Candidato infiltrato? Anche no.

Premessa. Scrivo quest’articolo perché stimolato dal caso, prima ispirazione delle mie letture e degli scritti che compongo. Negli ultimi giorni è capitato, spesso, che mi fosse ricordato l’odioso fatto del “Sacco di Rimini”, la convergenza che portò il Movimento 5 Stelle di Rimini a non potersi presentare per le Amministrative.

Furono formulate ipotesi di ogni sorta e molte furono stimolate proprio da chi aveva lavorato contro la presentazione della lista Grilli Pensanti. Le ragioni vere, che nessun giornalista chiese mai e che avrei illustrato volentieri nel dettaglio, sono in realtà molto semplici.

La ragione principale fu che l’ex moglie di Grillo, persona totalmente disinteressata alla politica locale, improvvisamente decise che il gruppo presente nella sua città non avesse la dignità necessaria per rappresentare il Movimento di proprietà del suo ex marito (continuo a citarla in base alla sua ex relazione perché in altro modo non esiste.). Il motivo di questa presa di posizione? Ritengo sia da ricercarsi nell’irresolutezza della persona, in ogni caso, visto che a Rimini si diventa Vip anche solo per contatto, tanto bastò per mettere in moto il processo e per essere citata in ogni edizione dall’Informazione locale.

Certo ci sono state anche altre congiunture, ma è logico, quasi banale, dedurre che in una situazione in cui sono presenti il Movimento e l’ex moglie di Beppe, l’ultima parola può arrivare solo da Genova. Cosa fare? Un appoggio sarebbe stato scandaloso nepotismo (già c’è il figlio di Casaleggio che spadroneggia senza averne titolo, se non ereditario), una ricusazione gli avrebbe probabilmente procurato problemi personali nel rapporto con la madre di due dei suoi figli. La soluzione poteva essere solo togliere l’osso per cui si stava litigando, anche se uno dei due litiganti era solo una lista di disturbo. Così fu fatto, nella maniera più anonima immaginabile. Due righe senza firma, nota a margine di un articolo sulle candidature.

Ragioni ce ne sono state altre, ovviamente, anche se mai definitive come la parola di Grillo. Come detto, una lista di disturbo, formata da: ex assessori con problemi di competitività senile, i loro figli, cubiste pensionate, i “confusi” Vincere per Rimini e gli inutilmente opportunisti Cuore di Rimini. Hanno fatto la loro parte anche i “racconti” della Franka a Bologna, dove risiede la sfera d’influenza più meschina dei 5 stelle (polo allarmato dalla vicinanza di Rimini alla Parma di Pizzarotti). Non mancò nemmeno la spinta di un po’ di Movimentisti ed ex con complessi vari assortiti.

Tutto questo però ha avuto un effetto più visibile nel post-apocalisse, quando tutti si sono prodigati a propagandare la loro versione del disastro ormai compiuto. Tra le cose più pretestuose che si sono dette (non le tratto tutte per limiti di spazio e di noia) troviamo sicuramente le accuse al candidato Davide Grassi.

Alcune sono semplicemente inesatte, affermazioni convinte da leguleia interpretazione del regolamento, anche se tangibilmente smentite dagli iter posti normalmente in essere. Un esempio. Il cavallo di battaglia della Cartomante (sempre l’ex) era che: “nessuna lista, non certificata, può presentare un candidato a nome del Movimento 5 Stelle”. Vero, in parte, se si fa finta di non sapere che ogni lista, anche in attesa di certificazione, ha un suo candidato. E’ normale che sia così ed è normale che faccia dichiarazioni, con sottintesa condizionale, riguardo a quello che farebbe “SE”. Tutti i territori con una sola lista hanno presentato il loro candidato prima della certificazione, basta controllare, i giornali servono anche a quello. Tra le poche eccezioni di questa contestazione Rimini, dove la seconda lista è stata nascosta a tutti, anche se appoggiata dall’ex signora Grillo (con tanto di stalking al marito), e Bologna. All’ombra delle Torri è stata semplicemente espulsa la lista con un altro pretendente, perché il candidato ufficiale era già stato deciso dalla “segreteria” (o Staff che si voglia dire) del Movimento: il Fedelissimo, ma variamente ricompensato, Max Bugani.

Tutto verificabile. Chiaro però che contro fede indefessa e malignità genetica la verifica certo non ha speranza di intaccare i mantra. Sono cose di poco conto, comunque. Ve ne sono altre invece che fanno leva sull’ambiguità. La “voce” che ritengo fosse più perniciosa, quella per cui il caso mi ha costretto a scrivere quest’articolo, è che Davide Grassi in realtà non fosse pro Movimento, ma un infiltrato del nemico piddino. La stessa Franchini (#mailaFrankainParlamento) lo insinuò malignamente in una riunione. A cosa si attacca chi sostiene questa malignità? Le ragioni si possono sommariamente riassumere nel fatto che Davide fosse un candidato atipico e, in effetti, un giovane ed affermato professionista con una sana cultura di Sinistra…. Beh non è il tipico attivista grillino. L‘Avvocato Grassi però era stato proposto e votato proprio perché non rappresentava tipica espressione del percorso grillino. Era, ed è, attivo nel sostenere una cultura antimafia e, a leggere i titoli di questi giorni, ne avremmo proprio bisogno. Al suo attivo vi sono pubblicazioni (San Marino Spa – Rubattino Editore), un’esperienza come Garante dei Detenuti, un ruolo come referente nella rete legale penale SOS Impresa (CONFESERCENTI). Recentemente è stato anche uno dei volti del film documentario E.R. Connection (diretto da Paolo Fiore Angelini). Una persona che, per dire, riceve inviti dal Viminale per manifestazioni che parlano di Antiracket e Antiusura.

Una figura questa che non si adattava al Movimento, come qualcuno ha voluto insinuare, o piuttosto una chiara visione di ciò che era necessario fare per intercettare i votanti indecisi? Proprio in questi giorni mi è capitato sotto gli occhi un articolo del Fatto Quotidiano (ecco il caso) in cui la Palermo 5 Stelle, quella delle firme false, che però è lo stesso (“gli altri fanno peggio”!), ha trovato il suo candidato sindaco in Ugo Forello, giovane avvocato quarantenne  fondatore di “Addio Pizzo”, avvicinatosi al Movimento solo di recente. Il posto se l’è conteso con Igor Gelarda, sindacalista Cosap vicino a Luigi Di Maio, tutt’altro che storico attivista.

Pare ovvio che la soluzione proposta da Rimini per garantire un candidato trasversale, è oggi adottata dai Meetup nei guai, con tanto di benedizione dello Staff, per darsi una rinfrescata e riparare alle numerose defezioni…. senza che per questo i candidati vengano fatti passare come infiltrati di qualcos’altro. Come cambiano le cose eh!?

Poco male. Nel senso che ormai quello che doveva succedere è successo e se ne parla solo per lasciare a futura memoria altro, che non siano le chiacchiere di qualche sciocco vanaglorioso, o di qualche opportunista in cerca di carriera parlamentare.

P.S.

Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada. [Stephen Hawking]

 

@DadoCardone