Divieti di Balneazione e l’inutile tutela della Salute Pubblica.

Posizionare il cartello stradale “Curva pericolosa” dopo la curva è, credo siate tutti d’accordo, inutile. Non è la prima volta che dimostro l’inutilità, per come funziona oggi, del controllo microbiologico delle acque di balneazione sulla costa romagnola: nel 2015 la stagione fini con 23 chiusure temporanee, 18 delle quali avvenute quando le acque di balneazione erano già tornate, analisi Arpae alla mano, già idonee.

In alcuni casi, pensate un po’, si chiuse la balneazione “oggi” quando l’acqua era già tornata entro i limiti di legge “ieri”, per poi riaprirla “domani”. Ma da quell’inchiesta giornalistica le sorprese non finirono qui, scoprii pure che a Riccione per 4 volte, nonostante analisi Arpa fuori norma e la conseguente richiesta di chiusura della balneazione da parte dell’ASL, le Ordinanze sindacali a tutela della salute dei bagnanti non vennero mai emesse.

Fatto che portò la Magistratura ad aprire un indagine ancora aperta e che coinvolge l’attuale sindaca Renata Tosi, un assessore, un dirigente comunale e un dirigente dell’Ausl. Rimane il fatto che durante la stagione balneare 2015, quell’inutile tutela si manifestò per il 78% dei casi sforanti i limiti di legge.

Quest’anno che l’apporto di acque piovane raccolte in rete fognaria unica (Modello Varanasi) è stato irrisorio, come sarà andato il servizio pubblico regionale di tutela della salute dei bagnanti sulla costa romagnola? Peggio visto che l’80% è maggiore del 78%. I numeri: Negli specchi d’acqua balneabili dell’intera provincia di Ravenna le chiusure temporanee della balneazione durante l’estate 2017 sono state zero. A Forlì-Cesena una. A Rimini nove. Questi dati, è bene ricordarlo, non includono le decine e decine di misure di gestione preventiva che, durante l’estate fanno automaticamente scattare, all’apertura degli sfioratori fognari, la chiusura della balneazione per 18 ore.

In quei precisi casi ed in tale lasso di tempo non vengono effettuati i campionamenti di routine visto che la balneazione è già chiusa. A ciò va aggiunto il paradosso che almeno quelle chiusure della balneazione scattano ad inizio fenomeno, quindi mai a fenomeno terminato. È bene ricordare poi che tali sversamenti inquinanti non vengono tenuti in considerazione durante la classificazione della qualità delle acque di balneazione redatta ogni fine stagione dalla regione ed applicata alle varie spiagge l’estate successiva. Pensate ad esempio alle acque dello specchio d’acqua lungo 325 mt denominato Cattolica – Viale Fiume, classificate “Eccellenti” con all’attivo oggi 10 chiusure automatiche della balneazione ma nessun sforamento nelle analisi di routine stagionali.

La sua classificazione nel 2018 continuerà ad essere “Eccellente”. I dati delle analisi programmate raccolti nei 97 specchi d’acqua balneabili dell’intera costa ci confermano, dopo quelli dell’estate 2015, che per l’80% dei casi sforanti i limiti di legge, la balneazione è stata chiusa ad acqua già tornata idonea mentre nel 100% dei casi riaperta tardivamente. Per come funziona oggi tale servizio regionale di tutela della salute delle persone utilizzante, non dimentichiamolo, considerevoli risorse pubbliche (personale qualificato, dirigenti pubblici, laboratori, imbarcazioni ecc.) resta di fatto ancora inutile.

 

Giorgio Venturi

LaVoceRomagnola

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