Air Riminum (e poi dice che la gente chiacchiera)

Air Riminum (e poi dice che la gente chiacchiera)

A Rimini la trasparenza non è contemplata. Sì, se ne parla, anzi se ne favoleggia, ma è mezzo poco pratico perché limita la libertà d’azione di chi ha “esperienza” in favore di categorie insignificanti … tipo i cittadini. Così, ad esempio, 300 mila euro non si danno ad Anthea per fare il lavoro cui è deputata, ma si danno ai Ci.Vi.Vo. per farci la casetta di legno. A cosa serve? Mah! Magari a contenere i 500 voti per le elezioni al Consiglio Regionale che la (ufficialmente) candidata Nadia Rossi si mette in tasca (presuppostamente) con la benedizione del suo Segretario Provinciale.

Vedete… il problema della scarsa trasparenza è che poi le persone si sentono autorizzate a formulare delle ipotesi. La gente è malfidente, si sa e allora quando i dati sono pochi, o troppi, costruisce suoi teoremi. Quando, sempre per fare un esempio, si accorge che una società di cui non si conoscono i soci vince un appalto per un aeroporto, dove persino il Sindaco e il Presidente della Provincia sono finiti indagati, qualche domanda sorge spontanea. Poi se nella compagine misteriosa spunta il nome di Laura Fincato, consulente per il Ministero dei Trasporti, comincia a darsi anche qualche risposta. Sbagliata eh! Ci mancherebbe, ma sapete: quando si sparla di indotto e strategia del territorio il cittadino viene nominalmente chiamato in causa ad ogni mezzo trafiletto di giornale, fosse anche il bollettino del fantacalcio, ma poi quando si tratta di rendergli conto non sono fatti suoi.

Tranquilli cittadini. Il mistero è prontamente risolto. Vincere un bando per gestire un aeroporto è una cosa che possono fare tutti, anche senza avere specifica esperienza nel settore. Infatti per il bando Enac si sono presentate compagini formate da elettricisti, albergatori, venditori di abbigliamento, ristoratori in formula catering, aziende che si occupano di verde pubblico, pulizie etc. Nel caso qualcuno si stesse chiedendo se sto scherzando sappia che questi non sono nemmeno i più bizzarri tra i partecipanti. Qualcuno ci ha suggerito anche che una delle compagini avesse in prima istanza scelto un presidente condannato in svizzera per riciclaggio e traffico d’armi.

Tutto ciò è possibile perché il bando permetteva di presentarsi come RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa), molto comodo in quanto, invece di creare una società ad hoc, con relativo versamento di capitale sociale, si possono riunire società che fanno altro, raggiungendo il capitale sociale richiesto. Altre garanzie nella fase preliminare non sono richieste, né per l’esperienza (di solito sono richiesti 5 anni di reale pratica nel settore), ne per la disponibilità economica. Questa volta bastava una fidejussione di 10 mila euro, cifra che non basta nemmeno per il preliminare di vendita di un monolocale.

Perché una selezione a maglie così larghe? Non si sa. Fatto sta che le condizioni esistenti hanno favorito Air Riminum. Non lo diciamo noi, lo dice il punteggio pieno ottenuto senza nemmeno preoccuparsi di usare il bonus della busta C, quella che assegnava un valore a quanto lasciato da Aeradria. In definitiva le condizioni erano ideali per una società, di cui non si conoscono i soci, costituitasi 4 giorni prima della scadenza dei termini di presentazione del bando, che tra le sue fila conta Laura Fincato, ex sottosegretario, con una vicepresidenza nel CDA di Save SPA (gestore degli aeroporti del Nord Est), oggi consulente del Ministero dei Trasporti.

Non deve essere così? E chi lo dice? L’errore, il luogo comune, è pensare che un aeroporto sia quel posto dove la gente sale e scende dagli aerei, ma l’aeroporto è altro. Nel caso specifico trattasi di pura finanza, quel mondo misterioso dove le aziende non valgono per quello che producono, ma per come vengono rivendute all’infinito sul mercato.

Ambromobiliare, l’azienda consulente che ha orchestrato la partecipazione al bando, è, in parole povere, una boutique d’affari. Grazie alle condizioni favorevoli del bando questi “advisor”, come si definiscono, hanno ottenuto l’assegnazione provvisoria di qualcosa che possono ora offrire ai loro clienti (vecchi e nuovi). Cosa abbia influenzato la competizione per essere così benevola nei confronti di questa società non sta a noi stabilirlo, fatto sta che a Rimini ancora una volta è stata scelta una strada che lascia molto spazio all’immaginazione, mentre ci sarebbe stato bisogno di trasparenza.

Probabilmente ora ci sarà il ricorso di Novaport che, secondo quanto dice il legale rappresentante, Andrea Del Vecchio, era l’unica ad avere le carte in regola non per vincere, ma anche solo per partecipare. Novaport Italia, infatti, sarebbe una partecipata di Novaport LCC, società russa che gestisce in proprietà e in gestione maggioritaria 17 aeroporti. Sulla reale parentela delle due società non mettiamo certo le mani sul fuoco, saranno i documenti a parlare nel momento in cui si ricorrerà o, perché no, si denuncerà. Quello che nessuno però ha smentito e che l’offerta di Novaport Italia avesse le caratteristiche di un investimento vero: 40 milioni di investimento iniziale più il mantenimento dei dipendenti attuali , 3 milioni a fondo perduto per risarcire i vecchi creditori e lavori di ampliamento per portare l’aeroporto ad un traffico di un milione e mezzo di passeggeri. Tutto con capitali propri.

Che dire….. se questo era un bluff valeva proprio la pena di andare a vederlo. Invece sono stati scelti gli advisor  a cui Stefano Vitali, indagato, aveva affidato la consulenza per il concordato, bocciato, della precedente gestione. Ça va sans dire.

P.S

“La finanza è l’arte di far passare i soldi di mano in mano, finché non spariscono.”

(cit. ROBERT W. SARNOFF)

Davide Cardone

[@DadoCardone]

 

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