Caro Galli, ma quanto mi costi?

Premessa. Per la cultura, bene superiore, sono ampiamente previsti bilanci in perdita. Nessuno, seppur ignorante come un cinghiale allo stato brado, si sognerebbe mai di contestare certe spese. Non si fa.

Neppure chi vi scrive, portatore certificato d’ignoranza di ottima qualità, ha intenzione di farlo. Il fatto, però, è che, vedendo questo improvviso sfarzo di personaggi ed eventi per le strade di una Rimini dove la cultura si pratica discretamente e, soprattutto, non ci si espone troppo per difenderla… mi sono detto: “ok ci sto, li spendo. Lascio anche la mancia al ragazzo, ma almeno mi fate vedere il conto?”

Il primo dato, facilmente accertabile, è la spesa complessiva per il redivivo Teatro Amintore Galli. Tra intervento costruttivo generale, interventi archeologici, meccaniche di scena, decorazioni e arredi, si parla di più di 25 milioni di euro (25.132.465,20 € per la precisione). Evabbeh… questi sono soldi che non ammortizzi più e, come anticipato, nessuno li contesta. Ci sarebbe qualcosa da dire sul “dov’era, com’era”, ma non si discute di fronte al fatto compiuto dell’opera già eseguita ed inaugurata.

I conti da osservare sono altri e riguardano la sostenibilità delle stagioni teatrali riminesi. Per dirla con una metafora di basso livello, che mi perdonerete giacché frutto d’ignoranza già dichiarata, il Ferrarino ce lo siamo comprato, ma con le spese di benzina e assicurazione ci arriviamo al cambio gomme?  Vero è che alcune delle spese per lo sfarzo che stiamo esibendo sono coperte dai contributi della Regione Emilia-Romagna POR FESR, che si attestano attorno ai 400 mila euro, ma non bisogna pensare che siano soldi dello zio d’America. Questi sono i famosi denari che diamo all’Europa e che la stessa ridistribuisce sul continente.

Scendiamo però nel dettaglio per capire quanto costi sostenere un teatro di successo, considerando che: o è di successo o non può essere sostenuto.

L’inaugurazione.

L’anteprima per studenti e ultraottantenni ha avuto un costo modesto. Sedersi ed ascoltare alcuni brani dal Barbiere di Siviglia vale 6,600.00 euro, più o meno la stessa cifra spesa per le attrezzature di lavanderia e stireria. Poi però arrivano le star.

Ho cercato, ma non sono riuscito a trovare il cachet di Cecilia Bartoli. Lo spettacolo , Cenerentola di Gioacchino Rossini, costa 155.000,00 euro.  Suppongo (ma sono pronto a pubblicare qualsiasi documento che attesti una cosa diversa)  che, se per Albano ci sono voluti più di centomila euro, una mezzo soprano di fama mondiale non avrà chiesto di meno. Tanto più che la Signora Bartoli non è certo nota per essere economica.

Ci sono spese di più facile reperibilità, ad esempio: sapete quanto è costato lo show, con tanto di schermo fuori dal teatro, per quelli che non sono entrati la sera della Prima? Per vedere Gnassi in smoking, le interviste in piazza e dei video della serata inaugurale, su un pannello di 31 metri, sono stati spesi  76.250,00 €.

Le spese ovviamente non sono solo queste. Per esempio, per un servizio di accoglienza e visite guidate, nei due mesi dell’inaugurazione, è stata predisposta una spesa di 33.428,00€. Questi, me lo dico da solo, sono i conti della serva, perché ci sono spese imponderabili, come l’esperimento del taxi a 5,00€, per chi lo condivide andando al Galli, di cui non si conosce l’ammontare, ritenuto non rilevante ai fini del parere di regolarità dal Responsabile del Servizio Finanziario. E poi: varianti che necessitano di perizie sulla meccanica di scena da € 38.280,00 euro e ancora minuteria come migliaia di euro in ciabatte, cavi elettrici, facchinaggio, catering e chi più ne ha più ne metta.

Sono altre le spese che rendono meglio l’idea di quanto costi un teatro come il Galli se lo vuoi riempire di Star, non avendo compagnie stabili degne dei suoi fasti. Roberto Bolle, Etoile di rilevanza mondiale, si accontenta di 118.000,00 euro (iva inclusa) per una data del suo spettacolo  “Roberto Bolle and Friends”. Intendiamoci, li vale tutti. I Riminesi che usualmente (?) fanno migliaia di km all’anno per vedere le chiappe di marmo di Bolle & Friends ora sono serviti sotto casa alla modica cifra.

La stagione regolare.

Sapete cosa? Alla fine tutte queste spese significano poco. E’ l’inaugurazione di un teatro abbattuto 75 anni fa, ricostruito dov’era e quasi com’era. Ad aiutare ci sono i famosi fondi europei, che non sappiamo mai come spendere, ci sono pure i contributi dei privati, anche sotto forma di prestazione d’opera. Dai… non lo vuoi spendere mezzo milione di euro per un’inaugurazione? E non mettetevi nemmeno a pensare a dove altro potevano finire quei soldi, per la Cultura non si bada a spese (soprattutto se i soldi non sembrano i tuoi).

I problemi, perché qualche impiccio c’è, sono altri. «Di tutte le seccature inventate dall’uomo, l’opera è la più costosa», diceva Molière. Ed è infatti da sempre noto che  l’opera o viene sovvenzionata, oppure non si fa. Certo per il Galli sono state previste diverse forme di entrata, dalle pièce teatrali al “servizio matrimoni”, ma lo stato di  fatto rimane. I suoi 700 posti sono pochi per ottenere gli incassi dei grandi teatri Italiani che sono tutti sopra i 1000 posti, partendo dal Comunale di Bologna (1034 posti) e finendo con i 3000 posti del Teatro Farnese di Parma. Senza contare poi il fatto che, in Italia, Napoli, Trieste e l’Arena di Verona, sono le uniche strutture che conseguono margini di produzione positivi, senza per questo essere esenti da importanti debiti.

A tutto questo bisogna aggiungere che Rimini non ha solo il Galli. Il Novelli e il Teatro degli Atti continuano le loro stagioni. Che cosa comporta questo? Sicuramente uno spostamento di risorse verso il Galli, che ha bisogno di nomi importanti. Lo si nota distintamente nel programma teatrale riminese degli ultimi due mesi dell’anno, i quali, pur essendo ancora nella zona franca delle lunghe inaugurazioni Gnassiane, fanno intuire di cosa si nutre il redivivo teatro.

Novembre e dicembre costeranno 76.538,38 €, solo di cachet artistici. Di questi danari 62.700,00€ saranno solo per il Galli. La sproporzione è evidente, ma gioco forza, per far funzionare un teatro prestigioso, ci vogliono Lorella Cuccarini, Luisa Ranieri e i fratelli Beppe e Toni Servillo, che il 30 ottobre sono costati, tra spese tecniche e cachet, 22.000,00 per una data dello spettacolo “la parola canta”.

Concludendo.

La cultura è una spesa cui necessariamente non si guarda, ma… esistono dei limiti? Uno di questi potrebbe essere la sostenibilità della spesa. Il Teatro Amintore Galli è stato pensato come un luogo prestigioso, con fame di nomi importanti  e senza una compagnia stabile. Tutto questo ha un costo non indifferente. I Riminesi lo conoscono? Sono pronti a pagarlo? Mi auguro di sì, perché comunque dovranno farlo lo stesso.

@DadoCardone

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