C’è bisogno di Rimini Summer Pride

Marco Tonti – Presidente ArciGay Alan Turing Rimini

Parliamo di Rimini Summer Pride, vi va?

Lo dico in tutta sincerità, mi fa un certo che discutere di questi argomenti nel 2017, ma in tutta evidenza ce n’è ancora bisogno come, appunto, c’è necessità di manifestazioni per i diritti degli omosessuali.  La cosa che mi rattrista di più è vedere l’accanimento non già di persone anziane, ma di ragazzetti che da poco l’han finita col moccolo al naso.

Mi riferisco, nel caso ci fossero dubbi, all’articolo di Matteo Montevecchi apparso su Rimini 2.0 dal titolo: Arriva il Summer Pride, la sfilata ideologica LGBT che nega mamma e papà.  Devo dire che il titolo rende bene il tenore di uno scritto molto povero,ma gonfio, questo sì, d’ideologia. Altro che il Summer Pride.

L’articolo, confuso, noioso, ridondante, che ho fatto molta fatica a finire, ha riscosso un notevole successo. 3000 like (nel momento in cui scrivo) ne fanno un locale campioncino d’intransigenza, ma probabilmente è bastato il titolo. Pescare il favore della gente confusa non è una grande abilità. Ciò che scrive, infatti, fa leva non solo sulla bieca omofobia, ma pesca anche nel filone della lusinga demagogica per quelli che credono di garantirsi diritti negandoli agli altri.

Nel titolo, ma anche nel testo, questo atteggiamento è ben chiaro. In che modo una manifestazione per i diritti LGBT dovrebbe essere la negazione del diritto di un bambino di avere una madre e un padre? La manifestazione chiede al contrario che sia riconosciuto un ulteriore diritto, quello di avere due madri o due padri.  Questo perché la vita, quella cosa che forse il giovane Matteo deve ancora comprendere bene, mette molti in questa condizione, qualcuno “addirittura” per causa di forza maggiore.

In Italia sono 100 mila i figli di coppie gay. Centomila bambini che giocano e vanno a scuola con tutti gli altri, senza che questo rappresenti una difficoltà per nessuno. Non saranno i 13 milioni degli Stati Uniti, ma se per assurdo rappresentassero un problema sarebbe stato già riscontrato. L’unica incognita per quei bambini è che se succedesse  qualcosa a chi è  considerato ufficialmente il genitore, il compagno (o la compagna) non avrebbe diritti per difendere una genitorialità connaturata nei fatti.

Per molti, me ne rendo conto, questa contingenza è innaturale. Per Montevecchi, che cita Bagnasco, che cita Overton, è addirittura un’azione di ingegneria sociale per inculcare principi d’omosessualismo. Cioè… una minoranza costretta a lottare per i propri diritti, sarebbe però segretamente in grado di utilizzare i mass-media per cambiare la cultura e la morale (quella universale, dunque buona e giusta). Mi pare che qui non ci sia da curare solo l’omofobia.

So di dire una cosa quasi banale, ma una persona che valuta gli altri in base al sesso che praticano non dovrebbe andare in giro a dare lezioni di morale. E questa non mi pare sia una visione “omosessualista”.  Per quanto mi riguarda, quando guardo le foto dei Summer Pride, vedo persone che sfilano allegramente manifestando per i propri diritti. Vedo l’ottimo Marco Tonti felice di aver lasciato un segno tangibile per la sua comunità. Di certo l’ultima cosa che mi viene in mente di fare è cercare come un maniaco deretani scoperti, per poi poter gridare allo scandalo. Lasciatemi dire, a proposito di questo comportamento, che quando si radunano migliaia di persone, si creano migliaia di situazioni, dalle più compite alle più estrose. Prendere una singolarità e pretendere che rappresenti tutto il sistema è semplicemente meschino. Tra parentesi: le foto che comunemente girano per dimostrare la depravazione dei Pride non hanno nulla a che fare con Rimini.

P.S.

Ai tempi di Galileo si affermava che i testi “Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero” (Giosuè 10,13) e “Hai fondato la terra sulle sue basi, mai potrà vacillare” (Salmi 104,5) fossero una confutazione adeguata dalla teoria copernicana. [Alan Turing]

 

@DadoCardone

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