Casa Don Gallo e lo scandalo della cucina abusiva.

Una domanda. La Legge è Legge e questa, oltre ad essere una tautologia, è un mantra che ci sentiamo ripetere molto spesso, soprattutto quando si parla di poveri. La solerzia o meno con cui si applica questa Legge però non può essere considerata indice di discrimine?

Di cosa sto parlando? In breve. Stamattina i Carabinieri Verdi, la nuova Forestale, hanno sequestrato una baracca di 5 metri quadrati adiacente a Casa Don Gallo, con la motivazione di un abuso edilizio. Per capire il perché le Forze dell’Ordine si siano precipitate a controllare la regolarità in posto fino a ieri abbandonato, con tanto di fotografo  al seguito, bisogna fare un passo indietro.

La Baracca di cui parliamo è tristemente famosa, come altri numerosi luoghi di Rimini, per essere stata nel tempo: magazzino di refurtiva, luogo di spaccio e consumo di stupefacenti, nonché riparo di fortuna per il vario tipo di umanità che vive nel Parco Marecchia allo stato brado.

Gli abitanti di Casa Don Gallo, nell’ambito dell’ingentilimento dei luoghi in cui vivono, si sono rimboccati le maniche e hanno pulito, tinteggiato e cancellato il degrado di quello che era, a tutti gli effetti,  un bubbone purulento a dieci metri dalla porta di quella che considerano Casa.

Fin qui tutto bene, ma poi, avventati, hanno pensato che uno spazio pulito e vuoto non avesse senso in quanto tale ed hanno provato a farci una cucina. In tempo di record la Legge a fatto il suo corso perché, si sa, la Legge è Legge e… se c’è anche il fotografo al seguito si può informare con altrettanta solerzia che Rimini, la città cresciuta grazie all’abuso edilizio, questa volta è stata difesa.

Il leguleio che ha avvertito carabinieri e giornali se ne compiaccia. Quella baracca tornerà ad essere un pezzetto di Inferno sulla terra e i Poveri che volevano dargli una diversa destinazione dovranno continuare a servirsi delle mense regolarmente finanziate. Nulla deve scappare dal sistema.

Oddio. Quasi nulla. Perché se la Legge è Legge, lo è sempre, sia per le indicazioni che per le conseguenze. Sarò malizioso, ma non mi sembra sia sempre così. Faccio un piccolo esempio. La prima volta che nell’era Gnassi fu montata la Ruota Panoramica si trattò di un abuso edilizio. Non subito, ma dopo qualche mese superò i limiti consentiti dal permesso di “Spettacolo viaggiante” e rimase per diverso tempo senza il “Permesso a costruire” necessario per un ulteriore stazionamento.

Inutile ricordare quanta importanza avesse per l’Agusto Gnassi quel catafalco posizionato proprio ai bordi della “Palata dell’Anima”, infatti nessuna anima penò per quello che in tutti gli aspetti del caso era un abuso edilizio. Nessun intervento delle Forze dell’Ordine, nessun sequestro, ma una veloce sanatoria che passò tutti i punti all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale.

Ora. I miei lettori (tutti e due) mi scuseranno se oso paragonare gli interessi dell’Augusto con quelli di Poveri Cristi che, a tentoni, cercano di modificare la rotta della loro esistenza, ma proprio non ce la faccio a non vederci un atto di discriminazione. Non dei Carabinieri, per carità, l’ordine di servizio si esegue. Nemmeno del fotografo, che pure “adda campà”. La discriminazione è propria del sistema che manifesta la volontà di mantenere gli indigenti in uno stato di impotenza, persino quando in realtà fanno qualcosa di utile anche se non burocraticamente corretto.

Chi è il sistema? Si potrebbe filosofeggiare sulla questione, ma fa parte del sistema anche  la mentalità vigente con cui noi consentiamo ci si amministri. Fino a che si deturpa Rimini con le vision di “Chi può”, va tutto bene, ma poi appena un povero alza la testa e pittura una caspita di baracca abbandonata arriva la Polizia con la stampa a seguito, quantomeno esagerato.

Adesso facciamo un gioco ed elenco le 10 cose che secondo me rovinano Rimini e non la migliorano come invece avrebbe fatto  una semplice baracca messa a posto, tra l’altro con costi decisamente diversi.

  • La Ruota Panoramica. Ricordo che tolsero il tendone dei libri perché rovinava il paesaggio, non mi pare che il catafalco lo migliori.
  • La casa dei Matrimoni. Come sopra, in più sembra un cesso pubblico.
  • La ciclabile del Mare. Non che al mare non ci voglia un ciclabile, ma una con lo scalino nel mezzo può essere nata solo da una libera interpretazione del codice della strada. A margine: ma poi, visto che era diversa dai progetti presentati in Regione, alla fine ce la dobbiamo pagare tutta noi?
  • La Nuova Questura. Luogo di degrado assoluto e di pericolo per la salute pubblica quando si trasforma in una palude.
  • Tutte le Colonie. Albergo di ogni tipo di traffico illecito che l’estate porta con sé.
  • La pista del TRC. Cemento che ha impermeabilizzato dieci km di cortili, un eco-mostro che viaggia a pochi centimetri dai condomini che si affacciano alla ferrovia (alla faccia di Friburgo).
  • Il ponte su via Roma, che ancora non è finito, ma già sembra una rampa di lancio per missili. Se la vede Kim Jong-un ce ne tira un paio preventivamente.
  • L’impianto di condizionamento della Biblioteca Gambalunga. Un tubo di rame di un diametro assurdo che finisce in uno scatolone, sempre di rame, delle dimensioni di una Fiat Panda. Più di 200 mila euro che si potevano spendere in libri e innovazione.
  • La futura passerella che si appoggerà come un parassita al panorama del Ponte di Tiberio, insistendo su una banchina non collaudata dagli anni ’70 e sfondando mura storiche.
  • La Cittadella dello Sport. Gli unici campi in sintetico nei quali pascolano le pecore. Pare che al posto della lana producano un misto poliestere.

Mi fermo qui, ma ci sarebbe altro. Il punto è, ormai penso di essermi spiegato, che se l’Amministrazione acconsente si può fare anche la festa di capodanno dentro un cantiere, o sorvolare su perniciose situazioni di degrado, ma se Casa Don Gallo prova a migliorare non deve permettersi di toccare nemmeno la mondezza.

Concludo con un invito. Visitate la pagina Facebook di Casa Don Gallo e ascoltate le loro voci prima aprire il giornale domani mattina, perché, come si è chiaramente visto, oggi serviva solo il fotografo, l’articolo era già scritto.

P.S.

“All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle.”

[Avvocato Azzeccagarbugli  – Promessi  Sposi]

 

@DadoCardone