Casa Gallo? Legale solo sotto i tre gradi.

Di casa Gallo abbiamo scritto tante volte, inevitabilmente. Se c’è un frangente dove questa amministrazione rivela i propri limiti, in quella che dovrebbe essere una consiliatura di sinistra, è proprio la vicenda dei 20 sfrattati del Villino Ricci, divenuti ormai i quasi 50 ospiti di Casa Gallo (Don).

Un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti. Nella primavera dell’anno 2015 gli attivisti del Network Casa Madiba affiancarono alcuni senzatetto nell’occupazione abitativa del Villino Ricci, immobile abbandonato da decenni in via Ceccarelli.

Dopo una serie di azioni legali l’Amministrazione riuscì a far dichiarare l’immobile, nel frattempo restituito ad un decoro di cui usufruiva anche il vicinato, pericolante. Passo necessario per sfrattare i senza casa perché, come ci piace ricordare appena se ne presenta l’occasione, occupare a fine abitativo non è illegale. Illegale è solo riempire le strade di indigenti e poi pretendere che tutti rientrino nelle cure di un sistema approssimativo e mal gestito.

Il problema fu che l’azione legale palesò i suoi effetti proprio alle porte dell’inverno e i “castigapoveri” si trovarono nel mezzo di un contraccolpo di immagine, senza sapere come gestire le persone cui erano riusciti a togliere un tetto. Da qui il bando di via De Warthema da cui nacque Casa Gallo, vinto proprio dagli attivisti del Network Madiba.

Vincere in questo caso è una parola che va presa con le pinze. Certo per gli attivisti il risultato fu notevole, quasi un’ufficializzazione del loro lavoro, ma il contributo economico per quanto richiesto era semplicemente ridicolo. Infatti il bando fu abbandonato da tutte le organizzazioni ufficiali, impossibilitate a garantire un servizio secondo i loro canoni.

Così non è stato per Casa Gallo, per molti aspetti autogestita dagli stessi senzatetto, in un percorso di affrancamento dalla loro condizione. Un modello sicuramente da osservare e da sperimentare in tante altre situazioni, secondo molti osservatori. Non però secondo gli uffici di Gloria Lisi, che non sono mai riusciti a leggerne lo spirito innovativo, forse perché più preoccupati a preservare il sistema così com’è (e non ho fatto certo un complimento).

Finito il termine temporale, previsto dal bando, l’Amministrazione ha riaperto la sua battaglia legale contro attivisti ed ex senzatetto (ex perché Casa Gallo è una casa a tutti gli effetti), tra l’altro senza aver pagato nemmeno l’anticipo previsto del misero rimborso spese e chiedendo il pagamento delle bollette, per un servizio reso molto oltre quanto pattuito.

In questi giorni leggiamo sulla cronaca locale che ai “gestori abusivi” e ai “bisognosi” è stato “concesso” di rimanere dentro la vecchia cartiera di via De Warthema, fino al 30 aprile. In realtà questa è una concessione che che l’Amministrazione fa a se stessa ogni inverno da quel 2015, perché Casa Gallo, che lo si voglia ammettere o meno, svolge un servizio per tutta la comunità e lo fa non semplicemente gratis, ma sotto minaccia di sfratti e denunce.

Non retribuiti, non rimborsati, denunciati, continuamente sotto il tiro della feccia fascista che individua quel luogo come una calamita per la propria frustrazione xenofoba, con le preoccupazioni di coloro che devono gestire persone abbandonate dalla società (con tutto ciò che ne consegue), ma… quando si scende sotto i 3° possiamo portare pazienza fino a primavera e permettergli di continuare a spendersi in questo servizio gratuito. Che meschinità.

P.S.

Dei meravigliosi lavori che si dovevano fare al Villino Ricci e per i quali gli Homeless dovevano sgombrare, ancora non si è vista traccia. L’unica cosa che cresce virtuosamente in quel luogo è, ormai, solo l’albero di cachi. Più che un abbandono, un monito di quanto la meschinità porti a confondere il proprio utile con la Giustizia.

 

@DadoCardone

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