Caro Francesco…

Riceviamo e pubblichiamo la lettera degli abitanti sotto sfratto di Casa Don Gallo. Costretti a tentare la carta del Papa per parlare con il Vescovo…è la chiamano normalità.
La Redazione
Francesco,
Ci permettiamo di rivolgerci a te così, come ormai tutto il mondo ti chiama e ti scriviamo per chiederti un favore veramente piccolo. Prima, però, è giusto che ti diciamo chi siamo noi. Conosciamo il tuo impegno per muovere le persone verso l’accoglienza di quelli rimasti fuori dai muri della fortezza Europa… ecco noi invece siamo quelli che cercano di sopravvivere dentro quei muri. Siamo senzatetto, sia italiani che non.
Nello specifico noi siamo gli abitanti della Casa dell’Accoglienza Don Andrea Gallo di Rimini. Un’immobile in disuso, di proprietà del Comune, prestato all’emergenza freddo, che delle persone a noi vicine hanno convertito a percorso di riscatto.
Non siamo tutti cristiani, ma qui non si fanno differenze, come non ci risulta ne facesse Gesù di Nazareth, sulla cui parola è stata costruita la Chiesa di cui sei buon Pastore. Sebbene religioni diverse non riescano ad essere un ostacolo per una convivenza e per un percorso di restituzione alla società, abbiamo comunque un grande problema: non abbiamo la residenza nel Comune. Ti chiederai che problema è, come ce lo siamo chiesti noi. Nel Comune di Rimini chi non ha la residenza può accedere solo a piani di emergenza che durano pochi giorni, poi si deve arrangiare, possibilmente altrove.
La Casa che ci ha accolto, nei progetti degli Amministratori, era un piano della durata di tre mesi, un semplice dormitorio in cui entrare la sera e da lasciare libero la mattina. Ora l’emergenza freddo è finita e, anche se per noi esiste sempre quell’altra emergenza, chiamata abitativa, ce ne dobbiamo andare.
Ci hanno dato lo sfratto, ti alleghiamo anche la lettera ricevuta dal Comune.
Noi ovviamente non ce ne siamo andati. Occupare questo stanzone, che l’amore di qualcuno aveva trasformato in casa, o occupare il vagone di un treno notte dopo notte.. beh non è decisamente la stessa cosa. Qui abbiamo potuto riassaporare la gioia di far parte di una famiglia, abbiamo scoperto quanto sia edificante far parte di un progetto e qualcuno di noi, partendo da qui, ha trovato casa e lavoro.
A questo punto, magari, starai pensando a quanto può costare questo progetto, per dover essere eliminato nonostante i risultati. Al Comune poco, 15 mila Euro per gli attuali 43 residenti, ma ne sono stati aiutati e soccorsi molti di più. Ora ne vogliono spendere più di 200 mila per toglierci di mezzo e fare non si è capito cosa di quell’immobile. Il perché è tristemente evidente a tutti.
Se si dovesse continuare il progetto noi saremmo una spesa che, per quanto piccola, non fa parte del business dell’accoglienza, una spesa non rimborsabile. Abbiamo chiesto, direttamente e indirettamente, considerazione a tutti i rappresentati istituzionali, ma ci è stata restituita solo indifferenza. Addirittura il Prefetto, rappresentante dello Stato, ha detto che entrare nella questione Casa Don Gallo sarebbe stata un’interferenza elettorale. Forse una cosa così nemmeno Gesù se l’è mai sentita dire, eh sì che nella sua vita avrebbe poi dovuto assumersi parecchie delle nostre responsabilità.
Adesso è arrivato il momento di chiederti quel favore. E’ piccolo. Non chiediamo che tu venga fino a qui, hai già faticato tanto per andare a portare una parola di conforto ai nostri Fratelli nel campo profughi di Moira e ancora tanto lavoro ti aspetta se vuoi spiegare all’Europa il concetto di accoglienza (Qui a Rimini si inaugurano centri di distribuzione cibo per i poveri solo residenti e solo con tessera!!).
Ti chiediamo però una parola, una parola sola, basta che un tweet, all’indirizzo del tuo Vescovo qui a Rimini, un cenno perché ci venga a visitare e si interessi di noi. E’ sicuramente un bravo Vescovo, ma noi non disponiamo di mezzi di divulgazione tali da arrivare alla sua attenzione. Scriviamo direttamente a te, perché più volte hai fatto il “miracolo” di annullare il percorso burocratico tra la tua Chiesa e dei “poveri Cristi”, come anche noi siamo definiti da qualcuno dell’informazione locale.
Con affetto gli e le abitanti della Casa dell’Accoglienza Don Andrea Gallo per l’autonomia
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