Nella camera oscura – di Susan Faludi. Recensione.

Collana Oceani – Editore la Nave di Teseo – 520 pagine – 18,70€

Questa è la recensione di un libro verso il quale nutro sentimenti contrastanti. E’ un’opera che ha vinto molti premi e non l’ha fatto immeritatamente, perché racconta una storia fenomenale. Solo che lo fa con duecento pagine che sembrano prese da altri libri e messi dentro a forza. Mi spiego meglio.

Susan Faludi, l’autrice, è una giornalista americana Premio Pulitzer e ha al suo attivo diversi successi come scrittrice. La sua produzione letteraria rappresenta soprattutto una testimonianza d’impegno in ambito femminista. Non elenco queste cose solo a beneficio di registro, anzi, tenete bene a mente questo profilo.

Susan è figlia di un Ebreo Ungherese naturalizzato americano. Un uomo sfuggito alla persecuzione nazista, un professionista della fotografia e della post produzione, ma anche un individuo rigido e autoritario con la sua famiglia. E’ tanto dispotico che la madre di Susan lo lascia, attraversando un divorzio tormentato che comprende atti di violenza.

La giornalista perde i contatti con suo padre e li recupera molti anni più tardi, quando Steven Faludi le annuncia di aver cambiato sesso. A 70 anni passati è andato in Thailandia ed è tornato come Stephanie. Il libro, o perlomeno la sua parte appassionante, è una sorta d’indagine investigativa. Susan cerca di capire quali sono stati i prodromi di quel cambiamento. Si era sempre sentito/a donna? O aveva maturato dopo la sua identità, magari durante il matrimonio?

Ne viene fuori il profilo di un uomo eccezionale. Dalle avventure durante il dramma dell’Olocausto, all’invenzione del mestiere di fotografo documentarista dal nord Europa al Brasile, alla creazione di una professione come post-produttore per importanti riviste a New York, dove forma anche una famiglia. Sempre un po’ inventando, sempre un po’ imbrogliando il destino, con una spiccata e insolita capacità di cambiare e travestirsi. E’ anche, però, il ritratto di un uomo solo. Solo a causa di genitori anafettivi, solo a causa del suo continuo fingersi altro. L’operazione per diventare donna è l’ultima delle sue invenzioni per resettare quello che il mondo pensa di lui, togliendosi un’altra etichetta di dosso. Non è ebreo, non è ungherese, non è un uomo. O forse è tutto questo e molto di più.

Dov’è dunque la parte del libro che non mi è piaciuta? La storia di Steven Faludi è intensa e complessa, nel raccontarla Susan ha peccato di troppe spiegazioni, talvolta nemmeno concernenti ciò che stava descrivendo. La persecuzione degli Ebrei, il Femminismo, la storia dei diritti dei Transessuali, la Storia dell’Ungheria, sono tutte cose che c’entrano con la vita di suo padre, certo, ma non possono diventare tutte dei coprotagonisti. Il rischio è di perdere la forma di una storia appassionante, e commovente che, già da sola, fa perdere il conto delle implicazioni.

Lo consiglio? Se siete in grado di sezionare le vostre letture e non farvi turbare dai corpi estranei , sì. Per quanto mi riguarda, dopo la terza lezione di storia dell’Ungheria ho fatto molta fatica a non lasciarlo perdere.

@DadoCardone

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#Andràtuttobene?

Premessa. Questo pezzo non è per tutti. Se siete destinatari di eteronomia  o intolleranti ottimisti, lasciate perdere. Non è cosa per voi. Se invece siete persone capaci di apprezzare quel piccolo passo indietro, utile a non spellarsi il naso sulla tela, prego, accomodatevi.

La domanda di questo post è: ma davvero andrà tutto bene? Diciamo subito che se il punto interrogativo è riferito al Covid 19, o Corona per gli amici, sì, andrà tutto bene. Nel senso che passerà, come passa tutto. E’ di queste ore la notizia dell’esistenza di diverse soluzioni pronte da testare. C’è n’è una in particolare. Un anticorpo nominato “47D11”, individuato dagli scienziati di Utrecht e Rotterdam. La virologa Maria Rita Gismondo del Sacco di Milano conferma e tra circa un mese potremmo già avere la cura.

Se invece la domanda si riferisce all’aumento della capacità dell’essere umano di trarre un insegnamento dalle celie del destino, beh… la questione è più complicata. L’essere umano è complesso, si dice, ma in realtà tutta la sua complessità mira a mantenere un’irragionevole stato di incontaminata quiete culturale, che lo porta a farsi poche domande e a riunirsi sotto auto-assolventi slogan. Come appunto #andratuttobene.

Mi spiego meglio. Erik Erikson, un importante psicologo e psicoanalista  passato attraverso due guerre, sosteneva che un individuo può essere vittima del Totalismo quando la ricerca di un’identità si fossilizza su una “categoria da trasformare in assoluto”, a scapito della consapevolezza e della complessità psicologica. Anziché far emergere desideri, conflitti e traumi, che poi sono elementi costitutivi di una personalità, anziché analizzare e affrontare la Storia e le condizioni socioeconomiche, ci concediamo la diabolica panacea di un unico rimedio complessivo. E badate bene che non succede solo agli individui. La Storia racconta che ci cascano intere nazioni e questa pare essere anche la radice del totalitarismo.

Oggi lo Stato si fa paladino di un’immagine unitaria e c’è il fortissimo rischio che noi ci accontentiamo di questo, invece che portare avanti consapevoli richieste di revisione del sistema, a causa di quel senso di Comunità che ci regala. Per una volta ci sentiamo tutti uniti, #stiamotuttiacasa , disegniamo arcobaleni, ci facciamo l’uno il guardiano dell’altro per il rispetto di una norma che, per una volta, è così semplice da comprendere. Stai a casa e lavati le mani.

Specifico per evitare fraintendimenti. Certo che bisogna farlo. Eseguire il mantra intendo: stai a casa, lavati le mani, tieni un metro e mezzo dagli altri. Sappiate però che non sarà questo a far andare le cose bene. L’unica cosa che può far andare le cose per il verso giusto è che tutta questa attenzione, tutti questi cori dai balconi, tutti questi “vip” diventati spontaneamente megafono del messaggio di Stato e tutto questo senso di comunità, non vengano esauriti nella semplice esecuzione. Sarebbe un’eiaculazione precoce della consapevolezza.

Faccio un esempio terra terra per la massima comprensione. Tra un mese arriva l’antidoto. La vita non torna normale. Molti di noi, nonostante gli aiuti, avranno perso molto economicamente. Per qualcuno si parlerà di risparmi, per altri (non pochi) di immediata sussistenza. Tutti, nessuno escluso, dovranno pensare a campare. Si tornerà alla dimensione personale e non penseremo più alla falla che Covid 19 ha messo sotto gli occhi.

Quale falla? Che nel mondo si spendono migliaia di miliardi per guerre che nessuno ci chiama a combattere. Muscoli da mostrare a poveracci che non hanno nemmeno l’acqua o ad altri che, come noi, non hanno nessuna intenzione di usarli. Per i sistemi sanitari invece, che sicuramente dovranno affrontare altre sfide come quella del Covid 19, se non peggio, siamo nelle mani della fatalità. Ce lo ripetono da dieci anni. Domani un pastore, di un posto a caso sulla terra, si becca un virus mutato, copulando con la sua pecora e noi siamo punto a capo. E, se non crediamo alle teorie del complotto, questo domani può essere stato anche ieri. Cosa vieta la simultaneità di eventi pandemici?

Il giorno dopo la sconfitta del Corona Virus sapremo se ci siamo semplicemente arresi alla proposta di una versione totalizzante della realtà o se il senso di Comunità è stato veramente così forte da sopravvivere all’emergenza. Perché, parliamoci chiaro, quando pensiamo che l’emergenza sia transitoria è facile essere ligi, collaborativi e corali. Se ci passa per la testa l’incertezza della soluzione saccheggiamo i supermercati con un filo di gas.

Dunque, se accettate un consiglio vuoto a perdere, gli arcobaleni fateli per i bambini, addolciscono la quarantena a cui, in fin dei conti, ha collaborato la nostra supponenza. Mollate ‘sti hashtag un po’ narcisisti con cui facciamo vedere quanto siamo bravi a ubbidire e partoritene altri che stimolino un cambiamento utile (che poi pure ‘sta parola me l’hanno fatta diventare inutile a forza di cacciarla in ogni slogan). Basta fare la guardia delle passeggiate degli altri dal balcone e cominciate a pretendere il Progresso che, per dirla con Pasolini, è una cosa totalmente diversa dallo sviluppo. Il Progresso si occupa di Felicità. Si occupa delle Malattia, della Fame, della Povertà, dell’Inclusione, della Solidarietà.

P.S.

Mi vien quasi da ridere pensando a quanto inutile sia questo post. Se l’essere umano avesse la capacità di imparare dalla sua Storia saremmo a 1000 anni da qui.

@DadoCardone

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Costretti a essere Collettività

Questa situazione surreale, al limite tra una pellicola hollywoodiana e qualche libro precocemente visionario, ha destabilizzato tutti noi. Sul virus in sé inutile scrivere, ci deve essere conoscenza scientifica e non sono la persona adatta a differenza di tanti che leggo in questi giorni. Mentre sul discorso sociale lo spaccato , per quanto triste , può avere un solo risvolto positivo che proverò ad esprimere in queste righe.

Oggi il mondo è costretto a rivedersi come collettività. Costretto è il termine corretto perché la Società che abbiamo costruito è individualista e ha dei valori nel suo insieme robotico ben precisi , è un meccanismo che va avanti per automatismo e si è visto. Una catena che non da spazio a nient’altro che a sé , difatti le misure prese sono state prese dopo varie vicissitudini e si è aspettato l’ultimo momento per attuarle e fino all’ultimo la situazione era questa : file chilometriche nei supermercati , schizofrenia da destabilizzazione , confusione di notizie e in un pasticcio, a tratti anche divertente, l’incapacità di prendere sul serio la nostra classe dirigente e la sfiducia nei confronti persino dei medici dell’OMS che già dall’inizio aveva dichiarato l’allarme e non è stata ascoltata.

La mia preoccupazione piu’ grande era il tabacco e la vostra ? La verità la disse Gaber tanti anni fa : “Non ho paura di Berlusconi in sé , ho paura di Berlusconi in me “ e quanti di noi sarebbero scappati a Nizza se avessero potuto ? Dobbiamo ricominciare a essere sinceri, con tutta la spiacevolezza che ne può scaturire.

La palla da prendere al balzo , quando finirà tutto questo , è importante. La posta in gioco è massima e deve rispondere a una domanda precisa : che mondo vogliamo ? Quali devono essere le priorità di una società civile ?

Nei carceri italiani, ad esempio, è successo quello che sarebbe dovuto succedere , per altri motivi, tanti anni fa. La sovrappopolazione e l’arrivo del virus hanno inevitabilmente fatto scoppiare la pentola a pressione . Non è momento per affrontare certi argomenti ma permettetemi di dire che è tempo.

Un senzatetto ucraino è stato denunciato perché non rispettava la regola di non stare a casa e non è una barzelletta ma una notizia verificata. La casa è un diritto previsto dalla costituzione , perché non attuare in una situazione di emergenza un piano anche per gli invisibili?

Perché i cosiddetti ultimi nella nostra poco chiara civiltà non vengono mai calcolati e il nostro sistema li esclude. Non hanno salario, non hanno redditi da dichiarare, non hanno carta d’identità : sono il nulla per il nostro sistema e per mezzi uomini addirittura sono parassiti.

Nel male di questa situazione, ci sono tantissime domande alle quali dare risposte diverse da quelle date fin’ora : oggi paghiamo i tagli alla sanità degli ultimi vent’anni, in questo mondo di mezzo tutto italiano dove il Pubblico è un po’ pubblico e un po’ privato.

Con l’augurio che questo rivedersi collettività possa essere nel bene oltre che nel male come nei migliori matrimoni , chiudo.

Buona Domenica

@alfred

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Il Braccio Destro – Di Walter Delogu e Davide Grassi.

Mursia Editore – 223 pagine – 17,00€ prezzo intero della copertina.

A volte lo faccio, ma questa recensione in particolare necessita di una piccola premessa. Uno degli autori del libro, Davide Grassi, è un mio caro amico e ho avuto modo di conoscere anche Walter, che ho trovato molto simpatico. Tra l’altro la copertina del libro è stata realizzata con un mio scatto. Per cui dare peso o meno alla recensione è una scelta che lascio totalmente nelle vostre considerazioni.

Il Braccio Destro, edito da Mursia, è un romanzo particolare. Potrebbe essere considerato, a tutti gli effetti, un prequel del libro scritto da Andrea Delogu, figlia di Walter. La Collina (di cui ho già fatto la recensione qui), si concentrava sulla libera interpretazione delle memorie di Andrea, degli anni passati a San Patrignano con i suoi genitori. Ne “Il braccio destro”, invece, la parola passa a Walter che, grazie al personaggio ideato con l’aiuto di Davide Grassi, ripercorre la genesi criminale che lo avrebbe poi portato più volte in comunità.

Lasciatemi dire che non è mai facile recensire le memorie di un uomo che hai conosciuto, anche se romanzate. E’ inevitabile leggere fra le righe e ricostruire la persona che conosci, seppur superficialmente. Ti sembra quasi di giudicare, ma questo lavoro lo devo fare, perché il libro è bello, sia per quello che racconta apertamente, sia per quello che, con un po’ di attenzione, ci si trova.

Angelo Melis è un ragazzino sedotto dalla Criminalità. A fargli scattare l’esigenza di percorrere quella strada è, tra le altre cose, un padre che lui considera troppo remissivo nei confronti di quello che la vita gli ha tolto. Suo padre non ha nulla che non vada. E’ un lavoratore onesto, con una seria preoccupazione riguardo al futuro del figlio, ma non sa prendere posizione come gli spietati criminali che Angelo ammira. Loro si appropriano di tutto senza chiedere il permesso e anche Angelo desidera questa possibilità.

La criminalità porta con sé anche un’assenza totale di normalità. Angelo vive Milano con altri ritmi, altre paure e altri parametri, rispetto alla popolazione produttiva. Sente forte anche il contrasto sociale con la “Milano bene” e questo porta sempre a un corto circuito quando ne incontra i figli. E’ giovane, troppo giovane per fare la vita da malavitoso e trova sostegno solo nella droga. Eroina, cocaina, a volte tutte e due insieme, e le pistole. Quelle gli piacciono e gli regalano la sicurezza in più che la droga non può offrire.

Angelo Melis scala le organizzazioni a cui si affilia e molto spesso cade in disgrazia a causa dei suoi vizi. Per questo non è mai lui il boss e l’unico ruolo che gli è consentito raggiungere è quello di braccio destro. A lui sta bene così. Ha tanta insofferenza dentro di sé e l’unica cosa che gliela fa dimenticare, oltre alla droga, è un ordine rischioso, da accettare senza discussioni, impartito da uno dei suoi “padri” criminali. E di quelli ne trova. Ne trova uno anche in quella Comunità che, in fin dei conti, lo salva da una vita da tossico. Lì c’è Sergio, un uomo che, senza alcuno scrupolo, vuol realizzare la sua visione e che non si fa pregare per usare le abilità da strada di Angelo.

Questo romanzo l’ho finito in un giorno. Per tutta la lettura sono rimasto sulle spine, cercando di capire se il capitolo successivo mi avrebbe proposto una caduta o una redenzione. Ho apprezzato lo stile da spaccone con cui il protagonista racconta quella che, in sostanza, è una lunga e interminabile caduta verso una vita normale e il desiderio di una famiglia. Angelo Melis, alla fine, è un uomo con un retaggio criminale che trova solo nell’ultima sconfitta il regalo della normalità.

Questo romanzo rappresenta un buon uso delle appassionanti memorie di Walter e un grande lavoro di Davide che, fortunatamente, da avvocato penalista, ha saputo organizzare in forma coerente la grande spinta di una tormentata memoria realmente criminale. Consigliatissimo.

@DadoCardone

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Come il TRC si sta mangiando il futuro della Mobilità Pubblica Riminese.

Il TRC è una patacata. Ora tutti stanno cercando di farselo andare bene e di trovare un modo di sfruttarlo al meglio, dato che ormai c’è. Il fatto contingente però rimane. Non è tanto che un autobus, in corsia protetta, per servire una tratta già coperta, rendendola tra l’altro meno agile, sia un simpatico modo per spendere inutilmente soldi pubblici. Il problema è che il Metromare, o trasporto rapido costiero, o la Melmopolitana, si sta mangiando il futuro della Mobilità.

Ce lo dimostra in questi giorni la diatriba tra START Romagna e i suoi dipendenti, che ha inevitabilmente coinvolto chi usufruisce del trasporto pubblico per muoversi, lavorare e andare a scuola. Avrete letto. I dipendenti protestano perché servirebbe più personale per coprire i turni, senza obbligare tutti a fare gli straordinari. Si parla di circa 10 persone. Come protestano? Ovviamente nell’unico modo che possa causare un disagio, facendo saltare le corse. E’ una protesta, mica una trattativa per che pizzeria prenotare dopo l’aperitivo.

A farne le spese sono anche gli studenti più giovani e così scatta la contro protesta delle mamme, che costringe Start a precettare i lavoratori. Attenzione però. La questione non deve diventare una lotta tra le mamme che, giustamente, vogliono garantito un servizio per minori promesso dal non tanto economico abbonamento, e il personale Start che, altrettanto giustamente, vuole garantito il suo diritto di non essere obbligato agli straordinari. Tra parentesi i nostri legislatori su questo tema sono colpevolmente indietro rispetto alle normative CE.

Il cortocircuito, il nodo da sciogliere, è la disponibilità di risorse che sono state destinate ad altro, mentre serviva che tutta la rete TPL si sviluppasse per le odierne esigenze. Se quei cento milioni di euro fossero stati indirizzati verso un adeguamento capillare e non verso una corsia a senso unico alternato che serve solo una tratta (già servita), forse oggi i lavoratori non dovrebbero lasciare a piedi i ragazzini per farsi ascoltare.

Il guaio, però, non è legato solo a questo periodo. Per gli inizi di Marzo il Comune, socio di Start, ha convocato un tavolo per trovare un accordo e qualche toppa la metteranno, immaginiamo. Sul trasporto pubblico locale incombe, tuttavia, anche l’altro braccio del TRC. E’ quello dalla stazione alla fiera, già servito da Trenitalia, che ruberà altri vent’anni d’investimenti (se ci mettono gli stessi tempi del TRC), per ovviare al drammatico traffico di quei 15 giorni (!) in cui la fiera lavora a pieno ritmo. Già perché gli eventi che ci mettono in crisi sono Ecomondo e Sigep, stop.

Come sottolineato in altre occasioni, su questo piccolo e incasinato pianeta, il Trasporto pubblico locale si sta indirizzando verso soluzioni piccole, modulabili e sostenibili. Navette elettriche, tra un po’ anche senza conducente, da assemblare, accorciare o intensificare a seconda dell’esigenza. Il piano di Rimini invece è lo stesso inaugurato da Bogotà vent’anni fa, solo che quella è una città di 8 milioni di abitanti servita in tutto il territorio. Per noi il futuro è il torpedone in corsia protetta, i trenini di Fiabilandia e la speranza che gli autisti non si stressino a guidare 10 ore al giorno. Auguri.

@DadoCardone

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La Collina di Andrea Delogu e Andrea Cedrola – Recensione.

Edito da Fandango Libri – 343 pagine – preso in prestito.

A volte ti capita un bel libro tra le mani ed è proprio lui che trova te.  Ammetto che vedendolo in libreria non me ne sarei interessato, ma solo per un mio limite. Se non conosco l’autore, o non ho sentito parlare del romanzo, mi lascio guidare dalle copertine e il mio gusto in merito è molto noir.

E’ successo però che il mio amico Davide Grassi sia in dirittura d’arrivo per la pubblicazione di un romanzo, edito da Mursia, in collaborazione con Walter Delogu e liberamente ispirato alla sua vita. Per chi non lo sapesse Walter è stato autista e uomo di fiducia di Vincenzo Muccioli, il fondatore di San Patrignano. Ho collaborato anch’io in minima parte con la foto di copertina e alcuni book trailers. (Qui di seguito per chi fosse curioso).

https://youtu.be/zI4s59Grb4M
https://youtu.be/VZpsy1ULAeQ
https://youtu.be/feCF7NxyiM4

Avevo dunque necessità di capire la storia che veniva affrontata dal romanzo. Oltre ad essermi guadagnato un pranzo con Walter e le sue memorie da film, Davide mi ha anche prestato da leggere La Collina, scritto da Andrea Delogu, famosa attrice e presentatrice, nonché figlia di Walter, in collaborazione con Andrea Cedrola. Ecco, questa è la storia di come io e questo libro ci siamo incontrati.

La Collina è un romanzo liberamente ispirato alle memorie di Andrea Delogu che, assieme ai suoi genitori, ha passato tutta la sua infanzia, tranne un breve intervallo, nella comunità di San Patrignano. Valentina, l’alter ego romanzato di Andrea, ripercorre tutte le vicissitudini della sua famiglia in comunità che, inevitabilmente, s’intersecano con fatti di cronaca molto noti. Sono gli stessi avvenimenti che hanno portato Vincenzo Muccioli (nel libro Riccardo) a essere uno dei personaggi più controversi degli anni ’90.

Questo romanzo è stato una gratificante lettura sotto diversi aspetti. Prima di tutto l’intreccio narrativo è molto interessante. Sarà anche liberamente ispirato, ma la personalità del “probabile” Muccioli è delineata con una perfezione non solo stilistica. E’ inevitabile pensare che solo chi l’ha conosciuto de visu sappia descriverlo così bene e, di conseguenza, i fatti raccontanti acquistano un sapore estremamente reale.

Il secondo motivo per cui La Collina è un bel romanzo è il suo congegno stilistico. Nella nota biografica di Andrea Cedrola si legge che, usualmente, scrive per il cinema. Questo particolare s’intuisce anche da come il romanzo non venga mai lasciato riposare su se stesso. I passaggi di memoria da Valentia a suo padre Ivan, i dialoghi, le descrizioni piacevolmente contaminate dal mestiere di sceneggiatore, riempiono questo libro di pagine coinvolgenti, mai noiose, concentrate. Per tutto quanto descritto e per la curiosità di capire qualcosa in più della vecchia San Patrignano, consiglio questo libro agli amici che seguono la mia piccola rubrica.

@DadoCardone

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Polly spicca il volo “Come Icaro”.

Polly

Oggi facciamo la nostra parte per far conoscere un po’ del fermento musicale che si muove nell’underground romagnolo. L’occasione è l’uscita del nuovo video di Polly, al secolo Federico Giovannini Medri . Il singolo, prodotto per Emic Entertainment, ha un titolo evocativo: “Come Icaro” e racconta della volontà di staccarsi dalla propria realtà, per non sentire il dolore di una separazione. Consigliamo di mettere un sano e robusto like sul video di questo novello Icaro, che cerca di spiccare il volo con un bel pezzo e staccarsi dalle difficoltà che assaggiano tutti quelli che hanno un’ambizione musicale. Magari guardate anche gli altri video per farvi un’idea. Per noi una produzione degna di nota. P.S. Sotto il video un po’ di biografia dell’autore.

Polly è un mc attivo nella scena romagnola a partire dal lontano 2001. Nel 2003 insieme ad un gruppo di amici fonda la storica crew Il lato oscuro della costa con cui rimane legato fino al 2010.

In questi anni il collettivo romagnolo sforna diversi demo, due album ufficiali (“Artificious” nel 2006 e “Amore Morte Rivoluzione” nel 2010) che ottengono un buon riscontro di critica e pubblico, oltre alle centinaia di concerti in tutta Italia, con collaborazioni importanti nella scena hip hop underground dell’epoca e aperture ai live di Fabri Fibra, Caparezza, Meg, Linea 77, Assalti Frontali, Club Dogo e altri.

Nel 2007 esce “Doublethinkers”, un disco dalla natura variegata e sperimentale che vede dj Nada (ora Godblesscomputers) alle produzioni e che si può definire un precursore dell’attuale ondata musicale che vede il rap unito all’elettronica.

Nel 2012 dalla collaborazione artistica con il producer Max Prod nascono gli “Occhi di Astronauti” ed esce il side project “La città verrà distrutta domani”, esperimento particolarmente riuscito di fusione tra rap e musica elettronica, con un concept fortemente sci-fi e cyberpunk.

A fine 2016 dopo un periodo di inattività esce il singolo “Nei vicoli bui”.

Nel 2017 Polly realizza uno street album sperimentale, in cui spicca il singolo “Le nostre astronavi”. La particolarità di questo progetto sta nella copia fisica del cd, che comprende un libretto di 32 pagine di graffiti su muri e treni, per sottolineare l’importanza del legame tra rap e writing.

A partire da questo anno inizia l’amicizia e la collaborazione dal vivo con Alfre D‘ e con il Colpo di Stato Poetico, un collettivo hip hop che vede al suo interno mc, dj e producer sparsi per l’Emilia-Romagna. Lo scopo del collettivo è creare buona musica e buon rap, con un approccio fondamentalmente real e personale alla musica.

Il 2019 è l’anno di “Petit Mauresque”, il disco più poetico e autobiografico realizzato finora da Polly. Ispirato alla cosiddetta lingua Petit Mauresque, da cui prende il titolo, l’album costruisce un’intelligente analogia tra la lingua franca mediterranea, in uso​ nei porti mediterranei fino al XIX secolo, e il rap contemporaneo. Questa lingua, chiamata appunto era una sorta di inglese commerciale dell’epoca (formato però da una base di italiano, veneto e ligure, con influenze spagnole, francesi e parole arabe, catalane, greche, siciliane e turche), che i commercianti, i marinai e i portuali dei vari popoli utilizzavano come base per comunicare e “sporcavano” con parole e modi di dire locali. Allo stesso modo il rap può essere visto come una moderna lingua franca mediterranea: parlata nelle banlieue di Marsiglia, nelle periferie di Milano, tra le rovine degli edifici bombardati a Gaza, nelle antiche piazze in Marocco, sotto i portici e nelle università occupate a Bologna, non c’è luogo al mondo che possa resistere alla potenza artistica e comunicativa del rap. Il disco prende le mosse da queste riflessione per affrontare temi cardine della nostra contemporaneità, con un suono decisamente curato e fortemente ispirato al classico boom-bap, grazie anche alla partecipazione di numerosi beat-makers (Zesta, Fastcut, Stamba, Nicola Missiroli, ecc…) e colleghi MC come il milanese Mastino, gli ex sodali Moder e Max Penombra, Kenzie e altri.

Da evidenziare il singolo “Sans Papiers” ed il suo video, dove Polly ha collaborato con la ONG Mediterranea Saving Humans che ha fornito le immagini per il montaggio di Daniele Poli.

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La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano – Recensione.

Edito da Mondadori – 304 pagine – Genere: Noia

Con questa recensione, datata 2011, ero andato a toccare uno dei  mostri sacri degli ultimi anni. Premio Strega 2008 e, tra gli altri, premio Campiello Opera Prima.

Il fil rouge, che l’autore (laureato in fisica teorica) vuol farci intendere di seguire nel libro, è questa legge matematica secondo la quale esistono dei numeri primi speciali separati da un solo numero pari. Vicini, ma mai abbastanza per toccarsi. Secondo me invece l’impalcatura che regge la trama è il primo principio della dinamica:“Se un corpo è soggetto ad un sistema di forze a risultante zero, allora rimane in quiete o in moto rettilineo uniforme.”. Sì perché il libro si svolge nella più totale immobilità. A parte un evento traumatico iniziale per entrambi i protagonisti, che mi aveva fatto ben sperare, per tutto il resto del libro (300 cazzo di pagine) succede meno che in una mia settimana da influenzato.

Ma veniamo alla trama che (attenzione!) contiene spoiler. Alice da piccola, durante una lezione di sci, si allontana dal gruppo per defecare. Cade in un canalone e diventa zoppa. Mattia ha una gemella, Michela. Lui è super intelligente, lei ritardata. Mattia abbandona Michela in un parco di notte per non portarla ad un compleanno perché si vergogna di lei. Michela sparisce senza lasciare tracce. Mattia, quando scopre che la sorella non è più dove l’ha lasciata (alla faccia della super intelligenza), prende un vetro da terra e comincia a tagliarsi. Questo è tutto ciò di interessante che si può trovare nell’opera in quanto, nonostante l’incipit metta molta carne al fuoco, ti ritrovi ad accompagnare nella crescita un genio maniaco compulsivo autolesionista e una anoressica senza che succeda nulla. Adesso tu caro lettore ti chiederai: “mai dai! Con due personaggi così pieni di problemi, vuoi che..?”. Giudica tu, ecco il resto della trama.

adolescenza: si conoscono ad una festa. Lei cerca di baciarlo per fare bella figura con le sue amiche, lui rifiuta perché si trova a disagio con il contatto fisico.

Giovinezza: Lui confessa a lei di essersi perso la gemella e allora bacio a stampo. Poi lui si laurea con il massimo dei voti in matematica (essendo Rain Man non fa nemmeno troppa fatica) e lei si mette a fare la fotografa. Lui riceve un’offerta per una cattedra nell’estremo nord europa. Lei non ce la fa a dirgli di non andare. Lui parte e la madre di lei muore.

Maturità: Lui vive a nord da tempo E’ un disadattato (come da principio), è vicino ad una scoperta matematica, ancora deve trombare. Lei si è sposata con un uomo che non ama e che, pur essendo dottore, non si è ancora accorto di avere a che fare con una anoressica. Ha solo dei sospetti (sticazzi). All’improvviso tutti si accorgono che Alice è anoressica. Se ne accorge il dottore che vuole un figlio, ma lei ha il ciclo bloccato e se ne accorge il suo datore di lavoro. Gli altri hanno sempre saputo ma non gliene fregava un cazzo.

Gran finale: Alice pensa di aver visto all’ospedale la sorella scomparsa di Mattia. Gli manda un messaggio per farlo tornare. Lui torna. Lei non gli dice niente della sorella. Si baciano con la lingua (wow). Poi lui esce di casa e la sera stessa torna da dove era venuto. A lei sta bene così, ora sente che le sue scelte le può affrontare da sola. (come ha fatto in tutto il libro).

Ecco qui. Può sembrare che io l’abbia raccontata in maniera un po’ schematica, ma la trama è questa. In realtà in questo libro nessuno fa niente, non per la semplice impossibilità di un contatto. Non si prendono decisioni né motivate, né immotivate. I personaggi rimbalzano con tutti il loro tic dal nulla al niente senza lasciare segno.

Non sono immobili solo i protagonisti. Sono immobili anche i comprimari e immobile è la trama. Il finale? Beh il finale non è un finale perché i protagonisti si trovano nella medesima situazione in cui sono stati per tutta la vita. Non esteriorizzano, né precipitano ai loro mali. L’autore avrebbe potuto portarli fino alla vecchiaia ripetendo lo stesso gioco, ma, evidentemente, si è rotto le palle anche lui di raccontare il niente.

Non è un libro sull’anoressia, in quanto ne descrive solo marginalmente le dinamiche e non è un libro sull’autolesionismo per lo stesso motivo. E’ un libro con tanti spazi vuoti che, secondo me, può piacere solo a degli adolescenti depressi, proprio perché in quegli spazi ci possono infilare la loro depressione e riconoscersi.

Non so se sia stato scritto il sequel, tipo: Il Ritorno dei Numeri Primi.  Magari con un finale che faccia esclamare qualcosa di diverso da “E quindi?”. In ogni caso non lo leggerò.

@DadoCardone

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Donne legate di Marta Colombo – Recensione.

Come promesso all’autrice sarò sincero in questa recensione, ma non userò certo la misura che adopererei per valutare uno di quei “pesi massimi” di cui noi, lettori smaliziati, conosciamo i sostegni. Chi ha il coraggio di scrivere il suo romanzo e promuoverlo senza l’aiuto di nessuno deve necessariamente partire da un Handicap diverso (per usare una metafora golfistica.)

Donne legate è una storia interessante. Racconta di fatti estremi, utilizzando tratti a volte molto crudi, senza uscire dei parametri di quanto generalmente ritenuto normale. E questo è il pregio principale del libro, nel senso che tutto assume l’aspetto di comune conseguenza.

Katia e Irene sono due amiche che, per carenza affettiva, rimangono legate a relazioni disturbate e disturbanti. Irene vive un matrimonio morto da tempo e si innamora di giovani palestrati che non ricambiano. Katia, con una vita segnata dall’assenza del padre, trova in Cesare un uomo forte e protettivo, però afflitto da disturbi del comportamento sessuale, probabilmente per un complesso di Edipo irrisolto. Irene finirà tra le braccia di costosi Escort, mentre Katia, per accontentare il suo compagno, in un giro di scambisti.

Mi sento, da lettore, di dare un unico consiglio all’autrice. Nell’evidente desiderio di caratterizzare i suoi personaggi, commette un piccolo peccato veniale. Mette in fila troppi fatti, perdendo così l’opportunità di approfondirne alcuni che restituirebbero più dimensioni e maggiore solidità al romanzo. Detto questo, penso che Marta Colombo debba continuare a scrivere e a sviluppare questa sua passione, perché si percepisce che ha ancora molto da raccontare.

@DadoCardone

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“Abbiamo vinto” abbonda nella bocca degli stolti – Quando Rimini si sveglia leghista.

Cose che sentirete dire e leggerete sui social stamattina e, presumibilmente, per tutta la prossima settimana. “Abbiamo fermato Salvini”, “Abbiamo vinto”, “Siamo tornati a parlare alle piazze” e amenità varie, saranno i ritornelli cantati a favore di suggestione, non meno stolti degli slogan recitati dalla parte opposta.

Facciamo finta per un attimo di non capire che l’alternativa alla Lega è il Partito Democratico, per cui la scelta era comunque una resa. Questi risultati sono veramente così buoni in chiave anti-Lega?

Il dato generale, letto senza approfondimenti, ci dice che il centro sinistra ha ottenuto il 51,43% contro il 43,65% del centro destra, con un’affluenza del 67% (circa).

Andando a leggere la composizione di questi dati si osserva che, quello che dovrebbe essere il primo partito, il PD, ottiene un 34,70% contro il un 31,95% della Lega. Dunque, guardando al partito “reggente”, i favolosi 8 punti di differenza sono ridotti a meno di 4, con una crescita (quella sì incredibile) della Lega. Salvini riesce a trasformare il 19% delle precedenti regionali in una minaccia reale. E c’è da chiedersi cosa sarebbe successo con un candidato senziente. Sempre leggendo il dato si nota che, con la lista del Presidente, Bonaccini ha portato alla coalizione più di 5 punti percentuali e lo ha fatto rinunciando al simbolo del PD e facendosi (o fingendosi) interprete di quello spazio social democratico che i Demokrat occupano da tempo abusivamente. Un atteggiamento che ha attirato su di se i voti delle Sardine e, tramite le coalizioni, i voti della sinistra critica.

Il dato che, comunque, fa tirare un sospiro di sollievo a PD e Governo diventa invece ancor più una sconfitta se andiamo ad analizzare i risultati di altre roccaforti. Cosa restituisce, per esempio, la circoscrizione di Rimini, quella del magico Gnassi, quella che “La città è cambiata grazie a lui” e che “le feste come fa lui non le fa nessuno”? Ebbene qui (con quattro sezioni mancanti al momento della lettura) la situazione è ribaltata. Il centro destra batte il centro sinistra. Non di molto, ma il sorpasso c’è.

La salvezza da un risultato molto più duro arriva, ancora una volta, dalla lista Bonaccini Presidente che porta quasi 6 punti percentuali. Senza quest’appoggio, o con un candidato meno fantoccio d’altra parte, Gnassi avrebbe dovuto riattaccarsi al citofono della “Nuova Questura” e rifare la domanda. La provincia di Rimini, infatti, pare aver deciso che la Lega di Salvini merita il 34,42% contro il 31,71% del PD. E qui sì che c’è un ribaltamento totale rispetto al risultato nazionale.

Tutto ciò considerato chi voleva fermare la Lega dovrebbe rimandare i festeggiamenti e il PD dovrebbe fare sospiri di sollievo meno profondi. La cosa che fa più specie è come la pantomima dell’ultimo mese possa conformarsi come valore politico, alla luce di un semplice scampato pericolo. Le danze propiziatorie dall’una e dall’altra parte, sono state assunte a programma elettorale, con buona pace di quelli che stanno tutto il giorno a dissertare nella tribuna politica social.

Passi per i normali elettori, la cui competenza è un dato estremamente variabile, ma quelli che s’impegnano nella politica, che ci hanno fatto due testicoli grandi come una casa per andare a votare, per alzare l’argine contro la Lega, cosa faranno altresì per evitare che il PD faccia il PD? Ci sentiamo di prevedere che, con i due consiglieri ottenuti da Emilia Romagna Coraggiosa, potranno fare ben poco.

P.S.

Il dato del Movimento è incommetabile. Se non altro per rispetto verso il caro estinto.

P.P.S.

A quanto pare c’è bisogno di specificare che i dati riportati sono per la circoscrizione di Rimini, ossia per la Provincia e non per il comune. Perchè riportarlo nella tabella e nell’articolo sembra non sia abbastanza. Ciò che si contesta al presente articolo è l’effettiva responsabilità di Gnassi come maggiorente provinciale del PD, riguardo alla lettura di questi dati. E’ dunque necessario ricordare che Andrea Gnassi è stato Presidente della Provincia fino all’anno scorso e le sue scelte, tipo spingere il TRC o far pagare le fogne di Rimini a tutta la provincia per dieci anni e con effetto retroattivo, hanno avuto il loro peso. Detto questo, isolando anche il solo dato del comune di Rimini (PD 32,85% – Lega 31,64 %), non sembra che il punto percentuale di differenza si possa descrivere come esente dalle responsabilità sopra citate. Se poi consideriamo il fatto che alle scorse elezioni il PD è rimasto in sella per l’appoggio di Pizzolante e il ritiro senza giocare del Movimento, vien da chiedersi dove sia il risultato di questa amministrazione “da sogno”.

@DadoCardone

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La fine del mondo e il paese delle meraviglie, di Murakami – Recensione

Einaudi super ET – 509 pagine – 15 euro al momento del mio acquisto.

Se siete affascinati dagli elementi di diversità che si possono trovare nella fantasia di un orientale, dovete assolutamente leggere Murakami. Come nella filmografia, percorsi culturali e tradizionali diversi producono storie a cui non siamo abituati e che, in alcuni casi, sono una vera boccata d’ossigeno in un mare di trame, che si ripetono sempre uguali a se stesse.

Superfluo dire che mi sono trovato ancora una volta di fronte a un romanzo molto particolare.

In un Giappone distopico, in cui il Governo è sostituito da organizzazioni che dominano le informazioni, il protagonista del libro viene sottoposto ad un intervento al cervello per poter trasportare dati criptati. Parallelamente un altro uomo accede a una strana e tetra cittadella dove deve rinunciare al cuore e all’ombra. I due intraprendono un percorso, l’uno riflesso dell’altro, per venire a capo del loro misterioso destino. Il cammino è anche e soprattutto introspettivo, per sconfiggere paure ataviche e riscoprire il vantaggio di avere un cuore.


Come negli altri libri di Murakami, l’allegoria fa da padrona, soprattutto nei luoghi dove i personaggi si muovono, posti che hanno bisogno di una traduzione razionale, come nella miglior tradizione Dantesca.
Consigliato.

@DadoCardone

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Ognuno potrebbe di Michele Serra – Recensione.

Universale Economica Feltrinelli – 152 pagine – 7,50€ al momento del mio acquisto.

Questa è una recensione negativa. Per cui desidero sottolineare che il giudizio è relativo al mio gusto personale. E non sono certo un critico letterario. Per cui chiedo scusa in anticipo all’autore, che non ha certo bisogno delle mie conferme.

Ognuno potrebbe, no.. non lo consiglio. Michele serra è un bravo scrittore, ma in questo libro si è abbandonato al pensiero ridondante del suo personaggio. È un libro fermo, non succede nulla, è come ascoltare lamentele di cui non ti importa. Potrebbe essere l’idea per un libro, ma è stato delineato solo il personaggio principale, manca la storia e un’evoluzione della stessa, di qualsiasi tipo. Rimane un buon esercizio di scrittura, ma per far piacere un libro dove non succede nulla bisogna essere molto più bravi di così.

@DadoCardone

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Il Vangelo secondo Biff di Christopher Moore – Recensione.

Elliot edizioni – 430 pagine – 20,00€ al momento del mio acquisto.

Cos’ha fatto Gesù nei trent’anni di cui il vangelo non parla? E se i “tagli” fossero più appassionanti della storia che ci hanno raccontato fin’ora? Il Vangelo secondo Biff è uno dei miei libri preferiti.

Racconta, per voce del redivivo Levi detto Biff, amico d’infanzia di Gesù, il percorso che il giovane Cristo deve fare per capire come si fa il Messia. Gesù ha un sacco di dubbi sulla natura della sua missione, ma Biff, armato di solo sarcasmo, di cui si dichiara inventore, saprà aiutarlo a restare uomo fino alla fine.


Libro divertente e incredibilmente fantasioso, tanto che riesce a trovare coerenza tra Gesù, lo Yeti e la meditazione. In che modo? Ve lo lascio scoprire. Consigliatissimo.

@DadoCardone

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Hakawati di Rabih Alameddine – Recensione.

Romanzo Bombiani – 751 pagine – 21,50€ al momento del mio acquisto.

Dopo un bel romanzo Giapponese, eccone uno altrettanto bello di uno scrittore libanese. In questa nostra quotidianità si sottolinea sempre più spesso il valore dello story-telling, ma forse non tutti sanno che i Libanesi sono talmente padroni di quest’arte da renderla parte integrante della propria cultura.
Hakawati, il titolo del libro, è proprio il sostantivo che indica il cantastorie tradizionale del Libano. Osama, protagonista e voce narrante, racconta le vicende di diverse generazioni della sua famiglia tramite i racconti del nonno, non sempre veritieri, e tramite storie in stile “Mille e una Notte”, che poi sono anche metafore usate per raccontare le verità inconfessabili della famiglia. Come l’omosessualità tenuta segreta dello zio più amato.
In questo libro potrete leggere dunque delle origini del nonno Hakawati, delle avventure di Fatima, delle imprese del principe Barybas, ma anche della prostrazione di una Beirut distrutta dal conflitto contro Isralele.

Rabih Alameddine è un vero cantastorie anche se, invece di seguire la tradizione orale, ha deciso di fermare i suoi protagonisti sulle pagine di un libro. Consigliato mille e una volta.

@DadoCardone.

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Kafka sulla spiaggia di Murakami – Recensione.

Edito da Einaudi Super Et -514 pagine – 15,00€ al momento del mio acquisto.

Kafka sulla spiaggia, di Murakami, non è un libro facile. È un racconto visionario, a tratti inquietante, sul complesso di Edipo, ma non solo. In questo libro le allegorie e metafore si trasformano in personaggi e luoghi, al fine di indirizzare la storia verso il proprio destino.


Nakata è un anziano con un ritardo mentale che lo mette nella condizione di capire solo il presente. Parla con i gatti, fa piovere pesci e la sua ombra ha un’intensità dimezzata rispetto alle persone normali. Tamura è un quindicenne, abbandonato dalla madre, con un padre pazzo, che decide di scappare di casa proprio prima che quest’ultimo venga brutalmente ucciso. Nakata e Tamura, senza incontrarsi mai, faranno lo stesso viaggio da Tokyo a Takamatsu e avranno un ruolo nello stesso destino della Signora Saeki, una donna che attende di essere raggiunta dalla morte per un’azione compiuta 35 anni prima.

Kafka sulla spiaggia è un libro diverso, crudo, segnante. Lo consiglio, soprattutto a chi ama l’immersione profonda nelle proprie letture.

@DadoCardone

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Intervista a Luciano Robotti di ACAD.

Una delle sentenze più significative dell’anno appena passato, il 2019, è stata la condanna per omicidio preterintenzionale a carico di due Carabinieri per il caso Cucchi. Esiste una Onlus, ACAD, che si occupa nello specifico proprio dei casi degli abusi in divisa. Il nostro Alfre’ D ha intervistato Luciano Robotti a proposito della loro attività ed esperienza sul territorio italiano.

Ciao Luciano. Io so chi siete per svariati motivi, se qualcuno non lo sapesse ti chiedo : cos’è Acad? E com’è nata?

Ciao Alfredo. Innanzitutto grazie per avere pensato a noi. Acad Onlus (Associazione Contro gli Abusi in Divisa) è un’associazione senza scopo lucro nata nel 2014 per iniziativa di alcuni attivisti, i quali, in scia ad alcuni casi saliti alla ribalta mediatica, hanno creduto fosse necessario dare una risposta concreta alla lotta portata avanti dalle famiglie delle vittime degli abusi in divisa.

In questi giorni c’è stata una condanna importante che, nel bene o nel male, crea un buon precedente. Cosa ne pensi?

Una condanna che rende parzialmente giustizia nella misura in cui lo può fare una sentenza, a fronte di una vita spezzata e strappata a propri cari, a cui vanno aggiunti i patimenti subiti dalla famiglia nel corso del tempo. Un precedente che potrebbe essere importante se le istituzioni fossero capaci di mettere in discussione se stesse. Molti segnali inquietanti ci fanno pensare che dinanzi alle evidenze giuridiche emerse dopo anni di menzogne, l’unica volontà da parte della stesse sia quella di strumentalizzare quella sentenza con un’operazione di auto-assoluzione. Le immagini del corpo di Stefano dopo la morte da sempre ci raccontano una verità negata per anni. Difficile non dubitare della buona fede di coloro che avrebbero avuto tutti i mezzi sin dal principio per fare chiarezza sui fatti accaduti e che solo oggi si dichiarano parte civile nel processo Cucchi.

Molti dei casi di abusi in divisa li ho conosciuti grazie alla vostra informazione, sono davvero tantissimi e tantissimi quelli che non vengono denunciati. Come si può fare perchè la gente abbia sempre il coraggio di denunciare ?

Molti, come tu dici, preferiscono non denunciare e i motivi sono facilmente intuibili, atteggiamenti fortemente ostili e non collaborativi da parte delle FO, costi elevati dei processi ecc. Parlavo in principio rispondendo alla prima domanda, della necessità di una risposta concreta. Garantire un sostegno legale alle vittime, anche con iniziative di mutuo soccorso solidale e dare visibilità a questo tipo di azione potrebbe dare loro coraggio.

In termini pratici, cosa vi è costato questo tipo di attivismo e quali sono i muri più difficili da scavalcare?

 I costi dell’attivismo sono più o meno equiparabili a quelli che in generale caratterizzano molte altre lotte, in una fase storica dove il dissenso è particolarmente mal digerito. Nel nostro caso ci capita di trattare con vittime che sono poi quelle che pagano le peggiori conseguenze, il che porta tutto il resto in secondo piano. Quanto ai muri, il più difficile da scavalcare è quello eretto proprio da coloro che dovrebbero fare luce sugli eventi delittuosi. Un altro muro è quello che è stato eretto dai diversi governi che si sono succeduti, i quali indifferentemente dal colore e all’insegna della continuità, oltre a non fare nulla per un cambiamento di rotta, hanno aggiunto danno al danno con i vari pacchetti di sicurezza. Le due cose vanno di pari passo. Emblematici furono i casi che riguardarono la legge sulle torture, prodotta con colpevole ritardo e con un testo che a molti esperti apparve scritto in maniera tale da renderla il più possibile inefficace e l’annoso problema non risolto dei numeri identificativi per le FO. E’ probabile che i vari ministri degli interni abbiano naturalmente condiviso interessi comuni con le polizie, sulle quali non è mai esistito un controllo politico. D’altra parte per quanto graditi, c’è da immaginarsi che essi abbiano piena contezza, sin dai primi momenti in cui si insediano al ministero, della loro condizione di ospiti di passaggio. Vi è infine anche un altro aspetto da considerare che è il pregiudizio. Spesso i giornali main stream acriticamente riportano le verità fornite dagli organi inquirenti direttamente coinvolti, che tendono a spostare le attenzioni sulle vicende personali delle vittime, calunniandole o criminalizzando la loro condizione sociale.

Come si attiva ACAD di fronte a una richiesta di aiuto su un abuso ?

Come prima cosa viene fatta una valutazione collettiva con il supporto dei nostri avvocati. Successivamente saranno gli attivisti del punto Acad geograficamente più vicino a prendersi in carico il singolo caso. Nel caso di abusi che si stanno ancora consumando, la prima cura di Acad è quella di attivarsi in un’azione di pronto intervento cercando di garantire l’immediata presenza fisica di attivisti e di un legale. La gran parte del violenze si verificano al momento dei fermi, o in tempi immediatamente successivi nelle caserme, nelle questure e a volte anche al Pronto Soccorso. Inoltre molti degli elementi che saranno determinanti in sede giudiziaria, si acquisiscono proprio in questa prima fase.  E’ fondamentale che vittime e famigliari sin da subito possano godere di un supporto adeguato. Acad ha un numero verde per le urgenze attivo 24 ore su 24h e può contare su una rete di avvocati disponibili ad operare con il gratuito patrocinio e, qualora non ve ne siano i requisiti, al minimo tariffario. Nel caso di richieste di aiuto relativi fatti già verificatosi, normalmente non c’è urgenza di intervenire subito. Si valuta dunque con le vittime e gli avvocati di parte come procedere. Esiste anche una nostra attività di monitoraggio su casi di violenze di cui veniamo a conoscenza tramite i giornali, o grazie alla segnalazione di terze persone che possono essere anche semplici testimoni casuali. Quando è possibile risalire all’identità delle vittime, attraverso i mezzi e la rete di conoscenze sul territorio di cui disponiamo cerchiamo di fare giungere loro notizia della nostra esistenza.

Quante chiamate ricevete mensilmente?

Non saprei darti un numero medio mensile, quello che posso dirti per renderti l’idea è che riceviamo quasi tutti i giorni più richieste di aiuto.

Ci sono regioni o luoghi del paese dove l’abuso è più presente e sistematico di altre?

Personalmente non ho notato particolari differenze territoriali. Le richieste di aiuto arrivano da tutta Italia in maniera diffusa ed uniforme. Esistono invece delle differenze sensibili relativamente alle diverse categorie sociali, alcune sono più colpite di altre, anche se non ve ne sono di immuni.

Cosa risponderesti a chi dice che in certi casi è impossibile arginare criminali violenti se non con la violenza ?

Da attivista di Acad mi permetto di rispondere andando sul pratico, ragionando sugli abusi in divisa. Verrebbe da domandare a coloro che sostengono questa tesi per quali ragioni o crimini efferati Stefano, Federico, Giuseppe, Aldo e l’elenco purtroppo è lungo, avrebbero dovuto incontrare la morte violenta per mano di qualche Rambo in divisa. E’ evidente che le vere ragioni di quelle vergogne vanno ben oltre qualsiasi logica, anche di quella più becera giustizialista. Prendendo anche in considerazione il punto di vista più moderato del legalismo e volendo assumere per vera la falsa equazione legalità = giustizia, è difficile comprendere con quale logica coloro che sono preposti a far rispettare le regole, possano pretendere di farlo violandole essi stessi.

Anni fa una persona a me cara raccontò che durante una perquisizione ricevette dei calci nelle caviglie dopo essere stato messo al muro. Non aveva droga con sé ne aveva commesso un reato. Perché un poliziotto si sente in diritto di poter fare queste cose, secondo te? Non dovrebbe al contrario essere l’ultima persona a farlo ?

Una domanda difficile che presupporrebbe una risposta complessa. Esistono pochissimi studi sulle relazioni che intervengono all’interno di quel mondo, per molti versi impenetrabile e sui rapporti delle FO con le differenti componenti sociali esterne. Ce ne sarebbe abbastanza da rompersi la testa anche per persone con molte più competenze del sottoscritto. Ragionando sul caso specifico che coinvolse il tuo amico e che tu hai citato ad esempio, tutto parte innanzitutto da una condizione di pregiudizio, in ragione per cui agenti di polizia durante operazioni di controllo stabiliscono sulla base di valutazioni soggettive estetiche chi deve essere destinatario dei controlli. D’altra parte è credibile che esistano regole di ingaggio non dichiarate determinate da ragioni che non possiamo conoscere e di cui scopriamo solo gli effetti se abbiamo la sfortuna di esserne vittime, o per qualche motivo ci troviamo coinvolti. Quello che accade sempre dopo eventi delittuosi violenti commessi da FO, allorché interi apparati di polizia intervengono con forme di cameratismo a difesa di loro appartenenti, ci fa comprendere come l’abuso sia in qualche maniera contemplato ed accettato nella routine dell’esercizio di quella professione. Questi due aspetti possono insieme determinare, anche per futili ragioni, degenerazioni violente ingiustificate o sproporzionate.

Dialogate con le forze dell’ordine? Qualcuno si è avvicinato a voi? In fondo chi commette abusi sporca la divisa anche degli onesti.

Lo scopo di Acad è soprattutto sostenere le vittime degli abusi. Essi sono per noi gli unici referenti e per conto nostro non ci sentiamo referenti di null’altro. Inoltre su tutte le questioni legali sono gli avvocati ad intervenire nella qualità di difensori di parte. Non esistono per questo né occasioni, né ragioni di opportunità per cui FO debbano avere un dialogo con associazioni come la nostra e viceversa. Ci sono stati singoli e singolari casi di agenti di polizia che ci hanno manifestato individualmente simpatia, ma nulla di più. Quanto alla parte finale della tua domanda essa tocca un tasto delicato su cui noi come Acad abbiamo un’idea precisa. Il nostro scopo non è fare la guerra alle forze dell’ordine, ma tutelare le parti deboli che hanno subito abusi violenti in divisa. Ciò ci pone inevitabilmente su posizioni contrapposte ed inconciliabili. Le ragioni personali umane dei singoli sono varie e molteplici, ma chiunque indossi una divisa deve fare i conti con ragioni che sono molto più forti della volontà personale. Dal nostro punto di vista è fondamentale non cadere nel tranello della teoria delle mele marce, che non dà una rappresentazione veritiera di una male endemico profondamente radicato nelle istituzioni.

Ci sono casi eclatanti come Uva, Cucchi, Bianzino e Aldrovandi. Ma tantissimi casi meno eclatanti come i tanti detenuti che subiscono quotidianamente violenze nelle carceri, ricordo un cittadino nordafricano che era riuscito a registrare delle cose. Come vedi le carceri italiane oggi?

Ci capitano anche segnalazioni riguardo fatti accaduti all’interno delle carceri, argomento sul quale siamo particolarmente sensibili. Ma su questo specifico ci sono altre associazioni più strutturate della nostra e alle quali giriamo le segnalazioni che ci vengono fatte. Per questo motivo la mia risposta non può che essere personale e trascende la mia esperienza in qualità di attivista di Acad. Credo che quanto accade nelle carceri sia effetto amplificato di una società basata sulla prevaricazione che colpisce con maggior violenza particolari categorie di persone. Quella dei carcerati, nella loro condizione di debolezza e solitudine determinata dalla privazione delle libertà, è una di queste categorie.

Penso che la gente sia più sensibile su questo argomento, rispetto a 10 anni fa. Tu hai visto un miglioramento nella coscienza delle persone?

Esiste obiettivamente oggi una maggiore sensibilità e questo grazie alla notorietà mediatica che hanno caratterizzato alcuni casi. Qui si comprende l’alto valore sociale delle battaglie di giustizia portate avanti coraggiosamente dalle famiglie delle vittime.

Come ultima cosa ti lascio uno spazio per dire quello che vuoi. Grazie Luciano

Approfitto dello spazio che ci hai offerto per aggiungere alcune cose sull’associazione di cui faccio parte. Acad vive grazie all’operato di attivisti che forniscono la loro opera a titolo gratuito. La quasi totalità dei fondi a nostra disposizione viene destinata al sostegno economico delle vittime degli abusi in divisa, che spesso non possono permettersi di far fronte agli alti costi giudiziari. Chiunque voglia sostenere l’associazione con tesseramento o donazioni può farlo seguendo le indicazioni riportate sul nostro sito (http://www.acaditalia.it). Acad cerca su tutto il territorio nazionale avvocati sensibili alla causa. Per esprimere la propria disponibilità a collaborare con Acad, dopo aver preso visione dello statuto dell’associazione, è necessario scaricare l’apposito modulo sempre sul sito, compilarlo, scannerizzarlo e inviarlo via e-mail all’indirizzo infoacad@inventati.org.  Più in generale chiunque voglia attivarsi nelle differenti maniere può contattarci sempre allo stesso indirizzo.

Intervista a cura di @alfred

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La Galassia dei Dementi di Ermanno Cavazzoni – Recensione.

Edito da La Nave di Teseo. 663 pagine. 24,00 € al momento del mio acquisto.

Avete mai pensato a come poteva essere “Do Androids Dream of Electric Sheep?” di Phillip Dick (da cui è stato tratto Blade Runner) se fosse stato scritto da un grande scrittore Italiano?
Beh… non dovrete fare molta fatica, perché in realtà è successo, ci ha pensato Ermanno Cavazzoni.

Come “chi è Cavazzoni?”!! Vi dice niente “Il poema dei Lunatici”? Lui e Fellini, da quel libro, hanno tratto la sceneggiatura de “La voce della luna”.

Il tema della “coscienza dell’io” negli androidi è stato certamente trattato in innumerevoli opere di fantascienza, ma bisogna onestamente riconoscere che il metodo Cavazzoni ottiene risultati senza pari. Togli drammaticità, aggiungi ironia, sarcasmo e poesia in parti uguali, otterrai il romanzo di fantascienza che nessuno aveva mai scritto.

Nell’anno 6000, dopo una rovinosa invasione aliena, che ha decimato la popolazione terrestre, l’umanità sopravvive nella Pianura Padana solo grazie agli automatismi della popolazione droide, che continua a provvedere a tutte le necessità.

Gli esseri umani sono perlopiù individui grassi e stolti che collezionano reperti di prima dell’invasione, tipo grucce appendiabito. Il grande cambiamento avviene in modo tale che nessuno si accorge di niente e tutto continua come prima. Essendo decaduto il sistema industriale, nessuno ripara ne sostituisce più i robot e le loro disfunzioni diventano tremendamente simili ai nostri sentimenti. Così piano piano, ma inesorabilmente, tutti i robot a servizio degli umani smettono di servirli per cercare il senso della loro vita.

Tra loro gli MM, gli androidi immortali, che pensano di essere investiti della missione di salvare il genere umano, con risultati disastrosi.

Storie di Androidi, dunque, ma anche di esseri umani che cercano di adattarsi, ovviamente nei modi più irrazionali che riescono a concepire. Ci sono molte cose che potrei ancora dire, ma non voglio togliere il piacere della lettura di questo libro. Consigliatissimo.

@DadoCardone

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La chiave di tutto di Gino Vignali – Recensione.

Editore Solferino – 238 pagine – 16,00 € nel momento del mio acquisto.

Non ho un modo preciso di scegliere i libri da leggere. Molte volte mi affido al caso e alla copertina. Di questo libro mi aveva attirato il nome dell’autore, perché si tratta di un elemento della coppia Gino & Michele. Avete presente no? Zelig, “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”… autori comici e, dunque, volevo capire come potesse essere l’esordio al giallo di un autore che in altro genere ha molto successo.

All’inizio della lettura ho avuto una piacevole sorpresa, infatti il romanzo è tutto ambientato a Rimini (la mia abituale scena del crimine 😉 )

A parte questo però il libro, seppur scritto bene, si incanala per certi canoni che lo rendono un po’ troppo commerciale e prevedibile. Un lettore assiduo di gialli indovina quello che dovrebbe essere il colpo di scena finale piuttosto presto, mentre la trama in generale punta in una certa direzione e lì arriva, liscia, senza sobbalzi di sorta.

E’ vero che il confronto con i giallisti/noir italiani, da Camilleri a Carofiglio, è piuttosto impegnativo. Ci sono cose tuttavia che, chi scrive da così tanto tempo, dovrebbe saper evitare. I personaggi di Vignali non si “sporcano”, sono stereotipi che passano indenni attraverso sei omicidi brutali, rimanendo identici se stessi.

Costanza, il vicequestore di Rimini, è una nobile fotomodella milanese, con attitudine al comando e intelligenza fuori dal comune. Tanto è vero che il passaggio nel ruolo di vicequestore a Rimini è solo una formalità, prima di raggiungere la vetta e dato che ha proprio a Rimini ha una suite di proprietà al Grand Hotel…. La sua squadra è formata da un ispettore erudito, un vice sovrintendente patacca e l’agente scelto, esperta di informatica. Tutto comincia quando un senzatetto fissato con Fellini viene trovato carbonizzato dopo essere stato torturato.

La squadra nel corso dell’indagine si imbatterà in altri 5 omicidi e, seguendo la fila degli indizi (proprio perché sono provvidenzialmente in fila e pronti a farsi cogliere), giungerà a capire che la “chiave di tutto”.

Ora.. non voglio dire troppo perché ogni lettore ha le sue misure e a qualcuno potrebbe venir voglia di spendere 16 Euri per questo illustre tentativo. Un paio di cose, però, le vorrei sottolineare. Fabio Volo come riferimento culturale… anche no. Mi pare sia citato addirittura 3 volte, se non sbaglio. L’altra cosa è che Rimini è descritta molto fedelmente, rivelando una certa frequentazione dell’autore, anche se ogni tanto si abbandona al peccato veniale dei luoghi comuni e, oltre questo, c’è una grande imprecisione. Qui a Rimini il giovane sindaco di bell’aspetto, con un brillante futuro nella politica ed un passato nella FIGC, non è che sia propriamente un tombeur de femmes. Non per dar seguito a chiacchiere di paese, per carità, ma se lo avesse descritto innamorato del suo riflesso come Narciso, sarebbe stata una citazione più veritiera.

In conclusione: mi è sembrato che il tentativo di fare un giallo da parte di uno scrittore comico abbia in realtà smorzato entrambe le aspettative. Non definitivamente giallo, non abbastanza comico. Spero che il prossimo giallo si apra di più al tragicomico. Lì un po’ di spazio, senza confronti troppo importanti, è rimasto. Per ora non lo sconsiglio agli intenditori del genere.

@DadoCardone

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Le lacrime di Nietzsche, di Irvin D. Yalom – Recensione.

Neri Pozzi Editore – 440 pagine – 12,50€ nel momento del mio acquisto.

Le lacrime di Nietzsche, di Irvin D. Yalom, è in libro dall’architettura affascinante. I personaggi sono tutti realmente esistiti e i loro caratteri sono stati dedotti da biografie e corrispondenze. Gli avvenimenti del romanzo sono frutto della fantasia dell’autore, ma, nel caso fossero stati presentati come reali, sarebbe tutto perfettamente plausibile. Se, oltre a questo, aggiungiamo che il tema è praticamente la nascita della moderna Psicoanalisi, le implicazioni non sono di poco conto.
Lou Salomé è una giovane ed intraprendente russa che contatta il Dott. Josef Breuer, il più stimato e brillante dei medici viennesi, per curare il male che ha colpito Nietzsche. È una depressione con manie suicide che lei stessa ha provocato e si rivolge a Breuer in quanto, come pochi sanno, è pioniere in alcuni tentativi di cura psicodinamica. Il medico accetta e con il suo giovane protetto, un tale Sigmund Freud, mette a punto un piano per psicanalizzare Nietzsche senza che lui se ne renda conto. Le cose non vanno come progettato e Breuer. A causa della messianica personalità del Filosofo, si trasforma da medico in paziente, costretto a mettere in discussione tutta la propria esistenza.
È un libro pieno di significato e, mentre lo si legge, bisogna quasi domarlo per non essere rapiti da una riflessione ad ogni capoverso. Consigliatissimo per gli amici appassionanti di di filosofia e temi esistenziali.

@DadoCardone

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Reincarnation Blues di Michael Poore – Recensione.

Edizioni e/o – 432 pagine – 18,00€ al momento del mio acquisto.

Reincarnation Blues dev’essere il mio premio Karmico per quando, ogni tanto, mi accorgo di aver comprato uno di quei libri dove la promozione della casa editrice racconta una storia migliore di quella dell’autore.

E’ la storia di Milo, o meglio… l’insieme delle storie, perché Milo è l’anima più antica della terra ed ha vissuto 9995 volte. Teoricamente dovrebbe essere già passato alla Superanima, tutt’uno con il “Tutto”, ma non riesce a trovare l’atto di Perfezione con cui concludere almeno una delle sue esistenze terrene. Il problema è che a Milo piace troppo vivere ed ha una fidanzata che con la vita c’entra poco: Suzie. Lui la chiama così, ma in realtà è la Morte. Esseri soprannaturali, che si fanno chiamare e Nonna, lo avvertono però che gli rimangono solo 5 vite e, se non raggiungerà la Perfezione entro questo limite, verrà spedito nel Nulla. Reincarnation Blues è una storia di spiritualità, d’amore e di compassione nel senso più vasto di questi termini, nonostante ciò riesce ad essere una lettura leggera e divertente. Mica facile! 432 pagine e diecimila vite che ti spariscono dalle mani in un attimo. Consigliatissimo.

@DadoCardone

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La seconda porta di Raul Montanari – Recensione.

Edito da Baldini+Castoldi. 347 pagine. 18 Euro al momento del mio acquisto.

Il romanzo di questa recensione parla di un tema molto sentito, l’immigrazione. Non lo fa, però, affrontando l’intera questione, usa il rapporto tra due persone. L’espediente narrativo è il sentimento di chi, al di là delle ideologie, si trova ad aver a che fare materialmente con il prodotto di quella migrazione che tanto impegna le cronache. Persone.

Milo Molteni è un famoso pubblicitario italiano, il più conosciuto per quanto riguarda i temi sociali. Tra i suoi clienti ci sono anche associazioni d’accoglienza per gli immigrati. La sua, tuttavia, è un’adiacenza superficiale, belle campagne con poco guadagno, che servono al suo socio per attirare clienti grossi e danarosi.

Milo soffre di questa incongruenza, come soffre di una relazione finita da cui non riesce a staccarsi e di un’insonnia che combatte solo con alcol e benzodiazepine. Tutto cambia quando i suoi vicini di casa muoiono e il figlio della coppia gli propone di acquistarne l’appartamento, sopra casa sua. L’immobile ha una porta nascosta, quasi un passaggio segreto, che va dall’ultimo piano al cortile. Proprio da questa porta entrerà nella sua vita Adam, un immigrato egiziano minorenne che cerca di scappare da una brutta faccenda legata proprio all’immigrazione. Il giovane egiziano lo costringerà a fare i conti con la realtà che Milo pratica solo a parole.

A condimento del tutto, un nuovo amore, uno strano investigatore privato e Han, un’organizzazione segreta che processa e uccide gli scafisti.

La seconda porta è un bel libro, scritto bene (d’altronde Montanari è uno che insegna a scrivere). Forse alcune parti sono risolte con un po’ di “mestiere” grazie all’investigatore Velardi, personaggio ricorrente nei suoi libri, ma non è un fatto che disturba la lettura. Quello che mi è piaciuto di più è il fil rouge del romanzo, che poi è anche una citazione di Martin Amis in epigrafe al romanzo: “Cos’è un uomo, se gli togli le scuse?”

@DadoCardone

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“Il Selvaggio” di Gulliermo Arriaga – Recensione.

Romanzo Bompiani. 742 pagine. 22,00€ al momento del mio acquisto.

Gulliermo Arriaga è considerato il massimo scrittore Messicano, famoso anche per la sceneggiatura del pluripremiato “21 grammi” ed allora mi sono arrischiato a spendere sopra i 20 euro, sfidando la pazienza di Alessandra, che vorrebbe sapere perché non risparmio drogandomi come tutti gli altri😏

Mi è andata bene, il libro è bello e si è guadagnato il suo posto sul mio affaticato comodino.

E’ la storia di Gulliermo, abitante dell’enorme periferia messicana, che, ancor prima di compiere i 18 anni, è perseguitato dalla morte. Il suo gemello muore nell’utero materno. Il fratello maggiore, spacciatore, muore assassinato da una setta di fanatici cristiani e, a catena, muoiono la nonna paterna e poi i genitori in un incidente d’auto, che sa tanto di suicidio.
Gulliermo, adolescente spezzato negli affetti, vive una profonda crisi tra incubi e pianificazione di vendetta. Le uniche due presenze che lo tengono a galla sono Chelo, l’ex amante di suo fratello e Colmillo un lupo che il protagonista salva dall’abbattimento. E’ proprio usando Colmillo come cardine che Arriaga incrocia una seconda linea narrativa, che parla di un leggendario cacciatore Inuit e del Lupo padrone del suo destino.

Oltre ad avere una storia da raccontare bisogna sapere anche come farlo e lo stile “concentrico” di Arriaga è decisamente da grande romanziere. Il cuore del racconto è come un grosso sasso buttato nel centro di uno specchio d’acqua e la narrazione assume la forma di onde che si allontanano e poi ritornano.

Il Selvaggio, nonostante parta dalla morte, è un intenso libro sulla vita, sull’indomito dentro di noi, ma soprattutto sul perdono. Non il perdono del nemico, ma il perdono di chi è venuto a mancare.

@DadoCardone

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“M il figlio del secolo” di Antonio Scurati – Recensione

Edito da Bompiani. 839 pagine e 24,00 € al momento del mio acquisto.

Vorrei premettere che, secondo me, questo è un romanzo che dovrebbe entrare di diritto nei programmi didattici delle scuole italiane. I motivi sono diversi, ma il principale è il suo modo di rendere molto chiaro che popolo siamo e i rischi che corriamo, sì, anche oggi.


“M il figlio del secolo” è un romanzo (ripeto, romanzo) che parla di Benito Mussolini e di un periodo molto preciso, dall’immediato dopoguerra ai giorni seguenti l’omicidio Matteotti. “M” racconta di questo lasso di tempo usando parole e pensieri di personaggi dell’epoca, soprattutto di Mussolini. Attenzione però, sebbene di tratti di un romanzo, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. Senza giudizio, senza usare criteri di arbitrarietà, questo romanzo dipinge un quadro feroce ed affascinante del periodo storico che ha segnato per sempre la nostra contemporaneità.
Nel 1918 l’Italia esce vittoriosa da una guerra mondiale. E’ una vittoria che sa di fango e la popolazione fatica a rientrare nella normalità. Gli interventisti, coloro che quella guerra l’avevano fortemente voluta, si ritrovano con un pugno di mosche e un’enormità di reduci, eroi di guerra, ma inutili psicopatici nella vita normale. Tra gli interventisti c’è il giovane Benito Mussolini, cacciato con infamia dal Partito Socialista, fondatore dei Fasci di Combattimento e direttore del Popolo d’Italia. E’ il figlio di un fabbro, prima maestro di scuola, poi personalità politica nel socialismo italiano. E’ scaltro, narcisista e sociopatico, ma ha un istinto particolare, quello di annusare nell’aria il cambiamento che porta il suo secolo.
In effetti, tutto sta cambiando. La rivoluzione russa da una spinta violenta al socialismo italiano che stravince nelle elezioni, ma poi, alla resa dei conti, tentenna a portare la rivoluzione del popolo che promette. Le uniche cose in cui riesce sono le continue divisioni e l’arbitrario esercizio del potere proletario, che decide produzione e salari, mettendo in difficoltà lo stesso proletariato. In particolare tra l’Emilia e il Polesine (veneto meridionale) si verifica una grossa crisi di rigetto che si appoggia sul nascente fascismo.
Benito Mussolini fino a quel momento possiede solo l’irrisorio peso che suscita il suo controverso personaggio. Sono altri gli eroi che scaldano i cuori nazionalisti, come D’Annunzio che con un colpo di mano conquista Fiume. A Bologna, Ferrara, Rovigo e limitrofi, però, l’azione fascista contro i socialisti è sponsorizzata dalla borghesia che vuole uscire dall’impasse in cui l’ha precipitata il nuovo corso politico. Poco importa se quest’azione è criminale e si nutre di bastonature, omicidi e roghi delle Case del Popolo. Mussolini s’intesta volentieri questa violenza, che da quelle terre s’irradia in tutta Italia, creando lo spauracchio dello squadrismo.
L’escalation vera e propria, tuttavia, è determinata dall’inesistente prospettiva della classe politica del tempo. Il Fascismo e il suo percorso politico di soprusi e malversazioni, si sarebbe potuto fermare in moltissime occasioni, ma, tra la Sinistra in perenne separazione e il resto delle formazioni in cerca dell’uomo forte, uno come Benito Mussolini, che prometteva tutto a tutti per alimentare lo stallo, ebbe gioco facile. Quando, per la prima volta Presidente del Consiglio, chiese pieni poteri al Parlamento Italiano aveva solo 35 deputati fascisti da opporre al resto del Parlamento, ma ottenne 306 voti favorevoli. Anche nell’ora più nera del Fascismo, dopo l’omicidio Matteotti, al futuro dittatore bastò affrontare a muso duro un Parlamento che, prima d’ogni altra cosa, teneva alle sue poltrone.
I fatti storici narrati in questo libro sono innumerevoli, affascinanti e rivelatori. Personalmente ho trovato molte corrispondenze con la contemporaneità e mi stupisco di come i maggiorenti dell’odierna sinistra siano i primi a sostenere che in Italia il Fascismo non esista e non si possa ripetere. Quasi come se per farlo avesse bisogno per forza di avere un leader con quel nome e cognome e la rifondazione tale e quale del PNF. In Italia il fascismo è un sentimento molto facile da stimolare e, anche se non si ripete uguale nella forma, può fare molti danni nella sostanza.
Questo libro fa capire proprio questo. E’ più pericoloso un uomo di Sinistra che nega il sentimento fascista che ci pervade, piuttosto che il poveraccio che scimmiotta un ideale nazionalista, terminale di cose che nemmeno capisce.
Leggetelo, parla di noi.

@DadoCardone

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Fate come se non ci fossi – di Marco Presta. Recensione.

Enaudi Editore – 179 pagine – 16,00 € al momento del mio acquisto.

Marco Presta è uno degli autori italiani che preferisco. Quando esce un suo libro, ormai, lo compro senza nemmeno guardare di cosa tratta. Per cui quando ho cominciato a leggere quest’ultima sua produzione, confesso, ci sono rimasto un po’ male.

Il fatto è che “Fate come se non ci fossi” non è un romanzo. Il libro è composto da una serie di riflessioni senza soluzione di continuità, raramente più lunghe di tre pagine. Sono quei pensieri che chi pratica il mestiere di scrivere compila nei momenti più disparati e annota su qualsiasi cosa per non perderli.

Sulla salvietta di un bar, in un file .txt senza nome, o scritte direttamente nella propria memoria. A volte sono l’inizio di un libro, altre volte ne fanno parte, altre volte ancora non trovano collocazione (o la troveranno prima o poi).

Questo libro (se non è) sembra una raccolta di quei momenti, pensieri che lo scrittore ferma e conserva come piccoli tesori. Nel volume di Presta sono riflessioni sull’essere padre, italiano in questa società, scrittore, conduttore radiofonico.

Forse dovevo dirlo prima, ma serviva per la suspance. Anche questo libro mi è piaciuto, soprattutto per il “vizio” di Marco Presta di travestire d’ironia riflessioni importanti.

Lo consiglio? Sì. Potrebbe essere un buon viatico anche per chi si stanca presto mentre legge. In due o tre pagine il lettore narcolettico troverà la completezza e la vivacità che serve per leggere quella riga in più, senza addormentarsi con l’angoscia di non ricordare dov’è arrivato.

@DadoCardone

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Tecnopolo: Bonaccini non si costituisce parte civile.

La Regione Emilia Romagna ha deciso di non costituirsi Parte Civile al processo Tecnopolo. Chi deve tutelare l’Interesse Pubblico?

Ne abbiamo scritto più volte. A Rimini, con gli scandali Tecnopolo e Acquarena, ombre lunghe e scure si agitano sull’Amministrazione e sul partito che, sostanzialmente, la guida. Le indagini, venute alla luce grazie all’ex Assessore Roberto Biagini, hanno suscitato reazioni scomposte nel Primo Cittadino e nel PD. Se i dubbi dell’opinione pubblica rimangono, però, è per la posizione poco chiara rispetto all’opportunità di costituirsi Parte Civile nel processo Tecnopolo (attualmente rimandato al 21 gennaio).

Più chiara è la posizione del Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, la cui Amministrazione ha messo nero su bianco la volontà di non costituirsi Parte Civile. A rivelarcelo è la risposta a un’interrogazione della Consigliera Regionale Raffaella Sensoli.  In sintesi la risposta a firma Palma Costi, Assessore alle Attività Produttive, afferma che l’opera è stata finita e consegnata, dunque la Regione non si ritiene danneggiata.

La risposta, che si specifica fornita in accordo con l’Avvocatura della Regione, fa sorridere e non solo per la mancanza d’Opportunità Politica. La Notizia di Reato, che immaginiamo i responsabili della Regione abbiano avuto modo di leggere, ipotizza comportamenti riconducibili al falso ideologico e all’illegittima erogazione di finanziamento pubblico. Scendendo ancor più nel particolare si scopre che gli investigatori della GDF contestano un primo collaudo dell’opera Tecnopolo totalmente illegittimo, non perché mancasse qualche marca da bollo e nemmeno per l’assenza di qualche finitura.

Secondo le parole intercettate dell’allora Responsabile Unico del Procedimento, oggi a processo, l’Ingegner Massimo Totti, mancavano “il 30% dei lavori”. In questo 30%, per quanto approssimativo, è possibile ci fossero cose che ormai non si possono più verificare? Nella notizia di reato qualcuno, sempre intercettato, afferma di aver visto fare un muro senza aver messo malta, l’isolatore sismico, nel giunto verticale. Nell’estrema ipotesi che la struttura non sia adeguata a sopportare un terremoto, in che modo la Regione avrà tutelato l’interesse pubblico? E ancora. L’ipotesi di reato ci racconta che probabilmente uno degli iscritti al gruppo temporaneo d’impresa, realizzatore dell’opera, si è guadagnato la partecipazione tramite accordo con quel tale Mirco Ragazzi, che nulla dovrebbe c’entrare con la gestione pubblica. Alla Regione sta bene che nei cantieri da lei finanziati vi siano sospetti di tangente? Basta che l’opera, in un modo o nell’altro, venga finita?

Ci preme sottolineare che qui non è questione di mancare al Garantismo o di condannare senza processo. Vi sono indizi sufficientemente gravi per istruire un dibattito processuale e, a volte, i procedimenti giudiziari risolvono verità nemmeno ipotizzate nelle indagini (non si sa mai che qualcuno si penta). La costituzione in Parte Civile è solo una tutela, non costituisce un atto d’accusa e, se l’accusa riguarda reati che aggrediscono la Cosa Pubblica, le Istituzioni hanno il dovere di applicare questa garanzia.

Allora la domanda, per coloro i quali non dovessero considerare valide le giustificazioni fin qui ascoltate, è: perché Comune e Regione non vogliono tutelare l’interesse pubblico rispetto a una verità processuale che ancora non conoscono? Fatta la domanda e non ottenuta risposta soddisfacente, ognuno è libero di forgiare la propria opinione sul fuoco dell’arbitrarietà ed è questo il vero pericolo in cui incorrono certe decisioni. Qualcuno potrebbe anche arrivare a pensare che il Partito Democratico, evitando di far costituire Parte Civile le Istituzioni che governa, voglia preservare un proprio sistema. E’ un’ipotesi che bisognerebbe prendere in considerazione in virtù di un principio che si chiamava Opportunità Politica. Un bene di cui non si ha notizia da lungo tempo. Non solo dalle nostre parti.

@DadoCardone

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Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone – Recensione.

Narratori Feltrinelli – 297 pagine – 16,50 € al momento del mio acquisto.

Quando ho cominciato a leggere  questo libro, non mi piaceva, ma non capivo perché. Ho persino comprato un altro libro per metterlo in pausa, perché non riuscivo ad andare avanti, eppure l’autore (non sono certo io a concederglielo) scrive molto bene. Marone è un vero scrittore, fluido, padrone della metafora e costruisce una narrazione solida.

Dopo aver ripreso il libro in mano, forzandomi nel proseguire, ho anche capito cos’era che mi disturbava e non era certo colpa dell’autore. Il mio problema era che il romanzo basa la sua narrazione su un meccanismo psicologico tra i più classici, di cui io stesso ho subito l’influenza. Il rancore verso la figura del padre, che finisce per sovrapporsi al Super-Io giudicante, è superabile solo con il perdono. Cosa che riesce molto difficile quando riconosci la tua identità formatasi in quel diabolico miscuglio tra reazione, blocchi ipnotici e somiglianza.

Andrea Scotto è un insoddisfatto e irrisolto fotografo di moda quarantenne, costretto dagli impegni della sorella minore a tenere compagnia al padre malato terminale di cancro. Andrea non va d’accordo con il padre, perché lo ritiene colpevole di aver riempito la sua infanzia di severità e di aver trascurato la madre portandola al suicidio. Accetta controvoglia, pensando di dover passare il fine settimana a casa con la persona più indigesta che conosce e il suo bassotto un po’ carogna. Papà Scotto, ex comandante di navi, ha però piani differenti e convince il figlio nel farsi portare da Napoli alla nativa Procida. Andrea, riportato nei luoghi mai più rivisitati della sua infanzia, cade in un mondo di ricordi, rivelazioni e comprensioni che gli cambieranno la vita.

Lorenzo Marone è, dunque, uno scrittore così bravo da riuscire a farmi provare fastidio per il blocco nella vita del protagonista, semplicemente perché mi sembrava di rivivere un ostacolo già superato, non senza fatica. Quando l’ho capito le pagine sono volate tra le mie mani, mi sono goduto il percorso del protagonista e le “istantanee” di un’infanzia passata in una delle isole più caratteristiche del Tirreno.

Lo consiglio? Sicuramente agli amici che non sono rimasti incastrati con i loro padri nel passato.

@DadoCardone

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ControCulture – Puntata Zero – Il Rap e le Donne.

Io ed Alfre D’ proseguiamo con i nostri esperimenti ed oggi vi proponiamo la Puntata Zero del format ControCulture: una chiacchierata sulle culture che cercano di comunicare in maniera diversa.
La Puntata Zero è dedicata alle Donne del Rap e al loro modo di superare gli stereotipi. Aspettiamo like, suggerimenti e proposte per temi da trattare.


In questa puntata abbiamo ascoltato:
Keny Arkana – La Rage (Clip Officiel)
Lauryn Hill – Ex-Factor (Official Video)
La Pina & Giuliano Palma – Parla Piano
Madame – Sciccherie (prod. Eiemgei)
Real Talk feat. Leslie
M¥SS KETA – LE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA – THE MANIFESTO

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Risoluzione d’appoggio alla Commissione Segre in Emilia Romagna.

In Regione è il Movimento 5 Stelle a proporre una risoluzione d’appoggio alla Commissione Segre. Lo fa con una Risoluzione, approvata, a firma Raffaella Sensoli e Andrea Bertani.

E’ di questi giorni la notizia della scorta a Liliana Segre. La causa, a dimostrazione che la Commissione contro l’odio da lei stessa proposta serve, sono gli oltre 200 messaggi d’odio al giorno rivolti alla stessa senatrice.

La destra continua a smarcarsi, anche oltre l’astensione in parlamento, dall’appoggio ad una commissione che, più che altro, è un segno della volontà politica di distinguersi da tanto schifo.

In Regione è il Movimento 5 Stelle a proporre una risoluzione d’appoggio alla Commissione Segre. Lo fa con una Risoluzione, approvata, a firma Raffaella Sensoli e Andrea Bertani. Anche in questo caso la Lega ha fatto registrare un’assenza. Il motivo, inutile far finta di nulla, è che l’ovvio pilastro della propaganda leghista è la paura che produce quell’odio.

Di seguito il video messaggio di Raffaella Sensoli e il testo della risoluzione.

RISOLUZIONE
L’Assemblea legislativa
premesso che il Senato della Repubblica ha recentemente approvato, purtroppo non con voto unanime, la mozione 1-00136, con prima firmataria la senatrice Liliana Segre; la mozione “delibera di istituire una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza… [con] compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche” la commissione: – “controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e di istigazione all’odio e alla violenza, nelle loro diverse manifestazioni di tipo razziale, etnico-nazionale, religioso, politico e sessuale.” – “svolge anche una funzione propositiva, di stimolo e di impulso, nell’elaborazione e nell’attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale”
preso atto che la mozione approvata afferma il dato incontestabile che negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescente spirale dei fenomeni di odio, intolleranza, razzismo, antisemitismo e neofascismo, che pervadono la scena pubblica accompagnandosi sia con atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro singoli e intere comunità, sia con una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione e in particolare sul web; parole, atti, gesti e comportamenti offensivi e di disprezzo di persone o di gruppi assumono la forma di un incitamento all’odio, in particolare verso le minoranze; essi, anche se non sempre sono perseguibili sul piano penale, comunque costituiscono un pericolo per la democrazia e la convivenza civile. Si pensi solo alla diffusione tra i giovani di certi linguaggi e comportamenti riassumibili nella formula del “cyberbullismo”, ma anche ad altre forme violente di isolamento ed emarginazione di bambini o ragazzi da parte di coetanei; vada fermata l’escalation di crimini d’odio razzisti come insulti e violenze che sempre più spesso si manifestano in luoghi pubblici come autobus, mercati, uffici postali nei confronti di persone di colore o con segni visibili di diversità; la Legge Mancino n. 205 del 25 Giugno 1993 l’Italia ha definito condizioni e sanzioni volte ad individuare e a punire le condotte riconducibili al fascismo e al razzismo, declinabili a gesti, azioni e
slogan, aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi e nazionali;
preso atto inoltre che il preambolo dello Statuto regionale afferma che la Regione Emilia-Romagna si fonda sui valori della Resistenza al nazismo e al fascismo e dei principi di pluralismo e laicità delle istituzioni, opera per affermare: a) i valori universali di libertà, eguaglianza, democrazia, rifiuto del totalitarismo, b) il riconoscimento della pari dignità sociale della persona, senza alcuna discriminazione per ragioni di genere, di condizioni economiche, sociali e personali, di età, di etnia, di cultura, di religione, di opinioni politiche, di orientamento sessuale; la legge regionale 28 luglio 2008, n. 14 “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni”, prevede anche che “la Regione promuov[a] l’educazione ai media e alle tecnologie, compresi i social network, in quanto fondamentali strumenti per lo sviluppo del senso critico, della capacità di analisi dei messaggi e delle strategie comunicative… [e che] a tal fine sost[enga] le iniziative di ricerca e progetti di formazione rivolti alle giovani generazioni riguardanti l’educazione alla comprensione e all’uso dei linguaggi mediali, anche rivolti al contrasto della dipendenza e del cyberbullismo”; la legge regionale 15/2019 “Legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” promuove e realizza politiche, programmi ed azioni finalizzati a tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, nonché a prevenire e superare le situazioni di discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica;
esprime pieno e convinto apprezzamento per la decisione assunta dal Senato
impegna la Giunta regionale e l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa – a garantire il massimo supporto e collaborazione alla Commissione del senato straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, individuando le strutture interne dell’Assemblea legislativa e della Giunta regionale atte a supportare tale collaborazione ed a valutare di avviare una campagna comunicativa rivolta al grande pubblico, alla società civile e alle potenziali vittime di crimini d’odio razzisti sul tema e del contrasto ad esso; – a potenziare le attività del Centro regionale sulle discriminazioni che si occupa di consulenza e orientamento, di prevenzione delle potenziali situazioni di disparità, di monitoraggio e di sostegno ai progetti e alle azioni volte ad eliminare le condizioni di svantaggio, in particolare le attività a tutela a sostenere con la propria programmazione misure ed interventi diretti a perseguire gli obiettivi di civiltà confermati dalla mozione 1-00136 con prima firmataria la senatrice Segre anche mediante azioni congiunte con le istituzioni scolastiche, in accordo con l’Ufficio scolastico regionale, con la Fondazione scuola di pace di Monte Sole di cui alla legge regionale n. 35 del 2001
e con i soggetti indicati all’articolo 4, commi 2, 3, 4 e 5 della Legge regionale 3 marzo 2016, n. 3 “Memoria del Novecento. Promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento in Emilia-Romagna”. – a invitare la Senatrice Liliana Segre per una visita istituzionale presso la Regione, preferibilmente in prossimità del giorno della Memoria, in occasione della quale manifestarle pubblica solidarietà a nome di tutti i rappresentanti dell’Istituzione e cittadini emiliano-romagnoli – delle vittime di comportamenti e situazioni discriminatorie per motivi razziali.;

I Consiglieri

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Una stanza piena di gente di Daniel Keyes – recensione.

Recensione del Libro “Una stanza piena di gente” di Daniel Keyes. La vera storia di Billy Milligan e le sue 24 personalità.

Editrice Nord. 541 pagine. 19,00€ al momento del mio acquisto.

Siete interessati ai misteri della psiche umana? Se sì, non potete perdere questo libro su Billy Milligan e le sue 24 personalità. William Stanley Milligan rappresenta uno dei casi giudiziari più controversi della storia degli Stati Uniti ed è anche il primo individuo affetto da personalità multipla ad essere stato dichiarato non colpevole di gravi crimini a causa dell’infermità mentale. Non è però solo questo. E’ anche un caso clinico che, ancor oggi, provoca discussioni e ispira film. Split, il film di M. Night Shyamalan, è solo l’ultimo di quelli liberamente tratti dalla sua storia.

Una stanza piena di gente è una cronaca che parte dalla prima infanzia di Billy Milligan e finisce con uno dei suoi innumerevoli ricoveri, molti dei quali in strutture di massima sicurezza. La cosa interessante, tuttavia, è che questo libro non avrebbe potuto essere scritto senza la partecipazione attiva dello stesso Milligan che, in un momento di “fusione” delle sue personalità, in colui ch’egli stesso chiama “il Maestro”, riesce ad avere memoria di tutto quello che gli è successo. Un evento eccezionale poiché una delle caratteristiche fondamentali dello stato dissociativo della personalità è proprio il fatto di non avere memoria di ciò che succede agli “altri”.

Non è la sola cosa eccezionale del disturbo di Milligan, che non si frammenta in due o tre, ma in 24 personalità diverse. Ognuna delle personalità, poi, possiede abilità e caratteristiche fuori dal comune. Billy, tramite i suoi “frammenti”, è un pittore, un inglese erudito, uno slavo criminale con una forza incredibile, un maestro dell’escapologia, un bambino, una bambina, una lesbica, un rapinatore newyorkese, un cacciatore australiano, uno scultore ebreo, un commediante, un fiorista, un sordo e molto altro.  Tutti hanno un ruolo nella difficile vita di Billy, tutti conferiscono un’abilità più o meno lecita. Nei momenti di tranquillità le due personalità preminenti, Arthur lo studioso inglese detentore del senso logico e Raghen lo slavo criminale guardiano della rabbia, riescono a distribuire i ruoli secondo la necessità, ma nella vita di Milligan sono frequenti i momenti di confusione e allora emergono le personalità che lui chiama indesiderabili, rovinandogli la vita, fino a farlo finire in carcere.

Il libro comincia con il periodo più nero e pericoloso della storia di Billy Milligan, quello in cui rapina e stupra delle donne, per poi essere arrestato e rinchiuso. I suoi legali d’ufficio si accorgono immediatamente che c’è qualcosa di strano. L’accusato ha vuoti di memoria, comportamenti incoerenti con una singola identità e la personalità centrale, il Billy che non è più al comando del suo corpo dall’infanzia, si sveglia in prigione cercando di suicidarsi. In seguito una psicologa riesce a capire la natura del problema e prende una serie d’iniziative perché sia curato.

Il personaggio di Billy Milligan, però, diviene fin da subito materia pubblica e controversa. Nessuno crede a quanto si dice di lui, terapeuti compresi. E questo libro, oltre ad una cronaca della sua vita, è anche la storia di come Milligan convince, un esperto dopo l’altro, che la sua non sia una recita.

E’ un libro avvincente sia per la strana vita raccontata, che per il mistero di quanto la mente umana riesca a fare, arrivando a produrre elettroencefalogrammi diversi per diverse personalità. Insieme a tutto questo le sue pagine evocano anche il terrore delle situazioni completamente fuori dal nostro controllo, come i casi di malasanità. Milligan, avviato versa la cura giusta, ad un certo punto del suo ricovero rimane vittima di comportamenti che non può controllare, non solo suoi. Stampa in cerca di clamore e politici a caccia di voti trasformano il suo caso in una crociata, che lo fa finire per quasi tre anni in strutture psichiatriche di massima sicurezza, dove viene imbottito di sostanze psicotrope e trattato per patologie che non gli appartengono. Questo sì che è un racconto dell’orrore.

Consigliatissimo.

@DadoCardone

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Teconopolo: Bonaccini, fai come Gnassi?

Rimini: lo scandalo Tecnopolo ha provocato timide reazioni non solo nel Comune di Rimini, ma anche nella Regione.

Come il Comune di Rimini, anche la Regione Emilia Romagna non sembra manifestare intenzione di costituirsi parte civile al processo Tecnopolo.

Di cosa stiamo parlando? Per chi non lo sapesse i fatti, brevemente, sono questi. Un’indagine della Guardia di Finanza di Rimini, scaturita da una segnalazione alla Procura dell’ex Assessore Roberto Biagini, ha prodotto tre filoni d’inchiesta sull’irregolarità di alcuni appalti pubblici Riminesi.

L’indagine principale riguardava l’irregolare interazione con gli uffici pubblici di tale Mirco Ragazzi, un modenese, la cui influenza su alcuni appalti, secondo le indagini, sembra sia stata favorita dal Capo Gabinetto del Sindaco Sergio Funelli. Il tema lo abbiamo ampiamente trattato su Citizen e potete trovare un indice delle puntate precedenti QUI.

Le indagini si sono concentrate su due dei più noti appalti Riminesi degli ultimi tempi: Acquarena e Teconopolo. Proprio nel troncone Tecnopolo scopriamo coinvolta anche un’altra importante figura del Comune di Rimini, l’Ing. Massimo Totti. Sempre secondo le indagini, ormai note a molti, l’Ing. Totti sarebbe l’ideatore di un falso collaudo, pensato per non perdere 1.500.000 € di finanziamenti regionali.

E’ palese che, se queste vicende dovessero essere confermate anche in tribunale, vi sono due parti gravemente danneggiate. Il Comune e la Regione. Quando la notizia del reato e delle gravi imputazioni a carico di dipendenti comunali è diventata pubblica, il Sindaco Andrea Gnassi ha reagito cercando di far passare l’idea che fosse tutta un’invenzione del denunciante Avv. Roberto Biagini che, secondo lui, avrebbe cercato di “rovesciare il tavolo” per non essere stato incluso alle liste PD nelle amministrative 2016. Il che, per dovere di cronaca, è falso, poiché la denuncia di Biagini è precedente (e non di poco) alla sua esclusione, tra l’altro voluta da Gnassi in persona a ridosso della competizione elettorale.

Possibile che il Primo Cittadino non abbia saputo nulla della consistenza delle indagini? Lo chiediamo perché i casi sono due: o reputa l’opinione pubblica così poco accorta da ignorare un processo a carico di 18 persone (tra cui 3 dipendenti comunali), deviandola con una semplice supercazzola alla Salvini, oppure non si è preso tempo e modo di capire cosa stesse veramente succedendo negli uffici di cui è il primo responsabile.

Nel Consiglio Comunale di Rimini però esiste un’Opposizione che, anche se in maniera un po’ scomposta, ha chiesto al Sindaco perché il Comune non si costituisse parte civile. La risposta del Sindaco è stata enigmatica. Nel senso che, correttamente, identifica la costituzione come parte civile presentabile solo nell’atto del rinvio a giudizio (rimandato a novembre per legittimo impedimento), tuttavia non dice nemmeno che il Comune si costituirà in quel ruolo senza dubbio alcuno.

Una dichiarazione forte in quel senso servirebbe, perché va bene essere garantisti, ma il garantismo non esclude di rappresentare la forte volontà di difendere l’Istituzione, anche con una dichiarazione preliminare che metta le cose in chiaro.  Questo lezioso richiamo alla formalità, non rilevato in altri avvenimenti mediaticamente più impattanti (vedi caso Buguntu), richiama inevitabilmente alla memoria il caso Aeradria, per il cui fallimento milionario il Comune non si è costituito parte civile, sostituendo l’atto con una non altrettanto efficace messa in mora.

Un altro campanello d’allarme lo fa suonare la Consigliera Regionale Raffaella Sensoli. Ieri ha indirizzato alla Regione un’interrogazione sullo stesso argomento. Non scorgendo alcuna intenzione, ha chiesto formalmente cosa avesse intenzione di fare la Giunta. Anche perché, lo ricordiamo, il finanziamento è stato poi erogato dalla Regione mentre i suoi Uffici avevano consapevolezza di un’indagine in corso e in riscontro a un documento di collaudo con modalità che le indagini della GDF definiscono: sconcertante.

Non sarebbe il caso che Stefano Bonaccini la smettesse di fare il timido e dichiarasse chiaro e tondo cos’ha intenzione di fare? La domanda, comunque, gli è stata fatta tramite l’interrogazione della Sensoli. Speriamo non si prenda sessanta giorni per rispondere a un quesito piuttosto semplice e spazzi via con risolutezza qualsiasi dubbio.

P.S.

“Nel paese della bugia la verità è una malattia.” [Gianni Rodari]

@DadoCardone

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Alfre D’ – L’intervista.

In questo video un’intervista diversa dal solito. Nel “tinello” di Citizen Rimini accogliamo Alfre D’ per parlare di musica e, precisamente di Rap. Perché? Perché il Rap non è solo quello che sfonda a X-factor, ma è anche la pratica di molti ragazzi e ragazze che compongono versi per passione.

In questo video un’intervista diversa dal solito. Nel “tinello” di Citizen Rimini accogliamo Alfre D’ per parlare di musica e, precisamente, di Rap. Perché? Perché il Rap non è solo quello che sfonda a X-factor, è anche la pratica di molti ragazzi e ragazze che compongono versi per passione. E’ appunto il caso di Alfredo D’Alessandro che ci parla dell’esperienza dei Colpo di Stato Poetico.

@DadoCardone

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Grosso guaio a Rimini – che fine ha fatto Acquarena? [Quarta Parte]

Rimini: Ultima puntata dell’inchiesta sugli appalti di Acquarena e Tecnopolo. Che fine ha fatto “la piscina dei Riminesi?”

Ed eccoci, come promesso, alla quarta ed ultima puntata dell’inchiesta sugli appalti riminesi, perlomeno quelli trattati dalle indagini della Guardia di Finanza di Rimini, relative alla figura di Mirco Ragazzi e al suo legame con il Capogabinetto del Sindaco, Sergio Funelli. Quest’ultima parte riguarda l’appalto di Acquarena, quella che doveva essere la “piscina che i riminesi si meritano”, ma che in fin dei conti si è rivelata l’ennesima operazione da Amministrazione “palazzinara”. Questa ultima parte risponderà ad una domanda fondamentale. Perché abbiamo una nuova Conad in centro, ulteriori palazzine, ma, al posto della piscina promessa, una gru abbandonata?

Come la maggior parte dei riminesi saprà, almeno chi presta attenzione a dove vive, nello spazio occupato dall’ex fiera doveva sorgere un auditorium ed un po’ di residenziale. Quella zona era nella disponibilità del Palas, ma, come pensata dalla variante originale, non era appetibile per i grandi investitori. Ai mutui milionari del Palacongressi di Rimini, tuttavia, servivano entrate non garantite da anni di incassi sottoprevisione. Una variazione alla variante originale permise di eliminare l’auditorium e di metterci una bella Conad, gruppo che, contestualmente, fece anche l’investimento delle palazzine. Nulla di illecito. Tutte cose però di cui Rimini non aveva proprio bisogno, ma che all’ente Fiera hanno fruttato più di 16 milioni di euro. Una bella boccata d’ossigeno.

Per giustificare l’operazione edilizia con l’opinione pubblica si usò la foglia di fico di Acquarena, una piscina di 25 metri, tra l’altro a pochissima distanza dal Garden, che ne aveva già una e che aveva in progetto di costruirne un’altra, olimpionica, da 50 metri. Della Conad e delle palazzine si parlò solo quando furono troppo evidenti per essere nascoste. Ma dopo tutto questo, perché non c’è la piscina?

Nel dicembre 2014 la Giunta Comunale di Rimini approvò il preliminare di Acquarena, per una spesa di 8.200.000 €. Più tardi, alla fine dell’iter previsto dalla gara, vennero individuate due raggruppamenti  idonei a presentare un offerta: 1) AR.CO. Soc. Coop. Cons. (capogruppo), con COGEI Italia (mandante) e ESCHILO CONERO S.r.l. (mandante). 2) AXIA S.r.l. (capogruppo), con C.A.R. di Rimini (mandante), Nuova Sportiva S.s.d. a r.l. (mandante) e SAEET Impianti S.r.l. (mandante).

Nella seduta pubblica dell’agosto 2015, all’apertura dei plichi contenenti le offerte, Maurizio Canini, rappresentante del gruppo facente capo all’Axia S.r.l. fece emergere alcuni rilievi circa la compatibilità del raggruppamento AR.CO.. Nello specifico si faceva osservare la partecipazione al raggruppamento della società di Ingegneria MiJic Architects, che aveva partecipato alla redazione del preliminare.

Il rilievo fu giudicato ininfluente ai fini dell’equilibrio dei principi di concorrenza.  In un secondo momento, nella seduta in cui si comunicavano i punteggi, fu la volta di AR.CO. di far emergere rilievi. Chiese infatti che fosse prodotta documentazione che attestasse l’effettiva sostenibilità finanziaria delle offerte proposte, in particolare il coinvolgimento di uno o più istituti finanziari. Dopo una serie di richieste, appelli e soccorsi istruttori, nella seduta pubblica  del novembre 2015 la Commissione (con voto contrario del Responsabile Unico Fabbri) decretò che l’offerta di  AR.CO. non soddisfacesse i requisiti minimi (2 vasche anziché 3) e determinò che AXIA, nonostante la richiesta di documentazione non ancora prodotta, fosse l’unico concorrente rimasto in gara. Nel marzo 2016, a documentazione prodotta e dopo un ricorso al TAR, l’appalto fu definitivamente affidato ad AXIA S.r.l e relativi mandanti.

I documenti che attesterebbero il coinvolgimento degli Istituti finanziari sono due dichiarazioni. Una del 19/08/2015 di una filiale di Modena della Banca Popolare dell’Emilia Romagna e un’altra, del 9/11/2015 attribuita alla filiale modenese della Banca Interprovinciale S.p.a. Come confermato dalle indagini tecniche della GDF, però, i documenti sono stati predisposti ad hoc in data successiva alla richiesta dell’Amministrazione Comunale ed uno di questi addirittura retrodatato. Ed in quest’ultimo caso non si tratterebbe di una svista. Ancora una volta le intercettazioni telefoniche, al solito Mirco Ragazzi, dimostrerebbero la volontà inequivocabile di produrre documenti falsi. Le parole usate non possono essere più esplicite e meno fraintendibili. In una telefonata del novembre del 2015, tra Mirco Ragazzi e un altro indagato, a cui partecipa anche Canini, il referente del gruppo con in testa AXIA S.r.l, si dice di aver individuato una banca di medio credito disponibile a mettere la data di agosto e di un’altra disposta a dichiarare in data odierna (alla telefonata n.d.r.) che il progetto le era stato sottoposto il 2 di Agosto e che era interessata. Canini in persona conclude considerando che non esiste un modello standard per le lettere e che quindi :“bisogna… bisogna crearle… bisogna partorirle, scrivere qualcosa di sensato e… e … e poi sottoporle a chi le dovrà firmare”.

Il telefono di Ragazzi è una miniera inesauribile per gli investigatori. Lo sentono dare istruzioni a responsabili AXIA :”…fare un paio di verbali… farli su carta AXIA […]un paio di verbali dove risulta che il tizio che ha formato, te, M., e due cagate, eccetera eccetera… che in data, ne fai due copie, uno il tal giorno, l’altro data l’altro, si sono si sono verificate le stesure del PEF punto e fine trasmissioni…”. Non solo, in altri passaggi sembra sia chiara anche la consapevolezza diffusa di ciò che si sta facendo. In un’altra intercettazione Ragazzi, sempre in relazione alle lettere che Axia dovrebbe predisporre, riceve il commento :”io firmerò anche, ma sono robe fasulle”.

Già a questo punto ci sarebbero elementi per ipotizzare che il procedimento d’assegnazione sia stato turbato da comportamenti consapevoli e determinati ad attestare il falso, ma non è tutto qui. Ricordate i vari rilievi e ricorsi che i due raggruppamenti hanno sostenuto l’uno contro l’altro? Ebbene, secondo le indagini, almeno per il gruppo guidato da AXIA, non non sarebbe farina del loro sacco. Ancora una volta gli investigatori puntano il dito sull’accoppiata Ragazzi-Funelli e ipotizzano un approccio sistematico, con scambio di informazioni e suggerimenti.

E’ il caso ad esempio di Mijic, il progettista di Acquarena che partecipa anche al gruppo AR.CO., presumibilmente individuato come punto debole della questione. Un’intercettazione ambientale, dalla macchina di Ragazzi, registra delle prese di posizione piuttosto decise sull’argomento.

Ragazzi: “[…] Di importante è che Mijic è fuori dalle palle”

[…]

Funelli:” no è fargli… se ragiono, ragiono per fargli il fossato attorno”

Oltre a questo, sempre da quanto gli investigatori evincono tramite le intercettazioni ambientali a bordo della macchina di Ragazzi, Funelli da consigli sulle questioni dell’offerta e indicazioni, con tanto di promemoria post-it, su un bando che, secondo lui, è stato preparato con il contributo dello stesso Mijic, per evidente interesse personale a parteciparvi. Tutte informazioni utili a preparare un ricorso incidentale idoneo contro l’annullamento dell’esclusione di AR.CO.  Mirco Ragazzi, secondo gli investigatori, è così confidente nell’appoggio di Funelli che si azzarda a chiamare personalmente dipendenti pubblici per chiedere informazioni. Nella notizia di reato si leggono due casi in particolare in cui l’indagato chiede e riceve informazioni da due diversi impiegati, gli stessi che già nell’indagine interna dell’Avv. Roberto Biagini avevano ammesso che Ragazzi fosse stato presentato da Funelli. Nel primo caso la richiesta è di informazioni su un verbale relativo ad una seduta privata della Commissione, per cui ad uso solamente dell’Amministrazione Comunale. Nel secondo caso Ragazzi chiede invece informazioni sul verbale di una seduta pubblica, quella in cui il Presidente di Gara aveva ritenuto insussistenti i motivi dell’esclusione di ARCO per la presenza di Mijic. L’impiegata lo rassicura del fatto che la decisione è del Presidente e che la Commissione ha solo preso atto.

Ecco perché i Riminesi non hanno mai avuto il piacere di farsi una nuotata nella tanto pubblicizzata e mai costruita Acquarena. A carico del raggruppamento AXIA, assegnatario del bando che, a quanto pare, godeva delle consulenze di Mirco Ragazzi, c’è una robusta accusa di “Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.”

Sono fatti che, se dimostrati anche in seno ad un procedimento giuridico, getterebbero un’ombra scura e pesante sul sistema degli appalti pubblici. Non stiamo certo affermando che per ogni appalto il sistema sia quello che la Notizia di Reato indica per i casi Acquarena e Tecnopolo, ma il legittimo dubbio che tutto ciò non nasca dal nulla rimane. A dispetto delle “abilità” personali, possibile mai che un individuo, nemmeno riminese, entri così profondamente e improvvisamente nel sistema degli appalti e degli uffici pubblici?  Possibile che questa domanda non se la faccia il Sindaco per primo, avendo sicuramente a disposizione le stesse informazioni che abbiamo noi?

Non sappiamo che rispondere a queste domande, o meglio, lo dovremmo fare usando ipotesi che sicuramente verrebbero giudicate come illazioni. Vi lasciamo dunque con un’ultima intercettazione che, secondo noi, esprime una tendenza che qualcuno dovrebbe approfondire (e non ci riferiamo certo ai nostri lettori). I protagonisti sono Marco Bellocchi e Michele Sorce, entrambi costruttori, entrambi protagonisti di questa storia in quanto hanno, in qualche modo, subito le manovre e l’influenza di Ragazzi. Leggete cosa si dicono.

Premessa: i nomi puntati sono di persone non indagate, ma molto conosciute a Rimini. Le parti saltate sono inutili o impossibili da capire non potendo fare i nomi per esteso.  I due fanno spesso riferimento a partiti politici e pubblicando la conversazione non intendiamo sostenere che vi sia una qualche tipo di aderenza, ma pensiamo si evinca che i due pensino di dover passare da lì.

Sorce: “come andiamo?”

Bellocchi: “ma andiamo che pensavo mi sbollisseee… l’incazzatura (incomprensibile)… eee… adesso, ho finito adesso di parlare con M.M. della Lega… (lega cooperative N.d.r.)”

Sorce: “mh”

Bellocchi: “non me lo toglie dalla testa… eee… ieri sera ho mandato a cagareee… pesantemente anche il segretario di… del partito (Democratico N.d.R) qui di Rimini.”

Sorce: “eh vabbè, ma…”

Bellocchi: “non… non contate… non contateee… niente nella migliore delle ipotesi… nella peggiore, forse, c’è il vostro zampino anche dietro questa roba qui… perché poi c’è anche chi fa il nome di B. su sta vicenda e quindi B e M.”

Sorce: ah ah

Bellocchi: “eee… a me M. mi  ha parlato di C. che è amico intimooo… di uno dei due soci di quella società… e comunque sia gli ho detto “alla fine della giostra c’è un ragionamento che va fatto, c’è una gara privata indetta dal mondo cooperativo… eh, che vada a finire ad un privato che, veramente, è una roba ridicola…”

Sorce: “che non ha nemmeno la forza, tra l’altro”

Bellocchi:” […] vuol dire che c’è la pazzia che, che staaa… proprio dilagando… a meno che, invece, non sia un disegno preciso… che sia andato lì, perché quando mi parlo con un funzionario del Conad… e che P. non ha avuto neanche il coraggio di parlarmi… quando… quando mi parlano di referenze eccezionali che han fatto la differenza, Michele di cosa stiam parlando…? Chi… chi può fare…”

Sorce:” di niente”

Bellocchi: “Le referenze eccezionali se non arriva dall’Ufficio del Capo di Gabinetto del Sindaco e spero di essere intercettato (bestemmia).”

[…]

Bellocchi: “ah… cioè… ehm… ma… Michele, eee… è un intervento che è stato particolarmente sofferto anche dal punto di vista urbanistico… devi fare un intervento come quello, di quelle dimensioni tra il coso… tra… tra la parte direzionale e commerciale, e le palazzine e… e… e secondo te, se ti arriva la telefonata del Capo Gabinetto del Sindaco, te non stai a sentire quello che ti dice?”

[…]

Bellocchi: “[…] l’unica è… èèè… è fare un’alleanza con la Lega ( Lega cooperative N.d.r.), eh… e, quindi, riavvicinarciii… a quel mondo lì…”

Sorce: “Sì”

Bellocchi: “no? CONSCOOP, il CONSORZIO INTEGRA…”

Sorce:” sì, sì, sì,elasciareee… e lascia… lasciarli morire e basta, a questi…”

Bellocchi: “eee… esatto, esatto, assolutamente… P. adesso stava male… però mi ha detto che appena si riprende, tra lunedì e martedì, ci risentiamo… perché chiederemo un tavolo… chiederemo un tavolo al Partitooo… come Lega, Consorzio e quant’altro… chiederemo spiegazioni ai livelli regionali anche della Lega, di sta gara anche del Conad, perché P. fa “non finisce qui”… non può finire qui, capito… un’impresa come Conad del… del mondo cooperativo della Lega, fa una gara, eh… c’è un’impresa sempre del mondo cooperativo della Lega, che fa un’offerta migliore e questi la danno… a un’altro…?!?”

[dopo aver parlato delle “porcherie” che, secondo loro, hanno fatto tre persone molto influenti a Rimini]

Bellocchi:” e quello che è fatica a scindere quei rapporti lì, è fatica… però, adesso è guerra… adesso è guerra e non guardiamo in faccia a nessuno”

Sorce: “sì, sì, sì, appunto (incomprensibile)”

Bellocchi: “e ci pariamo il culo stringendo alleanze con il sistema cooperativo…”

[…]

Bellocchi: “perché io non mi dimentico che mentre noi siamo lì che non dormiamo la notte, questo (tale P. N.d.r.) faceva gli affari con il capellone (soprannome per Mirco Ragazzi N.d.r.) per la scuola che sta alla XX Settembre…”

[…]

Bellocchi: “Ci siamo resi conto che il Partito è inaffidabile nelle mani di un ragazzino manovrato da un altro.”

Sorce replica :” Marco, se tu vuoi, noi gli facciamo tirar le orecchie”; infatti non serve arrivare a Roma, ma basta arrivare a Pesaro, dove c’è “Il Vicesegretario del Partito (Democratico N.d.r)”.

Bellocchi conclude riferendo che tale G. ha detto che nelle prossime elezioni amministrative (il periodo è ovviamente prima del giugno del 2016) il PD si alleerà con il Nuovo Centro Destra e, pertanto, “le corde le teniamo con P.. Sergio è un amico fraterno” al che Sorce suggerisce di farlo chiamare da “Angelino”.

Ora, quando si parlano al telefono le persone tendono ad esagerare, ma l’impressione è che parlando dei loro interessi preminenti, interessi per cui sono in ballo i loro guadagni e la loro sopravvivenza lavorativa, i due non vedano altra soluzione di recupero che non sia legarsi a qualche partito.  E vien da chiedersi come mai.

[Prima Parte] [Seconda Parte] [Terza Parte]

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Perché tante richieste di rinvio a giudizio per il Tecnopolo? [Terza parte]

Rimini: Terza parte dell’inchiesta sugli appalti riminesi. Le ipotesi d’accusa sul falso collaudo del Tecnopolo.

Come abbiamo visto nella prima e nella seconda parte di questa inchiesta, una Notizia di Reato compilata dalla Guardia di Finanza elenca una serie di circostanze dalle quali si evincerebbe che nel sistema degli appalti riminesi ci sia qualcosa che non va.

 In questi giorni se n’è discusso anche in Consiglio Comunale, dove il Sindaco Andrea Gnassi ha risposto, a chi gliene chiedeva conto, che il Comune in questa storia è parte offesa, anche se per ora non può costituirsi parte civile. La causa paiono essere questioni giuridico burocratiche che però in altre occasioni, forse un po’ più ghiotte mediaticamente, non hanno impedito di costituirsi già nell’udienza preliminare. Forse è solo un’impressione, ma a noi sembra tanto quel menare il can per l’aia che, alla fine, ha impedito al Comune di Rimini di costituirsi parte civile nel processo Aeradria. Non sono impressioni invece le intercettazioni e le prove documentali che hanno portato la GDF a ritenere che nell’esecuzione dei lavori del Tecnopolo ci sia stato qualcosa di irregolare. Ma andiamo con ordine.

Nel 2010 la Giunta Ravaioli deliberò per dare il via libera al progetto Tecnopolo, un’infrastruttura pensata per ospitare laboratori di ricerca industriale e di sviluppo tecnologico. In Emilia Romagna ce ne sono almeno 10 e il progetto di Rimini, preventivato in 2.880.000 €,  è finanziato per 1.500.000€ con risorse extra comunali (Statali e POR-FESR 2007-2013). La Giunta Gnassi porta avanti il progetto, ma, nel 2012, la cessazione del servizio del Responsabile Unico del Progetto costringe alla redazione di un nuovo preliminare, questa volta affidato all’ing. Massimo Totti, lo stesso che qualcuno a Rimini chiama l’uomo dei miracoli, per la sua abilità a risolvere situazioni.

Il nuovo RUP cambia le carte in tavola per il sistema di progettazione. Chiede ed ottiene una proroga di sei mesi ai lavori, infatti la Regione vincola il finanziamento (e la decadenza dello stesso) alla data del collaudo del manufatto.

Lasciamo per un attimo la figura dell’Ing. Massimo Totti e ritorniamo a occuparci di Mirco Ragazzi che, anche per questo appalto, come da ipotesi nella Notizia di Reato, con l’appoggio di Sergio Funelli, riesce a catturare l’attenzione degli investigatori della GDF. L’esecuzione dell’opera Tecnopolo viene affidata ad un gruppo temporaneo di imprese di cui fa parte, tra gli altri, Michele Sorce della G.M. Costruzioni S.r.l. . Durante un controllo il Sorce, in atti, afferma che il contratto di consulenza di 61.000€ (50.000 più iva)  in essere con Ragazzi, giudicato dalla GDF ”privo di qualsivoglia giustificazione”, aveva lo scopo  tra le altre cose dell’avvicinamento al Tecnopolo. Oltre ad “avvicinamento” usa l’espressione “per essere proposto”.  Nell’intercettazione di una telefonata con Marco Bellocchi (Presidente del C.A.R.), Michele Sorce è ancora più esplicito. Sostiene che viene tentata a suo discapito un’estorsione di 50.000 € perché, dice, “me l’ha fatta mettere nel c***”.  Per Sorce evidentemente non c’è più tornaconto e si rifiuta di pagare Ragazzi, il quale, per rimostranza, chiede presso il Tribunale di Pesaro il fallimento della Società che dovrebbe pagare la sua fattura. Da qui nasce l’altro troncone d’indagine, quello presso la Procura della Repubblica di Pesaro, perché Michele Sorce non ci sta e dichiara di essere vittima di estorsione, tramite un contratto di consulenza che non ha nemmeno firmato.

Nello svolgimento dei lavori, tuttavia, non sorgono solo problemi per via dei rapporti con Mirco Ragazzi, sebbene anche il C.A.R. di Bellocchi faccia parte del raggruppamento temporaneo. Gli investigatori, infatti, ipotizzano che vi siano anche delle irregolarità piuttosto gravi e consistenti nella procedura di collaudo, quella che poi ha sbloccato i finanziamenti extracomunali. La nuova convenzione, redatta da Regione e Comune, stabilisce la conclusione dei lavori e il collaudo entro il 31 novembre 2015, ma qualcosa non funziona come dovrebbe. In accordo con la data di scadenza si dichiara che i lavori sono finiti e collaudati, ma, per via di alcune finiture e lievi manchevolezze, si attende ad emettere il certificato di collaudo, emesso poi a fine dicembre 2015.

Rilievi fotografici della Guardia di Finanza e, ancora una volta, le intercettazioni, ci raccontano però una realtà totalmente diversa. Tra la fine di novembre 2015 e metà dicembre i militari svolgono diversi sopralluoghi all’esterno del cantiere e poi, in virtù di un controllo sul personale e delle norme di tutela del lavoro, uno anche all’interno del cantiere. Quello che trovano non è certo la mancanza di qualche finitura. Nella Notizia di Reato si legge: “Tinteggiatura esterna ancora da realizzare. Mancanza degli infissi. Scale allo stato grezzo. Stato grezzo o incompleto di controsoffitti e pareti”.

Non è finita qui. Michele Sorce della G.M. costruzioni dichiara di non aver voluto partecipare alla visita di collaudo perché i lavori non erano ultimati e non permettevano un collaudo tecnico-funzionale. A parte la tinteggiatura riferisce anche che: non era stato fatto alcun rinterro degli scavi relativi alla messa in quota di alcuni pozzetti alle reti bianche e nere. Anzi che i pozzetti sono stati fatti a gennaio con la sistemazione del piazzale. Al momento del collaudo i pavimenti erano galleggianti e che quindi non era possibile effettuare alcuna stuccatura. I rivestimenti dei bagni, degli spogliatoi e delle scale non erano stuccati. L’impiantistica meccanica non era stata completata perché mancavano i gas medicali. Mancavano i sanitari e mancavano infissi interni ed esterni.

Tutto ciò, sul cantiere, è il segreto di Pulcinella. Tutti sanno e se non lo sanno glielo spiega Totti. Numerose intercettazioni telefoniche chiariscono dove risieda una buona dose della capacità di Massimo Totti di risolvere i problemi, ossia in quello che lui chiama “un tavolo di lavoro tra gentiluomini”. Di seguito riportiamo un piccolo stralcio di ciò che dice a uno degli indagati, ma, credeteci, per comprendere bene la natura di queste conversazioni bisognerebbe leggere integralmente la Notizia di Reato:

Totti: Proprio perché abbiamo stabilito un tavolo di lavori da gentiluomini bisogna che ci diciamo anche le cose da gentiluomini… perché dopo se invece smettiamo di darci un codice di comportamento… se cominciamo a scrivere… dopo va la guerra e quello che vogliamo evitare […]. Però… Se noi formalizziamo quello che troviamo con una fotografia succede un casino… Allora… io ho già detto con M. [impiegato comunale n.d.r.] e il collaudatore, a noi ci deve arrivare una lettera il 2, quindi lunedì, dove P. dice che ha completato l’edificio del Tecnopolo meno una serie di finiture… mi segui?

[…]

Totti: […] Tanto abbiamo 4 giorni davanti, non è che abbiamo quattro mesi. Allora lui… nel fare l’elenco delle finiture… così le conosce la Regione… e noi le guardiamo con l’occhio di bue… delle finiture, che di fatto dice vado in proroga, deve metter… deve togliere quelle che in una settimana assicura… perché… cazzo… gli impianti non ce n’è uno… manca il pavimento… dì … vi manca il 30% dei lavori… poi nel guizzo del moribondo, secondo me in una settimana riuscite a quel punto… cazzo… chiudere, mettere i pavimenti… cominciare a chiudere… cominciare a tinteggiare, quindi lasciare effettivamente postumi i vetri… quelle 10 porte… cazzo qualcosa che … più.

Nelle intercettazioni riportate nella notizia di reato si legge un Massimo Totti molto determinato e, apparentemente padrone della situazione. Spiega a chi di competenza che deve mandare lettere in cui dichiara che il lavoro è finito tranne che per delle finiture. Fa presente ad altri che i soldi sono sostanzialmente in mano sua e che se non si fa come dice non rescinde i contratti (“se no mi faccio autogol”), ma comincia ad applicare penali e poi finiscono tutti in tribunale. A chi gli contesta poi di voler far saltare “il gioco” per dieci porte ribadisce che i problemi sono altri (tra cui impianto d’illuminazione e convettori, l’antincendio, la resina a terra) e che lui ad ottobre ha consegnato una scuola ad ottocento studenti con l’acqua del cantiere nei cessi, che l’unica cosa che non vuole sono guai con la Regione, perché quelli fanno saltare il finanziamento.

Quello che emerge dalle intercettazioni è desolante. Qualcuno dice di aver visto fare un muro senza aver messo malta, l’isolatore sismico, nel giunto verticale. Lo stesso Totti ammette di non aver mai visto un cantiere senza capocantiere. E poi, ancora una volta, viene a galla il fatto che Mirco Ragazzi, tramite le aziende sul cantiere, è al corrente di tutto e quindi riferisce a Funelli. Anzi di più, perché in seguito, quando Massimo Totti verrà sostituito nel ruolo di Responsabile Unico del Procedimento, il “dinamico duo” cerca di influenzare alcuni pagamenti, per indirizzarli a chi fa loro più comodo. Almeno da quanto gli investigatori evincono dalle intercettazioni.

Torniamo però al cantiere. Molti sanno, tutti confidano nelle magie di Totti, ma, alla fine, quello che ne viene fuori è un verbale di collaudo che smentisce sé stesso. In maniera sconcertante (aggettivo usato anche nella Notizia di Reato) viene inserita nella contabilità finale l’avvenuta realizzazione dei lavori, ma, successivamente, se ne riconosce l’incompletezza che determina la mancanza di piena funzionalità. Come dire… quasi quasi non servivano nemmeno le indagini.

Questo è il capitolo dell’indagine GDF con più indagati, tra dipendenti comunali e privati, ed è anche quello con le prove più evidenti di una condotta esecrabile. Secondo l’indagine si ravvisano comportamenti riconducibili alla falsità ideologica e di illegittima erogazione di finanziamento. A questo punto viene da chiedersi anche se in Regione qualcuno sapeva. Questo noi non lo possiamo determinare, ma abbiamo scovato una determina della Giunta Regionale relativa al pagamento del finanziamento che, al suo interno, contiene la cronistoria della corrispondenza con la GDF sul caso in oggetto. Nel settembre del 2016 il Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini richiede alla Regione copia dei mandati di pagamento relativi ai lavori del Tecnopolo. Il 3 Novembre, dopo la richiesta di erogazione del contributo del comune di Rimini, la Regione chiede alla GDF se vi siano motivi per non erogare, ma il comandante del Nucleo Tributario di Rimini risponde solo che le indagini proseguono. Il 7 di aprile 2017 viene comunicato alla GDF che il procedimento d’istruttoria del finanziamento è concluso e che se non vi sono elementi ostativi provvederà ad erogare. Non ricevendo nuove comunicazioni dopo 30 giorni considera il contributo erogabile.

Ricordiamo che nella richiesta di rinvio a giudizio, la Regione E.R. è considerata anch’essa parte offesa insieme al Comune di Rimini ed alla società AR.CO. (quest’ultima solo per Acquarena).  Sarebbe interessante conoscere anche le determinazioni dell’ ente presieduto da Stefano Bonaccini sul punto.

Questo è quanto possiamo dirvi sull’appalto Tecnopolo, più che sufficiente perché ognuno tragga le sue considerazioni. Intanto, se siete arrivati fino a qui e avete interesse nel conoscere il resto, vi diamo appuntamento alla quarta ed ultima parte di questa inchiesta. Riguarderà Acquarena e il perché, passando per via della Fiera, al posto della piscina vediamo una gru abbandonata che si specchia su una pozzanghera.

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Scandalo appalti, chi è Mirco Ragazzi? [Seconda Parte]

Rimini: la seconda parte delle indagini su Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco e Mirco Ragazzi, il personaggio misterioso.

Come abbiamo avuto modo di determinare, nella prima parte di questa ricostruzione, in una porzione considerevole dei più importanti appalti riminesi salta fuori un nome molto conosciuto negli uffici dei lavori pubblici, ma totalmente ignoto all’Assessore competente. E questo non perché sia una figura di secondo piano.

Subito dopo l’esposto dell’Avv. Biagini le indagini della GDF si imperniano su questa persona e sul suo rapporto con Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco Andrea Gnassi. Il suo nome è Mirco Ragazzi, ma chi è? Qual è la genesi di questo personaggio?

Ragazzi è un modenese vicino alla cinquantina, titolare e socio unico della società di consulenza M.C.R. S.r.l.  e della MIRO Consulting S.r.l., entrambe di Modena. Come si è detto ha interessi concreti in molti appalti riminesi e rapporti confidenziali con alcuni dipendenti del comune, che parlano liberamente con lui di dati riservati agli uffici. Come ci è arrivato? Come si evince dalle intercettazioni e dalle indagini, Ragazzi sembra capace di rendersi (o apparire) indispensabile per il proseguimento dei lavori e per l’assegnazione degli stessi appalti, talvolta persino opponendo difficoltà grazie, si suppone, al suo legame con Funelli. Il suo modus operandi è molto complesso e passa da millantate conoscenze, come nel caso della “cognata magistrato”, dell’antimafia e delle conoscenze nella GDF, risultate poi tutte inesistenti, alle conoscenze reali, come quella accertata dagli investigatori con Funelli. Altre volte ancora sono terzi soggetti politici a considerare conoscenze che “avrebbe” come un dato di fatto. E’ il caso di Emma Petitti, Assessore al Bilancio della Regione Emilia Romagna, che, in una conversazione intercettata sul telefono di Funelli, dice di sapere “chi è e come è fatto”. Lo considera un amico di Stefano Bonaccini (Governatore dell’Emilia Romagna, modenese anche lui) e dice addirittura di averne parlato con lo stesso Bonaccini. Lui le avrebbe chiesto “ di ‘sta roba”.

A questo punto ci si permetta di aprire una parentesi, che forse avrebbe potuto essere un articolo intero separato da questo, ma che riteniamo serva a far capire lo scenario di prona accettazione in cui ci si muove. L’occasione in cui Emma Petitti parla di Mirco Ragazzi è una telefonata, nella quale discute con Funelli del comportamento della Consigliera Regionale Nadia Rossi. La Consigliera è accusata dal Capogabinetto del Sindaco di diffondere maldicenze su Mirco Ragazzi e, parlando di lei, tra le imprecazioni, dice che “in un paese normale non gli darebbero nemmeno un ucce***  in mano”, mentre qui fa la Consigliera Regionale. Ora… comprendiamo che si tratti di una conversazione privata (però finita agli atti) e supponiamo che tra Funelli e Petitti ci sia un certo grado di confidenza, ma ugualmente non riusciamo a capire come un membro della Segreteria Nazionale del Partito Democratico, Assessora alle Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna, colei che si è espressa tanto veementemente contro le teorie di Pillon e compagni, possa ricevere commenti del genere senza nemmeno invitare alla calma e senza altro commento da opporre che non sia “lo sappiamo dove siamo, siamo in questo mondo qua di merda”. Complimenti.

Riprendendo il filo dell’articolo. Agli investigatori pare evidente che tutte le manovre di Mirco Ragazzi non otterrebbero sponda da parte degli uffici, non fosse per il legame con Sergio Funelli. Per questo le indagini, i pedinamenti, le intercettazioni ambientali e telefoniche, si concentrano su loro due. Quello che appare chiaro a chi investiga e che tra i due vi sia una relazione amicale, che consente loro di parlare di “fica” e di usare codici personali, come il “ci vediamo dai busoni”, riferito all’uscita del casello autostradale di Rimini Sud. E’ palese anche che non si frequentino normalmente, come farebbero due amici, ma che il loro comportamento sia circospetto al punto di incontrarsi in posti dove non li si possa riconoscere, facendo attenzione che nessuno li ascolti. Perché? La logica supposizione è che quanto hanno da dirsi sia quantomeno inopportuno.

L’influenza di Sergio Funelli, Capogabinetto di un Sindaco, che all’epoca delle indagini era anche Presidente della Provincia, è notevole. Secondo gli investigatori della GDF, proprio grazie a questa influenza Ragazzi riuscirebbe ad esercitare la pressione che gli serve a mantenere in piedi il suo sistema. E’ il caso, ad esempio, della presunta azione di Funelli presso l’Ufficio della  Ragioneria della Provincia, per ritardare i pagamenti di alcuni lavori effettuati presso il cantiere del Liceo Valgimigli.

Una segnalazione, pervenuta direttamente alla guardia di Finanza, descrive dettagliatamente un tentativo del Ragazzi che, appoggiato da Funelli, rivolgendosi a una funzionaria della Provincia, consiglia di non pagare subito la Società DIRETTO, probabilmente, come desunto dagli investigatori, per accreditarsi come interlocutore privilegiato presso la stessa società. Le intercettazioni sembrano confermare un atteggiamento di “melina” da parte del Capogabinetto fino a che la funzionaria, pressata dal Consigliere Provinciale Allegrini, chiede direttamente a Funelli cosa stiano aspettando visto che i soldi ci sono. A quel punto Funelli capitola. Il tentativo sembra fallire perché Allegrini presumibilmente non risiede nella sfera d’influenza di Funelli. Anzi, in un’altra intercettazione, in cui parlano terze persone, è descritto un Consigliere arrabbiato con la funzionaria, perché non capisce il peso della parola di una persona (Ragazzi) che non appartiene all’Ente, né al cantiere.

Questa è solo una delle situazioni in cui, secondo le indagini, Funelli usa la sua influenza su dinamiche amministrative, pubbliche e non. Ancor più eclatante quello che si legge sulla Notizia di Reato a proposito di quanto accaduto dopo all’allontanamento di Mirco Ragazzi dal C.A.R.. Ad un certo punto infatti Bellocchi, stanco delle interferenze di Ragazzi, diffida chiunque dall’attribuire al “consulente” una qualsiasi rappresentanza per quanto riguarda il Consorzio. Bellocchi, secondo quanto riferisce  Sorce Michele (rappresentante legale di GM Costruzioni di Pesaro), sarebbe stato in seguito raggiunto da una telefonata del Direttore Provinciale della CNA di Rimini, Davide Ortalli, che lo invitava a reintegrare Ragazzi nel C.A.R.. Quando Bellocchi non da seguito al consiglio, Funelli  (da quanto si evince da l’intercettazione di una telefonata riportata in seguito, con oggetto appalto Conad zona ex Fiera)  parlando con il Ragazzi chiede a quest’ ultimo “chi deve far fuori” ottenendo risposta inequivocabile. Il lavoro risulterà poi assegnato a due aziende più piccole, con un costo maggiore di quello proposto dal Consorzio Artigiano Romagnolo. Riprendiamo l’intercettazione.  Sergio Funelli chiede esplicitamente a Mirco Ragazzi:

“Io, quindi, chi devo far fuori CONSCOOP [una cooperativa di Forlì N.d.r.] e chi è l’altra?”

“Il C.A.R.”

“Il C.A.R.”

Quanto messo in evidenza dalla Notizia di Reato, oltre alla palese irregolarità, denota una certa scioltezza del “dinamico duo” nel portare avanti disegni personali, a volte in un clima di ottusa accettazione degli uffici, sino ad arrivare in alcuni casi alla sfacciataggine. Come quando Ragazzi usa il telefono dell’ufficio di un impiegato comunale, per farsi rispondere da Michele Sorce, per gli investigatori verosimilmente concusso, che non gli vuole rispondere, perché non vuole pagare.  Denota un’esagerata confidenza anche l’SMS con cui Ragazzi cerca il contatto con Roberto Biagini, che sta investigando su di lui, attribuendosi conoscenze in Giunta, per poi chiudersi nel silenzio quando l’avvocato, giustamente, gli risponde chiedendogli chi siano queste conoscenze.

Quanto descritto non è ovviamente tutto. E’ il minimo di ciò che ci sembra utile, delle oltre 100 pagine della Notizia di Reato, per descrivere Ragazzi e i suoi rapporti con Sergio Funelli, secondo quanto messo in luce dalle indagini. Nella prossima puntata spiegheremo nel dettaglio cosa gli investigatori della Guardia di Finanza ritengono sia successo con gli appalti del Tecnopolo e Acquarena.

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Cosa è successo agli appalti di Acquarena e Tecnopolo? [Prima Parte].

Leggendo le 100 pagine e gli allegati dell’indagine della Guardia di Finanza di Rimini, a proposito di Tecnopolo e Acquarena, c’è da rimanere male. Ovvio che non rappresentano da sole un grado di giudizio, ma molte delle considerazioni che i militari estraggono, sulla base delle quali la Procura della Repubblica di Rimini ha chiesto per un primo “troncone di indagine” (Tecnopolo)  il rinvio a giudizio, sono basate su dati oggettivi. Intercettazioni e documentazioni che lasciano poco spazio all’ipotesi spuria.

Queste cento pagine dipingono un quadro degno della molto citata e poco compresa banalità del male. Venticinque indagati nella relazione della GDF e diciotto imputati nel “troncone Tecnopolo”. Tre principali, più una serie di dirigenti comunali e tecnici privati, che sembrerebbero indicare un approccio di normalità verso certe irregolarità, talvolta veri e propri illeciti. L’unico che non ha ritenuto normale quanto stava accadendo, rivolgendosi di conseguenza alla Procura della Repubblica, è stato l’Avv. Roberto Biagini, all’epoca dell’indagine Assessore ai Lavori Pubblici della Giunta Gnassi.

Si è molto discusso delle motivazioni di Biagini e lo stesso Primo Cittadino Andrea Gnassi si è avventurato in un’accusa di ripicca elettorale, senza invece preoccuparsi di stigmatizzare chi ha, forse, agito alle sue spalle. La ricostruzione di quanto accaduto, tuttavia, non lascia dubbi sulla correttezza dell’azione di Biagini e sull’ineluttabilità del suo esposto in Procura. Aveva abbastanza elementi per pensare che qualcosa di strano stesse avvenendo nel settore dei lavori pubblici e, di conseguenza, l’unico interlocutore qualificato era la magistratura. Pena rimanere lui stesso compreso in un’indagine che aveva comunque già mosso i primi passi.

Cominciamo dall’inizio, con fatti che forse i più conoscono già sommariamente. E’ importante, però, non saltare nemmeno un passaggio. Come vedrete la questione, nonostante le reazioni isteriche di sindaco e PD, merita di essere osservata nella sua complessità per comprendere quanto certi atteggiamenti, quantomeno discutibili, siano vissuti con banale accettazione in una Città ritenuta sana qual è Rimini.

La vicenda ha inizio nell’estate del 2015 quando Marco Bellocchi, Presidente del C.A.R. di Rimini (Consorzio Artigiano Romagnolo), chiede all’allora Assessore Roberto Biagini se sia a conoscenza dell’esistenza di tale Mirco Ragazzi. Biagini non l’ha mai sentito nominare e, approfondendo il motivo della richiesta, scopre che questa persona, ereditata dalla precedente presidenza del C.A.R., quella di Perazzini, si accredita come “facilitatore” presso gli uffici comunali e che, sempre secondo Bellocchi, crea più problemi di quanti ne risolva. L’Assessore scopre che un “fantasma” vaga per i corridoi di cui è responsabile e, conseguentemente, nel luglio del 2015, decide di aprire una piccola indagine interna.

Roberto Biagini, tra l’imbarazzo degli uffici, scopre che la presenza è più che reale, che ha interessi non meglio specificati in molti appalti riminesi, ma tutti continuano ad insistere sul fatto che si tratti di un facilitatore e che non abbia interessi, né faccia richieste, di natura illecita. Si parla di lui come referente del gruppo temporaneo di imprese che lavora al Tecnopolo, ma anche di contatto per Axia S.r.l., concorrente per l’appalto di Acquarena, che ha anche realizzato la scuola del Villaggio Primo Maggio e quella della Gaiofana. Qualcosa però non quadra e non solo per l’imbarazzo che suscitano le domande dell’Assessore. Almeno un paio di dirigenti lo qualificano come “presentato dalla politica” e, in particolare, da Sergio Funelli, Capo Gabinetto del Sindaco.

Uno sconosciuto, presentato dalla politica, gira con confidenza  tra gli uffici comunali senza che l’Assessore competente lo sappia. Roberto Biagini a questo punto intuisce che la verifica di quanto sta succedendo è al di là dei suoi strumenti e, come da dovere di Pubblico Ufficiale, compila un esposto che consegna nelle mani del Capo Procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli.

Nel dicembre del 2017, in un’intervista al Corriere, Giovagnoli affermava che a Rimini “il Potere forza le regole per favorire il successo economico”, chissà se in quel frangente faceva riferimento anche a quest’inchiesta partita dall’esposto di Biagini. Fatto sta che tramite il Gruppo di Difesa Finanza Pubblica, della Guardia di Finanza di Rimini, parte un’indagine piuttosto complessa, che si svilupperà in diversi stralci e che determinerà richieste di rinvio a giudizio, non solo per quel Mirco Ragazzi segnalato a Biagini, ma anche, a quanto risulta dai documenti di cui abbiamo preso visione, per Sergio Funelli, Massimo Totti (Dirigente dell’Unità Progetti Speciali del Comune di Rimini) e un’altra quindicina di persone, tra cui altri due dipendenti comunali.

Le ipotesi di reato vanno dalla turbativa di gara d’appalto, alla concussione, tentata concussione, trasformatasi poi in tentativo d’estorsione, e ancora  falso ideologico, nonché vari concorsi morali e materiali. Tutto questo per quando riguarda due delle opere più pubblicizzate dall’amministrazione Riminese: Aquarena e Tecnopolo. Le ombre, però, si fanno lunghe anche altrove. Le consulenze tramite le quali, secondo gli inquirenti, pare che Mirco Ragazzi si facesse pagare dei suoi “servigi”, riguardano anche una fattura di 292.800,00 €  contestuale all’aggiudicazione dell’appalto di ristrutturazione del Leon Battista Alberti, ad esempio. Totti, intercettato, si vanta che da tutta la vita, da quando fa perizie di variante, copre errori progettuali, un altro esempio. E sarebbe logico ipotizzare che quanto trattato dalla GDF non sia solo il frutto di un’azione estemporanea. Qui però non siamo dalla parrucchiera. A questo punto occorre ricordare che l’iter processuale è solo all’inizio e che, per alcuni stralci, si è ancora in fase d’indagine preliminare. La verità legale, dunque, è ben lungi dall’essere stabilita.

L’indagine della GDF, tuttavia, mette in luce con scrupolo fatti incontrovertibili che, sebbene probabilmente non andranno tutti ad identificare un reato, sono sicuramente fonte di perplessità in quanto ad opportunità politica e morale. In ordine a questa considerazione riteniamo sia giusto per la cittadinanza conoscere quanto emerge dalle indagini, ossia: A) l’indubbio rapporto di confidenza e circospetta collaborazione tra Mirco Ragazzi e Sergio Funelli e cosa questo producesse, secondo le indagini, nei rapporti del Ragazzi con le competenze degli uffici. B) Cosa è successo con il Bando di Acquarena, che ancor oggi risulta un cantiere abbandonato. C) Perché il Tecnopolo è stato oggetto di un collaudo ritenuto falso dagli inquirenti.

Ma questo (ed altro) lo spiegheremo nelle prossime puntate. Restate sintonizzati.

@DadoCardone

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Scandalo Tecnopolo – Roberto Biagini svela il contenuto delle indagini.

Rimini: L’avvocato Roberto Biagini svela il contenuto delle indagini GDF su Tecnopolo e Acquarena.

A qualche anno dalla conclusione delle investigazioni della Guardia di Finanza, a reati già formalizzati, si ha la possibilità di capire i contenuti dell’indagine che ha coinvolto dipendenti del Comune di Rimini, nonché un cospicuo numero di soggetti privati, nelle irregolarità degli appalti di Tecnopolo, Acquarena ed altri tronconi di procedimenti penali conseguenti.

Il mezzo di questa conoscenza, ancora una volta, è l’Avv. Roberto Biagini, l’ex Assessore della prima giunta Gnassi, che si rivolse con un esposto alla magistratura, a causa di un soggetto non meglio identificato che faceva i suoi comodi negli uffici comunali, tale Mirco Ragazzi e che pare essere il perno di un sistema poco chiaro. Contestualmente alla conferenza stampa, da egli stesso convocata, Biagini ha condiviso i contenuti documentali ottenuti. Nel video qui proposto il riassunto degli avvenimenti e il motivo della decisione.

Nel frattempo già le prime reazioni. Quella di Andrea Gnassi in particolare, che accusa il suo ex assessore di aver voluto “ribaltare il tavolo” per non essere stato scelto nelle liste delle successive elezioni. Cosa che, per inciso, è un falso storico, visto che la denuncia di Biagini è dell’agosto 2015, mentre il Partito gli ha chiesto una candidatura nella primavera del 2016.

Fa Specie che il Sindaco di Rimini, pur nel rispetto del garantismo, scelga un atteggiamento così superficiale, senza stigmatizzare quanto successo negli uffici della sua amministrazione che, per quanto il processo debba ancora decretare una verità legale, non è cosa da minimizzare o barile da scaricare.

N.B.

Abbiamo scelto di proporvi il video della conferenza in versione quasi integrale, i tagli sono solo di vuoti o ripetizione nella discussione. Crediamo sia importante per gli interessati formare una propria opinione, senza apporre una nostra selezione dei contenuti. In un secondo momento proporremo un’analisi del contenuto documentale che riassume le indagini della GDF.

Le 4 puntate dell’inchiesta di Citizen sugli appalti di Acquarena e Tecnopolo:

@DadoCardone

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Strange days. Filantropia Fascista.

Strane giornate queste. L’Italia sembra finalmente accorgersi di essere percorsa da un triste sentimento fascista e, senza più Salvini al Ministero degli Interni, il Karma sta scodellando una serie di ironici contrappesi sulle spalle dei camerati.

Il primo e più discusso scherno del destino è l’oscuramento Facebook delle pagine fasciste di CasaPound e Forza Nuova. L’ironia, tuttavia, non è certo scaturita dalla chiusura delle pagine, ma dalla conseguente richiesta di Democrazia da parte degli interessati. Che dire… Democrazia, non puoi vivere con lei, né senza di lei.

Un altro fatto molto divertente è stato il vocale contro l’oscuramento social spedito da un non meglio identificato rapper fascista a una trasmissione di Radio Capital. Il poeta “nero” ha promesso una rivalsa in rima, tra l’altro stilisticamente non male, se non si considera il contenuto. Il poverino però ha avuto la sfortuna che dall’altra parte, a rispondergli in freestyle, ci fosse il Premio Campiello Michela Murgia che, in scioltezza, ha dissato* il malcapitato.

La notizia della settimana che fa più ridere, però, arriva da un protagonista nostrano de le disavventure del piccolo fascista, che prima o poi si renderà conto del motivo per cui non gliene va bene una. Lui è Mirco Ottaviani, il “fascista in camicia bianca”, come ama definirsi e, proprio in questi giorni ha patteggiato 6 mesi e un risarcimento di 500 euro in favore di Giovanni Cutugno, un segretario Fiom-CGIL coinvolto suo malgrado in un tafferuglio a Forlì. Il lato comico? Cutugno ha voluto che il risarcimento fosse accreditato a Mediterranea Saving Humans, quindi, Ottaviani direttamente (non con il conto del suo avvocato) ha bonificato per finanziare la Mar Jonio nella sua azione di salvataggio.

Ora… io lo so che sono troppo romantico, ma mi piacerebbe che uno dei ragazzi salvati, con i soldi di Ottaviani, trovasse l’amore di una bella ragazza bianca della provincia di Rimini e che chiamassero il loro primo figlio Mirco, in onore del benefattore. Chissà…

P.S.

Per dovere di cronaca e sempre in ossequio all’ironia Karmica, mi corre l’obbligo di sottolineare che, mentre Ottaviani patteggiava, nell’aula a fianco andava in scena un altro processo sempre a carico di FN. Quello per il reato di istigazione all’odio contestato a causa al finto funerale messo in scena nella voluta concomitanza di un matrimonio gay. Cesena Today ci informa che due dei 12 imputati si sono ravveduti, sono usciti da Forza Nuova ed hanno dato una mano ad organizzare il Gay Pride. Giorni strani per il fascio.

* Dissing è un termine di slang afroamericano derivante dalla parola disrespecting (mancare di rispetto). L’utilizzo di questa espressione si è diffuso a livello internazionale anche nei paesi di lingua non anglofona, soprattutto in ambito musicale.

@DadoCardone

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Ma Grillo sta preparando un vaffa speciale per Di Maio?

Dopo la rivelazione del quesito su Rousseau, Grillo comincia a chiamare per nome Di Maio sui suoi post. Si deve preoccupare?

E’ deciso. Si andrà al voto su Rousseau. Il quesito, pubblicato sul Blog delle Stelle è questo:

“Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”

La domanda nasconde in se stessa uno sgarbo istituzionale, ma anche una grossa provocazione nei confronti di Grillo. L’elevato in questi giorni, dopo aver evitato che il Movimento andasse al voto, risulta molto produttivo, ma anche molto nervoso. Nei suoi post tira fuori di tutto, dai dialoghi con Dio al neurologo, per continuare ad orientare la sua creatura che, mai come prima, appare disorientata.

In tutti quei post, che parlano fondamentalmente di poltronofilia, c’era, almeno fino ad oggi, un protagonista occulto: Luigi di Maio.  Dopo aver evitato che il Movimento, di cui sembra si consideri ancora garante, andasse al voto e dopo la riunione di Bibbiona, tra i due è evidentemente  in corso una lotta per il potere. Beppe tira la barra da una parte con i suoi post e l’influenza che gli è rimasta. Luigi lo fa tenendo in forse l’alleanza PD, con pretesti speciosi e la richiesta di una poltrona importante.

Ora. Il quesito su Rousseau, oltre ad essere uno sgarbo istituzionale, perché condiziona un percorso di regole voluto da Mattarella, è anche una provocazione verso il Guru. La domanda infatti è insolitamente diretta e non chiede di valutare programmi o cose del genere. Chiede se si vuol fare un governo con il PD. Va da sé che, dando una risposta positiva a ciò per cui qualsiasi grillino fino a ieri avrebbe fatto Harakiri, ne uscirebbe avvalorato il suo lavoro di trattativa rispetto all’indigeribile.

A Grillo, con l’ultimo post l’ipnologia dell’Elevato, non rimane che dare un’ulteriore lucidata alla figura di Conte per non rischiare :

“E’ l’unico che ha una casa dove andare, che possiede un filo conduttore interiore: una persona eccezionale perché capace di rimanere normale, non sono tantissimi.”

Ma, per non cedere totalmente in campo, anche una strigliata al suo ex pupillo e questa volta lo fa usando il nome:

“Tre teste, si, una rivolta a Luigi, incazzata ed ancora stupefatta per l’incapacità a cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose. Con i punti che raddoppiano come alla Standa.”

Ora. Forse non tutti ricorderanno che Beppe Grillo è l’uomo che ha atteso vent’anni per  una vendetta, ossia quella di strappare la Rai dalle mani di quei partiti tradizionali che l’avevano cacciato. Noi, se fossimo in Di Maio, non dormiremmo sonni tranquilli sapendo di aver rovinato i suoi (l’Ipnologia è lo studio del sonno). Magari in uno dei prossimo post lo chiama anche per cognome.

P.S.

Una volta gli basta anche non nominarla una persona per far cadere interi MeetUP.

@DadoCardone

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Salvini a casa (ringraziando la Madonna).

Si direbbe il canto del cigno, ma, data la forma fisica e l’espressione perennemente come di chi ha appena esagerato con la merenda, forse bisognerebbe cambiare animale. Il senso però rimane quello ed è l’addio alla poltrona di Matteo Salvini.

Ieri Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, rimettendo il suo mandato al Presidente della Repubblica ha definitivamente messo fine alla triste alleanza tra il Partito di Di Maio ( inutile ormai chiamarlo 5 Stelle) e il pazzo che, a forza di giocare “il doppio o niente”, era quasi diventato Premier con un partito di razzisti omofobi del 17%.

Sì 17%, perché una cosa è una preferenza rilasciata al sondaggista, un’altra è il voto che esprimi in cabina e la Lega aveva preso il 17%, posizionandosi dietro il PD di Renzi, Boschi, Lotti etc. Abbiamo corso un bel pericolo comunque. Il Bauscia del Papete stava per infilare un’altra delle sue scommesse assurde andando al voto contro una serie di partiti tra l’inutile e il convalescente. In un’Italia con una forte astensione quel 39% dei sondaggi avrebbe potuto rivelarsi una triste profezia.

Chi ci ha salvato? Il Partito di Di Maio che si è accorto del pericolo? Proprio no. Giggino ancora si sta chiedendo cosa sia successo. Conte con le sue dimissioni? Quasi. L’elegante Giuseppe una mossa l’ha azzeccata: rivolgersi a Mattarella. Il Quirinale ha riportato tutto nell’ambito della Democrazia Parlamentare, sottraendo le decisioni per il Paese a rosari della Madonna Incoronata e like su Social. Conte, portando la crisi in Parlamento, si è sottratto a tutto questo, mentre il socio di maggioranza era in stato confusionale, ed ha spento Salvini con le regole. Non per niente ha cazziato l’atteggiamento della sua intera maggioranza e ringraziato il Presidente della Repubblica per i suoi consigli.

Come l’ha presa Matteo Salvini? Male, molto male. La sua ultima linea di difesa è stucchevole quanto la sua abitudine di menar rosari per aria. Sostiene che PD e M5S erano già d’accordo da mesi e che era già tutto deciso per farlo fuori. Fosse così, sarebbe anche lui complice del complotto contro se stesso, visto che ha fatto tutto da solo. Ma, si sa, ognuno si rivolge al suo pubblico, come d’altronde fa l’altro Matteo, il Renzi. Lui sputa su tutto, perché il suo obiettivo non è la responsabilità di cui parla, ma fare fuori Zingaretti portandolo al voto contro Salvini e vedere poi se i tempi sono maturi per il suo nuovo Partito. In tutto quello che dice però accenna, forse per la prima volta nella sua vita, ad una grande verità. Consiglia infatti a Salvini di non affidarsi troppo ai sondaggi e ai cortigiani che ti osannano, perché poi, quando perdi, spariscono tutti. Lui lo sa. Amen.

Cosa si profila all’orizzonte? Votazioni, no. Le vogliono solo Salvini e Renzi. Governi di scopo su pochi punti e breve durata non se ne parla. L’unica soluzione che ha senso portare avanti è un accordo di Governo serio tra il Partito di Di Maio, il PD e magari LeU. Conte resterà? Un Conte-bis non andrebbe bene ai nuovi azionisti, l’hanno già detto, ma un posticino per lui lo trovano sicuro, magari in Europa come è già successo ad illustri precedenti. La cosa più interessante, secondo chi scrive ovviamente, sarà constatare se Di Maio, dopo la figura da caciotta appesa ad affumicare, sarà ancora Capo Politico o lascerà spazio ai naturali interlocutori del PD (Fico per dirne uno). Sicuramente gli sarà negata la possibilità di intestarsi più posizioni di quante ne possa sostenere, sempre ammesso che anche una sola non sia già troppo gravosa. “Son ragazzi meravigliosi”, come dice Beppe, ma forse è meglio che, prima di avventurarsi in altro, qualcuno gli faccia fare un bagnetto d’umiltà. E’ stato veramente triste sentire dire a Patuanelli, Capogruppo al Senato per il Mov, dopo tutto quello che è successo, “noi siamo il Movimento 5 Stelle e non abbiamo paura di niente. “. Il non avere paura a volte è dato dal coraggio, il più delle occasioni però è determinato dall’incoscienza. Forse una riflessione su questo bisognava farla.

In ogni caso Salvini è disattivato e questo già cambia le prospettive. Certo non sparirà, come a un certo punto fa persino la peperonata che ti è rimasta sullo stomaco alle 3 di notte, ma il fatto che da oggi i rosari in Calabria, per la gioia dell’  Ndrangheta, li alzi solo a suo nome e non a nome del Ministero dell’Interno è una bella consolazione.

Contestualmente ci sentiamo di consigliare un nuovo utilizzo per “la Bestia”, l’armata social di Salvini. Che la usino per le recensioni ai ristoranti, magari riescono a continuare a mangiare gratis (o a farsi accettare pagamenti in Rubli.)

Era un bel giorno per morire Matteo?

P.S.

Neanche a farlo a posta nello stesso momento i naufraghi raccolti da Open Arms venivano fatti sbarcare. Come dire… ogni volta che cade un Salvini si apre un porto.

@DadoCardone

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Quando anche la Cgil si mette a trollare le pagine dei normali utenti Facebook.

Rimini: quando un addetto stampa della CGIL ti viene a trollare sulla pagine FB, ti viene il dubbio che la recente figura di Landini al tavolo di Salvini abbia lasciato una brutta ferita.

Non c’è nulla da fare, la comunicazione è cambiata definitivamente. E’ diventata isterica, a senso unico, traboccante di particolarismo, benaltrismo e, diciamocelo, anche molto approssimativa. Tutte cose che sappiamo già, ma che è bene ribadire nel momento in cui un addetto dell’ufficio stampa di un corpo intermedio dello Stato, seppur territoriale, ti viene a trollare sulla pagina personale e vuol avere pure l’ultima parola.

L’occasione è la visita di Maurizio Landini a Rimini in cui, con un po’ di prosopopea, richiama una “regressione culturale” riferendosi al lavoro stagionale. Il mio commento, buttato lì, perché a volte non si ha animo di fare la guerra, ma una testimonianza è questione esistenziale, è stato il seguente: “Ecco bravo, fai i tavoli di con Salvini, che la risolvi la regressione culturale.”

Il richiamo, lontano dalla pretesa di avere un peso, era alla recente figuraccia di Landini. Ricordate? Quando ha portato la CGIL a un tavolo di consultazione con il Ministro dell’Interno, che in quel momento era Salvini Segretario della Lega, senza invece pretendere di interloquire con il suo punto di riferimento naturale: il Ministero del Lavoro. Ma di più. Al tavolo era presente solo personale politico della Lega, compreso un certo Siri fresco di licenziamento, di cui la cronaca ci ha ben rappresentato le pene che lo rendono politicamente inopportuno.

Un errore? Che lo fosse lo ha capito anche Landini, tanto è vero che il giorno dopo si è affrettato a dichiarare: “Credevamo di partecipare a un incontro governativo. Nessuno ci strumentalizzi”. Forse dobbiamo considerare che dal 2005 a oggi il caro Maurizio non abbia accumulato esperienza necessaria per riconoscere un incontro governativo?

Fatto sta che il suo classico atteggiamento burbero e il suo dito a mezz’aria (nessuno ci strumentalizzi!), non hanno evitato la riflessione su quanta parte della crisi che stiamo vivendo sia anche responsabilità dei corpi intermedi e del loro modo di relazionarsi con chi occupa le Istituzioni. Trovo personalmente valido il sintetico e ficcante commento di Rino Formica, pubblicato sul Manifesto, mica su Libero. “Quando il sindacato non ha un interlocutore istituzionale” – dice l’ex  più volte Ministro, l’inventore della definizione “Nani e Ballerine” – “ma va da chi lo chiama si autodeclassa a corporazione: vado ovunque si discuta dei miei interessi. Allora: non c’è un governo, perché la sua attività è stata espunta; non ci sono i partiti né i sindacati. È la crisi dei corpi dello stato. Si assiste a un deperimento anche delle ultime sentinelle, l’informazione, la magistratura.”

Ma quanto è gradito l’invito a questo tipo di riflessione da parte delle diramazioni territoriali del sindacato? Non ho a disposizione una statistica, per cui posso parlare solo della mia esperienza personale che, nella fattispecie, è quella di un responsabile ufficio stampa della CGIL di Rimini che viene a tentare di avere l’ultima parola su un banale post di Facebook. Un’opinione di cui si erano accorte dieci persone. Quest’aggressività, secondo la mia irrilevante opinione, nasconde un imbarazzo che non è solo per la cappella del leader maximo. Se tutti la considerassero tale avremmo già finito di parlarne da un pezzo.

Molti pensano, ma in pochi lo dicono ad alta voce, che la percentuale degli iscritti alla CGIL che votano Lega è enormemente cresciuta, tanto che il Sindacato da Rosso sta virando al Verde. Non sarà così, ma quel che sembra è che Landini abbia ceduto al “lato politico della Forza”, dimenticandosi di essere il Segretario del più antico sindacato italiano. Sì, poi il giorno dopo puoi dire anche che Salvini ha la mamma mignotta e che ti hanno fregato, ma tu a quel tavolo ti sei seduto, hai aperto la minerale e magari hai pure chiesto se c’erano dei salatini (per dire).

A chi vi scrive non resta che ribadire dal suo cantuccio quanto sia triste la sistematica corrosione di tutti i valori istituzionali, dal Senso dello Stato, alla capacità dei corpi intermedi nel farsi organo di prossimità. Poi ognuno può dire che è colpa dell’altro, ma senza principi cui tenersi saldamente è facile finire per raccontarsela e costringere poi dei poveri addetti stampa a raccontarla a loro volta, persino nei piccoli post di Facebook.

@DadoCardone

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La Cura Di Maio per una Lega vincente.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

La situazione irrisolta, semplicemente perché non affrontata, è rimasta come una zavorra di cui nessuno ha il coraggio di liberarsi, ma che ognuno sa identificare chiaramente, delegittimando, di fatto, ogni successiva decisione del Capo Politico. Il ruolo di Di Maio è fortemente in discussione, tanto è vero che attualmente i suoi due soli alleati sono Salvini, a cui permette di fare qualsiasi cosa, e la minaccia di andare tutti a casa.

L’ultimo caso di questo logorio della sua autorità, emblematico, è l’abbandono di Max Bugani l’uomo legato a doppio filo con la dirigenza che conta, quella di Davide Casaleggio. Il suo forfait non è certo dovuto ad un’intervista che Di Maio non ha gradito, come si è detto, ma a qualcosa che si sta muovendo alla Casaleggio e Associati.

E’ indubbio che nessuno possa passare indenne da questa emorragia di consensi a favore del socio di minoranza, ormai talmente spavaldo da mostrarsi senza reggiseno al Papete, prima di pretendere dal Senato un voto di fiducia su una legge contro le ONG, che metterebbe a posto tutte le sue recenti sconfitte. Una legge su cui Mattarella pare avere diverse riserve. Ormai Salvini è in trans agonistica. Ringrazia la Madonna e sbeffeggia la paura dei 5 stelle di lasciare le poltrone dalle quali avevano “sconfitto la povertà”.

Lui, Matteo Salvini, paura non ne ha. Quello che ha ottenuto fin’ora è al di sopra di ogni aspettativa. Un partito con il 17% delle preferenze, già un Himalaya come meta per una formazione turpemente sciovinista, che raggiunge il 39% nei sondaggi, usando la schiena del socio di maggioranza, non si era mai vista. Ed è questo il risultato più ragguardevole della “cura” Di Maio. Ora il segretario leghista è pronto per prendersi veramente il centrodestra unito e ogni giorno tira un po’ di più la corda, sapendo che può solo vincere. Se i 5 stelle insistono a mantenere questa alleanza suicida lui ottiene cose, tipo decreti sicurezza che sfidano le convenzioni internazionali e opere pubbliche come la TAV che nessuno elettoralmente voleva. Se Di Maio dovesse mai tirare fuori gli attributi, il che non vuol dire fare dichiarazioni caustiche mentre “sboccia” nei locali della Casta in Sardegna, Salvini ci guadagnerebbe le elezioni al massimo storico della sua forza elettorale.

E che dire delle maggioranze multiple di cui gode? La TAV, ad esempio, la può fare sia con la maggioranza naturale, che con il collaudato duo PD-Forza Italia. Ma il contratto non la prevedeva ‘sta cosa?

La situazione, dunque, pare essere proprio questa. Luigi Di Maio è un capo delegittimato a cui è permesso, non si sa in virtù di cosa, di continuare a tenere la barra in direzione degli scogli. Salvini è un giocatore sotto “anfetamina politica”, esaltato dalle prospettive di vittoria ovunque guardi. Anche perché, diciamocelo, non esiste opposizione. Il Partito Democratico è stato di nuovo capace di rompersi, frantumato da una semplice richiesta di sfiducia, di cui due correnti volevano prendersi il merito.

Prima o poi la corda si romperà e nessuno, tanto meno un Movimento sfinito e svuotato dalla sua stessa inedia, avrà alternative credibili da proporre. L’unica valida sarebbe un Movimento, senza Di Maio, in combinazione con un PD, senza Renzi. E non si parli di alleanze impossibili per principio, dopo la Lega non esistono più.

@DadoCardone

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Scacco Matto in una mossa (arcigay)

Rimini: Il Consigliere Mario Erbetta sostiene che l’omofobia non esiste. Marco Tonti gli espugna il banchetto. Scacco matto.

Questo pezzo parla di due persone, che più in antitesi di così non si può. Una è Mario Erbetta, una strana creatura elettorale nata dall’incrocio contro natura della sinistra di Gnassi con la destra di Pizzolante. L’altra è Marco Tonti, impegnato Presidente Arcigay di Rimini forgiato da un’instancabile militanza e ispirato da Franco Grillini, deux ex machina delle lotte per i diritti omosessuali in Italia.

Già l’estrazione dei due potrebbe segnare la differenza, ma ce ne sono tante altre, la più evidente delle quali sta nell’atteggiamento. Tonti è estremamente produttivo ed efficace, basti pensare al Rimini Pride. Con i suoi collaboratori è stato capace di dare vita, proprio a Rimini, ad uno dei Gay Pride più belli e partecipati a livello europeo, ma fa quasi fatica a prendersene il merito. Un eroe modesto.

Erbetta si è invece distinto per essersi fatto tagliare la siepe da una partecipata pubblica e per aver abbandonato la maggioranza che gli aveva permesso di fare il Consigliere Comunale, andandosi a ricollocare nella vera destra, nell’altra sponda (ridete pure di questo doppio senso, perché è voluto). Ebbene lui è tutto fuorché modesto, anzi. Ha addirittura creato un hashtag (#erbettapensiero) che dovrebbe agevolare quelli che in rete dovessero cercare le sue perle filosofico-politiche. Post che pare non legga nemmeno sua moglie, o perlomeno non gli mette il like.

Cosa c’entrano queste due persone l’una con l’altra? Ancora una volta la politica è facilitatrice dell’incontro-scontro di due pensieri che, potendo, si eviterebbero senza troppi patimenti. Erbetta però, oltre a tante altre uscite, da intollerante travestito da conciliante, ha avuto il coraggio di sostenere che “l’omofobia non esiste.”. Ora… a parte la dabbenaggine del pensiero, come volete che l’abbia presa uno come Tonti, che da anni viaggia per tribunali alla ricerca di Giustizia contro chi l’omofobia la pratica quotidianamente?

L’ha presa bene. Nel senso che non ha deviato il corteo del Rimini Pride fino alla siepe di Erbetta, in un assedio che il meschino si sarebbe ben meritato. Ha preferito recapitargli un messaggio fino al banchetto dal quale il Consigliere Comunale dovrebbe praticare la nobile arte della pubblica rappresentanza.

E’ successo così che, durante una manifestazione in Consiglio, dedicata al centenario della nascita di Primo Levi, Marco, uno dei partecipanti attivi, ha lasciato una bandierina Rainbow e un messaggio proprio sullo scranno usualmente occupato da Mario Erbetta. Il messaggio, corredato da un report 2108-2019 sull’omofobia recita così:

Caro Erbetta, la prossima volta si informi meglio. L’omofobia ferisce e uccide. Negarlo è disumano.

Che dire. Scacco matto, gentilmente offerto dal Presidente dell’Arcigay Alan Turing di Rimini, che probabilmente il pregiudizievole Erbetta Pensiero si immaginava in pantaloni di pelle e crisi isterica, indifeso contro la sua logica revisionista. Quando i pensieri hanno pesi diversi.

Il peso sarebbe diverso anche elettoralmente perché, nonostante la modestia di Marco Tonti e le posizioni poco digeribili per la società “benpensante”, il confronto diretto fra i due sarebbe impietoso. Siamo sicuri che Erbetta finirebbe per campi. Chi vi scrive non avrebbe dubbi sulla preferenza da assegnare. Anzi, mi allargo: e se cominciassimo a pensare ad un Sindaco Gay? (Dichiaratamente gay).

P.S.

«Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti». (Primo Levi).

@DadoCardone

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Il costruttore di barche di Daniel Gumbiner.

 Landau Editore. 247 pagine – 18,50€ al momento del mio acquisto.

Prendi un protagonista tossicodipendente. Fagli incontrare un costruttore di barche eclettico, pedagogo e un po’ filosofo. Ambienta il tutto in un paesino della costa del nord della California, dove la metà degli abitanti ha fatto parte di una setta e da dove si muove uno spacciatore internazionale che scorazza per il pacifico. Può, da tutto questo, nascere un libro noioso?
Sì, Daniel Gubiner l’ha scritto e c’è riuscito nonostante i suoi personaggi abbiano strenuamente resistito perché così non fosse.


Berg è un ventottenne irrisolto in fuga dalla città. Un trauma cranico l’ha fatto diventare un tossico che divora analgesici e psicofarmaci. Per procurarseli è disposto anche a violare domicilii altrui e rubare negli armadietti dei medicinali. Ruba anche a casa di Alejandro, il costruttore di barche che poi diventerà suo mentore.


E poi basta. Questo è ciò che c’è di interessante nella trama. Alejiandro cercherà di insegnargli a vivere il momento, mentre Berg entra ed esce dalla sua tossicodipendenza senza soluzione di continuità. In mezzo, descrizione di fatti e personaggi che sembra il bugiardino di un medicinale.
Non c’è ritmo, non c’è emozione, non c’è evoluzione, figurarsi poi se c’è un finale. Impossibile appassionarsi a nessuno dei personaggi. Nemmeno ad Alejiandro, che potenzialmente è un fenomenale maestro di vita, ma poi non rivela alcuna verità fatale, neanche offrendosi come esempio.
Questo libro non mi ha lasciato nulla, a parte una mandibola lussata a suon di sbadigli.
Non lo consiglio.

@DadoCardone

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Zucchero e Catrame di Giacomo Cardaci.

Fandango libri. 282 pagine. 17,50 € al momento del mio acquisto.

Ultimamente sono fortunato e, scegliendo quasi ad istinto, incappo in bei libri. Zucchero e Catrame, scritto da un 33enne, è un libro intenso, crudo, che non lascia un solo alibi al protagonista delle sue pagine.


Cesare è un ragazzo sbagliato. Lo sa dalla prima elementare. Da quando i suoi genitori, suo fratello, i suoi compagni di scuola, la suora insegnante del collegio, glielo fanno notare. Solo Giovanna, la vicina, comprende, accetta e incoraggia la sua natura, comprandogli Barbie, cucendo vestiti per loro e regalando accettazione al bambino. 


Giovanna però non basta e Cesare si porta dietro la sensazione di essere inadeguato fino all’adolescenza quando, trasferiti nella periferia degradata di Milano per volontà del padre criminale, conosce Gabbo. Il coetaneo è libero, prepotente, maschio come lui vorrebbe essere. Se ne innamora, ma tramite lui toccherà il fondo più buio della sua alienazione, cedendo a comportamenti che lo porteranno in carcere.


Cardaci ha un bel modo di scrivere e mettere in fila i pensieri. È diretto e, sebbene non risparmi al lettore particolari molto duri, non rimane mai in superficie, tratteggiando con precisione la psiche e le relazioni del suo personaggio.


Lo consiglio perché questo è un bellissimo romanzo su ciò che può fare giudizio degli altri e di come i nostri sensi di colpa completino l’opera.
CONSIGLIATISSIMO, anche per omofobi… Non si sa mai un lampo di comprensione li attraversi.

@DadoCardone

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Nella Notte – di Concita De Gregorio. Recensione.

Edito da Narratori Feltrinelli. 236 pagine. 16,50 euro al momento del mio acquisto.

Nella Notte, di Concita De Gregorio, è un romanzo dalle molteplici qualità. La lettura è densa e veloce. Il tema, l’uso che il Potere fa dell’Informazione, è trattato con competenza e, infine, non sono assenti richiami alla riflessione etica e deontologica.

Tutte le qualità di questo libro sono stretta conseguenza della storia personale dell’autrice, una giornalista con trent’anni di cronca politica all’attivo, che ha costatato sulla sua pelle il prezzo della corretta informazione.

La storia è quella di Nora che, nella sua tesi di dottorato, ricostruisce i fatti politici che portano alla mancata elezione di un Presidente della Repubblica Italiana. La sua tesi, da cui le viene imposto di togliere un decesso che solleva parecchi dubbi, attira l’attenzione di chi, a Roma, gestisce il flusso delle Notizie, a volte inquinandole, a volte usandole come leva per interessi personali. Un gioco in cui tutti sembrano essere, contemporaneamente, sia vittime che colpevoli e dal quale la protagonista cercherà di prendere le distanze con crescente convinzione.

Concita De Gregorio poggia questo suo libro su una straordinaria analisi dei metodi di chi influenza le notizie, servendosi anche della falsa libertà della Rete, ormai strumento nelle mani di chi ha meno scrupoli.

I personaggi sono gli stessi della nostra quotidianità informativa. E’ facile riconoscere Renzi, Berlusconi e i vari faccendieri che si adoperano alternatamente nelle fila del Partito dei Giusti (PD), o in quello delle Vestaglie (Polo delle Libertà). Non è nemmeno tanto difficile capire che il Presidente non eletto sia in realtà Romano Prodi. Nonostante tutto appaia in qualche modo familiare, l’impietoso quadro che Concita dipinge della politica italiana lascia talvolta esterefatti mentre, al contempo, non si riesce a negarne la plausibilità.

Ha anche un po’ il sapore di rivalsa questo libro, forse per il tempo che la De Gregorio ha dovuto passare senza occuparsi di politica, ma questo non intacca l’analisi puntuale di come l’opinione non qualificata sia stata elevata al rango di fatto oggettivo. Una confusione incoraggiata da chi, dietro le quinte, gestisce la “verità“.

Questo libro pare essere nelle sue conclusioni un appello e un monito. Una sollecitazione a chi fa il lavoro dell’Informazione, un invito a reagire per sfuggire a certe logiche. E’ anche un’avvertimento per chi, ingenuamente, identifica il visibile della notizia come qualcosa in divenire e non come il risultato di qualcosa già avvenuto. Magari deciso “Nella Notte”.

Lo consiglio con convinzione e mi sento di suggerire che, per molti, questa lettura potrebbe essere addirittura formativa.

@DadoCardone

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Le sette morti di Evelyne Hardcastle – di Stuart Turton.

Neri Pozza Editore. 523 pagine. 18,00 euro al momento del mio acquisto.

Vi piacciono i gialli, dalle tinte noir, con una bella dose di mistero? Questo libro, che fra l’altro è un esordio, fa proprio per voi. In un’ambientazione alla Agatha Christie, Stuart Torton architetta una trama alla Black Mirror che rende onore alla sua laurea in filosofia.

L’espediente narrativo potrebbe sembrare il classico “mi risveglio nello stesso giorno fino a che non ho capito la lezione”, ma la linea è assolutamente più originale. Se dovessi usare una metafora direi che questa trama è come un vaso di cristallo lasciato infrangere a terra, che il protagonista deve rimettere insieme. Il problema è che mentre lo fa il vaso cambia forma.

Aiden Bishop si sveglia da un numero imprecisato di anni intrappolato nella coscienza di una persona in cui non si riconosce. Proseguendo capisce di essere a Blackheat, la tenuta degli Hardcastle. Il luogo è stato teatro di un oscuro omicidio e, 19 anni dopo, viene data una festa i cui invitati sono gli stessi presenti alle oscure vicende del passato.

Il protagonista avrà a disposizione 8 incarnazioni, da spendere nella stessa giornata, per scoprire il colpevole di un nuovo omicidio che avverrà la sera stessa. Non può decidere volontariamente in chi incarnarsi e il salto da un corpo all’altro avviene solo se muore o perde i sensi.

Così Aiden Bishop si trova a lottare non solo con due antagonisti e uno spietato assassino, ma anche con le debolezze e le oscurità delle sue incarnazioni, in cui rischia di perdersi continuamente.

Ho trovato sorprendente il modo in cui l’autore mantiene la coerenza in una trama che si può rompere da un paragrafo all’altro, data la complessità del meccanismo, ma questo non fa altro che rendere il tutto più avvincente.

L’ho divorato. Consigliatissimo.

@Dadocardone

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Metodo SGR

Quello che sta succedendo alle Amministratrici del Gruppo Facebook Ubriachi di Gas ha dell’incredibile. Mirella Guzzo e Marisa Grossi, le ideatrici del famoso gruppo di protesta contro il caro bolletta SGR, hanno ricevuto la visita della Polizia Postale. Le abitazioni perquisite, smartphone e personal computer sequestrati. Perché?

Il Pubblico Ministero Paola Bonetti ha ritenuto ci fossero gli estremi della violazione dell’articolo 513 del codice penale, l’altisonante “Turbata libertà dell’industria e del commercio”.  In parole povere, secondo l’ipotesi di reato, Mirella Guzzo e Marisa Grossi, avrebbero ideato un sistema fraudolento in grado di rubare clienti ad SGR e ridistribuirlo ad altri operatori interessati. L’ipotesi si basa sul fatto che le due Amministratrici, una direttamente e l’altra indirettamente, hanno a che fare con aziende del settore. Questo, secondo quanto suggerito da SGR, ha a che fare con l’interesse doloso, più  che con la competenza dimostrata nel rappresentare le esigenze degli iscritti.

Ora… quello che penso veramente non lo dico, perché, vista la “sensibilità” della magistratura rispetto ai problemi di SGR, probabilmente finirei nei guai. Però l’articolo 21 della Costituzione, per gli smemorati quello che permette di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, mi permette di mettere sul tavolo un paio di considerazioni.

La prima è che se Guzzo e Grossi fossero realmente in grado di creare gruppi Facebook da 12 mila persone, con un metodo e se senza intercettare uno scontento reale, dovrebbero immediatamente lasciare il loro lavoro e dedicarsi alla politica. Altro che contratti del gas.

Di seguito mi sento di sottolineare che difficilmente questa linea di condotta di SGR produrrà consenso. La gente, come si intuisce da qualche commento alla notizia, la interpreta, a torto o a ragione, come intimidatoria. Probabilmente alla Società del Gas Riminese e alla sua dirigenza importa poco della popolarità, data la posizione preminente sul mercato, ma se lo scopo è tenersi i clienti lo stanno facendo male.

Faccio un esempio personale, giusto per avere la certezza dell’affermazione. Con la mia compagna, dopo aver letto l’articolo sulla cronaca locale, abbiamo stabilito di passare ad altro operatore per le utenze appena possibile. Anche se il contratto fosse peggiorativo.

La suggestione che lascia nell’aria questa vicenda non produrrà nulla di positivo e, a livello comunicativo, lasciatemelo dire, il reparto di SGR che se ne occupa sembra decisamente inadeguato. Non so se pressati dalla Dirigenza o meno, ma sono passati dall’Excusatio non petita (accusatio manifesta) del bonus da 120 mila euro allo scoppiare della protesta, a propiziare l’arrivo della polizia in casa di chi si permette di organizzare lo scontento. Tra l’altro secondo regole di civiltà e senza fomentare nessun atteggiamento fuori dalle righe.

Forse (e dico forse) chi ha preteso questa linea in SGR doveva stare un po’ più attento a scuola durante le ore di Storia. Per quanto riguarda questa “storia”, invece, quello che secondo me rimarrà è che: qualcuno ha protestato e gli è arrivata la polizia a casa. I miei complimenti per questo capolavoro didascalico.

Riproponiamo il servizio realizzato tempo fa sull’iniziativa Ubriachi di Gas.

P.S.

Umanamente non posso che sottolineare nuovamente la mia vicinanza a Mirella e Marisa. Per due persone oneste subire una perquisizione e il sequestro di beni personali è sempre uno shock. Coraggio Ragazze.

@DadoCardone

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E il Nautofono fa cilecca.

Oggi, 8 giugno 2019, a Rimini è scesa la nebbia. Erano circa le 12.30, nel cielo c’era il sole e la temperatura era più o meno di 30°, quando all’improvviso si è alzata una nebbia fitta come nei libri di Stephen King.

Cos’è successo? La nebbia è scesa come in un film del terrore nascondendo creature strane, tipo pagliacci assassini e frullatori posseduti? Niente di tutto questo (anche se pare che lo spirito di un tedesco si sia presentato a reclamare una birra al Carnaby Club). E’ successo semplicemente che l’estrema umidità abbia fatto reazione con il caldo.

Un mistero da risolvere però, a ben guardare, ci sarebbe. Vi ricordate la recente inaugurazione del Nautofono, la sirena antinebbia ferma da anni? Quella per cui, durante l’inaugurazione, Gnassi urlava alle barche di passaggio “Finalmente ce l’abbiamo fatta! Sì!” con lo stesso entusiasmo che mostrerebbe se avessero chiuso definitivamente Sharm el-Sheikh deviando tutti i voli a Rimini. Dai, quella che si attiva da sola con la nebbia.

Ebbene, il nautofono non ha mollato un fiato. Muto con un pesce. Poca nebbia? Troppo veloce il passaggio? Non si sa. Però si è verificato lo stesso uno strano fenomeno. Qualcuno ne ha sentito lo stesso il suono, anche se non ha cantato. Sarà stata la nebbia maledetta?

P.S.

Nel video, girato dagli scogli del molo di levante, non si vedono né la ruota, né il grattacielo, tuttavia l’audio originale non riporta alcun suono di sirena antinebbia.

@DadoCardone

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Quando 6 ragazze salvarono il mondo.

Qualcuno lo nega, ma abbiamo un problema. Abbiamo trattato malissimo il nostro pianeta ed ora siamo nei guai, noi più di lui. Nei suoi oltre 4 miliardi di anni è probabile che la terra abbia ricominciato diverse volte, ma la nostra specie non ha tutto questo tempo a disposizione.

Come fare dunque per salvare la nostra casa e noi con essa? In teoria educando le persone al rispetto dell’ecosistema, tuttavia gli adulti sono molto resistenti ai cambiamenti di paradigma. Ed allora, praticamente, ci pensano loro, i ragazzi, i veri intestatari del futuro in questione.

Parlo di Greta Thunberg? No, o perlomeno non solo. Perché Greta è solamente il terminale di una coscienza ecologica già molto diffusa tra i giovanissimi. Me ne sono reso conto una volta di più, mentre stavo a contemplando il mare sul molo di levante, di fronte al Rock Island.

Carlotta, Giulia, Elena, Cecilia, Giorgia e Asia, sei giovani e belle scout erano lì domenica 2 giugno, a salvare il loro pezzo di mondo. Un gesto alla volta, con il sorriso a fior di labbra e la voglia di spiegare a chiunque chiedesse. Tra l’altro è singolare che il giorno della festa della Repubblica, abbia visto solo loro interessarsi veramente alla Res Publica.

E siccome una pratica così bella non poteva rimanere impunita, ho dovuto fare loro questa piccola intervista.

Imitate le ragazze, salvate il mondo.

@DadoCardone

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Hap & Leonard. Sangue e Limonata. Di Joe R. Lansdale.

Einaudi Stile Libero Big. 204 pagine. 17,00€ al momento del mio acquisto.

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Joe R. Lansdale, con oltre 20 romanzi al suo attivo e numerose collaborazioni con la Tv e il cinema, è sicuramente uno dei più prolifici autori del genere crime americano. Hap e Leonard sono i protagonisti di una fortunata produzione, diventata poi anche serie tv.

Sangue e Limonata, fa parte di questa serie di romanzi, ma se ne discosta radicalmente. I protagonisti sono sempre loro. Due uomini, uno bianco e uno di colore, che usualmente risolvono crimini nella cornice del texas orientale, ma che nel romanzo in questione sono ancora due adolescenti. Per cui, per trama e stile narrativo, è da considerarsi uno spin off.

Hap Collins è un ragazzo bianco, Leonard Pine è un adolescente afroamericano, gay, ma conservatore. Si conoscono negli anni ’60, nel cuore dell’America razzista e omofoba, quel Texas tanto caro ad entrambi, ma che proprio non riesce ad accettare la loro amicizia.

Il libro, in una serie di feedback senza soluzione di continuità, racconta proprio di questa amicizia e degli eventi, a volte anche molto traumatici, che hanno costruito il legame che li vede protagonisti sino all’età adulta. Vita povera, scoiattoli fritti, scazzottate, omicidi efferati, ogni ricordo contiene sia cicatrici che nostalgia.

Ma com’è il romanzo? Beh… è inevitabilmente molto Am(m)ericano. Violento, sbruffone, con dialoghi che nessuno concepirebbe mai in momenti di tensione e pericolo, ma proprio per questo appartiene ad un genere con molti estimatori. La scrittura è veloce come una sceneggiatura e la struttura a “mosaico” tiene bene il susseguirsi dei ricordi raccontati. I personaggi purtroppo rimangono molto in superficie, soprattutto quello di Leonard, di cui rimane solo un’interessante premessa. Poi però della genesi di un caso singolare come quello di un picchiatore, nero, gay , conservatore, degli anni ’60, si dice poco e niente.

In conclusione non saprei se consigliarlo. A me personalmente non piacciono i romanzi dove gli eroi sai già che vinceranno dalla prima pagina e nemmeno mi sembra interessante l’uso del testosterone a pioggia su tutto, persino su ciò che muove il protagonista omosessuale. Però se amate il genere Crime Americano, dove si risolvono le faccende con l’atto più feroce che salta in testa, senza che la polizia venga mai a sapere niente, può essere che questo libro faccia per voi. Se non altro è un buon tassello per capire se vi può interessare la serie Hap e Leonard.

@DadoCardone

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