#Andràtuttobene?

#Andràtuttobene?

Premessa. Questo pezzo non è per tutti. Se siete destinatari di eteronomia  o intolleranti ottimisti, lasciate perdere. Non è cosa per voi. Se invece siete persone capaci di apprezzare quel piccolo passo indietro, utile a non spellarsi il naso sulla tela, prego, accomodatevi.

La domanda di questo post è: ma davvero andrà tutto bene? Diciamo subito che se il punto interrogativo è riferito al Covid 19, o Corona per gli amici, sì, andrà tutto bene. Nel senso che passerà, come passa tutto. E’ di queste ore la notizia dell’esistenza di diverse soluzioni pronte da testare. C’è n’è una in particolare. Un anticorpo nominato “47D11”, individuato dagli scienziati di Utrecht e Rotterdam. La virologa Maria Rita Gismondo del Sacco di Milano conferma e tra circa un mese potremmo già avere la cura.

Se invece la domanda si riferisce all’aumento della capacità dell’essere umano di trarre un insegnamento dalle celie del destino, beh… la questione è più complicata. L’essere umano è complesso, si dice, ma in realtà tutta la sua complessità mira a mantenere un’irragionevole stato di incontaminata quiete culturale, che lo porta a farsi poche domande e a riunirsi sotto auto-assolventi slogan. Come appunto #andratuttobene.

Mi spiego meglio. Erik Erikson, un importante psicologo e psicoanalista  passato attraverso due guerre, sosteneva che un individuo può essere vittima del Totalismo quando la ricerca di un’identità si fossilizza su una “categoria da trasformare in assoluto”, a scapito della consapevolezza e della complessità psicologica. Anziché far emergere desideri, conflitti e traumi, che poi sono elementi costitutivi di una personalità, anziché analizzare e affrontare la Storia e le condizioni socioeconomiche, ci concediamo la diabolica panacea di un unico rimedio complessivo. E badate bene che non succede solo agli individui. La Storia racconta che ci cascano intere nazioni e questa pare essere anche la radice del totalitarismo.

Oggi lo Stato si fa paladino di un’immagine unitaria e c’è il fortissimo rischio che noi ci accontentiamo di questo, invece che portare avanti consapevoli richieste di revisione del sistema, a causa di quel senso di Comunità che ci regala. Per una volta ci sentiamo tutti uniti, #stiamotuttiacasa , disegniamo arcobaleni, ci facciamo l’uno il guardiano dell’altro per il rispetto di una norma che, per una volta, è così semplice da comprendere. Stai a casa e lavati le mani.

Specifico per evitare fraintendimenti. Certo che bisogna farlo. Eseguire il mantra intendo: stai a casa, lavati le mani, tieni un metro e mezzo dagli altri. Sappiate però che non sarà questo a far andare le cose bene. L’unica cosa che può far andare le cose per il verso giusto è che tutta questa attenzione, tutti questi cori dai balconi, tutti questi “vip” diventati spontaneamente megafono del messaggio di Stato e tutto questo senso di comunità, non vengano esauriti nella semplice esecuzione. Sarebbe un’eiaculazione precoce della consapevolezza.

Faccio un esempio terra terra per la massima comprensione. Tra un mese arriva l’antidoto. La vita non torna normale. Molti di noi, nonostante gli aiuti, avranno perso molto economicamente. Per qualcuno si parlerà di risparmi, per altri (non pochi) di immediata sussistenza. Tutti, nessuno escluso, dovranno pensare a campare. Si tornerà alla dimensione personale e non penseremo più alla falla che Covid 19 ha messo sotto gli occhi.

Quale falla? Che nel mondo si spendono migliaia di miliardi per guerre che nessuno ci chiama a combattere. Muscoli da mostrare a poveracci che non hanno nemmeno l’acqua o ad altri che, come noi, non hanno nessuna intenzione di usarli. Per i sistemi sanitari invece, che sicuramente dovranno affrontare altre sfide come quella del Covid 19, se non peggio, siamo nelle mani della fatalità. Ce lo ripetono da dieci anni. Domani un pastore, di un posto a caso sulla terra, si becca un virus mutato, copulando con la sua pecora e noi siamo punto a capo. E, se non crediamo alle teorie del complotto, questo domani può essere stato anche ieri. Cosa vieta la simultaneità di eventi pandemici?

Il giorno dopo la sconfitta del Corona Virus sapremo se ci siamo semplicemente arresi alla proposta di una versione totalizzante della realtà o se il senso di Comunità è stato veramente così forte da sopravvivere all’emergenza. Perché, parliamoci chiaro, quando pensiamo che l’emergenza sia transitoria è facile essere ligi, collaborativi e corali. Se ci passa per la testa l’incertezza della soluzione saccheggiamo i supermercati con un filo di gas.

Dunque, se accettate un consiglio vuoto a perdere, gli arcobaleni fateli per i bambini, addolciscono la quarantena a cui, in fin dei conti, ha collaborato la nostra supponenza. Mollate ‘sti hashtag un po’ narcisisti con cui facciamo vedere quanto siamo bravi a ubbidire e partoritene altri che stimolino un cambiamento utile (che poi pure ‘sta parola me l’hanno fatta diventare inutile a forza di cacciarla in ogni slogan). Basta fare la guardia delle passeggiate degli altri dal balcone e cominciate a pretendere il Progresso che, per dirla con Pasolini, è una cosa totalmente diversa dallo sviluppo. Il Progresso si occupa di Felicità. Si occupa delle Malattia, della Fame, della Povertà, dell’Inclusione, della Solidarietà.

P.S.

Mi vien quasi da ridere pensando a quanto inutile sia questo post. Se l’essere umano avesse la capacità di imparare dalla sua Storia saremmo a 1000 anni da qui.

@DadoCardone

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2 thoughts on “#Andràtuttobene?

  1. Ciao penna solitaria….Efficace l’espressione:”Sarebbe un’eiaculazione precoce della consapevolezza”, proseguendo con una metafora sessuale, potrei definire “pregnante” la distinzione pasoliniana tra progresso e sviluppo. Si da il caso che il progresso è ciò che i comuni cittadini , il volgo, desidera e incoerentemente cerca, ma senza ottenerlo. Mentre lo sviluppo, che poi è una sorta di progresso per pochi, è ciò che le oligarchie metodicamente perseguono ed ottengono. Parafrando Massimo Fini sulla democrazia, si potrebbe anche dire che lo sviluppo è il modo di metterlo in cu.. al popolo col suo consenso.

  2. I termini inviluppo e regresso sono due contrari ai concetti qui espressi, ma a ben guardare paiono il Leitmotiv della nostra contemporaneità.
    Come se usassimo la legge di Moore a descrivere l’evoluzione umana.
    Dove la legge di Moore è rappresentata da una retta crescente, di pendenza proporzionale al periodo di raddoppio della caratteristica rappresentata, idem esiste una legge contraria che rende troppo spesso tutto quanto obsoleto, non adattabile, o adattante, all’evolversi dell’accrescimento circostante.
    Questa è l’ATTUALITÀ, che ci macera, ci consuma e non ci consente di apprendere nuovi concetti, che richiederebbero applicazione e non superficialità. L’attualità inoltre brucia lo spazio delle nostre relazioni personali, consumando con le frivolezze quanto di più importante esiste al mondo.
    L’uomo non è in grado di percepire il cambiamento o percepirsi in esso. L’uomo è lineare, subdolamente esponenziale nella sua materia, ma basico nel percepirlo. Una mente bidimensionale in un mondo esadimensionale.
    Per questo sono necessarie le nuove generazioni, per questo serve la morte.
    Proviamo a spiegare la Galassia ad un ragazzo del 1300, del 1700 o del secolo odierno. Proviamo ad istruire sulle leggi fisiche. A forza di insistere i preconcetti calano, la crosta si sfalda ed esce l’omo-novo, di qualunque epoca esso sia. Mentre un vecchio (non solo il mio coetaneo, esistono ragazzi molto vecchi anche oggi), generalmente guarda nel cannocchiale dalla parte sbagliata e vede solo ciò che sa.
    Per rovesciare il paradigma sappiamo tutti cosa serve, ma ognuno la vuol vedere in modo diverso ed è utopia pensarla in maniera anche solo leggermente obliqua rispetto alla precedente.
    Sì perché qui ognuno la vuol dire a modo suo, sulla base della sua memoria e attualità.
    Purtroppo dai gioielli di sciocchezze dette da ciascuno di noi non si costruisce niente, ci vorrebbe un po di letame su cui far nascere fiori… pardon per la citazione.
    Serve uno scritto, una Costituzione, un Piano B e anche il C. Una visione che si allarga ai limiti fisici oggi conosciuti, che già son molto larghi ma sconosciuti ai più.
    Ecco, allora sarebbe utile passare questo tempo di inattività forzata per prendersi tutto il tempo e costruire, ma no.
    I Parlamenti sono chiusi su loro stessi, sui Paesi ed i loro interessi. Londra non si ferma. L’attualità ci trasporta le immonde sentenze di deficienti qualunque che portano voci di interessi da ogni parte del globo.
    Ognuno continua a coltivare l’orto che ha davanti senza guardare la vastità del mondo nella sua interezza.
    Non ne usciamo, come qualcuno ha già detto siamo noi il Virus in questo pianeta, e non manchiamo mai di dimostrarlo.

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