’accordo metta il dito qui sotto.

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Rifiutate-Vi

wwf-cuccioli-dal-cassonettoVorrei illustrarvi una possibilità di sviluppo, civiltà ed intelligenza,  Rifiutata costantemente e sistematicamente dalla maggior parte delle pubbliche amministrazioni dell’Emilia Romagna, per calcolo di convenienza economica ed ottusità non facilmente comprensibile.

La raccolta dei rifiuti solidi urbani oltre ad essere un problema della nostra epoca, è anche un’opportunità economica, per pochi oppure per molti dipende dalla scelta.

Gli inceneritori, impropriamente chiamati Termovalorizzatori, sono degli impianti nei quali si bruciano i rifiuti e le società che li gestiscono per farli funzionare a pieno regime e quindi guadagnare devono ricevere Rifiuti Solidi Urbani in quantità prestabilite, se non raggiungono la quantità necessaria l’investimento economico non è redditizio.

I rifiuti vengono conteggiati a tonnellata, ogni tonnellata bruciata costa, ai cittadini, 2 volte in denaro e 2 volte in salute, ecco perché:

  • – Si paga il servizio di raccolta e combustione
  • – Si paga l’elettricità prodotta dalla combustione sotto forma incentivo, perché la legge (strana, molto strana) considera tale energia rinnovabile
  • – Si paga in salute, perché questi impianti causano molte malattie
  • – Si paga in degrado dell’ambiente per la ricaduta negativa sulle aree vicine, puzza, particolati ( Pm10, Pm2,5 ecc.), consumo dell’acqua per raffreddare impianti, depositi di diossine  etc…..

Vi do’ un’idea,  per ogni tonnellata (1000kg) di Rifiuti solidi urbani bruciati si producono:

  • 6000 mc di fumi; 1400 kg di anidride carbonica, macroinquinanti e polveri Idrocarburi, metalli pesanti (diossine, etc..) e residui solidi sospesi
  • 200/300 kg di ceneri(scorie) da discarica per rifiuti speciali
  • 20/30 kg. di polveri tossiche da discarica per rifiuti tossico-nocivi

Si consumano inoltre 2100 mc di acqua per raffreddare l’impianto e spegnere le scorie.

L’associazione medici per l’ambiente, le associazioni ambientaliste e tutti i cittadini che vivono in prossimità degli inceneritori, segnalano anomali e sempre più frequenti aumenti di patologie respiratorie, tumorali e di altra natura causate dalle scorie prodotte dagli inceneritori.

Non essendoci letteratura medica e giuridica sufficiente, perché le rilevazioni durano anni e in quasi tutti i comuni non c’è ancora una georeferenziazione delle patologie sulla popolazione residente, si ritiene non del tutto fondata la teoria che l’inceneritore provochi patologie.

Certo che dato l’aumento esponenziale rilevato, l’amministratore per IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, giuridicamente riconosciuto dalla comunità europea, dovrebbe attuare le misure necessarie a scongiurare il pericolo per la popolazione, anche solo nel dubbio, altrimenti può essere considerato corresponsabile di eventuali danni rilevati anche ad anni di distanza.

Da qui l’importanza di rendere penalmente perseguibili i reati di inquinamento ambientale, che la società impiegherà anni a disinnescare.

Ma una soluzione c’è?

Si, è semplice, redditizia per l’occupazione, l’ambiente, la salute dei cittadini e udite udite anche per il loro portafoglio. Proverò a descriverla cosicché  possiate poi chiedere ai vostri amministratori di intraprendere lo stesso percorso.

Il comune di Ponte delle Alpi (BL) e un comprensiorio  di 450.000 abitanti nel trevigiano sono due esempi di quanto sia possibile realizzare una raccolta dei rifiuti porta a porta, con tariffazione puntuale ed evitare l’incenerimento  e l’interramento in discarica dei residui.

Questi comuni sono passati dal 23% – 35%  al 90% – 75% con notevole vantaggio per cittadini e amministratori.

Dopo avere scelto di INCENERIRE L’INCENERITORE, i  passi da compiere sono questi:

Prima fase preparazione:

  • Condivisione e informazione ai cittadini per istruirli alla pratica del porta a porta
  • Insegnamento nelle scuole dell’obbligo e nelle superiori della pratica per una buona separazione dei rifiuti
  • Abecedario dei rifiuti e calendario della raccolta da fornire agli utenti
  • Fornire ogni utente dei contenitori per la raccolta occupano mezzo metro quadrato
  • Costituzione di una società 100% pubblica che si occuperà della raccolta

Seconda fase esecuzione:

  • Raccolta a giorni stabiliti della settimana delle diverse frazioni
  • Servizio a pagamento per rifiuti speciali
  • Chi fa il compostaggio in casa ha il 30%
  • Ogni situazione diversa ha soluzione diversa

Terza fase effetti:

  • Riduzione della combustione del 90%
  • Riduzione della bolletta rifiuti minimo del 50%
  • Migliorie dl decoro urbano, no cassonetti per strada
  • Creazione di nuovi posti di lavoro ( circa 10 per ogni 7000 ab.)
  • Rispetto delle direttive europee
  • Formazione di una consapevolezza civica

Tutte le giustificazioni che vi daranno per non farlo sono falsità. Si può fare, basta coinvolgere la popolazione. Oltre a ridurre di un terzo la bolletta dei rifiuti, si migliora l’ambiente e si riducono drasticamente i costi sociali sostenuti per curare le malattie, causate dall’inquinamento dei termovalorizzatori e dei biodigestori.  Informatevi Cittadini sveglia pagate per i rifiuti 2/3 di troppo che vengono utilizzati per mantenere in piedi carrozzoni di trombati. Non solo, inquinano l’ambiente in cui vivete.

NO ALLA COMBUSTIONE DEI RIFIUTI: SI PUO’ FARE!

Osservando che la produzione di rifiuti pro capite nella provincia di Rimini si aggira intorno agli 800kg/ab annuo, con una raccolta porta a porta al 75% potremmo passare dalle 105.000t ca. all’anno alle 25.000t, se una tonnellata all’inceneritore costa 100€ ca, saremmo in grado di risparmiare una cifra che si attesta intorno ai 15/20mln di euro, oltre a creare posti di lavoro, migliorie per l’ambiente, minori rischi per la salute.

Se non ci credete, mi dispiace, ma le scelte di una comunità passano attraverso la responsabilità e l’impegno del singolo cittadino,  chiedete di più e  informatevi .

P.S.

“L’esperienza di Ponte nelle Alpi è frutto dell’impegno di tanti! Il merito è prima di tutto dei pontalpini che ogni giorno dimostrano un grandissimo senso di civiltà. Il merito è della direzione e dei dipendenti della Ponte Servizi srl, un esempio di società pubblica efficiente a cui l’Italia dovrebbe ispirarsi ed infine di tutta l’amministrazione comunale che tra mille difficoltà, e con sempre meno risorse, cerca di trovare ogni giorno le risposte giuste per tenere assieme la tutela dei beni comuni e un po’ giustizia sociale.”

[cit. Ezio Orzes Assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi]

Architetto Fausto Battistel

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Assessori Ricicloni.

32659976Ma di un Assessore dismesso, quanto si recupera?

Questa domanda mi è venuta in mente venerdì sera alla presentazione corianese di Ezio Orzes l’Assessore all’ambiente di Ponte delle Alpi (BL), il comune italiano campione nel riciclo dei rifiuti.

C’è da scommettere che dell’Assessore Orzes si recupera il 100%. Le idee, la convinzione e la visone (quando te la chiamano vision devi tremare) espresse penso lo rendano interamente valido in qualsiasi altro ruolo amministrativo, senza buttare via niente.

La storia che ha raccontato, coadiuvata da slides che una volta tanto parlavano di fatti e non di Master deliri, ha messo  in evidenza come la raccolta differenziata porta a porta possa cambiare l’identità di un comune. Riduzione della spesa, aumento dell’impiego, diminuzione della bolletta e un riciclo effettivo attestato al 91%, tutto cerificato dal titolo indiscusso  di “Comune più riciclone d’Italia. Come ci si riesce?

Fondamentale, lo dice lo stesso relatore, abbandonare la miopia politica che impedisce di vedere oltre una singola legislatura e che diventa baluardo delle buone idee solo a fine di riconferma elettorale. Fatto questo il resto del cammino è un percorso partecipato con i cittadini, sia quelli che votano, sia quelli in età scolare, perchè l’insegnamento è un potente filtro culturale.

Perso il vizio tutto politico del compromesso e resa prioritaria la cultura del riciclo, il resto delle idee paiono sorgere naturalmente. Citiamo ad esempio Ponte Servizi s.r.l., la società “in House” al 100% che ha come Amministratore Delegato un pensionato  retribuito 10.000€ l’anno e dove gli impiegati prendono il loro lavoro come una sfida a migliorarsi.

Favole? Dalle nostre parti si, ma il successo di Ponte delle Alpi, ripetuto più volte negli anni, non è casuale. Attualmente il virtuoso Comune sta cercando di aggredire con soluzioni nuove la percentuale  ancora non riciclabile. Indicativo no?

Certo, diranno i ben informati (non stanno mai zitti), il sistema è performante per i comuni sotto i 50 mila abitanti, ma chi vi scrive, oltre ad essere notoriamente malinformato, pensa che un comune di 150 mila abitanti sia frazionabile in 3 da 50 e che solo i suoi amministratori pensino di essere 3 volte più importanti.

Parlo di Rimini? Figurarsi.. sotto il dominio di Hera l’unica cosa che può triplicare è l’appetito dell’inceneritore. Nella nostra città i bidoni dell’indifferenziata vengono tolti dal centro solo perchè non sono fashion e la partecipazione dei cittadini non è certo incoraggiata. Oltre a ciò siamo sulla strada giusta per avverare una delle più importanti considerazioni di Orzes: un territorio che affida il ciclo dei suoi rifiuti ad impianti come un inceneritore lega il suo rapporto con il territorio ad un piano industriale che va rispettato nonostante tutto. Anche se i cittadini riminesi praticano attivamente la differenziata (da non confondere con il riciclo) l’inceneritore pretende materiale da altri territori. Come la spieghi l’incoerenza? Ci vorrebbe un Assessore all’ambiente di sinistra… (togliti quel sorriso amaro dalle labbra che non ti dona).

P.S.

A proposito del riciclo di assessori e assessorati cosa tornerebbe buono della nostra Visintin? Sicuramente la frase “stiamo valutando e ponderando“, buona per ogni occasione e il legno dei tavoli tecnici, istituiti in gran quantità come efficace palliativo per comitati.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Nel mio Giardino.

20140109_143824Ci aggiriamo dubbiosi tra i banchi della verdura al supermercato e ci chiediamo in continuazione se ordinare o meno la caprese al ristorante. Sarà verdura della terra dei fuochi? Sarà mozzarella alla diossina? Poi, anche se ci siamo fortemente indignati davanti alle rivelazioni di Carmine Schiavone, non rinunciamo al nostro fatalismo perchè… cosa vuoi che mi faccia una melanzana alla griglia, mica sarà proprio questa quella di quel campo vicino alle scorie nucleari.

Quello che ci spinge ad essere così fiduciosi nel destino sembra essere la distanza geografica, che a dire la verità non è che sia poi così tanta, ma… Napoli, chi mai ci è arrivato fino a Napoli. Ovviamente questa è una giustificazione che ha più valore psicologico che altro, anche perché, se la verdura non presenta vistose mutazioni genetiche, basta un breve fermo deposito, magari in Toscana, ed ecco che ritornano tutti vegetali del giardino dell’Eden. Chissà dove crescono le cucurbitacee in Dicembre…
Cari fiduciosi consumatori ho una brutta notizia. I casini, quelli grossi, non succedono solo nel triangolo maledetto della Terra dei Fuochi. Forse non tutti sanno che a due passi da qui, Sassofeltrio, stra bruciando in un incendio faticosamente domabile la Eco Pfu, azienda per la triturazione di materiale di recupero proveniente dai pneumatici. L’incendio, ieri al suo terzo giorno, si vede già da Montescudo (per chi è pratico della zona) e la colonna di fumo nero non mente sulla sua natura. La puzza è insopportabile.
Per dovere di cronaca l’azienda in questione non è nuova ad una notevole quantità di incidenti piuttosto gravi, tra i quali anche la morte di un operaio rimasto incastrato nel macchinario di triturazione. Eco Pfu è stata anche oggetto di un’interrogazione parlamentare da parte di Filippo Berselli (PDL), ma l’allora Ministero dell’Ambiente rispose che le amministrazioni competenti stavano facendo già un ottimo lavoro. Vero. Molti gli incendi, molti i sequestri, ma anche molti i dissequestri di cui i residenti proprio non riescono a comprendere le ragioni.
L’epilogo sembra essere l’incendio di questi giorni, che sono andato personalmente a vedere. Impressionante. I Vigili del Fuoco rovesciano una dietro l’altra autobotti di acqua senza riuscire ad aver ragione del fuoco. Gli abitanti della zona, con il volto coperto da mascherine per non intossicarsi, guardano allibiti lo spettacolo apocalittico e ripetono a chiunque chieda le stesse parole.
“oggi è il terzo giorno che brucia, non riescono a fermarlo”
A vederlo si direbbe appena scoppiato, ma il materiale di cui si alimenta lo fa diventare sempre più caldo e pericoloso ad ogni ora che passa. Mi riferiscono di una misurazione con termocamera. 700° e aumenta. I Pompieri sono costretti a tirare fuori il materiale combustibile con la pala meccanica per poi cercare di spegnerlo in quantità meno concentrata.
Non c’è bisogno che spieghi a nessuno che cosa significano giorni e giorni di un rogo alimentato da quei materiali. E’ un disastro ambientale, forse appena mitigato dal fatto di non poter direttamente inquinare una falda acquifera (per quel che ho potuto constatare parlando con i residenti.).
Anche se… dai. Sassofeltrio. Non è proprio nel mio giardino. Per poco, ma… sono pure targati Pesaro – Urbino. Sono relativamente fatti miei in quanto essere umano, non un vero problema. Basta che mi indigno quando me lo raccontano, mica sono un Vigile del Fuoco io.
Se qualcuno si sta facendo disturbare da questo tipo di discorso e non si sente sicuramente in colpa per non essere andato a spegnere un incendio fino a Sassofeltrio, sappia che ci sono opportunità di intossicazione molto più vicine a noi. Prendete ad esempio Santa Giustina, è abbastanza vicina? Si proprio la frazione di Rimini che insiste sul fiume Marecchia, più precisamente in una zona classificata ad alta vulnerabilità idrologica, dove hanno costruito una centrale di Biogas e dove stanno potenziando il depuratore.
Sapete cosa fanno con i fanghi di risulta delle acque reflue di un depuratore? Biofosfato, definizione commerciale di un fertilizzante ottenuto trattando i fanghi di risulta con calce viva e acido solforico. Fino a qui tutto bene, ma se nel gesso di defecazione (il biofosfato appunto) vengono rinvenute quantità pericolose di sostante tossiche e cancerogene, come il Cromo Esavalente, qualche problemino ci potrebbe essere. Attualmente c’è una citazione in giudizio presso il Tribunale di Rimini che cerca di stabilire le responsabilità dell’accaduto. Due cose sarebbero da sottolineare. Il Cromo Esavalente è un composto chimico presente in  composti di origine industriale e non è una cosa normale trovarlo nei fanghi di risulta di un depuratore  nelle quantità accertate. Lascio a voi le successive considerazioni.
Potrei parlare di altri problemi che interessano Rimini, come il PM10 ad esempio, ma questo articolo vuole essere uno spunto di riflessione sul come le cose sembrino sempre molto lontane fino a che non capitano a noi. Essere testimoni, a volte, è tutto ciò che possiamo fare, ma almeno facciamolo ed approfittiamo del più facile accesso alle informazioni che la nostra epoca ci consegna. Questo è il mio sassolino nello stagno, aspetto i vostri.
P.S.
A proposito del PM10. Hai voluto la bicicletta? Usala no…
Davide Cardone
[@DadoCardone]
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Rilanciare la Cultura del Mare a Rimini

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Riceviamo e Pubblichiamo.

Venerdì 8 novembre, alle ore 21,00, presso la sala Marvelli della Provincia di Rimini, in via D. Campana 64, si svolgerà un incontro per discutere insieme di Cultura del Mare, a Rimini. La cultura legata alla marineria (navigazione e pesca, principalmente) ma anche alle caratteristiche biologiche e naturali del nostro mare.

 Più volte abbiamo sentito dire che Rimini è una città sul mare, ma non una città di mare. Come se Rimini non avesse una cultura marinara, o se la fosse semplicemente dimenticata. La storia marinara di Rimini esiste eccome, ma questo, oggi, è decisamente poco percepito. Difficilmente a Rimini si parla di mare, al di fuori del contesto balneare, che ha la sua fondamentale importanza, e che può essere, non certo sostituito, ma sicuramente affiancato da offerte che integrano e che aggiungono opportunità e percorsi culturali e turistici diversi.

Il turismo balneare è il pilastro su cui si basa l’economia turistica a Rimini; un modello che va forse rivisto e rimodernato, ma anche e soprattutto integrato con altre offerte. Il turismo culturale è un settore che diventa sempre più forte e affermato e che Rimini ha “inseguito” solo sporadicamente, e che potrebbe, si torna a ribadire, non sostituire, ma di certo affiancare la nostra offerta turistica più tradizionale che è quella balneare. (Ad esempio, secondo un rapporto dell’ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo – in Italia, sul totale degli arrivi, quelli per turismo culturale rappresentano: l’80% dei turisti da USA, Spagna e Portogallo; l’85% dei giapponesi; il 52% degli svizzeri e dei francesi; il 60% dei turisti dei Paesi Bassi; il 40% dei belgi e lussemburghesi; il 60% degli scandinavi; il 70% degli indiani.)

logoSarà l’occasione anche per presentare il progetto Rimini Soul Mare, il quale ha due obiettivi. Il primo è individuare i punti, i luoghi, le storie, già presenti nella nostra città, di un ideale percorso che ha come oggetto la cultura del mare, e come risultato l’ideazione dei percorsi didattici, educativi, turistici che consentano di andare alla scoperta dell’anima marinara di Rimini.

Il secondo obiettivo è quello di formulare ulteriori proposte (eventi, idee, progetti e laboratori) che vadano a integrare e ad accrescere l’offerta di contenuti, sempre con il mare come protagonista.

Fra le proposte comprese nel “contenitore” del progetto: l’organizzazione di un Festival del Mare, la proposta di percorsi didattici e laboratori per i bambini e le scuole, la definizione di percorsi turistici legati alla storia marinara di Rimini, la valorizzazione e la riscoperta dei luoghi storici della marineria, la proposta di istituzione di un’area marina protetta nelle nostre acque, e altro ancora…

Lo scopo della serata di venerdì è quello di condividere con la città queste proposte, ma anche e soprattutto di aprire una discussione, raccogliere pareri, suggerimenti e ulteriori proposte, e perché no, realizzare anche sinergie e collaborazioni utili a raggiungere gli obiettivi che il progetto si pone.

Marco Affronte per Rimini Soul Mare

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Retrofit

autobus-elettricoCiao essere umano. Sei un po’ stressato? Ti capisco e ti posso spiegare il perché. Il tuo cervello è uguale a quello che avevano i tuoi antenati nella Preistoria, ma l’evoluzione tecnologica non ne tiene conto. Una volta ti davano il tempo di abituarti. 400 mila anni fa hai scoperto il fuoco e ne hai potuti  aspettare altri  370 mila prima di dedicarti alla rivoluzione successiva, la ruota. Nell’ultimo secolo le cose sono andate diversamente. Un momento prima eri contento di aver ricevuto un singolo impulso su di un telegrafo e subito dopo strisciando un dito sul vetro ti possono vedere dall’altra parte dell’oceano…. ma il cervello è sempre quello della ruota, come ci si abitua?

Questo dramma si ripete anche in piccolo nella  vita degli amministratori pubblici. Hanno un’idea (ai tempi in cui Gigi e Andrea giravano “Rimini Rimini“) e solo 25 anni dopo diventa obsoleta, tipo il TRC. Come si affronta questa cosa?

Accorgendosene le cose da fare sono solo due: o ci si tira indietro o si va avanti come se nulla fosse. Se si decide per la seconda via bisogna essere così bravi, a raccontarla, da convincere anche se stessi. Certo a volte nell’impeto si passa un po’ il segno, ce ne accorgiamo quando politici, che da ragazzi avevano in cameretta  il poster di Martinazzoli al posto di quello di David Bowie, si mettono a parlare come fossero posseduti dallo spirito di Gianfranco Miglio (l’ideologo della Lega n.d.r.)

zerbi“[…] i soldi che il Comune mette sono 20 milioni, ed ottiene in cambio 100 milioni. L’obbiezione di Tambug (il Consigliere Comunale Tamburini n.d.r.) non regge: quei soldi, pur provenendo ahinoi sempre dalle tasse, NON provengono da quelle dei Riminesi, ma dalla cosiddetta fiscalità generale, e comunque se non fossero venuti qui, sarebbero andati altrove, e non sarebbero mai tornati nelle nostre tasche.

[ Firmato Samuele Zerbini]

Se qualcuno si stesse chiedendo dove è finito il senso democristiano della misura beh… pare sia tutto nella parola “ahinoi“. Per il resto abbiamo imparato che i Riminesi non contribuiscono alla “cosiddetta fiscalità generale” e che il Consigliere ha un concetto di tasca molto vago, infatti confonde quelle di progettisti e consulenti con le nostre.

Ora che abbiamo capito cosa stressa il cervello dell’Homo Sapiens Administrator e quali strategie mette in atto per difendere quella che pensa (o spera) sia la realtà possiamo  dedicarci un po’ a capire come nel frattempo  sia andato avanti il futuro. Mentre da noi c’è chi difende e chi combatte un torpedone da 100 milioni di Euro in altre parti del mondo si stanno sperimentando soluzioni tecnologicamente avanzate rispetto a mobilità, energia ed eco sostenibilità. La cosa singolare è che lo stanno facendo proprio con il Know How italiano che, non di rado, ha una cadenza emiliano romagnola.

smartcity-malaga2A Playa de la Misericordia (Malaga – Spagna) si sta costruendo un intero quartiere sperimentale con una gestione ottimizzata della rete elettrica, integrata con il sistema informativo. Il Progetto si chiama Smart City ed è costituito da una griglia che gestisce, evitando sprechi, energia, illuminazione ed informazioni. Nulla è isolato nella “griglia intelligente” neanche le piazzole di ricarica veicoli elettrici che, ovviamente, sono mobilità privilegiata nel progetto. Aziende fondamentali nella realizzazione di questo avveniristico quartiere sono Enel e UNPI un’azienda di Cattolica (RN).

03Questo tipo di progetto sarebbe stato già un buon motivo per desiderare altra destinazione per i mutui del Paladebit, ma visto che abbiamo aperto parlando di mobilità è giusto considerare anche un esempio in quel senso. Ci dicono e sicuramente sarà vero che i soldi deliberati dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) per la mobilità possono essere deviati solo verso la mobilità. Non siamo sicuri se sostituire il ponte di via Coletti, pericolante da almeno 30 anni, si possa considerare mobilità, ma il Retrofit  sicuramente lo è.

820752_10200302836283972_943270945_oIl Deputato Mara Mucci, eletta emiliano-romagnola del Movimento 5 Stelle, sta portando avanti un’idea molto interessante e l’occasione per renderla operativa è nata nella Commissione Congiunta Attività Produttive e Trasporti, in cui si è trattato il caso della vertenza Irisbus.

Una nota a margine per capire meglio: Iribus è il produttore del Civis, la gamma di autobus e filobus a guida ottica, causa di un bel guaio dai risvolti legali per la Giunta Bolognese di Guazzaloca. Un trasporto su gomma da 140 milioni di euro che avrebbe dovuto collegare il centro a San Lazzaro di Savena… vi ricorda niente?

Comunque in commissione congiunta si tratta la cassa integrazione in deroga per  circa 150 operai, che da ieri sono in assemblea permanente, ed è stata votata una risoluzione secondo cui il provvedimento sarà possibile solo tramite un piano di rilancio che reintegri i lavoratori e che, se possibile, contempli un’operazione di Retrofit della flotta, ossia la conversione di veicoli da trazione endotermica a trazione elettrica.

Fantascienza? No. Attualmente in Germania e in Spagna il retrofit è legale anche per i veicoli privati e costa circa 2.500 €. Certo i costi per un autobus sono maggiori, ma si calcola dopo che la “cura” il mezzo pubblico risparmia il 75% di carburante, il 90% di inquinamento e il 50% di manutenzione … ci pare sostenibile. E’ vero che servirebbe una rete di servizio per la ricarica rapida di questi mezzi, è vero anche che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma a volte, per attraversare il mare bastano 100 milioni di Euro.

20130721_223228Di esempi se ne potrebbero fare molti altri e molte altre sono le alternative verso le quali Rimini avrebbe potuto indirizzare le sue spese, ma finché per l’Homo Sapiens Administrator “ecologico” vorrà dire inchiodare due assi di legno a cornice di una ruota panoramica che consuma 8.000 € di elettricità al mese, per magari parcheggiarci sotto delle Ferrari bhe…. Dovremo ancora aspettare parecchio il successivo salto evolutivo.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Un Venerdì 13 che se lo ricorderanno anche i delfini.

alfaGiovedì sera, come molti sapranno, è cominciata l’operazione di sequestro dei delfini del Delfinario di Rimini che si è conclusa nella serata di  Venerdì 13, poi dicono che non è vero che… L’accusa è di maltrattamento a causa di alcune dosi di ormoni somministrate per evitare l’accoppiamento dei delfini (la pillola) e di inadeguatezza della struttura.

Eliminiamo subito la domanda che, nell’affetto che tutti proviamo per l’amato cetaceo, potrebbe portarci fuori strada nella considerazione di ciò che è veramente successo. E’ giusto che i delfini stiano in un delfinario?
Non ci interessa. Nel senso… umanamente è chiaro che ognuno di noi, a seconda delle informazioni e della cultura che possiede sui delfini, avrà una propria idea in merito; giusto e non giusto sono considerazioni che lasciamo confliggere nelle discussioni degli animalisti, con la loro appassionata lotta, con Monica Fornari, che quei delfini li considera la sua famiglia allargata.

Questo, ovviamente, non riguarda la legge che, quando ravvisa reato agisce secondo dettami di pragmaticità operativa. Noi di Citizen non contestiamo nulla, ma ci chiediamo ed è questa la vera domanda: c’era bisogno del sequestro lampo? I Delfini, visto che si parlava della loro salute, non meritavano una programmazione di tempi diversa prima di essere allontanati dalla loro, ci dicono inadeguata, casa?

Questo è un dubbio, ma non è il solo. Tutto nasce dall’inadeguatezza della struttura a cui però, a quanto pare, non è stato permesso di adeguarsi. Stampa e televisione paiono aver chiara la colpevolezza dei gestori, ma noi abbiamo sentito la necessità di riportare anche la voce di Monica Fornari in modo che, perlomeno i nostri lettori, conoscano entrambe le campane.

Racconta un po’ Monica…

” Noi siamo nati negli anni ’60 come attività, quando non esisteva una normativa e quando i delfini ce li portavano perchè se no i pescherecci li ammazzavano. Siamo nati come S.o.S. cetacei, anche se la gente a volte non vuole sentirlo dire, ma per noi è nata così questa storia.
Negli anni ’90 ,quando la ricerca era assolutamente non concepita, abbiamo abbiamo iniziato a costruire un’intensa attività, al punto da produrre eccellenza nel sostentamento dei delfini. Le nostre scoperte le abbiamo sempre diffuse gratuitamente senza chiedere una lira e le nostre ricerche le abbiamo pagate di tasca nostra. Ad esempio il nostro metodo per ottenere il DNA dei delfini senza incisioni lo abbiamo regalato al mondo. Abbiamo collaborato con 13 università, con la CNR e, questa piccola e brutta struttura degli anni ’60, è considerata un’eccellenza europera per la riproduzione e per il benessere animale in quanto la loro longevità lo testimonia. I delfini vivono circa 28 anni, Speedy è morto a 56 anni… Alfa ha 46 anni ed è ancora viva e vegeta.. speriamo che non l’ammazzino adesso.”

Quando è nato il problema della vasca?

“Negli anni ’90, 93 o 94, sarò più precisa quando ti invierò il documento, parte la mia esigenza, ripeto mia perchè la legge sarebbe uscita solo 8 anni dopo, di chiedere al Comune una vasca di separazione, perchè noi capivamo benissimo che se un delfino stava male era necessario separarlo dagli altri per curarlo meglio. Abbiamo chiesto vasche amovibili, vasche staccate, vasche sopraelevate… abbiamo chiesto ogni cosa al Comune che ci ha sempre chiuso la porta in faccia. Per tutte le richieste abbiamo subito negazioni, umiliazioni, inammissibilità o rimpalli. Rimpalli dal Demanio, alla sopraintendenza, alla Provincia, all’Urbanistica, all’Ambiente, sempre rimpallati ovunque senza avere mai una risposta.”

L’ultima richiesta?

“Per l’ultimo progetto, che è stato protoccolato circa un mese e mezzo fa, abbiamo chiesto urgenza sia perchè insistiamo dagli anni ’90, sia perchè risposte venivano sollecitate dal Ministero.”

Come hanno risposto?

“Dopo aver letto sui giornali “lottiamo per salvare il delfinario” ci siamo sentiti abbracciati da questo Sindaco… invece ieri è uscita la notizia sulla Voce e sul Resto del Carlino che l’Amministrazione non ci dava la vasca, dopo 8 mesi che io chiedo di essere ricevuta. Questo non è bastato. Nella giornata di ieri, nel pomeriggio, i miei collaboratori mi hanno telefonato avvisandomi che mi stavano sequestrando i delfini. Tutte le ispezioni dal 31 luglio ad oggi 17 settembre, sono avvenute senza avvisare e, devo dire, con una certa arroganza perchè ci hanno fatti sentire delle merde. In 15 giorni hanno abbattuto un’attività di 50 anni di vita, onorata carriera, che non solo non ha fatto male a nessuno, ma che ha dato anche indotto turistico e lavoro alla gente.. che dire?”

Rispondi direttamente alle accuse che ti sono state mosse, ti va? La vasca.

“La vasca non c’è, lo so che non c’è, questa è la causa principe. Riguardo alla vasca noi abbiamo una famiglia e la legge ci impone di non farli procreare in quanto la consanguineità può causare dei danni e quindi noi abbiamo dato la pillola, la pillola anticoncezionale che prendono milioni di donne nel mondo.”

Altri medicinali?

“L’altro medicinale è il Diazepan o Valium che, nella dose in cui veniva somministrato quando era il caso al delfino, veniva usato per stimolare l’appetito. Questa era la prescrizione di quello che era il nostro veterinario, tolto di mezzo anche lui. Manuel Hartmann, presidente dei veterinari d’Europa, con il difetto di essere tedesco, dico difetto perchè in questo caso la libera circolazione nella Comunità Economica non vale. E’ ammessa per tutti: abusivi, per le prostitute, ma per il mio veterinario, eminenza nel suo campo, non è possibile esercitare in Italia.. insomma non hanno accettato che lui fosse il mio veterinario e quindi hanno invalidato tutte le sue prestazioni ed io è come se fossi senza veterinario per loro.
La verità è che noi tutti i giorni gli mandavamo file con report, siamo nell’era digitale. I nostri delfini stanno bene, quando c’è stato Lapo che è stato male lui è corso giù, anzi.. ogni volta che si presentava una necessità con l’aereo faceva prima che uno da Modena a venire giù.
Queste sono le accuse e per queste accuse carenza di una vasca, la pillola anticoncezionale che mi impone la legge, la vasca che il Ministero mi chiede e il Comune non mi dà il mio legale rappresentante (ma arriverà anche a me) ha addosso una denuncia per maltrattamento e il sequestro cautelativo dei 4 delfini.”

Insomma tutto parte dalla vasca.

“Tutto parte dalla vasca. Il resto sono tutti corollari di questa vasca che non c’è. Non c’è la vasca, non si possono riprodurre ed io non li posso separare…”

A questo punto la gru della Cooperativa Facchini ha cominciato a portare fuori il primo delfino e l’intervista si è interrotta. Con la promessa comunque di inviarmi i documenti che contestualizzano le sue richieste della vasca nel tempo.

Questa è dunque la campana di Monica Fornari, quella dell’Amministrazione l’abbiamo sentita forte e chiara e, più o meno, diceva che si, il Delfinario è una realtà strategica importantissima per Rimini, ma che no, non si poteva fare niente per salvarla. Non è che si può sempre pretendere che il Primo Cittadino faccia la voce grossa con il Demanio e anche quando la fa l’unica testimonianza proviene dal suo Ufficio Stampa.
Il Gioco deve valere la candela tipo… il bel piano mostrato al mondo nel dicembre del 2012 quando, presso la sala dell’Apt in piazzale Fellini, è stato presentato il progetto di riqualificazione dell’area Porto. Gli Architetti Ferrini, Morganti, Giacobbi e Venturini, per conto del Consorzio del Porto, hanno illustrato una proposta che, da quanto si è appreso dai giornali, è molto gradita all’amministrazione per quanto insiste nel “percorso” del Piano Strategico. Il Progetto prevede una “piastra” sotto la quale si sviluppano parcheggi sotterranei e sopra la quale potremo avere verde, spazi ricreativi e nessun Delfinario.

P.S.

Se fossimo un complottisti penseremmo che, scientemente, si stia speculando al ribasso sul territorio, ammazzando il turismo e indebolendo la piccola media impresa in modo che prima o poi qualcuno arrivi, con una manciata di euro e Bolkestein, per radere al suolo tutto ricostruendo la Las Vegas del Mediterraneo. Poi però guardiamo ai nostri Amministratori e cambiamo idea (perlomeno sulla parola “scientemente“).

Davide Dubbioso Cardone

[@DadoCardone]

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Un po’ di Aria..

20130830_162238Come promesso oggi noi della redazione di Citizen abbiamo partecipato alla 3^ Festa dell’Aria organizzata dal Comitato di Santa Giustina. Come l’impeccabile organizzazione aveva promesso c’era musica dal vivo, ciambella, anguria, da bere… non mancava nulla, nemmeno una certa quantità di camion.
Appena arrivati ci hanno avvertito, quasi che potessimo restare delusi, che a quell’ora di camion c’è ne sarebbero stati molti meno. La protesta va avanti da molto e i camionisti hanno imparato che le ore centrali sono quelle migliori per non essere troppo intralciati. Nonostante questo rimaniamo sorpresi da quanti sono, senza considerare poi che tutti quelli che passano devono tornare.
Rimaniamo un po’ li e la Signora Carla, l’attivista del Comitato che ci ha invitati,  annuncia che il portavoce del gruppo sta per tornare con buone notizie. Ne approfittiamo per capire come si svolge quel “rito” ormai diventato quotidiano. Quando il camion arriva c’è sempre qualcuno che sta attraversando, magari un anziano, magari qualcuno di poco fermo sulle gambe. I camionisti ovviamente lo sanno e la maggior parte, per quieto vivere, lo considera poco più di un semaforo virtuale e, se va bene, ti becchi anche un pezzo di ciambella. Certo è inevitabile che tra tutti ci sia anche qualcuno di meno civile, ma fortunatamente è relegato alla minoranza.
via fiumicinoDopo un po’ arriva il portavoce del Comitato che ci conferma di avere, se non proprio la soluzione definitiva, almeno la prova di un impegno da parte dell’Amministrazione. A prendersi la responsabilità della proposta è Sergio Funelli, l‘Eminenza Grigia, il Capo di Gabinetto del Sindaco. La proposta è la seguente:

Entro un mese  si darà la possibilità ai camion di percorrere una pista sul lato Marecchia, una pista che esiste da 50 anni e che è percorsa da mezzi pesanti tutti i giorni. Fino ad ora prevalentemente mezzi di Pavimental (società di Autostrade S.p.A.) e dai mezzi di Pesaresi. E’ lo stesso Imprenditore ad aver dato la possibilità di transitare sulla sua proprietà e sbucare sulla via emilia. Dunque un mese per i permessi e poi provvisoriamente i mezzi di Hera, Pavimental e Pesaresi utilizzeranno questa strada. Contemporaneamente si avvierà una procedura per coinvolgere anche la società agricola AV Green Srl di Parma, che gestisce il biodigestore e che convoglia sull’attuale strada 50/60 camion al giorno, per trovare uno sbocco sulla via Emilia.
Pare che già a Giugno sia stato presentato un progetto per fare una rotatoria all’altezza di S. Martino, tutto ciò con lo scopo di rendere via Carpinello e via Fiumicino interdette al transito dei mezzi pesanti. La rotonda di raccordo alla pista provvisoria in definitiva dovrà essere fatta prevedendo anche il futuro raccordo alla nuova circonvallazione.
L’intervento definitivo comunque ha un certo carattere di urgenza perché, a parte la sofferenza di vie completamente inadatte allo scopo, è anche la più grande Via Emilia ad urlare di dolore. Gli stessi componenti del Comitato ci informano che in una giornata qualsiasi di maggio, senza alcun avvenimento particolare, sono riusciti a contare un passaggio di 28.515 veicoli. E’ una cifra che fa riflettere se si pensa che la famosa “complanare Adriatica” è stata dichiarata necessaria a fronte di un passaggio dai 10 ai 15mila veicoli.

Dunque. Meglio tardi che mai? Meglio tardi non è una gran qualità della vita per gli abitanti della via Emilia, ma forse questo ce lo spiegherà meglio la centralina di misurazione polveri sottili che è stata da poco posizionata proprio in questa direttrice.

P.S.

Prossimamente un approfondimento sul perchè Av Green di Parma non si è fatta il suo bel Biodigestore nelle terre natie.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Santa Giustina: La 3^ Festa dell’Aria (che non c’è)

smog_camion_800_800Tutti sanno che sulla terra esiste un luogo misterioso in cui da anni spariscono natanti e aerei senza che nessuno sappia spiegare perché. Il suo nome è Triangolo delle Bermuda e sulla sua fama sono stati prodotti diversi film e kg di letteratura.
Non tutti sanno però che esiste un’altro luogo, altrettanto misterioso, dove i diritti dei cittadini non solo spariscono, ma se chiedi agli amministratori locali, non ricordano nemmeno che ci siano mai stati. Il nome del luogo è Santa Giustina e, nonostante il mistero sia altrettanto inesplicabile, di letteratura se ne produce poca e di film non ne parliamo proprio.
A ricordare al mondo della sua esistenza ci pensano, per quanto possono, gli autoctoni che questo pomeriggio alle 16.30 organizzano la “3^ festa dell’aria”. A dirla tutta è una festa in memoria dell’aria, ma loro ci tengono a sottolineare che ne hanno diritto come gli altri.
Ma qual’è la materia del contendere? Per quelli che ancora non lo sanno Santa Giustina, dopo essere stata per anni sede di una discarica, è la fortunata ospite di un Biodigestore, che a Parma non hanno voluto, e di un depuratore. Per avere il quadro della situazione dovete sapere che il depuratore è attualmente jolly del Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato (qualsiasi cosa esso sia) e che, dopo aver chiuso tutti gli altri depuratori, in questi giorni viene ristrutturato ed ampliato. Altro particolare del quadro, sempre per avere una migliore comprensione, è che il Biodigestore per avere un senso deve essere rifornito di continuo e non solo con gli scarti dei campi come è stato prospettato fin’ora agli abitanti della zona.
Capite cosa implica tutto ciò? Lo chiarisco ancora meglio: 150 (centocinquanta) camion al giorno che passano in una via di meno 4 metri…. si perché gli abili amministratori che si sono alternati in 40 alla guida di Rimini e Provincia non sono stati capaci di garantire la costruzione di una strada sufficiente ai piani che avevano in mente.
Oggi dunque da Carla e Nevio, in via Carpinello n°8, alle ore 16.00 si terrà una festicciola tra cittadini. Pare che ci saranno anche delle angurie, della ciambella, del vino e che qualcuno canterà. Poi se casualmente la festicciola dovesse rallentare il traffico…. Lo scopo? Questi cittadini chiedono una via che non faccia passare il traffico di un’autostrada davanti le loro finestre, da mattina presto a notte fonda.
Non si può costruire una strada? Santanrcangelo l’ha già fatto, ma si è dovuta fermare dove inizia la competenza (o l’incompetenza?) di Rimini. Ci sarebbe anche una strada che usano gli operai dell’autostrada o Paesani (il costruttore) per andare al Frantoio, ma dicono che non si può usare perché provvisoria… si, da 40 anni.
Per quanto riguarda noi di Citizen siamo stati invitati dalla Signora Carla, nella sua veste si organizzatore, a partecipare alla festa. Dunque preparatevi ad una delle nostre dirette su Facebook (www.facebook.com/CitizenRimini) e su Twitter @CitizenRimini . Ci sacrifichiamo alla ciambella per il bene dell’informazione 😉
Davide Cardone
[@DadoCArdone]

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Nice to Green you! Attenzione all’aria fritta.

20130721_223228A nessuno frega più niente della luna, sono tutti in fissa per il dito, questo è certo. Non si può spiegare altrimenti il silenzio sotto cui passano certe iniziative in bilico tra operazioni immagine e occasioni mancate. E’ il problema dell’aria fritta, l’odore è buono, ma da mangiare non c’è nulla.
Un vivido esempio ne è il Wheel CAmpus, il villaggio ecologico, quello spuntato sotto al ruota in Piazzale Boscovich. Che cos’è? Uno spunto, un abbozzo, un vorrei, ma…? 
 
Lasciando perdere le supercazzole del Sindaco che l’ha definito “una piazza  di incontro nel luogo dell’anima che è la palata del lungomare“, le presentazioni ufficiali parlavano di risparmio energetico, innovazione ed efficienza. Un’area caratterizzata da materiali sostenibili, riciclabili, naturali ed un concept architettonico in armonia con la natura, che mira a diventare, grazie anche ad un’opera di riqualificazione, un punto di riferimento per la città e un luogo di ritrovo durante i mesi estivi. 
 
Dopo aver visto la struttura realizzata è indispensabile che ognuno passi dal proprio bagnino per dirgli che anche lui è il proprietario di un concept architettonico in armonia con la natura e che, se non ci crede, può fare un paragone con le cabine di piazzale Boschovich.
 
Un operazione di frittura ben riuscita? Non lo sono mai e questo non perché con le parole giuste non la si possa dare da bere a chiunque, ma per le conseguenze ultime. In sintesi: puoi anche approntare una pensilina stazione di rifornimento fotovoltaico per auto elettriche  ma se poi, oltre a non collegarla alla rete, ci fai parcheggiare sotto il furgone diesel di quello dello zucchero filato, beh…
 
Il problema fondamentale dell’Aria Fritta è però il cogitum interruptus, magari l’idea era anche buona, ma interrotta da un’ansia di prestazione non risulta soddisfacente per coloro ai quali viene diretta. Un villaggio ecologico sotto il catafalco della ruota poteva essere un ottimo contenitore, ma se il contenuto deve essere un noleggio Ferrari, un negozio di cover per telefonini con un enorme sponsor 3  e un negozio di abbigliamento , per quanto ecologico, la risposta è no grazie.
 
Bastava veramente poco. Era sufficiente promuovere un concorso di idee tra i cittadini e concedere lo spazio alle pensate migliori, magari con premiazione e assegnazione in una manifestazione ad hoc in quel “luogo dell’anima“. Ci pensate si poteva tagliare un nastro per ogni cabina… 4 nastri… a volte si perdono delle occasioni veramente per poco. 
 
Il rischio maggiore di tutti è però il fraintendimento. La concessione dell’area del Wheel Campus  costa 914,89 € più 45,00 € di tassa regionale (dati dall’Albo Pretorio del Comune), come hanno fatto gli espositori che occupano le “cabine” ad aggiudicarsi il posto? Viene chiesto loro un affitto? Se si, quanto? Se no perché?  Quelli che affittano spazi espositivi, senza la possibilità di vendita, nei corridoi delle Befane a 5.000,00 € al mese potrebbero avere da ridire. Ulteriore fraintendimento potrebbe generarsi sempre dal fatto che queste iniziative sono sempre sotto l’egida del  Consorzio del Porto, il quale sembra avere una libertà di manovra nei confronti del Comune non concessa a nessun altro.
 
Noi, come sostenitori di questa Giunta e dei suoi obbiettivi, mettiamo in luce questi gap in modo che tutti possano spiegarsi al meglio e possano correggersi nel caso ce ne fosse bisogno. Non pensiamo che qualcuno ci abbia messo malafede, nonostante il persistente odore di frittura.
 
P.S.
Abbiamo aspettato il 24 di luglio per fare questa domanda, ma… per le hostess che ti salutano dicendo “Nice to Green You!” bisogna aspettare ancora molto?
Davide Cardone
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L’esperienza degli altri.

Sbuffata notturna del Biodigestore di Rimini
Sbuffata notturna del Biodigestore di Rimini

Mentre in questi giorni a Rimini si festeggia la meravigliosa soluzione del Biodigestore che, oltre ad essere un esempio di sicurezza, contrariamente a quanto sostengono le 100 denunce del comitato Rimini UpTown, offrirà anche il dono della luce a 9000 riminesi, il Consiglio Comunale di Ferrara all’unanimità decide di impegnare il proprio Sindaco per bloccare la costruzione e la progettazione di nuove centrali a Biogas.

 
Il motivo? Il Territorio di Ferrara non è alla prima esperienza, come la verginella Malatestiana, per quanto riguarda questo tipo di impianti. Nel Ferrarese sono diverse le centrali e sono diversi anche gli studi che si preoccupano di scoprire le incidenze riguardo alla sproporzione di malattie delle vie respiratorie, come il cancro ai polmoni. Sebbene i rilevamenti statici possano essere politicamente diluiti nel loro effetto mediatico, ci sono cose come il traffico pesante indotto e incidenti come quelli già raccontati sulle pagine della nostra cronaca, che si fanno molta più fatica a silenziare.
 
Il Territorio di Ferrara è giunto all’attuale risoluzione dopo una serie di conflitti tra la popolazione e i sindaci coinvolti, dopo aver compromesso il proprio territorio chissà quanto profondamente. A Rimini siamo solo all’inizio della stessa strada, ma le spinte che incentivano quello  che altri hanno giudicato pericoloso sono le stesse.
 
L’interesse principale è di Hera, che, data la natura dell’impianto, potrà vendere il gas e l’elettricità a meno, magari a se stessa come fa SGR con Sgr reti e Sgr Servizi, o addirittura ad Sgr stessa, consorella nello medesimo organigramma. Naturalmente non  si negherà neanche  qualche bell’incentivo e/o finanziamento europeo. In tutto questo cosa va ai cittadini? A quelli di Rimini UpTown preoccupazione, impegno per provare a difendersi legalmente, traffico pesante, puzza e un territorio agricolo adulterato. Per quanto riguarda invece gli 8000 Megawatt non avranno certo un prezzo diverso per quei 9000 cittadini a cui saranno destinati. Teleriscaldamento docet.
 
Dunque Ferrara, anch’essa a maggioranza PD,  grazie all’interessamento di  Progetto per Ferrara, il cui referente è Valentino Tavolazzi, ha messo un fermo alla consuetudine di assecondare Hera in ogni desiderio. Quando toccherà a Rimini? In un Comune dove l’Assessore all’Ambiente è convinta di combattere gli scandalosi valori del PM10 con i pedibus… bisognerà aspettare parecchio.
Davide Cardone
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